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Episodio 143 ·

Lavoro a casa: come fate a far sì che i bimbi lo rispettino?

In questo episodio di Educare con calma parliamo di genitori che lavorano da casa con i bimbi: la nostra famiglia ha trovato un equilibrio meraviglioso e provo a raccontarvelo qui.

Inoltre, Valeria (la Valeria del nostro team) ci racconta la sua esperienza di mamma che lavora da casa con una figlia unica.

Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di educare con calma. Oggi vorrei parlarvi di una situazione particolare in cui soprattutto negli ultimi anni si ritrovano moltissimi genitori, ovvero dover lavorare, a volte anche da soli, a casa con i bambini. Chi lavora da casa con i bimbi mi chiede spesso, ma come avete fatto fare sì che i bimbi rispettino al vostro lavoro? La risposta che vi do un po' in realtà ha tanto a che fare con la pazienza, con la capacità di gioco autonomo dei bambini e al modo in cui possiamo incoraggiare l'una e l'altro. 

Per questo vorrei partire da un pezzettino della newsletter di luglio in cui ho parlato proprio di gioco autonomo e offrirvi un po' di strumenti per gestire questi momenti con serenità o almeno con meno frustrazione possibile da parte di adulti e bambini non sempre c'è serenità. Tra l'altro, le nostre newsletter sono davvero ricchissime e super utili e soprattutto gratis, perché crediamo nell'importanza di diffondere questa educazione con ogni mezzo e con ogni risorsa e quindi mi fa davvero piacere che ogni volta che ne inviamo una tantissime persone ci scrivono che le nostre newsletter sono le migliori che ricevono, le uniche che leggono e che aspettano con gioia e questo davvero mi rende molto soddisfatta perché significa perché tutto il lavoro che c'è dietro si sente e si legge. Se non le ricevete ancora e volete provare, potete andare su www.latela.com/newsletter. Se non lo sapete già, ogni newsletter ha un pensiero arragnatela a finale e in quella sul gioco autonomo riflettevo proprio sui genitori che come noi lavorano da casa con i bimbi in casa. 

E quindi ritorno a quella domanda. Ma come avete fatto a fare sì che i bimbi rispettino il vostro lavoro? La risposta che forse non vi piacerà è questa. Con moltissima pratica. Dico che forse non vi piacerà perché a volte è più semplice pensare che la mia esperienza in questo ambito renda le cose più facili. O che sia la natura dei miei figli a rendere le cose più facili. o perché siamo viaggiatori a tempo pieno, allora è ovvio che lavoriamo da casa con i bambini e sia tutto facile. Ma prima di entrare nel dettaglio, davvero voglio dirvi questo. Non è così. 

Anche noi abbiamo fatto fatica, anche se conosciamo tanti strumenti e li pratichiamo da anni, anche noi abbiamo fatto fatica. E soprattutto i miei figli non sono diversi dai vostri. Anche loro hanno i loro bisogni, la loro frustrazione da gestire, anche loro cercano la nostra attenzione anche loro sono bambini di sei e otto anni, di sei e otto anni che però praticano a rispettare il nostro lavoro quando io e Alex lavoriamo da casa da quando avevano due e quattro anni, ovvero da quando siamo partiti per viaggiare a tempo pieno, quindi per noi non è stato diverso, è stato un processo, ha richiesto tantissima pratica, abbiamo sperimentato tantissime idee, abbiamo capito quali funzionano per noi e le abbiamo messi in pratica con tantissima pazienza e costanza ogni giorno, giorno dopo giorno, praticamente tutti i giorni dell'anno. E vi assicuro che questo è davvero l'unico modo per arrivare a quel piccolo pezzetto della nostra realtà che potete osservare oggi e che si capisco, faccia invidia a tantissime famiglie perché effettivamente abbiamo un equilibrio meraviglioso e davvero i nostri figli rispettano immensamente il nostro lavoro come noi rispettiamo il loro e anzi quando facciamo delle esperienze in cui magari loro vanno a un centro estivo o abbiamo una routine in cui devono andare da qualche parte tutti i giorni, nonostante sia molto bello come esperienza però notiamo tutti anche loro e ce lo dicono che effettivamente la nostra routine del lavorare da casa, fare scuola, esplorare è molto più facile perché è una routine ben oliata e un equilibrio meraviglioso che abbiamo costruito tutti e quattro insieme, conoscendoci poco alla volta e facendo tantissima pratica. 

