Preferiti dei bambini

Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di educare con calma.
Oggi parliamo dei sensi di colpa più comuni che negli anni mi hanno raccontato
i genitori.
Prima di entrarci però voglio dirti che alla fine di questo episodio penso
sarà intorno al minuto 15-17,
ti racconto una verità su tutti questi sensi di colpa che spero ti farà
vedere questa conversazione da una lente completamente diversa.
Quindi se poi arriva fino in fondo, ok quindi vado dritta ai sensi di colpa e
vedrai che li tratterò in maniera un pochino cliché forse un pochino
superficiale,
ma per ognuno ti darò o cercherò di darti anche alcuni spunti per lavorarci
sopra se senti di volerci lavorare.
Quindi resta con me.
Il primo senso di colpa è sto sbagliando tutto.
Sto sbagliando tutto quello che ci diciamo quando facciamo un errore e prende
il sopravvento a nostra voce della vergogna e quindi risaliamo su qualche vecch
ia ruota del criceto.
La verità lo diciamo sempre che non esiste un genitore che non commette errori
al massimo esistono le genitori che non ne sono consapevoli di aver commesso
errori.
Sbagliamo tutti, sbagli anche chi come me scrive corsi per genitori e aiuta le
famiglie a gestire le relazioni tra di loro, genitore figlio,
nella coppia, nessuno è immune all'errore, solo perché io so suggerirti come
accogliere le crisi dei tui figli non significa che io ogni volta riesca ad acc
ogliere le crisi dei miei figli.
La differenza la ripeto ancora una volta, commette un errore e lo so ne sono
consapevole oppure commette un errore e non ne sono consapevole.
Ti racconto una neddoto vecchissimo, una volta compramo una confezione di conig
elato, da mangiare a casa, per noi comprare dolci a casa e davvero una eccezione
, non succede quasi mai e quella in particolare era proprio la prima volta.
I bimbi non sapevano chiaramente come gestire questa situazione e io honest
amente non avevo previsto che emozioni avrebbe suscitato, che situazione avrebbe
suscitato.
Lo avevamo comprata così con quelle decisioni spontanei che dice "Wow, che be
llo facciamo questa cosa", che devo dire a volte ci diamo l'azzappo sui piedi in
questo modo, ma è anche bello riuscire a trovare quella flessibilità ed
essere spontanei.
E tra l'altro la flessibilità è proprio il tema di uno dei nostri pacchetti
editoriali perché vivere negli estremi non aiuta la genitorialità a lungo
termine, anche questo come tutti gli altri episodi, tutti gli altri contenuti.
Di cui parlero in questo episodio lo metto nei relazionati a questo episodio,
trovate tutto sulla pagina di questo episodio sulla tela, la tela.com/podcast e
cercate il numero dell'episodio.
Comunque, abbiamo comprato questo pacchetto di conigelato e alla sera prima di
andare a letto o li vermi dice "Mamma, voglio un gelato".
Erano piccoli, avranno avuto due e quattro anni. E io li vi sono detto "ha, ec
co, la zona fa sui piedi", gli dico subito chiaramente un no fermo, spiego emot
ivi di quell'no, cioè adesso adesso che ci penso rido perché mi fa davvero sor
ridere, quella neddoto, allora non ridevo.
Quello che è successo dopo lo potete immaginare tutti e tutte, lui ha iniziato
di insistere, io gli ho rispiegato con un tono pagato, lui è entrato
completamente in modalità coccodrillo perché lui voleva il gelato.
Io non avevo messo dei confini chiari, non avevamo preparato al fatto che
questo gelato l'avremmo mangiato domani, insomma non avevo fatto i compiti dell
'educazione a lungo termine.
E quindi lui entrato completamente in modalità coccodrillo, io non sono riusc
ita a gestire le mie emozioni alla sera stanca e non ancora nell'epoca della
privazione del sonno, sono entrata anch'io in modalità coccodrillo,
completamente disregolata, sistema nervoso attivato e così iniziata una lotta
di potere, quella partita di tennistra, si, no, si, no, voglio, non voglio, non
puoi, eccetera eccetera, in cui non vince nessuno.
