«La scuola fa schifo?» | dal Book club
In questo episodio di Educare con calma parliamo di regole, lacune e fiducia nella scuola di oggi, partendo dalla voce dei bambinə e non dalle teorie degli adulti.
Ascolta l’episodio
Note dell’episodio
Condivido con voi un estratto del Book club con Vittoria Debernardis, autrice di «Perché i bambini e le bambine dicono: "La scuola fa schifo?"». Ripercorriamo insieme le radici storiche della scuola italiana e riflettiamo su quali materie essenziali (come le relazioni, l'educazione finanziaria e sessuale) restano ancora oggi ai margini. Parliamo anche di cosa possiamo fare, da genitori, per accompagnare i nostrə figlə dentro il sistema scolastico, di come dialogare con gli insegnanti senza delegittimarli, e vi lasciamo con uno sguardo di speranza su realtà educative già possibili.
I punti salienti dell'episodio
00:00 Introduzione e benvenuto
02:44 Educazione e fiducia
04:13 Origini della scuola moderna con obbedienza e gerarchie
10:28 Materie che la scuola non insegna
13:30 Traumi e vita adulta
15:20 Come aiutare i figli a casa
22:43 Credere ai bambini
25:27 Come insegnare ai figli a comunicare con insegnanti o con chi li fa sentire a disagio
27:48 Speranza e alternative
30:49 Metodi di insegnamento non utilizzati in Italia
34:59 Chiusura e riflessione finale
Potete trovare Vittoria:
sul suo sito;
su Instagram.
Leggi la trascrizione
Carlotta: Benvenuti e benvenute a questo nuovo episodio di Educare con calma. Oggi condivido con voi il nostro book club, che è una diretta ormai mensile e aperta a tutti e tutte, in cui vi presento un libro che trovo valido, che mi piace, insieme all'autrice. In questo caso il libro è «Perché i bambini e le bambine dicono la scuola fa schifo» di Vittoria Debernardis e ve lo presenterò proprio insieme a lei. Vittoria lavora nell'educazione da quando aveva 15 anni, è stata educatrice, insegnante, coordinatrice, finché a un certo punto ha capito che non riusciva più a stare dentro la scuola tradizionale, restando fedele a se stessa e ha quindi preso la decisione molto difficile di uscirne.
Carlotta: Da lì ha studiato, ha fatto ricerca, ha incontrato tante realtà educative diverse, oggi accompagna famiglie e insegnanti che vogliono percorrere strade nuove e ha raccolto tutto questo nel suo libro, che si è autopubblicata. Quando ce l'ha mandato, tutto il team l'ha divorato in pochi giorni. Devo dire che raramente, purtroppo, capita di incontrare questi temi raccontati con tanta chiarezza, delicatezza, ma anche senza filtri, che ne abbiamo davvero bisogno se vogliamo aprire gli occhi e avviare un cambiamento. E poi trovo che sia molto bello perché già dal titolo si capisce molto del suo approccio, partire dalla voce dei bambini e non dalle teorie degli adulti.
Carlotta: Poi voi lo sapete, se ascoltate questo podcast, se leggete il mio blog, il tema della scuola su La Tela ci sta molto a cuore. Io da sempre scrivo delle lacune del sistema scolastico sul mio blog. Ora spesso mi affianca anche Sara Ghirelli, che è una delle nostre persone di riferimento, proprio per i temi legati alla scuola. Ne parlo spesso anche sul podcast. Se cercate scuola nella lente di ricerca su latela.com trovate tantissimo. Ho creato il progetto La Tela Teachers in cui aiutiamo insegnanti a cambiare la scuola da dentro, dal basso, perché dall'alto il cambiamento non arriva. Se sei insegnante, anzi, unisciti, è gratuito e ti dà tantissime risorse valide.
Carlotta: E se avete l'abbonamento a tutta La Tela trovate un'intera categoria sulla scuola e anche la masterclass di Sara Ghirelli su come scegliere la scuola, che spesso ci raccontate essere proprio una fatica, soprattutto se nella vostra zona non avete un'opzione che vi convince. Ma basta, non mi dilungo oltre e vi catapulto nel mezzo del book club sul libro che io amichevolmente chiamo «La scuola fa schifo», con Vittoria De Bernardis. Cos'è per te l'educazione, Vittoria?
