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Volevo una bambina, ma è un fiocco blu

Carlotta Cerri
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Oggi vi acconto una storia, o più che altro un sentimento che credo molte future mamme (e papà?) provino quando scoprono che il sesso del nascituro non coincide con le aspettative di una vita.

Volevo raccontarvela prima, ma ho dovuto fare i conti prima con i sensi di colpa e un pizzico di vergogna nel dire ad alta voce una verità scomoda; poi con un pizzico in più di vergogna una volta che quel sentimento si è diradato lasciando solo l’ombra di una serata folle e – a posteriori – ridicola.

Ma prima una domanda: quando pensate ad avere un figlio, desiderate segretamente un bimbo o una bimba?

Io ho sempre voluto una bimba

L’idea di farle le trecce, comprare vestitini e scarpette, giocare con i trucchi, accompagnarla a lezioni di ballo… è sempre stato il mio sogno. Con le bimbe, anche le mie studentesse, tutto mi viene spontaneo.

E ho sempre temuto l’idea di avere un maschio. Non so nulla di maschi, faccio più fatica a relazionarmi con loro, non mi piacciono gli sport tipici maschili (senza nemmeno parlare del calcio, che detesto!) e non ho mai trovato il loro giocare con il pisellino divertente, buffo, carino, simpatico, o qualsiasi dicano altre mamme.

Dal primo giorno di gravidanza, però, ho avuto una fortissima sensazione che fosse maschio. Ho detto ad Alex che avevo bisogno di cominciare ad abituarmi all’idea, magari trovando dei nomi da maschio che mi piacessero (ne avevo mille da bimba, ma al maschile sembrava tutto più difficile!).

Mia madre era convinta che fosse una bimba e Alex si schierava con le statistiche (il 51% della popolazione mondiale è femmina). Ma per me, era maschio. Sempre e comunque. Inoltre, tutte le mie amiche aspettavano delle principesse e io avevo la sensazione che saremmo stati noi a dar loro il principe azzurro.

Il ginecologo ci dice che è una bimba…

Mi stavo abituando all’idea quando alla visita delle 16 settimane, tra la sorpresa generale e il mio shock personale, il ginecologo ci annuncia che è una femminuccia. Al 95%.

Ero stranita, ma al settimo cielo. E nonostante non riuscissi a togliermi di dosso la sensazione che una bambina non quadrava con il mio sesto senso, mi sono lasciata un po’ cullare dall’idea di avere la bimba dei miei sogni.

Abbiamo iniziato a scremare la lista di nomi preferiti (senza mai smettere di pensare anche al maschile), ma ho preferito non annunciarlo pubblicamente: a tutti dicevo che il ginecologo aveva detto che sembrava essere bimba, ma che bisognava aspettare le 20 settimane per esserne sicuri. E meno male.

Invece è un bimbo!

Alle 21 settimane, all’ecografia morfologica che aspettavo con ansia per confermare il sesso e vedere di nuovo la nostra scimmietta, il ginecologo guarda lo schermo e “Maschio!”. Io guardo Alex e con un sorriso, “Lo sapevo”.

Non solo. L’intera ecografia è stata una delusione, il bimbo si muoveva in continuazione rendendoci impossibile capire che parte di che cosa stessimo guardando sullo schermo e per un problema del mio corpo che non trasmette bene il suono, si vedeva tutto scuro e male (compresa la famosa 3D in cui teoricamente si vede la faccina per la prima volta). Quindi non abbiamo nemmeno potuto vederlo, cosa che aspettavo con ansia da 5 settimane!

In più ero stanca dopo una lunghissima giornata di lavoro e molto affamata (e quindi estremamente terrificante e pericolosamente sensibile).

Una serata nel panico più totale

Cerco di concentrarmi sul fatto che è sano (che è la cosa più importante), ma non posso fare a meno di uscire dall’ospedale con un senso di tristezza e guidare a casa trattenendo le lacrime (di delusione mista a fame e ormoni).

