«Il congedo parentale è un mio diritto e non mi sento in colpa»
In questo episodio di Educare con calma condivido con voi l'esperienza di una mamma single di una bimba di due anni senza supporto familiare vicino, che ha deciso di usare il congedo parentale a ore per prendersi del tempo per sé.
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Note dell’episodio
Questo episodio è un aneddoto tratto dal blog de La Tela, in cui parliamo di quanto sia importante prendersi cura di sé prima di prendersi cura dei figliə, di come monitorare il proprio benessere ci aiuti a non scaricare su di loro stress e nervosismo e di come fermarsi, a volte, sia una vera e propria necessità e non un lusso per pochi.
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Carlotta: Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di Educare con Calma. Oggi voglio raccontarvi l'aneddoto di Maria. Questo è un aneddoto che era sul percorso per Educare a Lungo Termine e ora che stiamo facendo un po' di ristrutturazione per offrirvi sempre evoluzione anche nei contenuti, ho tolto questo aneddoto come altri aneddoti da lì e ve lo racconto qui, perché non voglio che vada perso, perché sulla Tela parliamo spessissimo di quanto la cura di sé sia uno dei pilastri dell'Educazione a Lungo Termine. Maria Montessori diceva: non possiamo dare agli altri quello che non abbiamo già dentro di noi. E io a questa frase ho sempre aggiunto: non possiamo dare agli altri nemmeno ciò che non diamo prima noi stessi, non possiamo dare agli altri cura, tempo, pazienza, comprensione, se prima non diamo tutto questo anche a noi stessi e noi stesse. Quindi proprio perché la cura di sé è un argomento così importante nell'Educazione a Lungo Termine, non voglio che questo aneddoto finisca nel dimenticatoio e voglio onorarlo, voglio onorare lo sforzo di Maria per prendersi cura di sé e voglio leggervi quelle che sono le sue parole. Maria, se mi ascolti, ciao e grazie.
Carlotta: Sono una mamma unica, ovvero single, di una bimba di due anni. Lavoro in azienda otto ore al giorno e i miei genitori abitano in un'altra città. Per me è fondamentale monitorare sempre lo stato del mio benessere. Devo capire se sto facendo troppo, se ho bisogno di una pausa per prendermi cura di me, perché so che a rimetterci e subire il mio comprensibilissimo nervosismo sarebbe proprio mia figlia. Questo l'ho realizzato concretamente nel gennaio 2023. Quello era un periodo di grandissimo stress e stanchezza, in cui ho capito che dovevo trovare un modo per evitare di far traboccare del tutto il mio calice.
Carlotta: Mi sono fermata per fare il punto della situazione. Sentivo dire spesso che fermarsi e abbassare il rumore di fondo ci aiuta a focalizzarci e a trovare soluzioni valide in situazioni difficili. E così è stato anche per me. Fermandomi, mi sono resa conto innanzitutto che dovevo cambiare qualcosa nell'organizzazione settimanale. Come prima cosa ho deciso di lasciare andare il corso di musica che io e mia figlia avevamo ogni mercoledì. Era troppo lontano da casa e finivamo per andarci sempre nervose e di fretta. Non ce lo godevamo più. Un'altra cosa che ho deciso di fare è stata alternare i giorni in ufficio con quelli di lavoro in remoto, in modo tale da andare in azienda solo il martedì e il giovedì e mai due giorni di fila.
Carlotta: Sono andata avanti così un paio di mesi, ma poi ho capito che per alleggerire il mio calice avevo anche bisogno di riposarmi davvero, di avere delle ore solo per me, delle ore di nulla. Ho scelto quindi di ricorrere al congedo parentale a ore e prendermi alcuni pomeriggi liberi ogni tanto. Dopo quella decisione ho finalmente iniziato a respirare. Cosa facevo in quei pomeriggi? I primi tempi ho dormito, senza mia figlia accanto. Poi ho iniziato a fare qualche commissione che avrei fatto di corsa con mia figlia al seguito. E alla fine ho ripreso qualche appuntamento per me, che avevo totalmente dimenticato nei due anni precedenti.
