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Note dell’episodio

Questo episodio è tratto da uno dei nostri Book Club: sono gratuiti, come le presentazioni dei libri nella vita offline, e poi li usiamo per creare episodi del podcast (come questo) e una bella intervista sul blog de La Tela.

In questo episodio parliamo di:

  • Perché a danneggiare davvero i bambinə non è la separazione in sé, ma crescere in un clima di rabbia ed incertezza.

  • Come costruire un piano genitoriale che aiuti i bambinə.

  • Come capire quando è il momento di separarsi.

I punti salienti dell'episodio:

00:00 Introduzione e benvenuto
01:24 Primi passi per separarsi bene e tutelare i bambinə
03:50 Comunicare e onorare il cambiamento
06:54 Quando si sa che è ora di separarsi?
11:36 Chiusura e riflessione finale

Potete trovare Karen:

Buon ascolto!

Leggi la trascrizione

Carlotta: Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di Educare con Calma. Oggi vi parliamo di separazione, ma non lo faccio io, lo fa Karen Taranto, che è la nostra persona di riferimento per la coppia. Karen sulla Tela offre un workshop live per la coppia, focalizzato sul litigio, in cui vi aiuta ad uscire dal ciclo del litigio, come lo chiamiamo noi. Ormai questo workshop è all'ottava edizione, ha aiutato tantissime coppie, sempre più coppie ce lo richiedono e per questo lo offriamo alcune volte l'anno. Se ti interessa, in questo momento potrebbe essere aperta un'edizione, puoi andare a guardare su latela.com barra workshop e lo trovi lì insieme ai workshop che sono aperti al momento. Ti ricordo anche che se hai l'abbonamento a tutta la Tela hai uno sconto anche per comprare il workshop e inoltre hai accesso anche a due masterclass di Karen, una su come accorciare la distanza emotiva nella coppia e una su un tema un po' più di nicchia, ma di cui si parla poco, che è proprio il tema di oggi.

Carlotta: La separazione. Lascio la parola a Karen.

Carlotta: Spesso si rimane insieme per il classico bene dei figli, no? I bambini sono ancora piccoli, rimaniamo insieme, ma tu invece ci racconti che quello che davvero danneggia i bambini è crescere in un clima di conflitto, in un clima di rabbia, in un clima di disprezzo. Quindi mi piacerebbe parlare con te o che ci facessi una piccola panoramica su quali sono, secondo te, i primi passi per separarsi bene e per tutelare i bambini in questo, partendo proprio da questo concetto. A volte rimanere insieme per il bene dei figli non è la soluzione più giusta. Allora, diciamo una cosa, che questa parte del libro mi ha toccato in un modo ancora diverso, perché tutti noi siamo una storia, no?

Carlotta: E quindi non è un caso che sia arrivato un libro che parli del conflitto e tutta la parte della separazione che oggi affronto con le coppie, in realtà l'ho affrontata come figlia e l'affronto ancora oggi come individuo che ricostruisce ogni volta e mette insieme una narrazione sempre diversa. E quindi questa per me è una parte cui tengo davvero nel cuore, pensando proprio ai bambini. Quando ci tengo a dirtela questa cosa, perché è molto intima e so che questo con te è il posto e il modo giusto per poterla tirar fuori. Quando mi trovo a scrivere i piani genitoriali, nel piano genitoriale di separazione, no?

Carlotta: Si decide tutto un po' quello che riguarda l'organizzazione della famiglia, ma tutto il lavoro anche sul bambino, con chi sta, le frequentazioni, chi va dove, come, cioè di tutto, di tutto. Mi prendo un tot di tempo, poi finito il percorso, per scriverlo e mi metto in studio, mi dedico proprio un tempo e mi immagino sulla sedia vicino a me il bambino o i bambini. E me lo vedo proprio lì, che li faccio vedere mentre scrivo, guarda, così cambieranno le cose, per rispondere a quella certezza di cui parlavamo prima. Sì, le cose cambieranno, cambieranno così, farò di tutto per fare in modo che sia chiaro e i tuoi genitori hanno lavorato per te, per continuare ad essere ancora più presenti in un modo diverso.

