Preferiti dei bambini

Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di educare con calma.
Oggi non sono sola, c'è con me Silvia Damico che sulla tela è la nostra
figura di
riferimento per tutto quello che riguarda queste reazioni, così istintive,
così impulsive
che creano tantissimi sensi di colpa e che, generalmente, sono tutte relazion
ate a una
emozione, che è la rabbia. Questa rabbia ci fa veramente penare. Anche nelle
episodi ho precedente che abbiamo registrato Silvia che parlava di maturità
emotiva e
inteligenza emotiva, agilità emotiva, uno dei segnali di un genitori emotivo,
di un
genitori emotivamente in maturo, era proprio questo, era proprio il... non sa
per come gestire
questa rabbia, sfogarla sul mondo intorno a se, urlare invece di comunicare,
quindi questa
rabbia molto agressiva, passiva agressiva, questo metodo di comunicazione pass
iva agressiva.
E da quelle episodi ho c'è venuto in mente di registrare questo per cercare di
aiutarvi,
guidarvi un pochino di più in questa conversazione sulla rabbia. Voi sapete,
probabilmente,
che la rabbia è stata il centro di un intero pacchetto editoriale su tutta la
tela che abbiamo
dedicato interamente a questa emozione, proprio perché è così complicata e
allo stesso tempo,
così comune, forse una delle emozioni più comuni, più conosciute e che sapp
iamo riconoscere meglio
di noi stessione gli altri. E se volete andare a recuperare quel pacchetto
editoriale, è meraviglioso,
vi riporta anche ad un'intera categoria sul percorso per educare a lungo term
ine proprio sulla rabbia,
ma oggi quello che vorrei fare con Sylvia è puntare i piedi in una direzione
sulla conversazione sulla rabbia,
Sylvia nel nostro uno a uno riceve tantissimi messaggi tutti uguali. E il mess
aggio è sempre la domanda e
sempre la stessa. La domanda riguarda sempre come faccio a smettere di arrabbi
are mi a urlare. Questo
è un pochino la domanda a cui vogliamo cercare di rispondere oggi, chiaramente
non potremo rispondere
interamente a questa domanda perché richiede tantissimo, ma come vi ho detto
vorrei modarvi una direzione
in cui puntare i piedi. Sylvia, ciao, grazie per essere qui con me. Ciao, Carl
otta, grazie dell'opportunità di
fare questa conversazione, è uno dei miei argomenti preferiti in assoluto.
Sempre contenta di parlare di
rabbia. Perché uno dei tu argomenti preferiti? Raccontacelo subito. Tu che ru
ozione hai tu con questa
rabbia? Perché appunto è la rabbia è stata l'emozione predominante della mia
vita per non
so quanti decenni, io qualsiasi cosa cadesse provavo rabbia. La prima volta che
ho provato tristezza da
adulta, ero felice di provare tristezza perché dicevo tra me e me almeno
adesso non è rabbia.
Quindi questa rabbia, come emozione secondaria che nascondeva poi tutto quello
che c'era sotto,
probabilmente era l'emozione più comune con cui sono cresciuta, quella che era
più diffusa,
che si capiva meglio, che io capivo meglio che le persone, i adulti di rifer
imento intorno a me,
capivano meglio anche se poi capirla meglio o riconoscerla subito, non
significa per niente
sa per la gestire bene, però quanto meno era facile justificare le mie fatiche
, dando io il nome
di rabbia, perché se dico sono arrabbiata, mi è fatto arrabbiare. Tutti capis
cono quello che voglio dire,
tutti capiscono che divento un cactus che non vuole essere avvicinato, o di ora
cominciamo con
le metàfore. Se avete sentito l'effiso di oscorso, ho detto che si ve la reg
ina delle metàfore, quindi,
quindi adesso... Però con te mi escono ancora più, perché lo sai che vi piac
ere, che mi rendo felice,
perché lo so, sì. E quindi io la rabbia, semo state abbracetto per tanti t
anti tanti anni e poi
quando sono diventata a mamma, cioè io era abilita, perché ho detto non è
possibile, non è possibile che mi
affia dieci mesi e io mentre le dolle pacche sul culetto per farla dormire,
provo tutta questa rabbia,
cioè è stato veramente, è stata una doccia fredda e mi ci sono voluti tanti
anni dal di per capirci
qualcosa, perché proprio ne sapevo zero, se non che non dovevo provare rabbia,
che dovevo dire le cose
con gentilezza, che ero esagerata, che è una reazione troppo intensa, troppo
frequente, troppo sbagliata,
e quindi io la rabbia, sì, è un emozione... È un emozione veramente fatti
cosa, sei cosa capita a me a volte,
e questa magari forse è una cosa ancora un po' vulnerabile da dire ma siamo in
un ambiente sicuro e
la condivido conteno, a volte ho il pensiero che se non esprimo queste emozioni
attraverso la rabbia,
come faranno le persone a sapere quello che sto provando ti capita, cioè se
non esprimo questa rabbia,
come faccio a farmi vedere, a non sentirmi invisibile, a vedere che c'è, ti
capita?
