Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma.
Oggi parliamo di pre-adolescienza e un tema che sulla tela mi chiedete sempre
più
spesso, lo capisco, anche io ne ho bisogno perché le persone, le famiglie che
hanno iniziato
questo viaggio insieme a noi ormai 10 anni fa, 11 anni fa anzi, hanno bambini e
ragazzi
che amiamo lì sempre faticoso, se decidere come chiamarli, a volte li vedo rag
azzi e
volte li vedo bambini, quindi le metto tutti e due insieme, dell'età di Oliver
, e quindi
siamo prettamente nella pre-adolescienza avanzatissima. E proprio per questo io
sento un grandissimo
desiderio di affrontare questo argomento da tempo. Se finora lo fatto poco è
per due motivi.
Il primo è personale, come sapete io cerco di non portare qui contenuti su f
asi che non
ho ancora attraversato direttamente con i miei figli. Per me è importante che
quello che condivido
la teoria sia intrecciata alla pratica, quindi alla mia esperienza concreta
quotidiana non soltanto
alla teoria che sappiamo sulla pre-adolescienza, su come volve, il cervello, su
i cambiamenti che
questo porta nella dinamica familiare. Oggi che Oliver dei milianno 11 e 9 anni
posso dire che ho
vissuto abbastanza di questa fase soprattutto dell'inizio del passaggio a
questa fase che secondo me
è il più complicato e mi sento proprio competente, mi sento capace finalmente
di parlarvene.
Il secondo motivo è che come successo spesso sulla tela non volevo affrontare
questo tema da sola.
Questa non è una novità, io mi sono sempre affiancata di professioniste che
stimo, che rispetto,
di cui condivido il lavoro perché penso veramente che diversi punti di vista s
iano fondamentali
nell'educazione lungo termine, penso che sia fondamentale sentire lo stesso
discorso, la stessa conversazione,
la stessa tematica da più voci diverse, perché ognuna aggiunge un pezzettino.
Quindi io quando sento
parlare di concorrenza tra professioniste che difondono l'educazione lungo term
ine sorrido, perché per
me questa concorrenza non esiste e non lo dico così per dire, lo dico perché
dall'inizio dico che l'educazione
la cambiamo solo, tutti e tutte insieme, ed è qualcosa in cui credo con ogni
cellola del mio corpo.
Quindi anche qui sentivo il bisogno di una professionista capace di portare
competenza, profondità e uno
scuardo lungo termine sulla preadolescienza, perché sentiamo spesso etichette,
frazi come questi
preadolescenti, che difficili, che apatici, non ascoltano mai, ma chi sono non
riconosco più mio figlio,
ecco in realtà prima di tutto, anche qui dobbiamo partire da un cambio di pr
ospettiva, la preadolescienza
non è un problema da risolvere, è un passaggio evolutivo da comprendere.
Finalmente da un po' di tempo
abbiamo incontrato la persona giusta che si chiama "Jada vettorato" e che ha
attraversato in prima persona
le sfide della preadolescienza e della adolescienza e il suo lavoro nasce
proprio dall'I, dall'esperienza
vissuta che poi lei integra con una formazione montessoriana, un master in
parent coaching e gli
studi in psicologia. Insieme stiamo preparando diversi contenuti che arriver
anno presso sulla tela,
non vediamo l'ora, siamo gasatissime, siamo super super cariche per questa no
vità e nel frattempo
scaldiamo i motori, infatti Giada è stata anche ospite di un episodio del
podcast precedente, il numero
237 in cui abbiamo parlato di adolescenti e apatia, se non la avete ascoltato
potete recuperarlo,
ve lo lascio tra i contenuti relazionati nella pagina del podcast di questo
episodio e poi abbiamo
anche proprio fatto una diretta insieme sulla tela che è proprio il posto da
cui ho estrapolato
l'estratto che ascolterete oggi. È stato un confronto veramente ricco molto
concreto in cui abbiamo
risposto alle domande più frequenti dei genitori, abbiamo toccato temi e fat
iche che accumulano tantissime
famiglie e quindi appunto proprio deciso di offrirvi un pezzettino minuscolo di
quella diretta,
perché credo possa essere davvero molto utile per muovere i primi passi in
questo lavoro. Quindi,
senza di lungarmi oltre, lascio la parola a Giada che inizierà proprio par
landoci delle similitudini tra
infanzia e adolescenza e poi ci offrirà il suo punto di vista su una fatica
comune a tanti pre-adolescenti,
cioè il rapporto con il proprio corpo che in questa fase diventa spesso un ter
reno delicato e abbiamo,
vi portiamo una metafora che a me piace tanto. Raccontaci Giada, è vero che ci
sono queste similitudini?