Prima ho, a qui arriva la parte divertente, prima ho minacciato di buttare il
gelato nella spazzatura e poi lo buttato davvero nella spazzatura, tutta la
confezione.
Sabete quelle cose del predico benerazzromale, ecco, questo è proprio uno di
quei momenti in cui mi potevo vedere da fuori, sapevo esattamente cosa non fare
lo fatto comunque.
Fatto sta, finale siamo andati a letto, tutti errabbiati, Oliver sia dormentato
piangendo, e io li, chiaramente, c'è, entrato, quel pensiero, no, del sto sbag
liando tutto.
E poi mi chiedo se l'hai riconosceto anche tu, quella dinamica in cui finiamo
quando sentiamo di dover dimostrare che siamo noi ad avere il controllo, ecco,
io c'ero caduta in pieno,
e allora non avevo ancora interiorizzato che vale cambiare idea o comunque silo
, sapevo ma non l'avevo ancora davvero davvero messo nella pratica, nella mia
cassettina pratica degli strumenti degli attrezzi quotidiani.
E poi, a mente, fredda, mi sono sentito in colpa per come mi ero comportata.
Ora, è anche vero che io ero già ad un punto del percorso genitoriale, un po'
più avanzato, e quindi quella volta avevo le capacità, la competenza, le abil
ità,
di accoglere quel sentimento e lasciare che mi insegnasse qualcosa, quindi
prima di tutto, appena ci siamo svegliati il giorno dopo, o chiesto scusa, o
riparato, sono andata da oli, vero l'ho detto oli, vero ieri sera, mi sono
comportata in una maniera che non mi piace,
è stato sbagliato buttare via il gelato, non ti avevo preparato a sufficienza,
come ti ho parlato e urlato, non va bene, probabilmente ti ho anche fatto paura
e mi dispiace.
Ho sbagliato, ci sto lavorando la prossima volta, cercherò di fare divers
amente, chiaramente con un dialogo adatto a un bambino di quattro anni.
Non vi ripeto di nuovo quanto sia importante riparare, perché riparare quel
intervento di 15 secondi, anche meno, che può fare tutta la differenza nella
relazione e genitore figlio, e quindi ve lo ricordate ve lo detto di nuovo.
Niente, non c'è un contenuto che io faccia senza parlare di riparare, però ec
co quello che volevo dirvi invece è che, in quel caso, il senso di colpa che ho
provato quella sera, mi ha aiutato a farmi una domanda importante, cosa avrei
potuto fare diversamente?
Quella volta, quindi, chiaramente ho pensato tutto quello che vi ho già detto,
avrei dovuto preparare Oliver e avrei potuto farlo semplicemente con un calend
ario a pallini che avrebbe mostrato che il gelato l'avremmo mangiato il giorno
dopo.
Nel momento che cosa avrei potuto fare, invece di dire un no secco, gli avrei
potuto dire "Ei, che ne dicine, apriamo uno, prendi un cucchiaino, lo assaggi e
poi lo mettiamo via lo mangi domani, vai a dormire, domani lo mangiamo".
Questo avrebbe funzionato senza entrare in una lotta di potere.
Passiamo al secondo senso di colpa, che ho sentito tantissimo, mi appartiene,
che non mi piace giocare con mio figlio.
Questo è comunissimo, molto più comodo di quanto pensi, io non ho parlato
tanto anche nel mio libro "Cosa Saro da Grande", in contenuti su Instagram e
ogni volta ricevo tanti commenti di genitori che mi dico anche io, nemmeno mai
piace giocare con i miei figli, e quindi la prima cosa che voglio dirti è che
non c'è nulla di male se non ti piace giocare con i tuoi figli.
Ci sono genitori che sono naturalmente portati a giocare con i bambini, fare
gli intrattenitori, fare ridere, divertire e questo probabilmente è proprio
perché li vediamo in un senso, magari ci piacerebbe essere come loro, ci fa
sentire un po sbagliati.