O trovo la mia anima gemella, ti giuro sono state parole che io ho pronunciato,
infinite volte,
e quindi vedo e ti rilancio che poi per me il passo successivo era, io non vog
lio essere ipocrita,
non voglio nascondere, celare questa mia rabbia, quindi te lo farò ancora più
evidente che io sono
arrabbiata perché il mio linguaggio non verbale, le mie espressioni del volto
devono riflettere quello che
io provo dentro, cioè io mi vantavo di questa mia capacità, convinta che
fosse un pregio,
che fosse maturità, che fosse, sono allineata con i miei valori, con il mio
mondo interior,
quindi la faccio vedere, con esicità, quello che hai detto avrei potuto dire
lo esattamente io,
cioè io ricordo una chiamata, adesso questa cosa devo raccontarla perché tro
ppo divertente,
faccio una piccola apparentesi, io e Alex avevamo avuto una discussione, io ero
arrabbiatissima,
arrabbiatissima proprio, e da lì a 10 minuti avevamo una chiamata con degli am
ici che sentiamo
uno, due volte all'anno, ci teniamo in contatto, avevamo questa chiamata e io
ho detto ad Alex, io non
vado a fare questa chiamata e faccio un viso accattivo gioco, perché devo fare
un viso accattivo gioco,
io sono arrabbiata ed è giusto che le persone sappiano che io sono arrabbiata
in questo momento,
è successo, sì, io era una sorpresa, questa video chiamata era una sorpresa
in realtà la video chiamata
era con la moglie di questa coppia e lui era alla nostra porta, ci aveva fatto
una sorpresa perché
capitava in un viaggio di lavoro nella stessa città dove eravamo noi e quindi
aveva organizzato con Alex
questa sorpresa, quindi io entro in chiamata molto arrabbiata, completamente ar
rabbiata, suona la porta,
vado ad aprire era lui, sai cosa è successo, sono scoppiato a piangere, ho ril
asciato tutta la
rabia, tutto lo sfoguro, talmente è felice di vederlo, lo abbracciato, c'è
questa famiglia, per noi è stata
importantissima durante un intero anno della nostra vita, quindi rivederlo lì
tutte queste emozioni, la
rabia che fluiva bovol, ho solo piatto, sinchiazzando, lui è rimastone così,
incredibile, c'è, beh, questa cosa,
mi hai fatto ritornare in mente questo, questo è un edotto perché proprio
questa, questo orgoglio del,
io faccio vedere la mia rabia perché questa sono io autentica e non minascondo
, ok, chiusa parentesi,
chiusa parentesi, perché siamo andati a soppiavamo detto facciamo un episodio
breve, conciso direto, siamo già
fuori oltre, oltre all'invite che voleva, la champagne del nonci la facciamo io
te silvia, ok, se potessi dire,
iniziamo da qua, se potessi dire, una sola cosa, hai genitori, sulla rabbia che
per te è stata
rivoluzionaria e che potrebbe aiutare loro, a iniziare un percorso per, non vog
lio dire sanarla, per
farci amicizia con questa rabbia, quale sarebbe? Deci assolutamente questa, la
maggior parte dei
genitori si sente in colpa quando provarà abbia, pensa che sia un'emozione s
bagliata, sia un'emozione
negativa e quello che io voglio dire a questi genitori è la rabbia è semplic
emente un messagero che
ti indica che i tuoi bisogni non sono soddisfatti, quindi non è, ne positiva,
negativa, ne sbagliata,
ne giusta e semplicemente neutra e ti comunica una cosa importantissima, c'è
qualcosa dietro dentro
di te che è stata dimenticata, è stata messa da parte, è stata trascurata e
quindi la rabbia è il
modo del tuo corpo di dirti e i guarda, c'è questa cosa importante che vale la
pena guardare e
sistemare, se la rabbia non si presentasse in quelle situazioni noi ci diment
icheremo di cosa importantissime,
quindi la rabbia non è negativa, non è sbagliata, da essere un bravo genitori
non significa non provarla,
non sentirla e forse aggiungerei anche che rabbia e comportamento aggressivo
sono due cose diverse.
Palla ci di questa differenza, cioè io posso provare rabbia, l'emozione non è
altro che una sensazione,
una manifestazione neurofisiologica di qualcosa che succede dentro di me, l'
azione, il comportamento,
poi sono un'altra cosa, quindi non pretendiamo le due perché è importante
tenerle separate e anche quando
poi spostiamo questa conversazione sulla rabbia per i nostri figli, perché
anche lì che questo davvero
è incredibilmente importante comunicare al loro, tu puoi essere arrabbiato,
non puoi piccchiarmi quando
sei arrabbiato, come gli ero di resti tuoi i tuoi figli, come lo dici tuoi i tu
oi figli, questo. Così?