Quella sera, entro nel panico più totale e irrazionale. Lacrima facile, pensieri negativi e sensi di colpa. E se non riesco a connettere con un maschio? O peggio, se lui non connette con me? E se non mi piacciono le cose che piacciono a lui e non abbiamo nulla in comune? O peggio del peggio, se non lo amo come avrei amato una bimba? E se il bimbo può sentire tutti questi sentimenti negativi? E cosa penserà di me mio marito? Non è nemmeno ancora nato e sono già una madre orribile!

Più mi disperavo, più mi sentivo in colpa, più mi sentivo in colpa, più mi vergognavo di tali pensieri.

Ammettere una verità scomoda ce ne libera

In passato ho imparato che parlare di quelle verità di cui ci vergogniamo ce ne può liberare e questa non era certo un’eccezione. Ho raccolto tutto il mio coraggio e deciso di parlarne con amiche sincere, che mi avrebbero detto la verità.

Loro non solo non mi hanno giudicata, ma mi hanno fatto capire che non avevo motivo di sentirmi in colpa: è naturale avere aspettative (di qualsiasi tipo) e sentirsi tristi quando queste non corrispondono alla realtà. Ma che questo non mi avrebbe fatta amare meno mio figlio, né lui me.

Impareremo l’uno dall'altra

Sono andata a letto più tranquilla, ridendo con Alex al pensiero che ci farà la pipì in faccia a fontana, accarezzando la pancia e chiamandolo per nome (quello più gettonato al momento), eppure quella notte ho dormito male e avuto incubi ridicoli, in cui le mie amiche non ci invitavano alle feste di compleanno perché il mio era l’unico maschietto.

E non sono stata l’unica a dormire male. Ogni volta che mi svegliavo, la scimmietta scalciava e si muoveva come un pazzerello. Era ora di farci due chiacchiere. “Ma cosa stai facendo lì dentro?”, gli ho bisbigliato sorridendo, “Non ti preoccupare, mamma ha avuto solo un momento di panico perché sei un maschietto e lei non sa nulla di maschietti. Quindi dovremo imparare tutto da zero insieme, ok?”.

E con quelle parole mi sono risvegliata al mattino serena, sentendomi privilegiata all’idea di avere un bimbo sano e una gravidanza finora normale. Ma soprattutto, con tanta voglia di vederlo a marzo e iniziare questa avventura con il nostro piccolo ometto.

I bambini non nascono di tre anni!

Il giorno dopo, parlando e ridendo della mia folle serata con la mamma di una mia studentessa (mamma di tre bimbe), lei mi ha detto una cosa che nella sua semplicità mi ha colpita. A volte sono i pensieri più semplici, quelli a cui nessuno pensa, a farci riflettere di più. E quindi ve lo regalo:

“Quando futuri mamme e papà hanno delle aspettative sul sesso del nascituro o dicono di preferire un maschio o una femmina per tutte le cose che vogliono fare con loro, non pensano mai che i bambini non nascono di tre anni. Non escono e vogliono già giocare con i trenini o con le bambole.Escono e sono pressoché asessuati. Che siano maschi o femmine, tutto ciò che fanno è dormire, mangiare, pipì e cacca. Spesso ti vomitano addosso, ma certo non ti chiedono mai di giocare con un dinosauro o con una principessa Disney. E quando quel tempo arriva, si è già così follemente innamorati che trenini o bambole non cambiano nulla.”— Sarah

We’re only humans!

Ho esitato a condividere questo post fino ad oggi, perché a volte non è semplice ammettere le proprie verità scomode, per le quali si teme di essere giudicati. Ma in fondo ci saranno sempre persone che non capiranno e giudicheranno, ritenendomi una madre orribile per aver pianto all’idea di avere un maschio e non una femmina.

Che razza di madre sono?

Me lo sono chiesta anche io quella sera. E vi lascio con la risposta che mi diede Alex:

“Una madre che è umana e non ha paura di mostrarlo”.

Da allora non faccio altro che pensare a queste cose :-P

E per qualche strana ragione, da una settimana esatta non riesco a togliermi dalla mente dinosauri, macchinine, questo lettino macchinina (lo voglio!!!), aeroplanini, adesivi da parete di animali della giungla e scimmiette (perfetto per la scimmietta!).

Sarà già amore?

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