Vittoria: Per me gira tutto intorno al concetto di fiducia. Fiducia nelle competenze del bambino, nelle sue capacità, nella sua capacità di apprendere. Perché il bambino, l'essere umano, è naturalmente predisposto biologicamente all'apprendimento. E noi pensiamo sempre di dover riempire un contenitore vuoto, di doverlo correggere. E in realtà è una persona degna di fiducia, appunto, degna del nostro rispetto, del nostro ascolto. Legato al tema della fiducia mi viene in mente una cosa che forse ho già raccontato in un altro contesto. Quando brancolavo nel buio dei primi giorni della maternità mi chiedevo come farò a insegnare a questo bambino ad attaccarsi al seno, come farò a insegnargli a dormire la notte.
Vittoria: E un'amica molto saggia mi disse: abbi fiducia, perché è competente, imparerà da solo. E così è stato. E questo mi emoziona sempre molto, mi emoziona a raccontare questo aneddoto. Però credo che sia quello il concetto centrale per me, legato al mondo dell'educazione.
Carlotta: Un bellissimo concetto, anche perché credo che non faccia parte soltanto dell'educazione a scuola, faccia parte proprio anche dell'educazione in casa, della relazione genitore-figlio. Vittoria, parto da un qualcosa che ci dicono tanti genitori, soprattutto su La Tela, perché i genitori su La Tela, come giustamente dicevi tu, sono consapevoli delle fatiche, delle lacune del sistema scolastico. E quindi molti genitori ci parlano dei problemi della scuola, no? Però li vivono un po' come episodici: l'insegnante è difficile, troppi compiti, un anno che è un po' storto, una materia che si fa un po' fatica.
Carlotta: Leggendo il tuo libro, però, si capisce invece molto chiaramente che il problema non è episodico, il problema è sistemico, è strutturale ed è nato secoli fa con un obiettivo preciso. Puoi raccontarci brevemente da dove viene davvero la scuola che conosciamo oggi e perché questo cambia il modo in cui la guardiamo?
Vittoria: Sì, la scuola nasce in momenti diversi, in zone diverse del mondo e con modalità diverse, ma se parliamo di scuola moderna In Italia, la possiamo far risalire alla unità d'Italia. Perché con l'unità d'Italia anche la scuola viene unificata e l'obiettivo era quello di creare un senso di identità nazionale, perché questo ancora non c'era, mancava. L'Italia era appena nata, per cui nasce con questo obiettivo, creare identità nazionale e i programmi, i libri, le antologie dell'epoca sono intrise di nazionalismo e l'obiettivo è proprio quello di creare una coscienza collettiva in cui la priorità è il rispetto.
Vittoria: Era rispetto delle regole e dell'autorità. Pensiero critico, poi vedremo per un attimo, ma non esisteva nemmeno, anzi, si temeva. Anni dopo, poi ancora, Baccelli, un ministro dell'istruzione, propose come motto dell'istruzione: istruire il popolo, quanto basta, educarlo più che si può. Cioè l'obiettivo della scuola era insegnare a leggere, scrivere, fare di conto e a rispettare le regole, non era orientata al pensiero critico, all'antidogmatismo. No, per carità, si voleva proprio evitare, si voleva creare obbedienza. Molti studiosi parlano del modello prussiano come ispirazione della legge Casati.
Vittoria: La legge Casati è la legge con cui nasce appunto questa scuola unificata e questi studiosi individuano in questo modello prussiano, un modello gerarchico, fortemente centralizzato, l'ispirazione di questa legge. In effetti, se ci pensiamo oggi, ci sono degli elementi gerarchici e centralizzati nella scuola e quello era un sistema nato per rispondere alle campagne napoleoniche e quindi per formare cittadini obbedienti che rispettassero l'autorità. Ovviamente questo percorso secondo me evidenzia come il ruolo appunto della scuola fosse un ruolo di creare principalmente obbedienza, ecco, lontani dalla creazione di un pensiero critico.