Esattamente così, va bene provare rabbia, la rabbia è normale e naturale, è
una delle tante emozioni che
proviamo, ma non puoi lanciare il piatto, quindi ti fermo, fermo l'automano,
non puoi attaccare tu
sorella, quindi ti contengo perché il comportamento da aggiustare, da cambiare
non la rabbia che provi dentro.
E questo secondo me è un concetto che con in quale tanti genitori fanno fatica
, io immagino proprio questa
scena di questo genitore al parco giochi per strada, che dice la bimba di due
anni, vieni qua subito,
vieni qua subito, la bimba va sempre più lontano, guarda che se non vieni
adesso vengo io a prenderti,
la bimba va sempre più lontano, cosa fa questo genitori con tutta questa rabb
ia che cresciuta,
va, la prende, la strattona, la prende in braccio, la tira e cominci a cammin
are con movimenti bruschi,
questa scena probabilmente l'abbiamo vista tutti, magari siamo stati anche noi
quei genitori per prima,
ed è quella la differenza, è quella la differenza, capire che possiamo essere
arrabbiati in quel momento,
e allo stesso tempo possiamo andare e prendere nostra figlia, nostro figlio in
braccio senza
stringergli il corpo, con movimenti lenti, e cercare di fare quella regolazione
emotiva, di cui parlavamo
nel precedente episodio, se non l'havete ascoltato, andate a recuperarlo, per
cercare di non sfogare su
mio figlio la mia aggressività, posso essere arrabbiata, non posso essere
aggressiva, e questa secondo
me è una grandissima differenza anche nel far rispettare i limiti, c'era una
domanda che era
arrivata e che non è che era arrivata, arriva praticamente ogni giorno ed è
questa, proviamo a
parlare, non è una domanda che ha una risposta secondo me ma ha probabilmente
tante sfumature di
risposte ed è questa o una versione di questa domanda, perché faccio così
fatica affermarmi prima di
urlare, affermarmi prima di essere aggressiva di usare il corpo per comunicare,
anche se me lo sono
ripromessami le volte, ho fatto la mia visualizzazione, la prossima volta farò
così così cos'ama,
poi arriva quel momento e non riesco, una sfumatura di questa domanda, io penso
che arrivi tutti i giorni sulla
tela, cosa diresti, è perché non riesce, è perché non è una questione di
forza di volontà, non puoi
costringerti, convincerti al livello logico e razionale a fare non fare
qualcosa, ma il tuo corpo, in quel momento,
da zero accento in un nanosecondo, va da zero accento in un nanosecondo, e
quindi se tu non hai
consapevolezza e connessione, con quello che sta succedendo all'interno del tuo
corpo, quei segnali
le sensazioni fisiche, no? Nel momento in cui ti serve fermarti è agire in
modo diverso, tu già hai
perso l'opportunità, assolutamente, quindi nel momento in cui tu dovresti acc
orgerti che ti sta
salendo la temperatura corporea, che ti sudano le mani, che il battito e la
frequenza cardiaca si
accelerano, che il respiro è corto, che hai le guance infiammate, no? Quelli
sono tutti segnali, che
hai bisogno di prenderti un attimo per te, auto-regolarti per poi rispondere
alla situazione che hai davanti,
se invece noi vai passiamo tutti quei segnali, non volontariamente, perché per
un motivo, per un altro,
non ce ne accorgiamo, non siamo consapevoli, quello che ne deriva è una re
azione aggressiva, impulsiva,
rapidissima, su cui non abbiamo capito una cosa importantissima secondo me, r
iconoscere quei segnali,
riconoscere quei segnali, annzi, riconoscere quei segnali, perché tutti ne
abbiamo uno diverso, secondo me,
tutti abbiamo quel, per me, per esempio, non è neanche ancora un segnale tanto
del corpo, quei segnali
che tu hai elencato, per esempio, per me sono proprio in quel momento prima di
urlare, in quei 10
minuti, 15 minuti in cui sta crescendo, crescendo quella famosa pentola press
ione, no? Per me il
segnal e primo, è le mie risposte ai miei figli, risposte brevi, risposte inf
astidite, mi dà fastidura
la loro presenza se vengono a chiedermi qualcosa. Non senti niente, mentre ti
rendi conto di dare
quelle risposte nel corpo non senti nessun tipo di differenza, rispetto a
quando sei connessa, regolata,
sento, probabilmente sento, ma come dici tu ho imparato a vai passare tutti que
i segnali, quindi io sono
