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Se vuoi che i figli si prendano le responsabilità

Carlotta Cerri
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Prima di tutto: se parli come senti nel video, prendine consapevolezza, ma non vergognartene e non sentirti in colpa. La vergogna e la colpa non producono crescita; la consapevolezza produce crescita.

Vorrei soffermarmi sull’esempio che ho dato nel video.

Spesso, quando parliamo di noi o quando noi facciamo un errore, automaticamente lo attribuiamo a fattori esterni (anche se non sono nel nostro controllo: per esempio, c’era traffico, la sveglia non è suonata, ho dovuto rispondere a una mail all’ultimo minuto, il cancello non si apriva…). È raro che se siamo in ritardo ci diciamo cose come: “Sei pigra, non ti interessa arrivare in orario, sei *sempre* la solita, non sei rispettosa…”. 

Quando invece parliamo con i nostri bambini e sono loro a fare un errore (anche se non è un vero errore, come non avere la cognizione del tempo, non stare seduto al tavolo per tutta la cena, cadere dal muretto dove gli avevamo detto di non andare) automaticamente li etichettiamo e descriviamo la loro persona: “Sei monello, non mi ascolti *mai*, sei pigra, non sei capace di gestire il tuo tempo”. 

Vedi la differenza? Perché noi ci parliamo in un modo e con i bambini parliamo in un altro?

Separa le scelte che fanno i tuoi figli dalla persona che sono: invece di descrivere la persone (che spesso finisce per etichettarla), sarebbe bello imparare a descrivere le azioni (evitando gli avverbi “mai” e “sempre” perché raramente sono onesti intellettualmente ).

Se tuo figlio fa fatica a prendersi le sue responsabilità, ti invito prima di tutto a guardare al modo in cui tu ti prendi le tue responsabilità. A volte attribuiamo il comportamento dei nostri figli al loro carattere, alla loro persona e personalità, ma attribuiamo il nostro comportamento a fattori esterni.

Ti faccio un esempio pratico. 
Sei in ritardo per portare tuo figlio a scuola: oh ero stanchissima, ho dovuto lavorare fino a tardi, la sveglia non ha suonato, ho dovuto rispondere ad una email all’ultimo minuto. Ora. Vai in camera 10 minuti prima di andare a scuola e tuo figlio non è ancora vestito: Ecco sei pigro, non hai il concetto del tempo, non sai gestire il tuo tempo, non ti interessa di essere in ritardo.

Se vogliamo che i nostri bambini imparino a prendersi le proprie responsabilità, dobbiamo assicurarci di separare le scelte che fanno dalla persona che sono. In questo modo si sentono sicuri ed è quando uno si sente sicuro che impara. 
Umiliarli ed etichettarli non produce responsabilità, produce vergogna, li mette sulla difensiva e rallenta moltissimo l’apprendimento. Invece, quando ci concentriamo sulle loro scelte e le loro azioni, lasciamo intatta la persona. 
Possiamo dire per esempio: Hey, oggi non hai gestito bene il tuo tempo, e forse arriveremo tardi. Ci lavoriamo insieme domani, ok? 

Questo dice a mio figlio che ha fatto un errore (sbagliare va bene) e che io sono sicura che saprà rimediare in futuro. 
E questo approccio porta a sicurezza di sé e fiducia in noi e ti ricordo che è nella sicurezza e nella fiducia che avviene qualsiasi apprendimento vero, incluso l’essere responsabili. 

PS: Se tu ti parli così, etichettandoti e descrivendo la persona che sei invece delle azioni che fai, ti invito ad iniziare a cambiare il dialogo con te. 💜 

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