283. Litigi tra fratelli: i tuoi figli vanno sempre d’accordo?
In questo episodio di Educare con calma parto da una domanda che mi viene fatta spesso: «Oliver ed Emily vanno sempre d'accordo? Come fate?» Vi racconto perché litigare tra fratelli o sorelle non è il segnale che qualcosa non funziona, ma una vera e propria competenza relazionale.
:: In questo episodio parliamo di:
Perché intervenire toglie a bambinə lo spazio per imparare.
Quando siamo noi, senza volerlo, ad alimentare il conflitto.
4 strumenti concreti per accompagnarlə nei loro conflitti.
Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di Educare con calma. Oggi voglio partire da una domanda che mi viene fatta spesso da moltissimi genitori: ma Oliver ed Emily vanno sempre d’accordo? Come fate? E devo dirvi la verità: questa domanda ce la fanno molto spesso anche persone che passano molti giorni insieme a noi.
È proprio una cosa che, come dire, stupisce. Tante persone ci dicono: vanno incredibilmente d’accordo. E sì, è vero, è vero: i miei figli vanno incredibilmente d’accordo. Sono molto competenti nella comunicazione, ma questo non significa che non litigano. Il litigio è relazione, fa parte di qualsiasi relazione, compresa quella tra fratelli e sorelle.
Quello che cambia, quello che fa la differenza, è crescere in un ambiente che aiuta a gestire il litigio. Ovviamente per farlo dobbiamo iniziare da come litighiamo. Noi genitori, ma di questo oggi non parlo più di tanto, perché è un argomento veramente molto molto molto centrale all'interno de La Tela. C'è anche un workshop online diretto da Karen Taranto, che è la nostra persona di riferimento per la coppia, per imparare a litigare bene. Quello secondo me è il primo passo. Ma mentre impariamo, devo ammettere che per me è stato veramente utile avere degli strumenti da insegnare ai miei figli, perché quegli strumenti mi hanno permesso anche di riflettere sul mio modo di litigare adulto tra adulti. Ma in realtà, mi sono già persa in una mia ragnatela di pensieri, quello che vorrei riflettere con voi oggi è un altro aspetto. Vogliamo prendere il litigio attraverso un'altra lente.
Perché ogni volta che mi fanno quella domanda, ma i tuoi figli vanno sempre d'accordo, quella domanda mi fa riflettere. Perché sento che dietro non c'è solo curiosità, ma c'è anche fatica, dubbi, a volte perfino un pelo di invidia, a volte la paura di stare sbagliando qualcosa. Non a caso, spesso, subito dopo, arriva anche un'altra domanda.
I miei figli invece litigano continuamente. E magari me lo dicono ridendo, insegnami il segreto. Oppure me lo dicono seriamente. Secondo te cosa stiamo sbagliando? Ecco, oggi vorrei partire proprio da qui. Perché secondo me intorno al rapporto tra fratelli e sorelle ci sono tantissime convinzioni implicite che ci portiamo dietro senza nemmeno rendercene conto. E una di queste è l'idea che il litigio sia sempre il segnale che qualcosa non sta funzionando.
Invece non è così. Non è così tra adulti e non è così nemmeno tra bambini. Spesso i motivi dei litigi tra fratelli visti con gli occhi adulti ci sembrano minuscoli, sproporzionati, perfino incomprensibili. Litigano perché sono stanchi, sovrastimolati, frustrati, perché hanno bisogno di attenzione. E a volte litigano semplicemente perché stanno cercando di imparare qualcosa di molto complesso.
Che è come stare dentro una relazione così particolare perché intensa e continua. Questa secondo me è la prima cosa importante da ricordare. Litigare non è il contrario di avere una buona relazione. Vale tra fratelli, vale nella coppia, vale nelle amicizie, vale in qualsiasi relazione significativa. Anzi, come diciamo spesso su La Tela, litigare è una competenza relazionale, una competenza che va allenata, che è un processo lungo, che richiede tempo, un investimento di energia da parte di noi genitori.
Perché se Oliver ed Emily oggi vanno così d'accordo, non è magia, è perché abbiamo investito tempo, tempo, tempo, tempo, l'ho già detto tempo, e tanta tanta energia per cercare di insegnare loro come litigare. E questo è un investimento a lungo termine perché ripaga tantissimo. E potete iniziare a farlo fin da oggi.