sicura che il mio corpo me li sta dando, ma a meno che non faccio un lavoro
molto introspectivo in
quei momenti, cosa che poi chiaramente ho fatto negli anni, non riesco a ricon
oscere, quindi magari
per me arriva sempre prima dalla pancia, no? Io sento sempre tutto nella pancia
, e quindi lieve mal di
pancia, ma anche solo proprio quel, c'è quasi un ronzio nelle orecchie che
come se fosse un costante
ronzio che mi dice che fastidio, sento questo fastidio che sta crescendo, no? E
non è veramente una
sensazione del corpo, ma io sono ero diventata molto brava, vai passare tutti
questi segnali, e quindi quello
che da fuori vedevi era semplicemente questa risposte un po' non gentili, e
quelle sono diventate il
mio segnale, perché i segnali del corpo li vai passavo, ha senso quello che
sto dicendo? Sì, sì, sì,
ha senso tantissime volte un esercizio bellissimo che mi faccio con i genitori
che fanno dei percorsi di
maturità e motivi, ma me è proprio quello di iniziare con curiosità ad
individuare, ok, come faccio
sapere che sto provando? Rabbia, come faccio sapere che non è paura? Come fac
cio, come mi sento quando
provo gioia, cioè proprio avere questa connessione mente e corpo, e ovviamente
il respiro, il battito cardico,
la tensione muscolare sono modulabili in base al tipo di emozione che proviamo,
quindi io
probabilmente scommetto che quando tu inizi a sentire quelle risposte fastidios
e, magari ha un
respiro superficiale, magari c'è qualcosa, per me sarebbe forse più un tratt
engor respiro, io trattengor
respiro. Sto in apnea. Esatto, quello di quei segnali che noto, che ho poi not
ato quando fatto questa piccola
introspezione, no? E quindi nel momento in cui tutto questo, è come se stiamo
giocando a
moscaceca, non lo vediamo, a un certo punto poi ci togiamo quella banda e c'è
il caos e la
reazione è automatica. La risposta a questa domanda dicevo prima tante sfum
ature, perché secondo me si
allacci anche molto a quello che hai detto prima dei bisogni, ti andrebbe di
provare a collegarle,
cioè perché non riesco a fermarmi in quel momento, poco prima di urlare,
anche se me lo riprometto mille
volte, mi dai adesso la risposta sui bisogni. No, in quanto esseri umani
abbiamo tanti bisogni,
bisogni fondamentali, come bisogni di significate crescita, come apprendimento,
contributo, creatività,
crescita personale, o bisogni di supervivenza, come acqua, cibo, riposo,
movimento, oppure bisogno di
pace armonia, volte quando parlo con le mamme di cosa avete bisogno di silenzio
, bisogno di silenzio,
bisogno di tranquillità, questi sono tutti i bisogni reali dell'essere umano.
Per la vita che facciamo,
per chi impegni che abbiamo, per le situazioni che viviamo, molto spesso questi
bisogni vengono accantonati,
trascurati, ad esempio una mamma che ha un neonato in casa, probabilmente dorme
poco e dorme male,
quindi quel suo bisogno di riposo non è soddisfatto. E per un tempo, ok,
possiamo tralasciare quel
bisogno, come qualsiasi altro bisogno di, di cui parlavo prima, bisogno di ris
petto, di sostegno,
bisogno di divertimento, quello che vuoi, per un certo periodo, una fase della
nostra vita,
possiamo dire che poi tutti Conza Pevole questa conversazione, se fosse Conza
Pevole sarebbe molto,
molto meglio, però cosa succede? Questi bisogni non vengono soddisfatti, ma un
certo punto il nostro
corpo, suona dall'arme dice, Silvia, guarda che non stai dormendo sufficiente,
non ha il energie per
recuperare quello che hai spesso, come fa il nostro corpo a comunicarci che un
bisogno non è
soddisfatto tramite le emozioni. Se un bisogno non è soddisfatto, proviamo
molto spesso, le emozioni
che consideriamo negative, scomode, difficili, quindi può essere rabia, paura,
frustrazione, impotenza,
senso di vuoto, oppure senso di inferiorità, scoraggiamento, tutte le emozioni
che noi banalmente
descriamo come negative, sono semplicemente dei segnali che i nostri bisogni
fondamentali di esseri
umani non sono soddisfatti. Al contrario, l'altra faccia della medaglia è che
quando invece i nostri
bisogni sono soddisfatti ci sentiamo tranquilli, ottimisti, gioiosi, sentiamo
di avere connessione con il
mondo, insomma possiamo vedere e affrontare quello che ci succede con un filtro
completamente diverso.