Vittoria: Anche la femminilizzazione del ruolo dell'insegnante nasce dalla stessa legge Casati. La legge Casati stabilì che si poteva accedere all'insegnamento a 14 anni per le ragazze e a 16 per i ragazzi, però gli uomini non potevano aspettare fino a 16 anni per entrare nel mondo del lavoro e quindi cercavano un'altra via, un'altra strada e poi non ritornavano al mondo dell'educazione. La giustificazione di questa scelta era la presunta vocazione del genere femminile alla cura. La verità è che le donne venivano pagate molto meno degli uomini e le donne che avevano meno possibilità di entrare nel mondo lavorativo accettavano di più.
Vittoria: Non possiamo dire tutte, qualcuna avrà anche combattuto, però tendenzialmente era più difficile ribellarsi perché poi si perdeva quell'opportunità. E ancora la legge stabilì che solo le donne potevano insegnare alla scuola allora materna, alla scuola dell'infanzia. E solo nel 1983, quindi pochissimi anni fa, cioè solo da 43 anni possono accedere all'insegnamento delle scuole dell'infanzia anche gli uomini.
Carlotta: Come vorresti che queste informazioni che ci hai dato, la prima parte del tuo libro che entra molto in profondità su questo, cambiasse il modo in cui guardiamo alla scuola?
Vittoria: Beh, potremmo guardare al problema X che stiamo affrontando in questo momento nel percorso scolastico, magari di nostro figlio o di nostra figlia, in un altro modo. Perché in questo modo potremmo renderci conto che il problema non è la nostra famiglia o nostro figlio o la compagna di classe che rovina la classe o l'insegnante. È proprio un problema strutturale. Quindi potremmo cambiare questo tipo di sguardo e anche cercare meno, forse più come i genitori, meno la colpa in quello che fanno i professionisti e le professioniste che lavorano nel mondo dell'educazione. Semmai cercare un motivo per cui fanno così tanta fatica e quindi forse questo potrebbe aiutarci a sentirci dallo stesso lato, dalla stessa parte.
Carlotta: Che sarebbe bello, sarebbe veramente bello. E noi, lo sai, ci battiamo tanto per questo. Io ho anche un episodio del podcast che si chiama proprio "Non credo nella scuola, ma credo negli insegnanti". Perché questo penso che sia un messaggio incredibilmente importante e insegnanti e genitori possono collaborare. È una collaborazione che può esistere, deve essere però un pochino da entrambe le parti. E spezziamo una lancia a favore degli insegnanti. Non è facile avere a che fare con i genitori odierni, perché i genitori odierni sono infinitamente più preparati, infinitamente più consapevoli. E quindi bisogna però trovare quell'equilibrio per riuscire a coesistere e non solo a coesistere, ma proprio a collaborare verso un obiettivo comune.
Carlotta: Mi piacerebbe tornare un momento al pensiero critico. Hai menzionato il pensiero critico. Una delle mie parti preferite del tuo libro è la lista di materie che la scuola non insegna e che dovrebbero essere essenziali. Emozioni, denaro, relazioni, sessualità. Non entriamo neanche, non entriamo lì. Pensiero critico, psicologia, comunicazione. Queste sono solo alcune. Oggi, nel mondo odierno, probabilmente dovremmo aggiungerci intelligenza artificiale, perché dobbiamo inviare, indirizzare i nostri figli verso il successo del mondo che stanno per incontrare quando saranno adulti. Questa non è una lista di optional. Questa non è una lista di materie che possiamo tranquillamente saltare.
Carlotta: Eppure la scuola le salta, sistematicamente. La mia domanda è: come mai? C'è una citazione molto bella che tu hai scritto nel tuo libro. È proprio tra i banchi di scuola che spesso hanno origine i traumi che impediscono di parlare in modo spontaneo davanti a grandi numeri di ascoltatori. E voi non avete idea di quanti genitori mi riportano questo. E me lo riportano con l'occhio del "non voglio che anche mio figlio abbia questa paura". Come faccio?
Vittoria: Cioè, se noi pensiamo a cosa ci permette di vivere, il denaro, insieme alla salute e alle relazioni, forse, sono le tre cose principali. Perché senza denaro non si può stare al mondo, almeno non in questo tipo di realtà che abbiamo costruito. E senza la salute non ne parliamo nemmeno. E lo stesso vale per le relazioni. In relazione e in comunicazione. Siamo in comunicazione con altre persone anche quando siamo da soli, a volte. Perché scriviamo, telefoniamo, mandiamo una mail. Penso che la relazione e la comunicazione sarebbero le due sfere da cui trarremmo un maggiore beneficio come umanità. Perché il beneficio è esponenziale, è come un'onda.
