In salotto con Giada: preadolescenza e dintorni
Ciao telistə!
In questo incontro,
Carlotta
e
Giada Vettorato
hanno dialogato sulla preadolescenza: un’età di transizione che spesso ci spiazza e in cui nostrǝ figliǝ sembrano oscillare continuamente tra bisogno di noi e desiderio di autonomia.
Siamo felicissimǝ di aver offerto alla Comunità La Tela questo momento condiviso, che per Carlotta è stato un momento particolarmente emozionante: la diretta con Giada rappresenta infatti il primo passo verso una visione coltivata da tempo — portare su La Tela contenuti dedicati alla preadolescenza e all’adolescenza. Tutto questo arriverà finalmente nel 2026, e non vediamo l’ora di offrirvi tutto quello che stiamo creando insieme a Giada.
Ecco un riassunto dei temi principali che abbiamo toccato durante la diretta.
I primi anni dell'infanzia e l'adolescenza si somigliano
Preadolescenza e infanzia hanno più similitudini di quanto di solito pensiamo. È una fase in cui il corpo cambia, l’identità è in trasformazione e i bisogni e comportamenti tornano a volte simili quelli dei «terribili» due anni. Trovi un approfondimento in questa lezione del percorso:
Quando inizia davvero la preadolescenza?
È un passaggio fisiologico e l'avvio dipende da diversi fattori: relazionali, ambientali e fisiologici.
La componente emozionale spesso prende il sopravvento rispetto alla componente razionale: in questi momenti è importante ricordare che nostrǝ figliǝ stanno attraversando delle difficoltà (e noi possiamo aiutarlǝ). Come ha detto Giada con una bellissima metafora: noi adulti di riferimento possiamo provare a essere la loro «corteccia prefontale esterna» (facendo domande, mostrando curiosità anziché giudizio...).
Può aiutarci questa visualizzazione: immagina che tuǝ figliǝ sia un granchietto. Il suo corpo e il suo cervello stanno cambiando carapace e per un po’ restano più esposti e più vulnerabili. Il nostro compito è offrire quella sicurezza esterna che in questo momento dentro di sé non sentono ancora solida.
Il corpo che cambia può fare paura
In preadolescenza può capitare di sentire nostrǝ figliǝ dire frasi come: «Non mi piace la mia faccia» o «Io non sono bellǝ». In questa fase il corpo cresce e si trasforma, e questo può spaventare. Non è efficace riempirlǝ di rassicurazioni (in preadolescenza è normale dare un grandissimo valore alle proprie convinzioni interne): possiamo ad esempio condividere le nostre esperienze, raccontare fragilità personali («Anche io a quell’età non mi piacevo»), normalizzare i cambiamenti e ricordare che ciò che provano è comune a moltissimə ragazzǝ.
Su questo aspetto, può essere di grande aiuto lavorare sull'autostima di nostrǝ figliǝ con questo Focus:
Amicizie e bisogno di appartenenza
Come comportarci quando unə ragazzə sceglie amicizie che non ci convincono? ll nostro istinto spesso è quello di proteggere e allontanare. Ma a volte la strategia più efficace è fare l’opposto: invitarlǝ a casa e conoscerlǝ da vicino, guardandolǝ non con la lente del sospetto ma con l’intenzione di «smentire» le nostre prime impressioni. Perché se invece cerchiamo solo conferme ai nostri timori, le troveremo sempre.
È come quando la macchina slitta sul ghiaccio: l’istinto ti dice di girare dalla parte opposta, ma in realtà devi assecondare la direzione verso cui sta andando l'auto. Sembra controintuitivo, ma è efficace per riprendere il controllo.
Guardare ai bisogni dietro il comportamento
Spesso è la chiave per creare connessione ed evitare la tendenza ad essere giudicanti quando notiamo comportamenti scomodi in preadolescenza.
A proposito di giudizio, Carlotta ha condiviso un ricordo della sua adolescenza: cosa sarebbe successo se sua mamma, invece di vietarle il trucco perché non lo riteneva appropriato, le avesse fatto domande per capire qual era il suo bisogno e se esisteva un punto d’incontro? Forse non avrebbe scelto di truccarsi di nascosto. Qui si apre anche il tema delle bugie, che non abbiamo approfondito in questa diretta, ma su cui puoi lavorare grazie a questa masterclass (non è specifica sull'adolescenza, ma le riflessioni e gli strumenti valgono, adattandoli, a qualunque età):
Come gestire i conflitti quotidiani con preadolescentǝ?