Quindi il fatto di provare molta rabbia, tante volte le mamme in particolare o
i genitori che ci
contattano, lo fanno perché hanno quella che loro definiscono una quantità di
rabbia sproporzionata,
quindi una reazione eccessiva davanti a un comportamento normale del figlio,
oppure una rabbia costante che è
come questo rumore di sottofondo che poi ha dell'esplosione e poi non scende
mai a un livello di
passe tranquillità resta sempre in attivazione e la prima domanda che io fac
cio a questi genitori è
quale di questi bisogni o ingerere un elenco, quale di questi bisogni non è
soddisfatto nella tua vita,
senti che manca, e la cosa straordinaria è che allo stesso modo che con le em
ozioni,
è quando quel esperimento di dire ok, provo in identificare che emozione sta
provando, la persona
dice non lo so, gli mette avanti la ruota delle emozioni, la persona legge
tutte quelle emozioni finché
non trova quella che risuano ad entro e dice a questa, con i bisogni funzionano
allo stesso modo, quando tu
leggi intimità, senti che quell'intimità manca, la pancia toro dice subito
perché il corpo sa prima
della mente, quando leggi indipendenza, libertà, i bisogni di indipendenza e
libertà, dei genitori di
bambini molto piccoli sono praticamente minuti, diventano rimpiccioliti, no? E
poi c'è da dire
un'altra cosa che molte c'è la lista dei bisogni, è un po' come la lista di
valori, ognuno si fa il suo
specchietto, ognuno individua i propri valori fondamentali, proprio i bisogni
da soddisfare, però è
importante collegare la rabbia ai bisogni perché altrimenti non ci spieghiamo
perché questa rabbia
cronica o esagerata è presente nella nostra vita. Ho risposto a domanda. Hai
risposto perfettamente.
Avresti un esempio o tuo personale o uno che ti viene in mente? Io ti faccio
questa domanda,
Silvia perché se tu la facessi a me impreparata, io farai scena muta perché
io sono pessima con gli
esempi, tu invece hai una memoria, vediamo se capite, se riesci, poi anche far
ai scena muta e passiamo
ad un'altra domanda, proprio perché io farai così e quindi ti dirai guarda,
non so farti un esempio.
Hai un esempio di questo, c'è un esempio di quando un esempio pratico proprio
della quotidianità in
cui reagiamo in un modo per via di un mancato bisogno che magari ci sembra ass
olutamente impossibile
collegare queste due cose e invece dice "aha, era quello". La quando si parla
di rabbia dei genitori,
ci si concentra di solito sulla rabbia barra e ruzione, cioè successo una cosa
che ne so, mio figlio
versa, i cereali con il latte sul tavolo in cucina alle sette di mattina e io
esplodo di rabbia, no?
Potrebbe apparentemente sembrare che il mio bisogno è quello di avere la cuc
ina pulita.
Avere la cucina pulita è quindi il bisogno di usare il mio tempo in altro modo
, però la verità è che poi c'è
anche quella rabbia lava che sta sotto, che bolle sotto nel vulcano e quella è
la rabbia che ci mantiene
cronicamente attivati, quindi se io quella mattina, cioè se mio figlio ogni
mattina verso i cereali,
io alcune mattine rispondo con gentilezza e altre mattine mi arrabbio,
significa che c'è qualche
altra cosa sotto, cioè quando è che mi arrabbio di solito, quando ho dormito
male, ho litigato con mio marito,
non mi hanno dato quelle ferie al lavoro e quindi devo andare al lavoro anche
se è sabato, no?
E quindi il mio bisogno di auto determinazione, libertà, può essere polsessi
cosa, riposo, viene poi
attaccato da quella circostanza che mio figlio ha causato in un certo senso,
che però io so che in
altri momenti avrei gestito meglio. Ora bellissimo, abbiamo capito questo, come
passiamo dal ok, il mio
bisogno di fondo è libertà autodeterminazione, a fare il lavoro sulla rabb
che serve poi per non esplodere,
o come l'hai fatto tu questo lavoro, quali sono stati i tuoi passettini, primi,
grandi piccoli,
di una cosa, senza volere essere troppo dura, che però è una verità
importante che dobbiamo
discutere. La soddisfazione dei bisogni di cui abbiamo parlato finora è
responsabilità del
giunitore. Io sono responsabile di soddisfare i miei bisogni, quindi non posso
mettere su
mio figlio il carico di rispondere al mio bisogno di ordine, per esempio. A
casa mia abbiamo
non dico che abbiamo troppi, giocattoli e troppi materiali artistici, ma ne
abbiamo tanti. Non posso
dare ai miei figli la responsabilità di tenere tutto sempre in ordine. Se io
bisogno di quell'ordine,
sono io, genitore, che devo dire, abbiamo troppo roba, riduciamo così e più
facile per tutti tenere
l'ordine. Mentre invece noi adulti, non vogliamo prenderci questa responsabil
ità. Ci piace
dire che sì, ma io non mi prendo cura di me perché il partner non bravo a ten
ere i bambini, oppure
devo lavare il bagno due volte al giorno, quindi non ho tempo. Oppure no, mio
figlio non vuole che mi