Vittoria: Quando mettiamo in atto un comportamento positivo, non è solo la persona che riceve questo comportamento a trarne beneficio, ma è una goccia che nel mare si allarga sempre di più e sempre di più. E quindi penso che forse sarebbe quello l'elemento su cui lavorare.
Carlotta: Detto questo, se vogliamo proprio vedere la facilità, per me sarebbe facilissimo anche introdurre la sessualità, l'educazione sessuale. Cioè, abbiamo eccellenze di paesi che hanno educazione sessuale dal, non mi ricordo, tu l'hai scritto, 1968, in Germania per esempio. Nella scuola, a partire dai tre anni, ci sono curricula completi che possiamo prendere e applicare alla scuola. Lì probabilmente anche c'è molto un'influenza della chiesa perché, giustamente, tu lo dici anche nel tuo libro, ci sono state, mi sembra, 16 proposte di legge per introdurre l'educazione sessuale a scuola dal 1975 ad oggi.
Carlotta: Tu dici proprio che queste sono cose che poi da adulti determinano la qualità della nostra vita, non aver ricevuto questo tipo di insegnamento. E parli proprio di traumi, che è una parola che secondo me non hai scelto a caso, no? Perché dici questo?
Vittoria: Ma penso che se ci soffermassimo a pensare tutti a quello che ci permette di stare al mondo, verrebbero fuori per tutti questi temi e il non averci lavorato sopra ci porta appunto oggi ad inciampare in alcuni ostacoli che incontriamo. Con le risorse giuste, in realtà, probabilmente quegli ostacoli sarebbero stati scansabili. Ecco, avremmo potuto fare uno slalom, l'esempio sul trauma delle persone che hanno difficoltà a parlare in pubblico. E conosco personalmente persone, tante persone che vivono ancora di notte l'ansia dell'esame di maturità, persone molto più grandi di me, delle generazioni dei miei genitori.
Carlotta: Io, per esempio, una mia amica, io ricordo, con un'insegnante che era veramente molto, molto aggressiva verbalmente anche, perfino svenuta durante un'interrogazione. I nostri figli vivono ancora oggi questo ambiente e tornano a casa, ci raccontano queste cose e nel raccontarcele riattivano tutti i nostri traumi e quindi anche le nostre risposte a loro sono permeate da quei traumi. E io penso che questo sia un po' anche il punto focale dell'importanza di quello che viene fatto a scuola o non fatto a scuola. Però dobbiamo anche essere onesti, Vittoria. La maggior parte delle nostre famiglie, nostre nel senso le famiglie sulla Tela, manda i figli a scuola e la maggior parte di queste famiglie che manda i figli a scuola, manda i figli a una scuola pubblica, perché non hanno alternative logistiche, economiche, culturali.
Carlotta: Cosa, secondo te, Vittoria, possono fare concretamente a casa queste famiglie, questi genitori per proteggere i loro figli dai messaggi più dannosi della scuola? Riguardano i voti, riguardano gli errori, riguardano le umiliazioni, riguardano le obbedienze, riguardano tutti questi piccoli traumi, piccoli o grandi traumi che ci portiamo ancora oggi. Ma come facciamo a proteggerli senza delegittimare il lavoro degli insegnanti ai bambini?
Vittoria: Secondo me il cambiamento può passare anche per chi ha un percorso tradizionale, su vari livelli. E come hai accennato tu, il primo livello, ma essenziale, è una presa di consapevolezza. Perché? Prima di tutto bisogna capire un po' qual è stato il nostro percorso, per essere consapevoli quando veniamo toccati in alcune corde che risuonano, per scendere dalla ruota di cui parli spesso, perché la prima cosa sì, è prendere consapevolezza, qual è stata la nostra storia, quali sono i nostri traumi, in che direzione vogliamo andare, cosa ci sembra che sia andando bene, cosa sta andando in un'altra direzione.