In realtà penso che sia importante accettare che magari noi non siamo così,
che non siamo quel tipo di genitore, discussarci dal voler replicar un modello
che non ci appartiene, e capire che tipo di attività ci piace fare con i nost
ri figli, perché, per esempio, a me non piace giocare con i peluche e farli
parlare, non mi piace costruire con i Lego, ma mi piacciono attività più ril
assanti, sedermi a leggero un libro con loro,
colorare, mi piace tantissimo colorare, infatti quando i miei figli vogliono
coinvolgere, me nelle loro attività, spesso mi propongono di colorare, perché
poi i bambini hanno voglia di stare con te, ma hanno voglia di stare con una te
o un te rilassato che si sta godendo il momento.
Quindi se questo è un senso di colpa che ti appartiene e pensi di sentirti un
genitore meno bravo se non ha a mi giocare con i tuoi figli, provo a fare
queste due piccole cose, uno trova il tipo di gioco che ti piace, parti proprio
da te, chiediti che cosa sei disposto, disposta ad offrire i tuoi figli nel
tempo che trascorrete insieme.
Magari non ti piace, appunto come dicevo prima, giocare con i pelusho o con i
Lego, ma sei disposto a fare un puzzle, a leggere 10 libri di seguito, magari
non ti piace far parlare i personaggi dei Lego, ma sei disposto a fare un gioco
produttivo, a stampare un attività, a ritagliare insieme all'oro, a fare
qualcosa di manuale, vedrai che i momenti in cui fai qualcosa che piacciono
anche a te, saranno anche i momenti in cui i tuoi figli si divertiranno di più
con te, proprio per quello che abbiamo detto prima, perché sarai rilassato.
E manderai, trasmetterai un'energia diversa. E se un gioco non ti piace, comun
icalo, e guarda me non piace tantissimo giocare con i Lego, noi siamo persone, e
così come i nostri figli hanno le loro preferenze anche noi, abbiamo le nostre
, e così come loro le sprimono a noi, anche noi possiamo esprimarle a loro, e
visto che loro fanno tante cose che non gli piacciono, ma che piacciono a noi,
anche noi a volte possiamo fare cose che piacciono a loro e che a noi piacciono
un po' di meno.
Se un gioco non ti piace poi comunicarlo e giocate 10 minuti, 15 minuti con
quel gioco, e poi mettete un timer e decidete che adesso ne scegli uno altro tu
, piano piano si impara a fare con promessi o a cordi tra ciò che piace a loro,
ciò che piace a noi.
Prostimo senso di colpa, chino vina, non sto facendo abbastanza, questo è un
senso di colpa che credo ogni genitori senta in determinate circostanze o in
determinati momenti della propria vita, a me ad esempio capita quando, ov
viamente troppo lavoro e non riesco a stare abbastanza con i miei figli, e si
capita anche a noi che stiamo insieme 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno.
Anzi, forse a noi capita ancora di più perché spesso nel nostro stile di vita
è il confine tra vita personale, vita lavorativa è molto sfocato e quindi non
è bende lineato e quindi quello che è successo, per esempio noi e che i bamb
ini sono abituatissimi a vederci lavorare e a lasciarci lavorare e quindi a
volte ci dimentichiamo proprio di passare del tempo insieme.
Se i bimbi non ci richiamano, magari se ne stanno fuori tutto il giorno a gio
care tra di loro e non richiedono la nostra presenza io allex andiamo avanti a
lavorare e arriviamo a sera e ci rendiamo conto cavolo non li abbiamo nemmeno
visti.
Questo succede, succede e spesso e volentieri succede anche un'altra situazione
circostanza in cui io sento di non stare facendo abbastanza, se per esempio ci
sono vari giorni in cui i bimbi fanno scuola da soli e io non li aiuto.
O magari fanno, per esempio, soltanto mettiamo matematica o scrittura in ingles
e e io non ho fatto niente di italiano con loro, anche lì entra quella voce
dell'ina de guatezza che mi dice a Carlotta non stai facendo abbastanza.
Questo senso di colpa inoltre ha molto a che fare anche con quanta cura ci st
iamo prendendo di no, è perché spesso quando sentiamo di non stare facendo abb
astanza per i nostri figli significa che
non abbiamo abbastanza tempo a prescindere nella mia esperienza, questo senso
di colpa specifico e proprio un campanello dall'arme che non dobbiamo ignorare
perché ci dice che abbiamo bisogno di un cambiamento in generale, magari dobb
iamo analizzare e reimpostare le nostre priorità.