Quindi non c'è una bacchetta magica, ma come vi dicevo ci sono secondo me alcuni strumenti che ci permettono di andare nella direzione giusta. A noi ad esempio hanno aiutato tantissimo due strumenti, soprattutto quando i bimbi erano più piccoli, che adesso direte "vabbè ma questo è proprio banalissimo, è così uno è il cartello off limits e l'altro è il timer. Quando dovete lavorare concentrati? O anche solo sbrigare delle faccende in casa perché poi in realtà potete utilizzare questo strumento anche per praticare insieme mentre fate delle faccende in casa in modo che poi quando dovete davvero concentrarvi sul lavoro avete già un po' praticato questa capacità di pazienza e di rispetto del vostro lavoro. 

Quindi quando dovete lavorare oppure sbrigare delle faccende in casa e i bambini richiedono la vostra presenza, potete disegnare insieme a loro un cartello che significa non disturbare. I miei figli, il primo cartello che disegnarono fu ispirato dai musei e quindi disegnarono una mano con una linea sopra, tipo non toccare, che non andava neanche male perché insomma esprimeva perfettamente il modo in cui volevo essere trattata in quel momento. Non toccatemi, lasciatemi stare, lasciatemi concentrare. E loro sapevano che io quando l'attaccavo alla mia sedia, o a me stessa perché a volte dovevo andare in giro a mandare dei messaggi vocali e quindi per non farmi rompermi l'attaccavo sulla schiena, significava proprio che in quel momento non ero disponibile e diventava quasi un gioco per loro ed erano molto più propensi proprio perché era un gioco, erano molto più propensi a metterlo in pratica e inoltre proprio perché l'avevamo preparato insieme questo cartello si sentivano molto soddisfatti quando io lo utilizzavo, l'avevano fatto per me e con me, era molto bello. 

Ovviamente questo non dura per sempre, alla fine ovviamente arrivava al momento in cui avevano bisogno di me e quando succedeva invece di rimandare ad un tempo indefinito che poi magari alla fine non arriva, non so se è capita anche a voi, a me a volte capita che dico ancora 5 minuti, poi sei bimbi invece dopo quei 5 minuti non sono venuti a cercarmi, quel tempo entra in un buco nero e va all'infinito. Quindi per esempio quando succedeva questo e venivano a chiedermi che avevano bisogno di me, praticavamo un altro pezzettino di rispetto del mio lavoro e usavamo insieme un timer. 

Per esempio, comunicavo che avevo bisogno di 10 minuti, mettevamo il timer e quando suonava andavo da loro. Altre volte dicevo loro che per 30 minuti dovevo lavorare e che poi avrei dedicato loro la mia totale attenzione per 15 minuti prima di tornare a computer. Sempre tutto scandito dal timer, che aiutava molto perché i bambini non hanno ancora il senso del tempo, tra l'altro c'è un episodio del podcast in cui abbiamo parlato proprio del senso del tempo. In quel tempo chiedevo loro di pensare a che cosa volevano fare con me quando poi io sarei andata da loro e così spesso loro erano impegnati a prepararlo mentre io lavoravo. Poi iniziava a capitare che quando suonava il timer loro fossero ancora molto concentrati e allora dicevo loro che stavano lavorando così bene insieme che preferivo che venissero loro a chiamarmi quando avevano finito e però a quel punto mi facevo trovare disponibile senza altro timer senza posticipare e quindi in In realtà poco a poco poi il timer non è più servito e lo abbiamo sostituito per esempio con un orologio da polso. L'orologio da polso non interrompeva la loro concentrazione perché appunto la responsabilità di guardarlo era loro perché non suonava e inoltre ha anche aiutato a imparare a leggere l'ora. Quindi voilà. 

Si ho parlato di 30 minuti ma non è sempre stato così ovviamente all'inizio si lavora 15 20 10 minuti alla volta con i bambini a casa però ricordo davvero che dopo solo pochi mesi di pratica ogni giorno i bimbi si intrattenevano anche per tutta la mattinata e oggi in periodi di lavoro molto intenso si intrattengono anche per tutta la giornata ci troviamo a pranzo e a cena ovviamente andiamo a fare una bella passeggiata insieme quindi comunque c'è il momento di connessione però poi durante il giorno ognuno sta per conto suo. Ma questo, lo ripeto, è un processo. Non paragonatevi a noi perché noi lo facciamo 365 giorni all'anno da quasi cinque anni e quindi è ovvio che siamo bravi tutti sia noi che i bambini. 