Carlotta: Ma guarda, tutto questo non devi inventarti nulla, non devi decidere nulla, non devi pensare a questo, lo hanno fatto i tuoi genitori, c'è chi l'ha fatto per te, stai tranquillo. Quindi, ecco, questa è tutta una parte a cui davvero tengo tantissimo, ricordandoci che i tempi degli adulti non sono i tempi dei bambini, cioè quel lutto del progetto di famiglia, di coppia, che i genitori avevano inizia molto prima di quando poi viene comunicato. Poi i bambini lo vivono perché noi viviamo con la pancia, con il corpo, prima che ancora con le orecchie, però diventa il punto zero da dove ufficialmente sappiamo che adesso le cose cambiano. E poi quella cosa va onorata, quella comunicazione va onorata perché, e qui mi collego a quello che dicevi, vivere nell'incertezza e nella conflittualità, gli studi sono chiari in questo, ce lo dicono proprio, è questo che logora e deteriora e va a minare lo sviluppo psicofisico del bambino.

Carlotta: Perché loro imparano da noi come si è famiglia, come si è coppia, come si sta insieme, come si sta in relazione. E allora noi abbiamo il dovere di mettere i figli al centro e chiederci come genitori che cosa stiamo offrendo e cosa vogliamo offrire. Sembra un po' un paradosso il fatto che nel momento più delicato i genitori debbano essere centrati nella cura di un altro individuo. Lo è, ma di fatto è questo che siamo chiamati a fare proprio come responsabilità genitoriale. E ancora una volta mi viene da dire non dobbiamo assolutamente farlo da soli per la fragilità che anche l'adulto affronta in quei momenti.

Carlotta: Quindi prendersi cura dei più piccoli in Questi casi vuol dire farsi ancora una volta delle domande. E, ancora prima, prendere la crisi che stiamo vivendo come un messaggero. Prenderci proprio il tempo, lo spazio per lavorare su quella crisi, ma lavorare attivamente, cioè snocciolando quello che ci sta portando. Perché è vero che la famiglia è un nido, un nucleo fondamentale, così come potremmo immaginarcela per lo sviluppo di un individuo. Ma se su quella crisi si è lavorato e se gli adulti hanno ponderato effettivamente che quella è la decisione, va trattata con la medesima dignità di chi decide di stare insieme.

Carlotta: E allora è lì che c'è la vera protezione, il vero affidamento, il vero prendersi cura. E allora lì si parte per fare insieme un pezzo di strada e cercando di dividere i livelli di coppia da quello genitoriale, che è molto difficile, ma si fa perché ci sono tanti modi di essere famiglia. E molte volte proprio quel nuovo modo consente di vivere il rapporto genitoriale in un modo che non sarebbe stato tale nei modelli o nell'esperienza precedente. C'è una domanda che è arrivata tanto, Karen, ma io penso che sia una domanda molto difficile. E non so se esiste una risposta universale. Quando si sa che è ora di separarsi?

Carlotta: Ma allora è fondamentale che ognuno possa guardarsi dentro, ognuno lo sa per sé. E i tempi possono essere molto diversi dal livello individuale a quello della coppia. Perché magari uno ci arriva prima, uno ci arriva dopo, qualcuno non ci arriva mai. Farsi domande, rischierò di essere ripetitiva, ma davvero ci consente di capire. Ci arriviamo a sapere che non è più quello il nostro posto quando iniziamo a sentire quella sofferenza, quel non sentirsi nel posto giusto, quella fatica, quell'insoddisfazione, quel dolore di essere lì. E allora dobbiamo capire come mai. Noi non stiamo insieme per stare male, o meglio, noi non cerchiamo la relazione, i rapporti, non curiamo i rapporti per stare male.

Carlotta: Noi siamo esseri che hanno bisogno di stare in relazione, ma perché questo nutre profondamente la nostra individualità. E quindi cercare di capire questo nutrimento, se è davvero di valore oppure no, può darci delle risposte. Ma questo riguarda la coppia, ma riguarda tutte le relazioni che noi decidiamo di avere intorno a noi. Perché il contesto porta delle influenze fondamentali che davvero definiscono la qualità della nostra vita. Immaginiamo proprio di anche uscire con un amico, un'amica, e quella conversazione diventa tossica, nel senso che finito quell'incontro, che doveva essere un incontro di piacere, non siamo a stare male, ci arrivano sensi di colpa per discorsi che tocchiamo, oppure non ci sentiamo al nostro agio.