Vittoria: E poi secondo me un altro livello è quello della condivisione, perché siamo in una società in cui fortunatamente l'informazione può viaggiare e quindi se abbiamo delle fonti, delle informazioni, delle occasioni di crescita in ambito educativo, condividerle, diffonderle, soprattutto con le persone che si occupano di educazione, genitori, educatori, insegnanti. E poi c'è l'accompagnamento dei nostri figli, delle nostre figlie, bambini ma anche ragazzi, quindi su livelli un po' differenti e per aiutarli a sviluppare questo benedetto pensiero critico, ma anche la capacità di mettersi in discussione loro stessi e di mettersi in gioco, e di imparare ad entrare nell'apprendimento con modalità differenti, anche nella relazione con modalità nuove.
Vittoria: E questo si può fare come? Con libri, con giochi, con attività, con visite ai musei, con l'arte anche. Perché secondo me la vita è piena di occasioni per trattare qualsiasi argomento e farlo partendo dagli interessi dei ragazzi, che poi è un modo per arrivare ad un apprendimento duraturo, ad un approfondimento. E poi ci sono ancora alcuni pezzi, perché a volte le ragazze ci parlano di un disagio, allora quando c'è invece proprio una manifestazione di disagio a casa, legata al mondo della scuola, secondo me si può agire in due tempi. Prima di tutto mettersi in ascolto e cercare di capire cosa sta provando quella persona che abbiamo davanti, senza cercare di aggiustarla, come dicevamo prima, e quindi evitare frasi come "passerà", "andrà meglio", "non è così grave", "la scuola è importante", "un giorno capirà".
Vittoria: Le abbiamo sentite queste frasi anche nella nostra vita di alunne e alunni. Posso fare domande, ti va di parlarne innanzitutto, e cosa posso fare per aiutarti, come ti senti, ma soprattutto forse per aiutarli a sviluppare la resilienza, cosa pensi che ti farebbe stare meglio, cosa potremmo fare per farti stare meglio in questo ambito, ecco non parliamo del gelato, che poi il gelato va bene anche bene, però per lavorare su questo. Dopodiché, se c'è dell'ansia, e di solito nel percorso tradizionale, quando c'è un disagio c'è anche ansia, inizierei a togliere, a togliere pressione, a togliere la centralità, alla prestazione, alla performance, al voto, al compito e anche al bisogno continuo di dimostrare qualcosa.
Vittoria: Forse dobbiamo solo trasmettere ai nostri figli e alle nostre figlie il messaggio che l'amore e la stima ci sarà sempre, e che possono sbagliare, e che quello che conta per noi è come stanno, e che loro non sono il voto che prendono, e non sono il compito che fanno, e non sono il giudizio che l'insegnante ha di loro. E da questo punto di vista possiamo anche fare tutto questo senza fare la guerra alla scuola, ecco, senza delegittimare le insegnanti e gli insegnanti. E si può fare con una comunicazione non giudicante, si può fare dimostrando all'insegnante che noi riconosciamo la sua competenza, riconosciamo la fatica, perché chi non la riconosce dovrebbe farsi raccontare da un insegnante quello che c'è dietro, poi magari vede le cose da un altro punto di vista, E penso che si possa insegnare anche ai bambini a rispettare chi fa educazione, chi crede in un altro tipo di educazione, lontana dalla nostra, però pur sempre degna di rispetto.
Vittoria: Conosco tante famiglie che fanno scuola tradizionale, poi la sera tornano a casa e spacchettano, rimettono tutto in discussione, e allora parlano del valore, dell'errore, del diritto di dissentire e di farlo con rispetto, ma parlano anche delle caratteristiche dell'istituzione, perché è formativo conoscere come funziona l'istituzione, tutto l'aspetto burocratico, e lavorano anche sul metterti nei panni di chi è dall'altra parte, con giochi di ruolo, con simulazioni, cioè io sto vivendo questo, interpreto io il tuo posto, prova a metterti dalla parte dell'insegnante, ad esempio, e quindi ci sono tante possibilità per lavorare su tutti questi temi, anche all'interno della scuola tradizionale.
