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Tra i due e i dodici anni in tuǝ figliǝ non cambia quasi nulla, a parte l'altezza.

Sembra una provocazione, lo so, ma ti giuro che ha senso (seguimi!): cambia il corpo, che con la pubertà diventa il suo biglietto da visita; cambia il cervello, che si ritrova a guidare una macchina potentissima ma ancora senza freni; cambia il mondo sociale, perché il punto di vista degli amici inizia a pesare più del tuo.

Ma quello che lǝ fa sentire al sicuro quando è sopraffattǝ e quello che lǝ aiuta davvero a tornare in equilibrio, resta identico a quando aveva due o tre anni.

Proprio così.

Su La Tela l'abbiamo già visto succedere una volta: quando avevano due o tre anni e li chiamavamo, con affetto e un po' di esasperazione, i «terribili due». Anche allora i nostri figli sembravano incomprensibili, imprevedibili, quasi ingestibili, e anche allora non lo erano davvero: erano semplicemente nel mezzo di una fase di grande cambiamento che sopraffaceva loro prima ancora di sopraffare noi.

Ecco perché – e lo dicono anche le neuroscienze! – la (pre)adolescenza somiglia moltissimo all'infanzia: una fase tanto meravigliosa quanto incompresa, questa volta vissuta con un corpo più alto, ma di nuovo con un cervello che si sta letteralmente ricostruendo.

Una guida in più: benvenuta, Giada Vettorato!

Su La Tela non sei solə, te lo dico spesso: hai un'intera comunità di genitori che ti supporta (tra l'altro, sei già statə nella stanza nostra virtuale settimanale?); e hai professioniste che ti accompagnano in ogni fase, persone per cui l'Educazione a Lungo Termine non è solo teoria, ma, come me, la applicano in primis nella loro vita.

Per questo tratto del cammino, ad accompagnarti diamo il benvenuto a Giada Vettorato , dottoressa in psicologia e family coach specializzata in preadolescenza e adolescenza (oltre che madre di tre figli che stanno attraversando esattamente questa fase!). Perché alla fine si tratta «solo» di interiorizzare come cambiano i ruoli!

Le nuove lezioni di Giada, i percorsi guidati (disponibili sull'app La Tela) e i video 1a1 con lei ti aiuteranno ad attraversare questa fase con sicurezza, senza temerla: perché ricorda, abbiamo (più) paura di ciò che non conosciamo.

E qui ti do una buona notizia.

Gli strumenti per attraversarla li hai già!

Infinite volte mi hanno detto: «Ah, aspetta che arrivi la preadolescenza! Poi voglio vederti!». Io ogni volta sorridevo con scetticismo: «Avranno ragione? Devo davvero temerla?».

Poi la preadolescenza è arrivata.

E sai cos'è successo in questi anni? Ho tirato un sospiro di sollievo: quel monito non riflette affatto la realtà di ciò che vedo succedere nella mia famiglia e in migliaia di famiglie qui su La Tela che hanno praticato l'Educazione a Lungo Termine. Era un mito.

Non perché sia una passeggiata né perché tutto sia semplice né perché io sappia sempre cosa fare; ma perché cambiano le sfide, ma gli strumenti della mia cassetta degli attrezzi continuano a funzionare.

Ecco perché la lezione che vorrei diventasse la mentalità con cui ti approcci a questa fase si intitola «Hai già tutti gli strumenti che ti servono!»: Giada, nelle nuove lezioni, ti aiuta a capire questa fase per poterli mettere in pratica!

Te lo dimostro con due macro categorie che rappresentano il 90% delle sfide della genitorialità.

Le crisi ci sono ancora e tu sai già cosa fare

C'è un'immagine che uso da anni su La Tela e che qui torna più vera che mai: in una crisi, tuǝ figliǝ guarda a come tu navighi la tempesta. Vale ancora.

Tu resti il capitano della barca. Questo non cambia.

A tre anni si buttavano a terra al supermercato. A dodici o quindici anni sbattono la porta, ti urlano di lasciarli in pace, vogliono l'ultima parola a tutti i costi, oppure si chiudono in un silenzio che a volte fa più rumore di qualsiasi urlo.

È ancora una crisi, come quelle che hai (già) conosciuto: si muove su un territorio nuovo, certo – il loro cervello sta attraversando una ristrutturazione enorme – ma la tua reazione rimane la chiave di volta.