allontani per più di un'ora. Mentre invece la responsabilità di soddisfare i
nostri bisogni
è nostra, esclusivamente, nostra. Possiamo chiedere agli altri, se hanno vog
lia la possibilità di aiutarci
in alcuni momenti così che noi possiamo soddisfare i nostri bisogni, ma anche
lì, dobbiamo dare la
richiesta comporta che io lascio il altro libero di dire sì o no. E quindi la
cosa importante qui è
che non possiamo diventare genitori calmi e pazienti se continuiamo a troscur
are i nostri bisogni
fondamentali. Io sento una domanda nella mente di tutte le persone che ci sono
da ascoltare, ma allora
riordino io, se riordinare un mio bisogno. Quando mi rendo qualche ridi? No,
anche toridi. Si, c'è, se rior perché
a volte le mamme mi dicono, ma noi fa piacere entrare in quella cameretta e
vedere tutti i scaffali e i
giocattori ordinati. No, non ci fa piacere perché è un bambino. No, ti fa pi
acere di riordino io, dipende un po,
dipende, la risposta sono me e dipende, se per noi è importante non fare quel
lavoro di riordino, ma
non lo sei tu che rilio sto cercando di dire cosa sei infase. Ho sentirti
perché sto ridendo. Te lo dico,
te lo dico, poi magari la tagliamo, ma te lo dico, stavo ridendo perché il mio
modo di risolvere a
questo piccolo, questa piccola incongroenza di bisogni sull'ordine è fargli la
vaggio del cervello,
quindi quando fanno scuola, per esempio, e si frustrano moltissimo, dico, a me
capita che quando devo
lavorare intorno, a me c'è così tanto di sordine, non riesco a lavorare,
magari succede anche a te
che vede intorno a te, c'è così tanto di sordine, quindi non riesci a fare s
guate, senti frustrate, è un
vaggio del cervello. Non lo definirei la vaggio del cervello, definirei come
seminare dei valori importanti che
sono importanti per te la tua famiglia, quindi se quel valore per me è
importante, bellissime idee,
ne parlo in altri contesti, poi dipende anche le tadevambini, se un bambino di
tadevambini? No, non ha,
che c'era entrare in una cameretta ordinata, e quando tu chiedi di ordinare, ci
sono mille altri
fattori che contribuiscono sul fatto sel bambino di sessiono. Io sono respons
abile della mia rabbia e dei miei
bisogni, e quindi posso offrire il mio aiuto, se sono dispostata aiutare, posso
seminare dei semini per
insegnare il valore dell'ordine, se l'ordine è tra i valori top 5 della mia
vita, posso ridurre la quantità
di giocattoli che abbiamo in casa, in maniera che il riordino impieghi meno
tempo, però hai detto
una cosa importante, c'è che a volte è vero che i bisogni dell'adulto e i bis
ogni del bambino vanno
incontrasto, e allora quale bisogno prevale? Per rispondere a tu. Si viene sul
mio podcast, si fa le domande,
non le risponde, mi piace questo. Questo non vuoi contribuire niente oggi. Qual
e bisogno prevale?
Dipende, dipende dall'urgenza del bisogno, se stiamo parlando mio figlio a fame
e non è capace di
prepararsi da mangiare, e io ho bisogno di riposo o di lavorare, non lo lascio
di giuno,
chiaro che prima risponde al suo bisogno, e poi risponde al mio. Però le donne
in particolare fanno una fatica
grandissima di re. No, questo mio bisogno oggi viene prima ad esempio, nel caso
in cui si decide di
lasciare il bambino con il papà, con la bebi sitter, con la nonna, il bambino
piange, perché vuole la mamma? La mamma cosa fa?
Non fa rinuncia, rinuncia all'uscita, rinuncia al riposo, rinuncia, perché ha
questo fra entendimento che se mio figlio
piange allora non sto rispettando le sue emozioni, non sto costruendo un legame
attacchamento sicuro, no.
Anche tu hai il diritto di rispondere anzi il dovere, di soddisfare i tuoi bis
ogni, perché ritorniamo al punto di prima,
se no, continui a non farlo, i tuoi livelli di rabbia saranno sempre elevati.
Esatto, e ai genitori che dicono a questa frase "Ema, se mio figlio è così
piccolo, è ovvio che tutti i suoi bisogni vengono prima".
No, non è ovvio che tutti i suoi bisogni vengono prima, nell'esempio che ha s
ilvia appena fatto.
Quando noi azzeriamo completamente tutti i nostri bisogni, perché il nostro
figlio è piccolo piange e ha bisogno di noi in quel momento,
per così pochi anni della sua vita, ditevi tutte le frasi che volete nella
vostra testa,
ascoltate tutti questi dialogi interiori, e poi pensate "Ok, ma mio figlio ha
bisogno di una madre che non soddisfai proprio i bisogni,
e poi sempre disregolata, reattiva, impulsiva, arrabbiata, aggressiva, oppure
mio figlio ha bisogno di un genitore che soddisfa i suoi bisogni,
chiaramente, se quelli di suo figlio non sono urgenti, come diceva, silvia,
e che quindi, poi, grazie ad averso disfatto quei bisogni riesce ad offrire una
relazione sicura.
A lungo termine, il mio figlio ha bisogno di una relazione sicura, e quella sic
urezza li è la "do" diventando io un genitore motivamente maturo.