Nessun bambino nasce sapendo gestire un conflitto. Nessuno nasce sapendo aspettare, negoziare, sostenere la frustrazione, ascoltare il punto di vista dell'altra persona, ascoltare attivamente, senza pensare a quello che voglio rispondere, trovare un modo per riparare. Perché ci sono tantissime competenze nel litigare bene e sono tutte competenze che si imparano e come tutti gli apprendimenti, anche imparare a stare dentro un litigio tra fratelli e piano piano imparare a risolverlo richiede, cosa ho detto prima?
Tempo. Tempo, tempo, tempo, tempo e pratica. Tanta pratica. C'è poi anche un'altra cosa che a volte sottovalutiamo. Nei litigi tra fratelli e sorelle, ma in generale nei litigi tra bambini, noi adulti spesso tendiamo a intervenire troppo e troppo presto. Quando vediamo un litigio, tendiamo proprio ad intervenire subito, a separare, a spiegare, a rimettere l'equilibrio, a fare da giudice, a ritrovare la pace.
Spesso questo nasce dal fatto che tanti di noi sono cresciuti con l'idea che il bravo adulto sia quello che spegne il conflitto e che fa in modo che tutto fili liscio. E sicuramente nasce anche dalla nostra difficoltà a tollerare la tensione e il rumore emotivo del conflitto perché non ci è stato insegnato a farlo.
Più spesso di quanto pensiamo, però, se aspettiamo un momento in più prima di intervenire, i bambini trovano da soli delle risorse. Magari non in modo perfetto, magari con fatica, ma iniziano a negoziare, a trovare compromessi, a spiegare quello che vogliono. E anzi, vi dirò di più, spesso, quando noi interveniamo troppo, troppo presto o in maniera poco efficace, per esempio facendo da giudice, siamo proprio noi che alimentiamo il conflitto, alimentiamo la competizione, alimentiamo il litigio.
Perché vi ricordo che anche l'attenzione negativa è attenzione. Quindi quando i bambini imparano che litigando ottengono la nostra attenzione, litigheranno di più, litigheranno più forte. E nel frattempo non stanno imparando alternative di comportamento, non stanno imparando a gestire il conflitto. Questo non significa non intervenire mai.
Significa capire che il nostro compito non è né evitare i loro conflitti, né aggiustare i loro conflitti, ma semplicemente creare uno spazio sicuro in cui la relazione tra di loro possa svilupparsi, anche attraverso il litigio, anche attraverso le riparazioni e le piccole soluzioni che trovano da soli.
Quindi non interveniamo? No! Possiamo intervenire, ma possiamo farlo in maniera efficace, senza entrare e aggiustare, ma appunto semplicemente creando l'ambiente perché lo possano fare da soli. Quindi in questo episodio voglio fare una cosa eccezionale proprio, uno di quegli episodi in cui vi do tantissimo, che trovate anche nel percorso per educare a lungo termine, e vi lascio quattro strumenti, quattro semini, che nella nostra famiglia hanno fatto una grandissima differenza nel modo in cui accompagniamo Oliver ed Emily nei loro litigi e che potete iniziare a mettere in pratica oggi stesso, nella vostra quotidianità, un pochino alla volta.
Non c'è bisogno di metterli in pratica tutti insieme, ma prendetene uno e provate. Il primo serve a voi genitori, ancora prima di entrare ad accompagnare il conflitto, serve a preparare la vostra reazione. Lo strumento è cerca l'interpretazione più accogliente, ed è uno strumento che ho preso in prestito dalla dottoressa Becky Kennedy.
Quando due bambini litigano, prima di reagire, provate a chiedervi qual è l'interpretazione più accogliente del loro comportamento. Per esempio, se mia figlia Emily interrompeva continuamente il gioco di Oliver e ogni volta lui sbottava, lei piangeva, era sempre la solita storia, la prima lettura di quel litigio da parte del genitore potrebbe essere Oliver è il più grande, sa che lei è più piccola e che non sa ancora gestire i suoi impulsi e quindi mi arrabbio con lui perché gli dico, ma è possibile che non impari mai?
Lo sai benissimo che quando viene a prenderti un gioco, se tu reagisci così, lei piange, poi litigate e tutti ci arrabbiamo. Ma io qui entro già con la mia storia, entro già avendo deciso chi ha torto e chi ha ragione. Entro già sapendo che cosa devono fare. E invece se c'è una cosa che i miei figli mi hanno insegnato nei conflitti è che io non so mai quello che succede davvero, a meno che non lo stia guardando con i miei stessi occhi e che quindi quando do per scontato di saperlo, sbaglio sempre.