Carlotta: Cioè, le nostre emozioni ci parlano. Attenzione, parlano di noi, perché noi magari delle volte abbiamo la presunzione di definire le persone, ma quella non è quella persona. Cioè, quello che noi sentiamo parla di noi in quella situazione. Ecco perché con quella stessa persona magari io ci sto male e tante altre ci stanno bene. Quindi tutto poi riporta a noi a farci domande. E allora, se quella non è più il mio posto, se quella non è più la mia condizione di cura, è importante che io possa chiedermi cosa fare. Poi le risposte possono essere tante, Carlotta, perché dobbiamo anche essere realisti.

Carlotta: Non tutti sono pronti a fare questo passo sempre per varie ragioni. Cioè, ci possono essere ragioni anche economiche, ci possono essere anche ragioni legate alla fatica di dover affrontare un lutto comunitario, perché quando ci si separa dobbiamo pensare anche che c'è una ricostruzione dei rapporti con le amicizie, le amicizie in comune, c'è il lutto legato appunto alla sfera economica, quella individuale, quella emotiva. Insomma, è un gran lavoro da fare e non tutti siamo sempre pronti così a metterci le mani. Ci sono persone che non ce la fanno. E allora anche lì diventa importante non fare una prescrizione, cioè uno più uno due, uno più uno uguale tre.

Carlotta: Allora, in quel tre possiamo mettere a priorità determinate cose che sono oggi, Non lo so domani. E allora questo ci consente anche di costruire e ricostruirci pian piano. Prenderci cura di noi vuol dire poi prenderci cura anche di chi abbiamo a fianco. E se abbiamo dei piccolini o comunque dei figli, anche più grandi, ecco, questo passaggio è prioritario. Non possiamo pensare di versare nulla da una brocca che è già vuota. Quindi quando è che lo sento, che è il momento di separarci? Ecco, ci sono dei campanelli interiori che sono chiarissimi. Soprattutto poi con l'aiuto di chi ci può aiutare a tradurli e ci può accompagnare piano piano.

Carlotta: E tra l'altro, imparare a riconoscere i propri bisogni ha un ruolo fondamentale in questo, perché se da quel disagio, da quel dolore, io riesco a dire a mio marito: «Io ho bisogno di sentire che le mie emozioni hanno un spazio sicuro per essere espresse, ho bisogno di sentirmi validata, ho bisogno», è chiaro quello che si può fare, poi è difficile farlo, ma è chiaro almeno quello che si può fare per aiutare ad alleviare quel disagio e magari rimanere insieme. Ma se non partiamo dai bisogni, non possiamo arrivarci.

Carlotta: Quello che avete ascoltato è un estratto di una diretta che Karen ha offerto alla comunità e che, se hai l'abbonamento, trovi anche nell'archivio delle dirette. Grazie Karen, perché penso che ci sia davvero tanto bisogno di parlare di questo aspetto della coppia che in realtà riguarda moltissime coppie, sia genitoriali che non. Quindi non deve essere un tabù e sapete che su La Tela la nostra specialità è proprio sgretolare tabù. Voilà, per oggi è tutto. Io mi sento di aver fatto solo da bollettino pubblicitario praticamente oggi per raccontarvi tutti i contenuti che offriamo, ma qualcuno lo deve pur fare, perché sennò come sapete che esistono questi contenuti meravigliosi.

Carlotta: E meno male che c'è stata Karen, ho lasciato la parola a lei e lei ha portato il valore a questo episodio, perché sapete che su La Tela ci piace offrire tanto contenuto gratis, perché pensiamo che l'Educazione a Lungo Termine debba essere il più accessibile possibile. Non mi rimane che augurarvi buona serata, buona giornata o buona notte, a seconda di dove siete nel mondo.