Vittoria: Hai parlato di compiti e mi viene in mente un aneddoto, recentemente una mamma mi ha detto, guarda, mio figlio mi ha detto che non vuole, si rifiuta di fare i compiti, perché dice che sono ripetitivi, inutili, che lui quelle cose le sa già, e che se fosse padrone del suo tempo lo userebbe meglio. E io le ho detto, e lo fa? E lei ha detto sì, lui nel suo tempo libero gioca, trasforma ogni gioco in un momento di apprendimento, ma fa ricerche, fa esperimenti scientifici, pasticcia, scopre, esplora, studia, da solo, prende i libri e studia. E quindi questo aneddoto, secondo me, ci ricorda quella che a me piace tanto, di avere fiducia, perché loro sono spinti ad apprendere,
Carlotta: non hanno bisogno di noi che gli insegniamo. Dentro di me c'è una piccola Carlotta che salta di gioia, che si sente vista, si sente capita, si sente accolta anche per tutti gli anni che non si è sentita così a scuola. Io ero quel bambino che faceva tutto da solo e si trovava le sue cose da studiare, e faceva compiti in più, cioè io ero proprio quel bambino lì, quindi mi sono sentita un attimo vista. Non entro lì perché vorrei dire due cose. All'inizio tu dicevi che un prerequisito per portare, insomma, un cambiamento è ascoltare i bambini. Io devo aggiungere, ma devo proprio, aggiungere un pezzetto, perché ci sono tantissimi genitori che arrivano su La Tela e mi chiedono, Carlotta, mio figlio, mia figlia, mi ha raccontato questo, devo credergli, perché non siamo abituati a dare contro all'autorità, a mettere in dubbio l'autorità.
Carlotta: Quindi se il nostro figlio ci racconta un episodio che riguarda l'insegnante e non è positivo, il nostro primo istinto è devo credergli. E non so quale sia la tua risposta, sono felice di ascoltare anche la tua risposta, ma la mia risposta è assolutamente sì. Credergli a ogni costo, credergli come se la vostra vita dipendesse da quel momento. Perché se anche noi a casa non crediamo alle sue parole, noi siamo il loro punto di riferimento, noi siamo la lente attraverso la quale questo bambino svilupperà il proprio dialogo interiore e se nessuno gli crede, nemmeno noi, cosa dice questo a quel bambino?
Carlotta: Le mie parole non valgono, io non valgo, io non sono abbastanza, non mi crede nessuno, forse sbaglio io. Cosa fa questo all'autostima di questo bambino? Sono domande retoriche, chiaramente, ma volevo lasciarlo lì e rimanere anche un attimo con questo disagio. Lo so che è difficile credere ai nostri figli sempre, perché poi a volte mentire, abbellire la realtà è una caratteristica innata della nostra specie. Lo facciamo tutti, le bugie arrivano, ci sono le bugie che arrivano, ok? È molto raro però che i bambini mentano su cose davvero, davvero importanti, su cose che riguardano loro in prima persona.
Carlotta: Possono abbellire la realtà, ma anche dietro a quella realtà c'è un fondo di verità. Quindi il mio consiglio è quello, ancora prima di ascoltare, mettersi in ascolto e dirsi: «non importa quello che mi racconta, io voglio che senta che gli credo». Poi magari dentro di te senti, ok, vabbè, questo è un po' esagerato, ma a lui, a lei, ti credo. Grazie per avermelo raccontato. Vuoi condividere di più? Vuoi parlarne di più?
Vittoria: Poi, per la mia esperienza, a volte, quando capiscono che noi siamo lì totalmente per loro, quando c'è una piccola bugia, in realtà, ce la raccontano, la verità, la verità viene fuori da sola.
Carlotta: Esatto, esatto. Ilenia chiedeva come faccio a spiegare a mio figlio la differenza che c'è tra un metodo educativo tradizionale e quello dell'educazione a lungo termine, per esempio, senza che lo confonda. Come faccio a dirgli di accettare le urla o le punizioni degli insegnanti? Cioè, come avvio questo dialogo?
Vittoria: Secondo me, i bambini possono essere coinvolti nelle occasioni in cui si parla di educazione, educazione alternativa, in cui non siamo solo noi a farlo. Quindi, ovviamente, in base all'età, ma conosco dei bambini che vengono portati dai genitori ad incontri, a occasioni anche come questa e ascoltano il confronto, quello che potrebbe essere e da lì trovano anche magari da soli degli strumenti da utilizzare. E poi, in realtà, io non sono completamente d'accordo che il bambino debba accettare una situazione in cui non è a suo agio. Secondo me, si può lavorare, non dico assolutamente che sia facile perché ci sono tanti temperamenti e non tutti i bambini hanno la stessa predisposizione ad affrontare, però si può sempre lavorare con il bambino sulla possibilità di comunicare a chi gli fa provare un disagio che lui sta provando il disagio e non che quella persona gliela sta facendo provare.