Ricordi cosa diciamo delle crisi? Quando ti unisci al loro caos, è come se dicessi: «Temo questa tua emozione»: così non solo la gestirai con meno sicurezza, ma la temeranno anche loro. Quando gli presti la tua calma, vincete tutti! E gli strumenti per farlo continuano a essere gli stessi:

  • Il tuo obiettivo è ancora regolarti prima tu: la tua calma è la sua calma (e diventa sempre più importante!).

  • Il tuo lavoro è ancora fare da interprete al comportamento e offrire l'interpretazione più accogliente;

  • I tuoi confini e il tempo per te sono ancora essenziali! Anche adesso, una cosa non esclude l'altra: puoi accogliere l'emozione e allo stesso tempo proteggere il tuo confine / tempo – «Sono qui per te e allo stesso tempo non accetto che mi tratti così».

I limiti cambiano, come li facciamo rispettare no

Contestano l'ora di rientro, il tono con cui chiedi una cosa, il tempo con gli amici o il budget degli schermi che avevate concordato insieme la settimana prima. È inevitabile ed è così che deve essere: più resistenza non è un sintomo che qualcosa non va, è il segno che autonomia e pensiero critico stanno diventando intenzionali.

Va nutrito, non spento. In questa fase non servono più limiti o più durezza: servono ancora e sempre più coerenza e più chiarezza.

E di nuovo, il capitano della barca sei sempre tu, anche se la ciurma è ormai convinta di saper guidare da sola (spoiler: ha ragione! Sempre più spesso può farlo davvero – ma «sempre più spesso» non vuol dire «sempre» 😉).

In questa lezione ti mostro che cambiano gli scenari, ma il modo in cui «discipliniamo» (ovvero insegniamo) rimane lo stesso:

Un piccolo spoiler

«Evita la lotta di potere» è uno strumento della disciplina che già hai nella cassetta degli attrezzi e che vale ancora!

Evitare quella partita a tennis in cui tu dici una cosa e loro l'opposto resta importante come quando avevano tre anni, anzi… ora è ancora più importante, perché adesso non li prendi più in braccio per obbligarli a fare ciò vuoi; e togliere ciò che amano (tablet, telefono, schermi) ti si ritorce solo contro.

Stabilire insieme le regole costruisce molta più collaborazione di qualsiasi imposizione dall'alto, perché gioca su quello di cui più hanno bisogno in questa fase: l'autonomia!

Ricorda: i frutti li stai già raccogliendo!

L'ho chiamata Educazione «a Lungo Termine», proprio perché gli strumenti costruiti finora continuano a funzionare anche quando tutto il resto sembra cambiare.

Ogni volta che negli anni dell'infanzia hai scelto di imparare ad accogliere e gestire le crisi, di respirare invece di urlare, di riparare invece di far finta di niente, di far rispettare i limiti senza paura e minacce, stavi lavorando per oggi, per l'adolescenza, per domani.

Sai perché lo so? Perché stavi lavorando su di te! Sull'espandere la tua capacità emotiva, sul regolare il tuo sistema nervoso, sul scegliere la tua reazione, sul darti la priorità.

Quelli sono i veri frutti dell'Educazione a Lungo Termine e li vedi in ogni tua relazione: gli altri li raccoglieranno i tuoi figli da adulti. Ecco perché nella (pre)adolescenza non devi ricominciare da zero, devi solo ricalibrare la tua bussola a un corpo più grande e un cervello (un po') più maturo.

Non è (ancora) troppo tardi

E se in questi anni non hai sempre navigato come avresti voluto, se ripensandoci vedi più urla che riparazioni e se senti di stare perdendo tuə figliə, c'è una cosa che vale la pena ricordare: puoi (ancora) cambiare rotta, se lo scegli.

Il primo passo, come sempre, resta la riparazione, che in questa fase può avere un peso diverso e ancora più importante.

Puoi partire dal punto in cui ti trovi per riscrivere un’altra storia della vostra relazione: il primissimo passo è proprio ammettere quello che pensi di aver fatto sbagliato in passato e mostrare la volontà di cambiare le cose.

Ora, quel cervello (un po') più maturo che spesso vuole l'ultima parola e ti fa fare fatica, può comprendere molto bene questa conversazione e l'apprezzerà più di quanto tu possa immaginare: non sei più da solə a fare questo lavoro, tuə figliə può essere davvero tuə alleatə.

Non è una bacchetta magica (o sì?), non cambia la relazione dall’oggi al domani (o sì?), ma apre uno spazio nuovo e dice ai tuoi figli, e anche a te, che non siete il vostro passato: siete quello che scegliete ogni giorno e quello che è successo finora non deve necessariamente determinare quello che succederà da qui in avanti.

E quello spazio, ora, lo create insieme.