L'interpretazione più accogliente potrebbe essere semplicemente Hey, Emily ha bisogno di stare vicino al fratello e non sa come chiederlo. Oliver ha piacere di fare il suo gioco e si sta concentrando e quell'interruzione è la goccia che fa traboccare il vaso perché magari non è nemmeno la prima interruzione o magari Oliver sente che tutte le volte viene interrotto e che io non proteggo il suo lavoro perché il gioco è il lavoro del bambino.
Questo può aiutare tantissimo perché imparare a fare quel passo indietro e cercare l'interpretazione più accogliente dei comportamenti dei bambini, ma anche di partner, per esempio, aiuta tantissimo ad accompagnare il conflitto con meno pregiudizio e quindi ad aiutarli davvero a gestirlo. Il secondo strumento è uno dei miei preferiti, sì, mediatore anziché giudice.
Quando i nostri figli litigano in molti di noi si attiva quasi subito un riflesso automatico. Capire chi ha iniziato, chi ha torto, chi ha ragione, chi deve chiedere scusa. È come se sentissimo il bisogno di riportare ordine il più velocemente possibile e che per poterlo fare avessimo necessariamente bisogno di trovare un colpevole e una vittima.
È comprensibile, tanti di noi sono cresciuti con l'idea che il conflitto si risolva stabilendo chi ha ragione e chi ha torto, più che aiutando le persone coinvolte a capirsi. Invece nell'educazione a lungo termine l'obiettivo è aiutare i bambini a sviluppare competenze relazionali, ascoltare l'altro, esprimere i propri bisogni, riparare quando fanno male e imparare piano piano a stare nel conflitto.
E tutto questo tra l'altro, come dicevo all'inizio, dobbiamo impararlo anche noi adulti perché non sappiamo farlo nemmeno noi. Quindi dobbiamo ricordarci che in realtà, lo so che è un po' un cliché, però ogni conflitto è un'occasione di apprendimento, è un allenamento perché il rapporto tra fratelli è una palestra relazionale potentissima.
E quando entriamo nel conflitto come giudici spesso interrompiamo questo allenamento perché il ruolo del giudice non aiuta i bambini a capire cosa è successo, a sviluppare strumenti per affrontare il conflitto in futuro, a trovare alternative di comportamento, a capire come comunicare e riparare, anzi li porta più facilmente a difendersi, accusarsi a vicenda, aspettare il verdetto dell'adulto.
Essere mediatori nel conflitto invece significa provare ad accompagnarlo senza trasformarlo in un tribunale, significa aspettare qualche secondo in più prima di intervenire, anche quando la tensione ci mette un pochino a disagio e significa non intervenire per distribuire colpe, soprattutto quando non abbiamo visto cosa è successo davvero.
Siamo mediatori nel conflitto dei nostri figli quando facciamo domande per capire, non per puntare il dito. Per esempio, invece di dire, ma come ti è venuto in mente di fare una cosa del genere? Possiamo provare con, vedo che tua sorella è triste, ti va di raccontarmi cosa è successo. Questo chiaramente è con un bambino un po' più grande, tra un attimo ti do anche uno strumento per bambini più piccoli.
Questo cambia il tono della conversazione, cambia il modo in cui i bambini si sentono guardati e cambia anche quello che possono imparare da quel momento. Su La Tela, nel percorso per educare a lungo termine trovate una lezione con un video aneddoto in cui racconto nel dettaglio come ho fatto da mediatrice durante un litigio di Oliver ed Emily.
Se avete l'abbonamento vi consiglio di andare a vederlo perché secondo me aiuta davvero molto a vedere concretamente cosa significa mediare in un momento reale. Nel video condivido anche le difficoltà che ho incontrato e il ragionamento che provo a seguire in quei momenti. Ve lo lascio nei relazionati a questo episodio.
Il terzo strumento è fai da interprete e questo funziona. come vi dicevo prima anche con i bambini più piccoli. Quando uno dei due bambini ha finito di parlare, prima di passare la parola all'altro, riassumi ad alta voce quello che ha detto. Ho capito. Vuoi dire che ti ha preso la paletta senza chiedertela.
È frustrante. Lo capisco. Questo tra l'altro funziona anche con bambini molto piccoli perché possiamo fargli da interprete. Quindi se grida possiamo dire vuoi dirmi che sei molto arrabbiata. Questo, già solo questo, aiuta a far sentire il bambino e la bambina accolto, capito. E quando una persona si sente capita è molto più probabile che voglia collaborare.