In questa fase i conflitti tendono ad aumentare e a cambiare forma. Possiamo sentirci in crisi o pensare di «aver sbagliato qualcosa». In realtà, il conflitto è un’occasione preziosa: ci permette di capire meglio i loro bisogni e offre a loro un luogo sicuro in cui allenarsi a stare nelle relazioni. Noi siamo la loro palestra emotiva: con noi possono sperimentare, sbagliare, ricominciare, così da imparare competenze che useranno poi anche con i pari.
Se abbiamo educato a lungo termine fin da piccolǝ, potremmo pensare che la preadolescenza e l'adolescenza siano le fasi in cui finalmente raccogliamo i frutti. In realtà non è così: è ancora il momento della potatura, una fase che richiede cura, presenza e piccoli aggiustamenti continui. E ricordiamoci che quei frutti non li raccogliamo noi: li raccoglieranno loro.
Come accompagnare la spinta all’autonomia (mantenendo la nostra presenza)?
Non esistono regole fisse: la personalità di ciascun ragazzǝ, l'ambiente e il gruppo di pari influiscono. Quello che però possiamo fare è creare in famiglia un clima sereno, inclusivo, di ascolto senza giudizio, e agire come adulti presenti che osservano e guidano con discrezione, pronti a vederli fiorire e volare.
Non si tratta di lasciare liberi senza limiti, ma di trovare un equilibrio tra vicinanza e distanza. Restiamo sintonizzati (senza diventare invadenti).
Scuola e motivazione: quando diventano disinteressatǝ
Anche questo è spesso un passaggio fisiologico: l’attenzione di preadolescentǝ si sposta verso l’esterno, sul gruppo, sul corpo, sulle proprie emozioni, e la motivazione interna può subire un calo. Mettere pressione in questo momento rischia solo di bloccare tutto.
In questa fase può aiutarci molto entrare nell'ottica di diventare coach di nostrǝ figliǝ: supportarli con domande, osservare gli inciampi come opportunità di apprendimento, riflettere insieme su cosa ha funzionato e cosa no, concentrandoci sul processo più che sulla performance scolastica. Dare loro spazio per sperimentare, senza temere cali momentanei, può aiutare a trovare un nuovo equilibrio e costruire una motivazione più solida e duratura.
Tra l'altro, il concetto del diventare coach dei nostri figli è molto caro a Carlotta: ne abbiamo parlato ad esempio in questo post del blog, a proposito delle fatiche collegate alla gestione dei compiti.
Identità e ricerca di valore
Una delle domande più toccanti è stata: «Mio figlio mi chiede spesso quali siano il suo valore e la sua identità».
Giada ci ha mostrato come possiamo acquisire consapevolezza del fatto che sia del tutto normale sentirsi così (capita anche a noi adulti e in tante altre transizioni della vita): in preadolescenza ci si sente spesso in crisi perché il proprio ruolo non è chiaro e non si possiedono ancora gli strumenti necessari per gestire la frustrazione – che fa parte del processo. Il nostro compito è essere i «guardiani del fuoco»: presenti, attenti a non spegnere la loro energia interiore, a sostenerli senza sostituirci a loro, accompagnando con cura la loro ricerca di sé e del proprio valore.
Riflessioni finali
È molto bello e significativo che, dalle riflessioni dei genitori, emerga un cambiamento profondo della domanda di partenza: non più «Come faccio a cambiare il loro comportamento?», ma «Qual è il mio ruolo mentre crescono?». È un passaggio di mentalità importante, che ci ricorda che figliǝ non sono «nostrǝ» ma del mondo, e che il nostro compito è accompagnarlǝ mentre trovano la loro strada. Tra l'altro, questo è un punto di vista molto utile anche per i genitori che si trovano alle prese con le sfide di bambinǝ più piccolǝ.