Nel frattempo, un metodo che funziona, almeno, funziona per me ha funzionato
per famiglie a cui lo consigliato per lavorare su questo senso di colpa nell'im
mediato e fare un'azione minuscola che però ti faccia sentire bene, per esempio
.
In quelle giornate di lavoro intenso, quando menerendo conto e quando sento
quella vocina che mi dice Carlotta non stai facendo abbastanza,
scelgo con intenzione di fare una pausa, chiedo ai bimbi, se li va di fare un
gioco con me o una passeggiata insieme e mi dedico a loro per pochi minuti,
anche solo 10 minuti, una partita a uno, una partita a un gioco in scatola che
ci piace, fanno tutta la differenza.
Stessa cosa con la scuola, penso non stai facendo abbastanza invece di rimugin
are, anche se sono le 4 del pomeriggio gli dico "hei avete voglia di fare una
scheda di tagliano con me" e facciamo una scheda di tagliano, una azione minusc
ola spesso fa tutta la differenza.
Ultimo senso di colpa di cui parlo oggi è questo, perché quei genitori ci
riescono e io no.
Questo è il senso di colpa che nasce quando siamo, per esempio, fuori casa o
apriamo Instagram e ci sembra che tutte le famiglie siano così unite, così
organizzate, che hanno tutto sotto controllo, che sanno gestire tutte le situ
azioni.
E magari è successo proprio anche a te, vedendo noi su Instagram e se così mi
dispiace, a volte vorrei davvero mettere le telecamere in casa nostra per mostr
arti che siamo una famiglia come le altre, però in questo caso dovrei credermi
sulla fiducia.
Altrimenti facciamo effetto grande fratello, grande famiglia, per lavorare su
questo senso di colpa, poi innanzitutto imparare a riconoscere quando ti stai
paragonando ad altri genitori e fermare quel diarogo interiore.
E proprio dire ad alta voce, non ha senso che mi paragono agli altri genitori,
sul mio libro c'è una frase che dice che spesso volentieri compariamo, paragon
iamo il nostro scantinato alla cucina degli altri quando ci invitano a casa loro
.
Questo significa che stiamo paragonando una realtà con una fantasia, perché
chiaramente se una persona ti invita a casa sua si prepara e pulisce perfett
amente la cucina se sa che andrà a utilizzare quegli spazi.
Quindi ecco, questo è il primo minuscolo, la prima minuscolazione, riconoscere
che ci stiamo paragonando a un immagine non reale, ricordati che ciò che oss
ervi è soltanto la facciata di qualcun altro.
Se ad esempio sei in spiaggia, i tui figli sembrano senza controllo, mentre i
figli del vicino di ombrello ne nuotano, giocano tranquilli, vanno d'amore d'
accordo, magari è perché quei bambini sono abituati da andare in spiaggia, fin
da piccoli e la famiglia fa meno fatica in quel contesto.
Oppure è perché quei genitori sono abituati ad usare minacce castighi per
educare e magari gli hanno fatto uno di quegli squadi da terrore e allora i b
ambini sono li che hanno paura della punizione e per questo sono nella loro
versione obbedienza, quindi ricordati che stai osservando soltanto la facciata.
Ma c'è anche un'altra cosa secondo me che possiamo fare in questi contesti e
la trovo molto valide molto positiva anche che quella di lasciarci ispirare.
Siamo abituati a paragonarci perché non siamo abituati a celebrare i successi
altri, quando vediamo qualcosa di una famiglia che ci piace, invece di riflett
arlo su di noi come una nostra mancanza, possiamo iniziare a pensarlo come una
loro vittoria, una loro capacità, abilità, competenza che hanno già svilupp
ato e giuire per loro.
E magari prendere spunto e magari provare a capire come possiamo applicarlo
anche alla nostra realtà familiare.
Se lo sentiamo il linea con i nostri valori, possiamo farci per questo alcune
domande come c'è qualcosa di quello che sto vedendo che mi piacerebbe portare
nel mio approccio educativo, sarebbe sostenibile per me e per la mia famiglia.
A quali risorse posso attingere per farlo? C'è una miniazione che posso già
iniziare oggi stesso.