Ci sono tantissimo e effetti i due anni, quella fase che è in particolare e la
parola
di scienza che appunto è verso i nuove, ora poi lo vedremo più avanti come
tutte le fase
evolutive, è difficile dare un'età precisa, come quando si va in meno pausa,
come si va a dire un'età
precisa, perché ci sono tantissimi fattori che vanno a interferire e a
intervenire più che
per esempio anche solo avere fratelli più grandi, vivere in un contesto con
molti grandi, questo
ovviamente accelera, vivere in un paesino in campagna e piuttosto che in una c
ittà questo accelera,
quindi ci sono tante cose, però indicativamente la preadolescenza si sta sampa
anticipando e in
nove anni in effetti ci sono tutti, quindi nella gran parte dei casi nove anni
è abbastanza possiamo
dire l'entrata in preadolescenza e che cosa si riscontra, si riscontra proprio
una tipicità cerebrale
e neurale che a questo parallelismo tra i due anni dove c'è una forte disegur
azione emotiva,
la stessa cosa la si vede per esempio nei preadolescenti, un'altra cosa è la
funzione del corpo, il fatto
di potersi muovere nello spazio, lo rende indipendente e il corpo diventa un me
zzo, uno strumento per
esplorare il mondo, la stessa cosa arviene nei preadolescenti che hanno una
concezione del proprio
corpo molto più consapevole di una persona che ha due anni, però ovviamente
lo utilizzano come
strumento per andare nel mondo quindi abbiamo due spinte che avvicinano molto
queste tà, il voglio fare
da solo io tutto questa ricerca no del bambino di due anni che dice io voglio
fare io e il ragazzo di
nove anni che assolutamente vuole mettere sempre la persona e sperimentare il
mondo attraverso la
propria unicità, quindi queste sono le dinamiche che più avvicinano queste
due momenti, che ovviamente portano
una complessità nell'adulto che sta fianco perché prima se era abituato dav
vero un infante e quindi
prendersi cura totalmente e quindi quando poi ha che fare con le spinte di
autonomia di un due anni
lo mettè in crisi così come in ragazzo di nove anni passato dalla fanciullez
za in cui come sai è la
parte azurra no la montessore la disegnava con questo blu che è richiamma la
calma quando arriva in
adolescenza in pradolescenza cominci al fuoco cominci a il rosso, c'è da dire
che l'insoddisfazione
corporea è una dei passaggi normativi normalissimi della pradolescenza anche
perché loro passo una
certa si chiama goffagine sia c'è la goffagine neurale ma c'è la goffagine
anche nel corpo per cui
crescono in maniera non armonica per cui può essere che per esempio crescano
molto di ossa tipici
sono i dolori muscolari, i famosi dolori di crescita magari spesso anche i mas
chetti cominciano
ad avere più i bruffoli piuttosto che ad avere delle fattezze che cominciano a
farle assomigliare l'adulto
che saranno ma perdono quella babyface tipica dell'infante in una certa quota
è assolutamente normale
certo non aiuta ovviamente il fatto che siamo esposti a dei media che promuov
ono degli standa bestetici
che indubiamente tutti i nostri figli vedono e a cui sono immersi questo è
inevitabile cosa possiamo
fare noi, fare attenzione al nostro modo di comunicare in primi sverso il
nostro corpo quindi parlo
per esempio alle mamme quanto ci lamentiamo del fatto magari che siamo vecchie
oppure commenti verso il
nostro corpo, commenti verso il corpo degli altri sicuramente una questione et
ica però in questo
momento diventa anche un punto in cui i ragazzi sono davvero molto molto frag
ili molto sensibile al
corpo per tanto minimizzare cioè il fatto di non minimizzare come si sentano
accogliere per esempio non
sarebbe utile dire ma non è vero non sei così perché loro si vedono così
quindi è faticoso è
difficile perché è come camminare sulle uova mi rendo conto però ecco con la