E in quest'ottica, serve accogliere anche la nostra vulnerabilità: riconoscere che sentirsi spiazzatǝ, frustratǝ o smarritǝ è normale (e che proprio da lì, spesso, impariamo a essere i genitori di cui nostrǝ figliǝ ha bisogno).
Mi collego a Noemi, mio figlio va verso i dieci anni ed in effetti ci sono molti punti di contatto tra i terribili due e la fase della preadolescenza perlomeno ,con punte di oppositivita' molto insistenti.Purtroppo sono riuscita ad essere presente solo nell' ultimissima parte della diretta e seguirò con molto interesse la registrazione. Sono davvero felice che i contenuti della preadolescenza saranno trattati durante il nuovo anno. Si parla così poco di preadolescenza e di adolescenza spesso banalizzando la e semplificandola facendola rientrare solo in una fase confusa di ribellione ed oppositivita' che è vero, può essere presente. Ma tutto il resto? Vogliamo vedere solo questo dal lato dei genitori? O vogliamo sforzarci di indossare le vesti degli adolescenti provando a capire cosa provano anche loro in quella confusione? Io penso che sia una bella sfida sempre per partire prima di tutto dalla nostra crescita personale.
Grazie,a presto :-)
Grazie Valentina le tue parole mi risuonano molto. Mettersi nei panni dei nostri bambini, preadolescenti e poi dei giovani adulti che saranno è per me una delle grandissime chiavi di lettura per stare bene 🙂
Buongiorno telist*,
Sono Chiara, mamma di due preadolescenti di 13 e 10 anni e vorrei chiedere a Carlotta e Giada quale sia il miglior approccio con loro quando si parla di amicizie e appartenenza al gruppo. E infatti capitato che mia figlia si sia legata a ragazze affascinate e dedite a temi che per noi sono non in linea con l età ( video tiktok, trucchi e attenzione esclusiva ai rapporti con l' altro sessoo) e ha rischiato di diventare una bulla per fare parte del gruppo. La scuola per fortuna è intervenuta e lo ha segnalato, lei adesso non le frequenta più dopo un confronto con noi ma ho paura che si possa sentire esclusa dal gruppo e non dircelo. Come far capire loro che non c e fretta di fare certe cose , che però per loro sembrano fondamentali per essere accettati dal gruppo? Grazie mille
Ciao Chiara grazie del messaggio. So bene quanto sia difficile stare da parte e guardare le sfide dei nostri figli. Mi chiedi come si fa. La risposta potrebbe sorprenderti ma è davvero il solo modo: mostrandole dai vostri comportamenti che la gentilezza è l’unica grande forma di forza; rimanendo nella fiducia che troverà la sua personale via; credendo in lei e facendovi trovare pronti quando ha bisogno di confrontarsi; accogliendo i suoi errori. In questo momento ha bisogno di testare il mondo e capire che persona vuole essere. Anche se questo prevede avvicinarsi a persone che sono molto diverse da voi.
ho una puntata del podcast in cui parlo di “brutte compagnie “ forse ti può essere d’aiuto
open.spotify.com/episode/27gNPGujLch9gOCkXhPdqC?si=542iAEhHROaa_BUdu09WwQ
Ti abbraccio g
Ciao Carlotta e ciao Giada. Io sto attraversando la fase dei terribili 2 con la numero tre e la fase dei terribili 9(per me sono più terribili i 9 che i 2🤭) con il numero uno. Non so se sia un assaggio di preadolescenza o cosa ma vedo spesso delle similitudini tra i miei due figli il grande e la piccola. Tutti e due vogliono il proprio spazio… io cerco di darglielo. Il grande però a volte se ne esce con delle riflessioni sul suo aspetto fisico… del tipo non mi piace la mia faccia io non sono bello! E il silenzio è la mia arma ultimamente. Non saprei come commentare questi suoi non apprezzamenti, perché ricordo che anche io non mi piacevo alla sua età. Quindi cosa potrei dirgli? Grazie infinite!