Esatto, io rifletto spesso su questa cosa, io non sono una persona, un genitore
, una mamma più umatura, più calma, più capace di digestire la rabbia dentro
di me,
perché intorno a me sono cambiate le cose, le cose intorno a me sono quali i
miei figli piangono perché il pantalon è troppo stretto,
non c'è il pane che piace a loro, non litigano, c'è loro continuo a essere i
bambini che sono sempre stati.
Io sono una mamma più calma, più capace di digestire la rabbia, perché ho
fatto questo lavoro mio personale,
mi sono presa le mie responsabilità, ho guardato in faccia tutte le brutture,
si dice brutture bruttezza.
Sì, c'è bruttura bruttura bruttura, tutti i due vanno bene.
Immaturità, immaturità, e ho detto qui, voglio fare qualcosa, e maloro rest
ano, io lo dico sempre nei miei podcast, nei miei contenuti,
se qualcuno mi venista a trovare, può essere che sarebbe deluso, sarebbe del
uso dai pianti, dalle crisi, dai litigi,
dalle risposte a volte poco gentili dei bambini, perché il respectful
parenting non cambia i bambini, cambia me.
C'è la maturità emotiva, cambia me, loro hanno diritto essere bambini, non
devono essere mini adulti.
Io dico sempre anche che se venisse a trovare mi, probabilmente sarebbe deluso
anche dai miei comportamenti, dalle mie risposte.
Quindi siamo ancora un passo. No, diciamo che sono consapevole dei comportament
i e delle reazioni che non stanno dentro ai miei valori,
e credo che sia solo questa consapevolezza che ci permette di andare nella dire
zione dei nostri valori e quindi di cambiare questi comportamenti.
Ti faccio proprio solo un ultimissima domanda, ma non so se apriamo una scatola
troppo grande per questo episodio.
Ok, riconoscere la rabbia, come passo da riconoscere la rabbia allo smettere di
urlare?
A fare quel passo, perché tanti genitori mi dicono, io magari riconosco anche
la rabbia, ok, capisco che arriva da questo bisogno.
Però poi la mia rabbia si esprime sempre attraverso l'urlo. Cioè, come faccio
cambiare l'espressione della mia rabbia?
Tu hai una risposta per questo, senza, o ti sembra che entriamo in un altro
universo parallelo e che lo rimandiamo a un altro episodio.
Vediamo se è una domanda che apre poi un vaso di pondora, cioè quando noi url
iamo e perché siamo sulla via del sistema nervoso simpatico.
Cioè abbiamo già preso quella via. A quel punto è veramente difficile cambi
are strada.
Il lavoro sta nel riconoscere che il mio termometro interno si sta sorriscald
ando e riconoscerlo sempre prima.
Quando io ho fatto il mio percorso sulla rabbia, funzionava così.
Io urlava i figli, dopo aver urlato, quindi dopo aver provato senso di colpa
per un tot di ore, dicevo, oh no, non dovevo urlare.
Più ho lavorato sulla mia consapevolezza delle mie emozioni di quello che prov
o, di come si manifestano il mio corpo.
Più il momento di riconoscimento si andava anticipando, quindi a un certo
punto mentre urlavo sentivo una voce dentro di me che diceva, non dovresti reag
ire così.
Questa tua rabbia è fuori luogo, non la rabbia fuori luogo, la manifestazione
della tua rabbia è fuori luogo.
E lo riconoscevo mentre urlavo. Più mi sono sintonizzata con il mio termometro
interiore e ho sviluppato strumenti anche sensoriali.
Per portare il mio sistema nervoso dalla via simpatica al parasi impatico, la
via della rilastatezza della calma, della connessione sociale.
Più quella voce riusciva a presentarsi prima e lasciare che io avessi accesso
gli strumenti che nel frattempo avevo imparato, studiato, i libri che avevo let
to eccetera, per metterli in pratica prima di iniziare a urlare.
Questa è la risposta che mi sento di dare.
Ed è una risposta che apre effettivamente un vaso di pandora perché poi da
qui a fare questo lavoro nella pratica c'è un mondo, un mini, mini, mini, mini
strumento che non mi piace neanche chiamare così perché non lo è neanche.
Ma una cosa che ho notato che per esempio aiuta a me, forse te l'avevo anche
già detto, è quando sento di stare per urlare lo dico d'altra voce.
Sto per urlare, e questo spesso volentieri, è un po' quel, sei quando la barca
sta andando verso un iceberg e tu sterzi, si sterza il viro.
E io viro.
È importante anche una cosa ulteriore che si può fare, ritorniamo perché par
liamo tanto dei segnali del corpo, perché il corpo lo sa prima dell'amente.
Se tutti accorgi di quel mal di pancia, di quel nodo alla gola, di quel tremore
al petto, e dici "mi sta tremando il petto".
Sento il cuore che batte forte, o un fastidio alla bocca dell'ostomaco, mi sent
o le spalle rigide.
Sono tutti segnali di auto-regolazione, cioè riconoscendo cosa prova il tuo
corpo, ti dai una possibilità di abbassare quel termometro.