dovuta delicatezza
con la dovuta tenere tra nei loro confronti e cercare il palogo di mettere di
equilibrare la loro
versione dei fatti senza non dare valore senza non accogliala però comunque in
questo momento per
loro non è così facile avere dei giudizi equilibrati quando qualcosa li
triggera tantissimo per cui se
per loro l'aspetto corporeale ed è così senza il se è così è un modo per
essere accettate dagli
altri quando non si sentono bene quello che fa e cosa succede che la parte più
emotiva il circuito
emotivo va a mille e invece il circuito del razziocinio è silenziato perché
poi loro hanno anche
quella che si chiama favola favola egocenti che c'è gli adolescenti e gli ad
olescenti per adolescenti perdono un
po' la capacità di valutare di soppesare la propria opinione rispetto a quella
degli altri quindi
subrabbalutano le propria opinione nel bene e nel male quindi quando hanno un
giudizio estremamente
critico nei loro confronti questa favola personale fa sì che loro veramente la
ritengano una
stioma qualcosa che è indisputibile ecco perché l'adulto di riferimento deve
servire proprio da
corteccia preferente all'esterno che bella l'immagine della corteccia prefer
ente all'esterno proprio questo
accompagnamento questo aiuto come dire e tu non ci puoi ancora arrivare ma ci
sono io ti aiuto io ecco
spesso è proprio questo il punto da cui ripartire ricordarci che anche quando
ci sembrano distanti o
positivi in realtà sono solo grandchietti senza corazza e che sotto tutto
quello che vediamo c'è
sempre la stessa richiesta da giuto questo vale impreato le scienza così come
nei terribili due così
come in ogni passaggio della loro crescita anzi non solo della loro crescita ma
anche della nostra
crescita perché spesso anche io mi sento un grandchietto senza corazza e
quella parte di
evoluzione è la più vulnerabile quando senti che agli strumenti ma non sai
ancora metterli in pratica
quando sai qual è la cosa giusta da fare quando sei la cosa che davvero vuoi
fare ma non riesce
ancora a farla ecco lì anche tu sei un grandchietto senza corazza e un momento
molto vulnerabile e
riconoscerlo spesso ci aiuta ad accogliano ad accettarlo a guardarlo con occhi
più empatici con lenti più
empatici anche per oggi è tutto vi ricordo che le nostre dirette sulla tela
sono aperte a tutti e
tutte perché crediamo che aver accesso uno spazio così possa fare davvero la
differenza nel modo in
cui attraversiamo certe fasi e invece per chi ha l'abbonamento a tutta la tela
la registrazione
è disponibile e quindi potete andare a cercarla se non siete riusciti a parte
cipare spesso tanti
genitori miscrivono dicendomi che alcune dirette sono così prezze che poi v
anno a riascoltare alcuni passaggi anche se
hanno partecipato in diretta e io lo capisco perché trovo davvero che questi
spazi di conversazione siano un
strumento prezioso, un'opportunità incredibile per approfondire argomenti che
magari ci fanno fare fatica ma anche per
fare domande per ascoltare al tempo stesso i dubbi degli altri genitori le ris
poste delle nostre professioniste perché
questo ci fa sentire meno soli e sentireci soli spesso nella genitorialità e
il nemico numero uno dell'educazione
lungo termine quindi nei contenuti relazionati a questo episodio vi lascio
anche la diretta congiata se volete
andare a recuperarla e vi ricordo che questi contenuti così come anche il box
dei commenti dove potete
unirvi alla conversazione l'ottrovate sulla pagina dell'episodio sulla tela la
tela.com/podcast cercate il
numero dell'episodio scrivete il titolo nella barra di ricerca e voilà non mi
rimane che augurarvi buona
giornata buona serata o buona notte a seconda di dove siete nel mondo ciao ciao