Vittoria: L'insegnante urla, cosa puoi fare? Puoi dirglielo semplicemente, La cosa più semplice, non riesci a dirgli una parola, proviamo a scrivergli una lettera insieme? Ecco, poi io penso anche che quando quel messaggio arriva dal bambino all'insegnante, per l'insegnante che fa quel lavoro sia più facile accettare e mettersi in discussione e magari non rivoluzionare tutto, ma anche pensarci e poi magari cambiare qualcosa o cambiare qualcosa con lui.
Carlotta: Io trovo che ci sia molto più valore nell'avere una mente di un bambino che vede un problema e lo contesta, che vede un comportamento a cui non è abituato e lo contesta, e penso che ci sia un valore immenso in questo, e penso che non solo ci sia un valore immenso per il bambino oggi, ma per la società tutta futura del domani. Né io né te vogliamo che le famiglie si sentano solo più arrabbiate, più impotenti, più sole, perché quello ci sentiamo già così tutti i giorni, non abbiamo bisogno di un'altra presentazione del libro, di un altro libro che ci dica di sentirci più così. E quindi mi piace molto che nel tuo libro emerge molto chiaramente che tu hai iniziato a scriverlo con frustrazione, dalla frustrazione di questo sistema che tu l'hai vissuto da dentro, e volevi urlare al mondo che no, così non funziona, non va bene, me ne sono uscita, uscitene tutti con questa frustrazione, e invece lo hai finito di scrivere con speranza, con una speranza rinnovata.
Carlotta: E a me piacerebbe che trasmettessi questa speranza alle famiglie, perché ne sei uscita con speranza rinnovata?
Vittoria: Tutto quello che riguarda questa speranza riguarda le persone, perché appena ho iniziato a cercare, subito ho trovato, ho trovato realtà che già da tempo, e io non lo sapevo, facevano educazione in modo rispettoso, in modo gentile, in modo molto umano, e queste realtà erano fatte di persone che con coraggio avevano iniziato a percorrere Strade meno battute e quindi anche meno sicure e che l'avevano fatto perché credevano in qualcosa di più grande nell'educazione. E poi ho conosciuto tantissime insegnanti, tantissimi insegnanti che lavoravano nella scuola tradizionale, proprio e che io fino ad allora avevo visto in piccola parte.
Vittoria: Invece ce n'è un numero immenso e che provano a cambiare le cose dall'interno, e lo fanno silenziosamente, senza urlarlo al mondo, e lo fanno nel loro tempo libero, perché studiano, vanno a cercare nuovi metodi e creano dei percorsi di studio individualizzati in base al temperamento, alle caratteristiche degli alunni, cercano modi per far leva sui loro interessi. E a queste persone va tutta la mia stima. Ed è curioso perché a volte noi pensiamo alla scuola come un pacchetto, un blocco unico, in cui tutto è uguale all'interno. In realtà la scuola tradizionale è anche piena di sensibilità diverse al suo interno, e anche di persone che fanno fatica, di persone frustrate, a volte arrabbiate, ma che ancora credono che sia possibile trasformare, cioè potenziale per tornare a crederci c'è.
Vittoria: E quindi questo è il motivo della mia speranza: sono le persone che lavorano in questo contesto, perché comunque, come mi disse una volta un fondatore di una scuola non tradizionale, siamo anche persone un po' divergenti per lavorare in questo mondo folle dell'educazione,
Carlotta: per crederci. Vittoria ha fatto una panoramica completa, cioè parla di homeschooling, co-schooling, scuole parentali, unschooling, outdoor education, scuole Montessori, Waldorf, modello finlandese, scuola senza zaino. Dimmi se me ne sono Reggio Emilia, dimmi se È interessante, però non so se l'hai notato anche tu, che ci sono sempre delle basi molto comuni e molto simili. E questo ci fa pensare, tra l'altro, una delle cose che io dico più spesso sul podcast e che mi infuria di più, perché io litigo sempre con mio marito e gli dico: siamo seduti su eccellenze pedagogiche, potremmo rivoluzionare il sistema intero scolastico in un'estate.