E questo tra l'altro è uno strumento utilissimo non solo nei litigi tra fratelli ma in generale nelle crisi dei bambini piccoli. Quando sentono qualcosa di molto intenso ma non hanno ancora le parole per spiegarlo. Come vi dicevo prima, a volte non sapremo esattamente cosa è successo, cosa ha scatenato il litigio oppure la crisi.
E va bene così perché anche solo descrivere L'emozione che vediamo è già fare da interprete. Per esempio, sei triste perché Oliver non ti lascia giocare con il gioco? Lo capisco. Oppure, aspettare il tuo turno è stato davvero molto difficile? Ti credo. Il bambino non imparerà a usare subito quelle parole da solo.
È un processo lungo, però ogni volta che gli facciamo da interprete lo stiamo aiutando a costruire un vocabolario emotivo che si porterà dietro per tutta la vita e che sarà fondamentale anche per la gestione dei conflitti con i propri fratelli, sorelle o con qualsiasi altra persona. E infine uno strumento che io amo, che viene dal mio background montessoriano, che è l'angolo della pace.
Noi abbiamo conosciuto questo strumento quando Oliver ed Emily erano molto piccoli e frequentavano la scuola Montessori in Spagna ed è stato davvero un primo e un dopo nella gestione dei loro conflitti. In breve, l'angolo della pace è un posto dove potete ritrovarvi dopo un litigio o durante un litigio per regolare i sistemi nervosi, parlare delle emozioni, risolvere i conflitti in pace, appunto.
Può essere un tavolino con due sedie, un tappetino con cuscini per terra, un angolo del divano, un angolo della casa per terra. L'importante è che sia un posto riconoscibile, sempre lo stesso, che nel tempo diventi associato alla calma e non alla punizione. Potete anche solo scrivere un cartello con scritto "angolo della pace", attaccarlo alla parete, metterci due cuscini per terra e quello rimane l'angolo della pace.
Voi non avete idea di quanti angoli della pace io abbia creato negli anni di viaggio a tempo pieno, uno per ogni casa che abbiamo vissuto. Per noi è stato veramente utile avere quello spazio, non solo perché era uno spazio fisico dove andare, ma anche perché era uno spazio che ci ricordava ogni giorno che quando avviene un litigio dobbiamo fermarci e dedicare tempo, dobbiamo innaffiare il semino delle capacità che vogliamo far germogliare, perché altrimenti come possono imparare i nostri figli a gestire dei conflitti, ad andare d'accordo, a comunicare e se oggi i miei figli sono così competenti in queste abilità è perché ogni volta abbiamo dedicato tempo, tempo, tempo, tempo, tempo, tempo, tempo alla gestione del conflitto e spesso questo tempo era proprio all'angolo della pace o al tavolo della pace.
Se vi va di conoscere questo strumento nel percorso per educare a lungo termine c'è una lezione apposta nella categoria fratelli e sorelle o forse anche una nella categoria ambiente preparato e vi lascio anche questa nei relazionati. Tra l'altro l'angolo della pace è uno strumento utilissimo non solo tra bambini ma anche tra genitori e figli o tra adulti perché aiuta a interrompere l'escalation del conflitto e a darsi il tempo necessario per tornare a comunicare in modo più chiaro e rispettoso perché al tavolo della pace si possono anche imparare delle tecniche di regolazione del sistema nervoso.
Ma non entro lì perché altrimenti facciamo una tre giorni di conferenza. Quindi anche per oggi è tutto, vi do appuntamento al prossimo episodio di Educare con Calma e vi ricordo che se volete commentare, lasciare un dubbio, fare una domanda, potete farlo sulla latela.com barra podcast cercando il numero dell'episodio oppure scrivendo il titolo nella lente di ricerca su latela.com. Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buonanotte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao.
Parliamone
Posso chiedere un consiglio su come comportarsi qualora una delle due non voglia confrontarsi con l'altra? Mi spiego meglio: ho due bimbe, 5 e 8 anni, e spesso capita che quella più piccola non voglia spiegare le proprie motivazioni/il proprio punto di vista né durante la discussione (a caldo) né successivamente quando siamo tutti calmi (a freddo). Come posso aiutare/agevolare il dialogo? Grazie mille.
Grazie!! Perché ripetere insieme come gestire i conflitti e sempre molto utile ! Ma l’angolo della pace tu lo usi subito dopo il litigio? I miei figli 4 e 3 anni litigano spesso ma sono sempre litigi piccoli per i giochi, o chi porta cosa e situazioni del genere. Ogni volta interrompi il loro gioco e andate insieme all angolo della pace? Perché a me piacerebbe molto usarlo ma non me lo riesco ad immaginare!