Carlotta: Il parrucchiere, l'estetista. Una volta mi sono regalata anche un massaggio. Mi sono mai sentita in colpa verso l'azienda? No. Il congedo parentale è un nostro diritto, per cui le generazioni passate hanno lottato. Dobbiamo onorare questo impegno. Il congedo è pensato per affrontare tutte le difficoltà che circondano la maternità. E sicuramente mantenere la mia salute mentale e fisica è fondamentale per poterle affrontare. Da quando ho adottato queste piccole soluzioni, mia figlia ha iniziato ad addormentarsi più serenamente e con più facilità. Eravamo arrivate ad un punto in cui io arrivavo alla sera così stressata che le riversavo tutta l'agitazione addosso.
Carlotta: E lei non riusciva a prendere sonno. Poi io mi arrabbiavo e andavamo avanti così anche due ore, in questo circolo vizioso di nervosismo e frustrazione. Ma quando sono riuscita finalmente a riposarmi, mia figlia ha ripreso ad addormentarsi in 10-20 minuti. Io ero serena e così lo era anche lei. Vedo tutti i giorni quanto sia importante la mia salute mentale per quella di mia figlia. E so che per prendermi cura di lei, devo Prendermi cura prima di me stessa. Ormai per me non c'è più dubbio.
Carlotta: Ringrazio tantissimo Maria per aver dedicato questo tempo a scrivere questo aneddoto per noi. E devo dire che quello che mi ha colpito di più di questa storia quando la lessi per la prima volta non è il congedo parentale in sé, è più quella parola, respirare. Quei pomeriggi liberi non erano ozio, non erano fuga, non erano un capriccio. Erano il minimo necessario di cui Maria aveva bisogno per sentirsi una persona e non solo una funzione. E quella frase sul senso di colpa verso l'azienda, quel no deciso che Maria si è risposta, è una di quelle risposte che sembrano banali finché non le dici ad alta voce.
Carlotta: E ti accorgi che dentro di te non ci credi ancora del tutto. Perché il senso di colpa nella maternità è trasversale. Ci sentiamo in colpa col lavoro quando siamo coi figli e con i figli quando siamo al lavoro. Ci sentiamo in colpa se prendiamo un pomeriggio per il parrucchiere, come se fosse un lusso in debito. Come se prendersi cura di sé fosse qualcosa da guadagnarsi, non qualcosa di cui hai diritto. Questa è l'eredità dell'educazione che abbiamo ricevuto, è l'eredità dell'equazione amore uguale sacrificio, che stiamo cercando di sgretolare, che stiamo cercando di riscrivere. Maria, che oggi tra l'altro è una delle nostre ambassador per La Tela su Torino, ha capito una cosa che molti di noi impiegano anni a digerire.
Carlotta: Un genitore svuotato non è un genitore migliore. E il congedo parentale esiste esattamente per questo. Dovrebbe essere molto più lungo? Sì, e in tantissimi paesi lo è già, ma non entro lì in questo momento. Il congedo parentale esiste esattamente per permetterti di stare bene, in tutte le forme che stare bene può prendere. Dormire senza tua figlia accanto? È stare bene. Dedicarti a una lezione di Pilates? È stare bene. Andare a pranzo con le amiche? È stare bene. Fare una commissione da soli, senza un passeggino da manovrare? È stare bene. Non c'è niente di cui vergognarsi. E ringrazio Maria che lo ha scritto in maniera così chiara e precisa anni fa.
Carlotta: Con questo è tutto. Vi do appuntamento al prossimo episodio di Educare con Calma. Vi ricordo che se volete unirvi alla conversazione, fatelo, perché è importantissimo per fare comunità, per sentirci meno soli. E lo ripeto spesso, la solitudine è una delle sensazioni più comuni per i genitori che scelgono di educare diversamente. Potete farlo su latela.com barra podcast, cercando il numero dell'episodio, oppure nella lente di ricerca su latela.com, scrivete il titolo dell'episodio, lo trovate e andate nella sezione dei commenti. Se non ci sono ancora commenti, lasciate voi il primo. Le risposte arriveranno.
Carlotta: Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buonanotte, a seconda di dove siete nel mondo.
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