Ok, ora, come ti avevo promesso all'inizio, voglio dirti quella che secondo me
è una riflessione importante su tutti questi sensi di colpa.
Ma prima faccio un piccolo ricap, un piccolo riassunto di una cosa di cui par
liamo spesso nel percorso e anche nelle dirette con la comunità di tutta la
tela.
Il senso di colpa come hai visto, come hai intuito negli esempi che ti ho port
ato, è un sentimento che si sentiamo scomodo, ma che in realtà è positivo
perché ci comunica che quello che abbiamo fatto o detto,
o il modo in cui ci stiamo comportando, non ci piace e che vogliamo cambiarlo.
Per esempio, urlo e mi sento in colpa, il senso di colpa mi dice quel comport
amento non ti piace vuoi cambiarlo.
Quindi il senso di colpa, in questo caso, è positivo perché ci aiuta a
individuare un lavoro che vogliamo fare su noi stessi per cambiare un nostro
comportamento.
In questo caso, può essere lo stesso. Magariti senti in colpa perché giocare
con i tui figli rientra nel set dei tuoi valori genitoriali ideali, perché
magari sei cresciuta in una famiglia in cui si giocava tantissimo e quindi
quello per te è un valore importante.
Ma in questo momento della tua vita non riesce ad arci la priorità, non hai
ancora capito come dare la priorità, come reorganizzare le tue priorità per
dare la priorità a quello, quante volte ho detto priorità, non lo so.
Il senso di colpa è lei a dirti, guarda che quello è un tuo valore importante
e quindi sappi che c'è qualcosa che devi cambiare.
Ma c'è anche un'altra lente e anche possibile che ci sia un'altra cosa che ha
comuna tutti i sensi di colpa di cui abbiamo appena parlato, qualcosa che io ho
capito con il tempo e che ha cambiato completamente il modo in cui li guardo.
È possibile che questi sensi di colpa non siano davvero tuoi, non ti apparteng
ano davvero.
Sto sbagliando tutto, magari non nasce da dentro di te, magari nasce da lo sgu
ardo giudicante della società su cosa significa essere un buongenitore.
Non mi piace giocare con mio figlio, magari nasce dall'aspettativa, culturale,
non tua, che un genitore dovrebbe sempre voler giocare con i figli.
Non sto facendo abbastanza, può essere il riflesso delle aspettative altrui di
tuo marito, di tuo moglie, dei tui figli, della società, ma non significa che
tu sia davvero manchevole.
E perché quei genitori ci riescono e io no, magari nasce da una narrazione est
erna che ci dice, ci chiede di confrontarci continuamente con un modello che non
è il nostro.
Questo capita di continuo su Instagram.
Questi sensi di colpa possono essere dei riflessi, delle emozioni dei tui figli
, delle aspettative, della società, degli standard che qualcun altro ha scritto
e che noi abbiamo interiorizzato senza corgiorce ne.
Non significa che non dobbiamo ascoltarli, notarli o servarli, anzi hai visto
quanto possono insegnarci.
Significa però che prima di lasciarli pesare su di noi vale la pena chiederci
questo senso di colpa, è mio o è qualcosa che ho assorbito dall'esterno, è
un riflesso di qualcosa fuori di me.
Spesso ti assicuro che la risposta a quella domanda è già liberatoria di per
sé.
Questo per oggi è tutto, spero che questo episodio ti abbia lasciato dei semin
i e ti do appuntamento al prossimo episodio di ad educare con calma.
Ti ricordo che se vuoi commentare, se vuoi raccontarci una neddoto, se vuoi
aggiungere un tuo senso di colpa, questo ci piace tantissimo tra l'altro, se
avete un senso di colpa che non ho menzionato, aggiungetelo nei commenti.
Perché così che piano piano li sdoganiamo, li normalizziamo, li sgretoliamo,
vedete la come volete.
Potete farlo andando sulla pagina di questo episodio, dove trovate anche i rela
zionati di cui ho parlato, sulla tela.com/podcast cercando il numero dell'episod
io o sulla tela.com e nella lente di ricerca scrivete il titolo dell'episodio o
scrivete senso di colpa.
Vi aspetto lì. Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o bu
ona notte. A seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!