P.S Spero di riuscire a connettermi ( avrò due novenni un settenne e una duenne sta sera) pensatemi 😂😂
Ciao Noemi! In attesa di stasera e delle risposte di Carlotta e Giada, leggendoti, mi é venuto in mente un pezzo del Percorso. Forse lo conosci giá sennó te lo lascio qui sotto. Anche io vedo similitudini 😊
Spero di vederti stasera, intanto ti abbraccio.
https://www.latela.com/percorso/15-6-anni-e-oltre/864-l-adolescenza-e-simile-all-infanzia?return_to=%2Fcerca%3Freturn_to%3D%252F%26query%3Dadolescenza
Ciao Noemi, a 9 anni se ti fa queste domande sul suo corpo è certamente in preadolescenza. il corpo diventa ora un simbolo di accettazione. mi chiedi come comportarti: accogliendo le sue paure e raccontando le tue e come ci sei uscita. come le hai affrontate e rassicurandolo che è assolutamente normale. ho una puntata del podcast che parla proprio di questo: https://open.spotify.com/episode/5XypF4x1fiBoQZmOXrTrRD?si=2f26ad1eb5504b59
un abbraccio g
Ciao Carlotta, ciao Giada!
Grazie in anticipo per questa preziosa opportunità!
Come Ambassador La Tela di Roma, mi faccio, se possibile, tramite per alcune domande.
Sono di tre mamme che hanno cominciato a partecipare agli incontri Ambassador e stanno scoprendo adesso l'Educazione a lungo termine e che hanno bimb@ che stanno entrando in questa fase...
Sara (figlio di 12 anni) chiede:
1) Mio figlio, nei suoi momenti di crisi, mi chiede spesso quale sia il suo valore, la sua utilità nel mondo e in definitiva quale sia la sua identità. Mi chiede se so chi lui sia.
È giusto dirgli che è in una fase in cui si è alla ricerca della propria identità e ricordargli anche quanto di buono c'è in lui e che il suo valore è al di là del concetto di mera “utilità”?
Perché la frustrazione lo fa sentire "inutile"?
2)Come si gestisce il naturale bisogno di spazio/privacy/autonomia di un preadolescente con la necessità di essere presenti e prossimi come genitori?
Federica (figlia di 10 anni) chiede:
1)Quando osservo mia figlia approcciarsi ultimamente allo studio la vedo disinteressata e distratta. Sembra non importarle, quando invece in passato amava approfondire per il gusto di sapere. Mi chiedo perché sembra non interessarle più. Quale può essere, in questa fase della vita, l'approccio genitoriale migliore per accompagnare il proprio figlio verso uno studio il più possibile attivo/interessato senza essere troppo presente e troppo pressante? Devo riaccendere io lo stimolo che sembra perso o lasciarla andare per la sua strada fino a che non troverà autonomamente la spinta? Che ruolo ho io?
Simonetta (figlia di 11 anni) chiede:
1)Come si accompagnano i preadolescenti in una società che spinge sempre di più all'adultizzazione fin dall'infanzia (nei vestiti, skin care per bambine e ipersessualizzazione, ecc) senza sopprimere la loro spinta all'autonomia e alla crescita, ma cercando di mostrare quali possono essere i pericoli, prima di tutto per la loro interiorita', nel seguire questa spinta sociale?
Un grazie immenso da parte mia
e anche da parte di Sara, Federica e Simonetta.
(che penso/spero siano con me per il mini-dedicato incontro Ambassador che ho organizzato per loro)
Vi abbraccio
Chiara
Ciao Chiara grazie del messaggio. È difficile rispondere per e-mail a domande così vaste. 😅 io direi che il Fil rouge per tutte le risposte è accogliere le paure e le domande dei nostri figli senza pensare che siamo noi a dover dare le risposte. Quelle le cercheranno loro. Noi possiamo dare presenza e ascolto.
un abbraccio
g
Sì può parlare di preadolescenza già dagli 8 anni? Mio figlio alterna momenti di grande tenerezza infantile a momenti oppositivi anche su temi banali (per esempio: a tavola, ché la cena è pronta. No!).
Qual è il comportamento più giusto da tenere per evitare di trasformare ogni situazione in un conflitto? Grazie
Ciao Daniela, 8 anni mi sembra presto. Sicuramente sta iniziando a esercitare il suo pensiero critico. Per evitare di trasformare tutto in un conflitto cerca di capire ciò che è prioritario da ciò che invece può essere alleggerito.
un abbraccio g