Quindi vi ho parlato di questi due strumenti ma in realtà ci sono tante altre idee che secondo me potrebbero avere successo, essere utili, soprattutto perché per i bambini poi diventa un vero e proprio gioco. Per esempio, potete chiedere ai vostri figli quanto riescono a giocare da soli senza venire da noi e cronometrarli. Noi ci abbiamo giocato davvero, tra l'altro, invenzione di Alex. Vediamo quanto riuscite a stare a giocare da soli senza venire da me e io vi cronometro. Quindi insomma, ha funzionato per non so magari potrebbe funzionare anche per voi oppure noi abbiamo spesso usato il gioco del bisbiglio quando avevamo bisogno di concentrazione usavamo questo gioco sempre con l'aiuto di un cronometro ma a volte anche senza in realtà perché poi diventava più un gioco appunto vediamo chi riesce a bisbigliare vediamo chi riesce a bisbigliare più lungo ecco giocavamo a diversi volumi della voce e facevamo pratica per quando magari avevamo io o alex delle chiamate di lavoro dei meeting delle live quando devo registrare il podcast il gioco del bisbiglio è il nostro gioco quando devo registrare il podcast quindi tutte le volte che ascoltate un'episode del podcast so che mi immaginate mentre lo registro pensate ai miei figli che fanno il gioco del bisbiglio. Ricordate sempre che anche in questo caso nessuno strumento assicura una riuscita immediata non mi stancherò mai di ripeterlo ci va tanta tanta tanta pratica. E poi vi invito sempre a prendere spunto da queste idee, ma ad osservare soprattutto i vostri figli. Come vi ho detto prima, quello che funziona per me può non funzionare per voi, quello che funziona per i miei figli può non funzionare per i vostri. Spesso vi assicuro che saranno loro a suggerirvi di che cosa hanno bisogno e quindi anche quale idea o quale strumento possa adattarsi meglio alle vostre dinamiche, perché poi ogni famiglia crea il proprio equilibrio. 

A questo proposito, recentemente Valeria, la Valeria del nostro team, mi ha raccontato la sua esperienza di lavoro a casa con una bimba che ovviamente è diversa dalla nostra perché noi abbiamo due bambini e quindi giocano insieme e si intrattengono, mentre ovviamente l'esperienza di un genitore con un figlio unico è diversa, anche se nella mia esperienza in viaggio, per esempio, che abbiamo incontrato tantissime famiglie che viaggiano con un bambino solo, in realtà anche qui è semplicemente questione di pratica. All'inizio il bambino ha molto bisogno della presenza del genitore, mentre piano a piano, con tutti questi strumenti sviluppando proprio questo rispettore ciproco dei tempi e degli spazi personali anche i bambini anche i figli unici arrivano piano piano di intrattenersi da soli magari per meno tempo magari con diverse modalità magari giocando facendo più un gioco tipo pretend play quindi giochi di ruolo utilizzando peluscio utilizzando i lego oppure giochi di carte tipo solitari però ecco nella nostra esperienza abbiamo conosciuto davvero tantissima famiglia in viaggio che fanno il nostro stesso stile di vita e il loro equilibrio è molto simile al nostro. Però in questo caso vi lascio ascoltare dalla sua voce l'esperienza di Valeria. 

Ciao Carlotta, innanzitutto grazie per avermi dato la possibilità di portare la mia esperienza su questo tema. Io ho iniziato a lavorare come freelance qualche anno fa, e ho sempre lavorato da casa. Nel primo anno di vita di mia figlia è stato tutto più o meno semplice: i suoi vari pisolini e la sua natura pacata mi hanno permesso di studiare e lavorare senza problemi. Dai 18 mesi in poi, è cambiato tutto. In quel periodo lei ha iniziato il nido, ma spesso era a casa, tra un'influenza e l'altra (soprattutto il primo anno di scuola). E quando era come me a casa, Aurora voleva attenzioni e ne voleva davvero tante. E io ero sola. All'inizio ho provato molta rabbia e frustrazione. Poi ho iniziato ad osservare lei e a modificare la routine lavorativa in base tanto ai suoi bisogni quanto i miei.

Ti racconto cosa faccio oggi. 