E non hai immediato, io ho un mame che lavorano con me, e per tantissimo tempo
hanno detto "Silvia io non provo niente, non sento niente nel corpo".
Eppure facendo questi esercizi, con costanza, con diligenza, proprio ieri,
questa mama è venuta, mi ha detto, un nodo alla gola, un fastidio al petto, le
guance calde, le mani sudate.
A che non sapevi niente di quello che ti succedeva nel corpo adesso i identif
ichi, perché identifichiamo questi segnali sensoriali, perché poi possiamo
intervenire proprio lì all'inverso, al contrario.
E quindi se sento il petto che mi trema faccio il suono avvu, perché il suono
avvu di fonde con la vibrazione, quella tensione che si accuna nel petto.
Se mi sudano le mani, le metti in acqua fredda, cioè pomunico tramite i sensi
al mio sistema nervoso, che posso regolare quello stato in cui mi trovo.
E quindi poi diffondere la rabbia in maniera sana, invece che urlare o picchi
are o sbattere cose.
Silvia 2016, dobbiamo creare contenuti su tutto questo.
Più contenuti i genitori hanno bisogno da aiuto, dobbiamo darglielo tu ai già
dei tuoi per corsi, ma io voglio portarli sulla tela, quindi te lo dico adesso.
Puoi anche dirmi di no, però secondo me mi dirai di sì. Adesso che perché mi
hai messo in un angolo.
No, no, pubblicamente non ho scampo.
Silvia, grazie, è stato come sempre una conversazione bellissima.
Mi è piaciuto tantissimo che tanto dell'episodio si sia concentrato su
qualcosa di positivo, come la soddisfazione del bisogno,
invece che su una conversazione negativa che quella sulla rabbia, perché urlo,
perché mi arrabbia, eccetera, eccetera.
Anche quello secondo me fa parte del riscrivere questa narrazione che abbiamo
sulla rabbia trasformarla nella nostra mente.
E quindi ti ringrazio per questo tempo che mi hai dedicato, che ci hai dedicato
,
e ricordo come vi ho ricordato anche nell'altro episodio, con Silvia, che tro
vate Silvia sulla tela nel servizio 1 a 1.
Oltre che negli altri contenuti, ma al servizio 1 a 1 io ci tengo sempre a ric
ordarlo perché è un di quei servizi che secondo me è davvero utile,
come ho detto anche l'altra volta, per puntare i piedi in una direzione, per
cambiare la prospettiva di cui parlavamo l'altra volta.
Ho questo problema, oppure non ho gli strumenti per risolvere questo problema,
questa situazione, questa fatica che sto facendo con mio figlio,
cambiare quella prospettiva ha che cosa mi sta impedendo di utilizzare gli str
umenti che già ho, ecco, questo è 1 a 1, voi iscrivete un messaggio e Silvia
vi risponde con in maniera personalizzata.
Mi è venuta, mi è venuta in mente prima quando parlavi di, parlavamo di rabb
ia, adesso, parlavi del papà che trascina la bambina al parcono, e mi è venuto
questo lampo.
Vediamo se ti ci rivedi e se pensi che sia una metà fora appuntino.
Inparare a regolare la rabbia e a manifestarla e springerla in modo sano, e
come parlano un'altra lingua.
Cioè io posso, io penso in italiano e quindi penso in italiano, la mettiamo
come provare rabbia, io la posso provare quella rabbia, quella rabbia la sento,
c'elo dentro il pensiero mi si è formata in italiano, però poi scelgo di dire
quella cosa in inglese o in spagnolo, perché il mio interlocu, perché so che
con il mio interlocutore davanti è più efficace se lo dico in un'altra lingua
.
E quindi non significa io non proveerò mai più rabbia, non mi ero mai più i
comportamenti di mio figlio, mi passeranno davanti senza in maniera indiffer
ente. No, io lo stesso la provo quella rabbia, ma poi è come ti parlo?
Ti piace questa metà fora? Bella, mi piace, sei cosa stavo pensando, che per i
prossimi videopodcast ti compro una di quelle coroncine di tela e scrivo la reg
ina delle metà fore e tutte la metti e la tine addosso per tutto l'episodio,
sono per quelli sulla tela, per mi è perché, per la mia gioia personale,
perché ti lo safranno di aspettarti.
Sì, belle metà fore da te. Ok, va bene, no. Non me la metterò per un signo,
ma io te la vedo quando mi racconti una metà fora. Sì, vi ha grazie a te. A
casa che ci state ascoltando, aspettatevi contenuti sulla rabbia, sulla regol
azione emotiva, sulla maturità emotiva, si lo dico di nuovo, non farmi quella
faccia, lo dico di nuovo, arriveranno, la convinco.
Ho sempre a disposizione. Grazie e vi do appuntamento al prossimo episodio di
educare con calma e non mi rimane che augurarvi buona serata, buona giornata o
buona notte.
A seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!