Carlotta: Chiudiamo a giugno, riapriamo a settembre con un sistema nuovo. Lui ride perché dice: vabbè, ma tu sei ingenua, sei Don Chisciotte. Io invece penso che siamo seduti su eccellenze pedagogiche e non le usiamo. E Noemi chiedeva, la mia domanda è: perché arrivano persone da lontano per vedere i metodi di insegnamento nati qui in Italia, Reggio Emilia, Montessori, eccetera, e noi in Italia non li utilizziamo? Tu ti sei data una risposta, Vittoria?
Vittoria: È un tema che muove molto dentro, anche dentro di me, in particolare: come mai noi abbiamo gli insegnamenti di Maria Montessori che sono ormai scientificamente... ma lo sono da allora, sono scientificamente riconosciuti validi, e io ho studiato scienze dell'educazione come formatrice e ho studiato socio-psicopedagogico e non li ho mai affrontati a scuola, perché si tende a rimanere su quello che si è sempre fatto, perché è molto più facile, perché lavorare su qualcosa che non è stato creato vuol dire anche perdere del tempo.
Carlotta: Una cosa bellissima che tu hai detto, proprio del rivoluzionare, hai scritto: non basta riformare, bisogna demolire e ricostruire. Non posso essere più d'accordo, non posso essere più d'accordo. Bisogna lasciare andare quell'ego delle persone che stanno agli apici della scuola, del governo, e avere l'umiltà di guardare a quello che già sta funzionando veramente molto bene. Per esempio il sistema finlandese, lo diceva il nostro Sir Ken Robinson, per chi non lo conoscesse, ci sono dei post, degli episodi del podcast su questo signore che ha fatto la storia dell'educazione europea e mondiale. Io ho una grande, grande stima per Sir Ken Robinson, perché ha detto cose, dieci anni fa, vent'anni fa, che nessuno aveva il coraggio ancora di dire e che bisognava sentire, bisognava ascoltare.
Carlotta: Ha creato una rivoluzione. C'è un messaggio che vorresti che portino a casa le famiglie, che possa tenere con sé anche chi, la scuola, non pensa di poterla cambiare, anche chi ci dovrà restare dentro per i prossimi dieci anni? Che messaggio daresti a queste famiglie? Beh, il primo è che
Vittoria: non siete sole, non siamo soli, e che le persone che si stanno risvegliando da un lungo sonno del sistema, del mondo educativo, sono tantissime. Io credo fermamente che in realtà ci sia quasi sempre una soluzione in ambito educativo, è che ogni bambino abbia la sua chiave e che la chiave, di solito, passa proprio dall'ascolto di quello che hanno da dirci. E quasi sempre, in realtà, loro ci possono aiutare a trovare un modo per risolvere la difficoltà che stanno vivendo o che stiamo vivendo. E che possiamo fare squadra tra adulti che hanno preso consapevolezza, e anche insieme ai bambini possiamo renderli parte di questo processo, perché loro hanno uno sguardo che noi non abbiamo più, anche solo perché sono a un'altezza diversa, e quindi vedranno delle cose che possono aiutarci a creare questo cambiamento.
Vittoria: Forse questo messaggio.
Carlotta: Che bello, grazie. Bellissimo, grazie infinite. Spero che la chiacchierata vi sia piaciuta. Io parlerei di scuola per decenni, quindi la diretta è stata più lunga di così, ma ci tenevo a lasciarne traccia anche qui sul podcast. Se volete rileggere con calma i passaggi più significativi di questa conversazione, sul blog de La Tela trovate anche un articolo dedicato, ve lo lascio. Nei correlati sulla pagina dell'episodio, dove potete anche unirvi alla conversazione nei commenti. Ormai sapete come si fa, ma ve lo ricordo lo stesso: andate su latela.com barra podcast e cercate il numero dell'episodio, oppure scrivete il titolo nella barra di ricerca.
Carlotta: Per oggi è tutto, e non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata, o buonanotte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao.
Per continuare
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