- Organizzo la giornata in maniera realistica: cerco di lavorare il più possibile quando Aurora dorme e quando ha più energia (questo significa anche svegliarmi prima), e soprattutto evito di fare cose impegnative nei momenti in cui so che è più irritabile (ad esempio, a ridosso dei pasti). Qui l'osservazione e le routine mi hanno aiutato molto: quando inizia la giornata più o meno so già cosa aspettarmi. So anche che ci sono giornate in cui posso organizzare tutto al meglio e non funzionerà (perché magari lei sta poco bene o ha dormito male). Metto sempre in conto anche questo: non evita la frustrazione ma non la fa schizzare alle stelle.

- Poi, ho impostato la giornata a «cicli», un po' come suggerisci tu. Per circa 30 min ognuno fa le sue cose (osservando Aurora è il massimo che riesce a stare per conto suo, e non succede sempre), poi stiamo 10 minuti insieme, e si ricomincia da capo. È come se lei avesse bisogno di una piccola dose di tempo insieme: soddisfatto quel bisogno è pronta a dedicarsi ad altro. Ovviamente è stato un allenamento, all'inizio i 30 minuti erano 10, poi sono diventati 15, e così via. Magari tra un po' diventerà un'ora o tre. Ah, per tenere conto del tempo usiamo un timer, vedo che l'aiuta molto (e se torna prima, le ricordo di aspettare che suoni). Anche qui, non sempre funziona, ma col tempo va sempre meglio.

- Infine ho lavorato molto sui confini e sul «me time», ma in modo creativo. Cioè, mi rendevo conto che era difficile far capire a mia figlia che avevo bisogno dei miei spazi, così ho deciso di rendere visibile questo mio bisogno... e di coinvolgerla. E quindi abbiamo creato «la tabella del me time». Si tratta di un semplice cartellone diviso in due parti, in una ci sono tutte le immagini delle attività che piacciono a me e nell'altra parte quelle che piacciono a lei. Le ricaviamo con foto di noi mentre facciamo quelle cose o immagini prese sui giornali o sul web, o magari le disegniamo! Quando ho bisogno del mio spazio quindi andiamo insieme a vedere cosa c'è nella nostra tabella e ognuno sceglie la sua... e le facciamo, ognuna nella stanza che sceglie. Anche qui, a volte dura tanto, a volte solo 10 min e a volte non funziona per niente. A volte però è proprio lei a portarmi al tabellone dicendo: «mamma, lo facciamo il tempo per noi?». Insomma, fa tutto parte del percorso. E saperlo prima di crearsi aspettative distorte, a volte è davvero ciò che fa la differenza. Spero che la mia esperienza possa essere utile. Un abbraccio!

Grazie Valeria per averci raccontato la tua esperienza, la vostra esperienza. Mi è piaciuto tantissimo ascoltarti perché dentro ci ho ritrovato tantissime cose che in situazioni come questa secondo me sono fondamentali, a parte la bellezza della tabella del Me Time che tornassi indietro la farei anche io oggi non ho bisogno però magari cercherò di incorporarla in qualche aspetto della nostra quotidianità, magari addirittura incorporarla proprio il Me Time che ognuno ha la propria tabella del Me Time quindi anche i bambini possono prendersi del me time l'uno dall'altro. Ecco, non so, mi è venuto in mente questo flash, adesso io lo propongo. 

Tra l'altro, magari voi non lo sapete, ma Valeria ne sa una cosa o due di cura di sé e ha scritto un racconto meraviglioso che si chiama «Mammabbrocca» che è un racconto illustrato per donne e mamme. Ma che io ho letto anche i bimbi, noi abbiamo il suo libro "Storia libera tutti" e mi ha stupito tantissimo quanto anche i bimbi, abbiano capito la metafora della brocca rotta e quando a volte mi è capitato di sentirmi di avere una giornata no e che loro l'hanno notato mi hanno detto "loro sei come mamma brocca" e questa cosa mi ha lasciata senza parole perché davvero la potenza delle parole, non posso dire altro, è la potenza delle parole. Tra l'altro questo racconto di «Mammabrocca» è e alla base di una delle lezioni di Scrivi con Valeria sulla tela, che secondo me potrebbe essere più un racconta con Valeria perché non è solo scrittura, ma si può fare anche appunto quando i bambini non sanno scrivere perché Valeria ci guida, ci dico perché io lo faccio con Oliver ed Emily attraverso la scoperta della scrittura creativa, del racconto creativo, dell'invenzione di una storia, quindi proprio della creatività che segue l'immaginazione personale, insomma bellissimo. Io adoro le sullezioni e anzi abbiamo delle belle idee per renderle ancora più accessibili e versatile e per crearne di più. 

