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Come insegno ai miei figli a gestire la loro rabbia in maniera sana

Se non mostro io come essere arrabbiata in maniera sana, i miei figli non possono impararlo

Carlotta Cerri
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- Oli, sai perché so che è importante che accetti il mio aiuto per imparare a processare e accogliere la tua rabbia?
- No.
- Perché è più facile impararlo alla tua età. Hai visto quanto mi arrabbio io?
- Sì. 
- Sai perché mi arrabbio spesso?
- Perché il tuo coccodrillo esce?
- Sì, amore, perché il mio coccodrillo si sveglia. Ma sai perché faccio fatica a rimetterlo a dormire?
- No.
- Perché nessuno me l’hai mai insegnato quando ero piccola.
- I nonni non te l’hanno insegnato?
- No, amore, nemmeno loro sapevano come farlo, perché nessuno l’ha insegnato a loro. Ma oggi abbiamo più strumenti e quindi io posso impararlo e insegnarlo a te, perché mi sa che tu stai imparando la rabbia da me.
*mi guarda in silenzio*
- Ho bisogno del tuo aiuto, però. Io non so come si fa la mamma, Oli.
- Huh?
- Davvero! Io sto imparando a fare la mamma proprio come tu stai imparando a fare la persona di 6 anni. Ognuno impara qualcosa in ogni fase della vita. Ti va di aiutarmi, allora?
- Come?
- Quando mi arrabbio, dimmelo, per favore.
- Come te lo dico?
- Mmm, non so. Come potresti dirmelo?
- Ti dico che è il tuo coccodrillo?
- Mi sembra un’ottima idea, amore! Così mi dai l’opportunità di osservarmi da fuori e magari riesco ad essere arrabbiata in maniera più sana. E, se ti va, io lo dico a te quanto tu ti arrabbi. Ok?
- Ok.
- E che ne dici se chiediamo anche a papà e Emily se anche a loro va bene che glielo facciamo notare quando sono arrabbiati?
- Ok, mami. Così impariamo tutti insieme.
- Proprio così, Oli. In fondo, è questo essere una famiglia, no?

La genitorialità non è una gerarchia: è un gioco di squadra in cui i loro bisogni e le loro emozioni contano tanto quanto le mie e devono essere approcciate con lo stesso rispetto ed empatia. Se voglio insegnare ai miei figli come essere arrabbiati, devo prima impararlo io. E per farlo devo mettermi a nudo, parlarne con loro e coinvolgerli nella mia evoluzione — così mi ricordano di prendermi la responsabilità della mia rabbia. E poi li accolgo: perché se chiedo a loro di accogliere me quando cerco di aiutarli, devo farlo io per prima.

Per come sono cresciuta, accettare che i miei figli mi correggano è la cosa più difficile che io abbia fatto in vita. Ma in fondo, nessuno ha detto che l’evoluzione sia semplice.

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