Ok, mi sono persa nelle mie ragnatelle di pensieri. Stavo dicendo che le cose fondamentali secondo me che ho sentito nella testimonianza di Valeria e che voglio riassumervi perché secondo me sono importanti, sono proprio osservare il bambino e ciò di cui ha bisogno, abbassare le aspettative, incoraggiare il gioco autonomo ma anche accogliere i momenti in cui i nostri figli hanno bisogno di noi. E poi ovviamente non dimenticare i nostri di bisogni e la necessità di prenderci il nostro spazio quando il corpo e la mente ce lo chiedono. Non è facile ovviamente, non è facile mettere la cura di sé nell'equazione, perché spesso e volentieri ci dimentichiamo di creare questa abitudine che è importantissima e che è assolutamente alla base dell'educazione che abbiamo scelto, anche se è difficile interiorizzarlo. Non è facile soprattutto se non abbiamo aiuto in queste giornate di lavoro, ma secondo me davvero possiamo allenarci a pensare un po' fuori dagli schemi e trovare soluzioni creative che possono coinvolgere i nostri figli e funzionare per la nostra famiglia. Può essere il tabellone del me time, può essere il cartello off limits o qualsiasi altra cosa che vi venga in mente vi faccia venir voglia di sperimentare. 

Anzi, se vi viene in mente qualcos'altro, se utilizzate altri strumenti andate su www.latela.com, appunto com cercate questo episodio nella pagina del podcast e lasciate un commento. Fatecelo sapere, condividiamo queste nostre piccole vittorie perché in questo modo diventano ancora più belle, più grandi, più importanti. E basta, vi lascio così. Anzi, vi lascio con un invito che riassume tutti i messaggi di questo episodio. 

Adattate le aspettative alla vostra realtà. Osservate i vostri figli, provate a costruire routine sostenibili e soprattutto flessibili. Allenate la creatività e cercate soluzioni anche fuori dai soliti schemi. E se tutto questo non funziona? O se funziona ma ne avete comunque bisogno, chiedete aiuto? A volte non ne abbiamo realmente la possibilità, lo so. Anche se io personalmente penso che ci siano modi per ridiustare le priorità quando lo scegliamo davvero. Altre volte però ci ostiniamo a fare tutto da soli o da sole, soprattutto da sole, perché temiamo il giudizio degli altri, un rifiuto alle nostre richieste oppure perché siamo convinte di valere di più se ce la facciamo con le nostre sole forze, ma non è così l'unica cosa che ha realmente valore è il nostro benessere mentale. Questa è l'unica cosa che cambierà tutte le nostre relazioni, compresa quelle con i nostri figli, in meglio. Dobbiamo prendercene cura. E lo scrivevo anche proprio l'altro giorno da qualche parte. 

So che stiamo sempre di più normalizzando il concetto del prendersi cura di sé, del nostro benessere mentale, della nostra salute mentale. Questo è positivo. Però so anche che spesso la pratica è diversa dalla teoria e quindi ancora troppo spesso, senza renderci ne conto, continuiamo a non dare la giusta priorità alla cura di sé e ci accontentiamo di poco magari oppure non esigiamo di più, oppure senza volerlo addirittura ricadiamo nelle vecche abitudini, nel posto e nelle emozioni che la società ha pensato per noi. Dobbiamo imparare a rallentare, a prenderci cura di noi, a dire più no, a metterci al primo posto, a riposarci perché la vera rivoluzione è una donna riposata. E voilà, non volevo fare un episodio sulla cura di sé, però a quanto pare nella genitorialità che abbiamo scelto si può parlare di self care anche quando parliamo di gioco autonomo, anche quando parliamo di lavoro da casa, è un po' come il prezzemolo. Quindi per oggi è tutto, se vi va di approfondire il tema della pazienza e del gioco autonomo, le ragazze del team mi hanno detto di ricordarvi che ne ho parlato in altri due episodi del podcast, troverete i link negli articoli relazionati a questo episodio sul sito. 

Noi ci vediamo la prossima... ci sentiamo la prossima settimana con un nuovo episodio del podcast, nel frattempo vi ricordo che mi trovate anche ovviamente su www.latela.com e da lì potete trovare anche il mio Instagram. Buona serata, buona giornata o buona notte. A seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!

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«Educare con calma» è un bel principio di cui a me mancava solo un dettaglio: la calma. Questo podcast è un resoconto del mio viaggio interiore di genitore.