281. Breathwork: una porta sul mondo interiore
In questo episodio di Educare con calma vi racconto la mia esperienza di «breathwork»: una pratica di respirazione consapevole che mi ha travolta più di quanto immaginassi, portando a galla emozioni che non sapevo di avere dentro.
:: In questo episodio parliamo di:
Cos'è il «breathwork» e come il respiro può diventare una porta verso il nostro mondo interiore.
Come funziona a livello fisiologico: sistema nervoso, rilascio emotivo e connessione mente-corpo.
La mia esperienza personale e alcuni consigli pratici per chi vuole avvicinarsi a questa pratica, sempre con il supporto di una guida esperta.
Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di Educare con calma. Oggi voglio parlarvi di una cosa un po' diversa di cui non vi ho mai parlato in realtà, ne ho parlato soltanto sul percorso per educare a lungo termine, infatti questo è un aneddoto che arriva da lì e parlo del breathwork. Io ho provato il breathwork per la prima volta ad Austin in Texas e se dovessi spiegartelo velocemente è una pratica di respirazione consapevole che utilizza schemi specifici.
per connettersi profondamente con se stessi e che aiuta a rilasciare emozioni tra virgolette bloccate. Il respiro in questa prospettiva diventa una porta verso il nostro mondo interiore. Devo essere completamente sincera, io ero molto scettica. Quando la guida ci ha spiegato cosa sarebbe successo, l'insegnante, la guida, ci ha parlato di energia che avremmo potuto sentire in diverse parti del corpo, di come usare il tapping, piccoli colpi con le dita sul corpo per aiutare questa energia a fluire. Mi veniva un po' quasi da ridere perché era una delle prime volte che io mi affacciavo a questo concetto di emozione come forma di energia che possiamo fare fluire.
E la verità è che in quel momento io pensavo: energia, ma in che senso? Sentirò davvero qualcosa? Ero curiosa ma non del tutto convinta. Anche perché questa pratica consisteva nello stare fermi, sdraiati per terra, ci hanno addirittura fornito delle coperte, per un'ora e mezza. Questa è la premessa. Poi quando è iniziata la pratica l'insegnante ci ha chiesto di focalizzare la nostra attenzione su un'emozione chiave sulla quale vogliamo lavorare e io ho scelto la frustrazione.
Poi è iniziato il lavoro di respirazione attiva, una tecnica chiamata respirazione circolare o respirazione connessa, che è una forma attiva di breathwork, in cui l'inspirazione e l'espirazione sono continue, senza pause tra di loro, e si inspira ed espira dalla bocca. Quindi inspiravamo profondamente attraverso la bocca ed espiravamo naturalmente sempre attraverso la bocca ma senza pause, creando un flusso continuo di respiro, un ritmo circolare appunto.
Questo che ho appena descritto è di una potenza incredibile. Dopo pochissimi secondi, in maniera del tutto inaspettata, le lacrime hanno cominciato a sgorgare dai miei occhi, immediate, senza controllo. Non era un'emozione specifica, era come se qualcuno avesse aperto una diga, era come un fiume in piena, impossibile da controllare.
A un certo punto ho proprio sentito un calore intenso sulla faccia, nel petto e sulle gambe. Era quasi scomodo, non piacevole e mi sono ricordata delle parole dell'insegnante. Ho capito quindi che cosa intendesse per energia. Quel calore era l'energia. Ho iniziato quindi a fare tapping su quelle zone con piccoli colpi delicati e incredibilmente ha funzionato.
L'energia si spostava, fluiva, la sentivo proprio, sentivo proprio questo calore fluire in parti diverse del mio corpo. Le lacrime non si fermavano, continuavano a scorrere come se questo fiume fosse stato intrappolato per troppo tempo. E in tutto questo sentivo vicino a me persone che tiravano su con il naso, che singhiozzavano, che piangevano anche loro.
L'insegnante a un certo punto si è avvicinata a me, mi ha preso la testa tra le mani, con un gesto che sembrava dire "Ti vedo, sono qui." E poi mi ha sussurrato tre parole. "Sei al sicuro." E quelle parole erano esattamente le parole che avevo bisogno di ascoltare in quel momento. E non avevo capito quanto in quel periodo, perché questo è avvenuto nel periodo in cui io e Alex non stavamo bene nella relazione, in cui addirittura pensavamo che la separazione dovesse essere la strada per noi.
In quel momento ho capito quanto bisogno avessi di sentirmi al sicuro, quanto poco mi sentissi al sicuro nella relazione e nella mia quotidianità in generale. Ed è stato così intenso quel momento, è così intenso quel periodo in generale, che ancora oggi, come senti, faccio fatica a parlarne. Gli occhi mi si riempiono immediatamente di lacrime e tutto quello che è vissuto, tutto quello che è stato vissuto in quel momento, riemerge nel corpo solo ascoltando quelle tre parole.
E quelle tre parole erano esattamente le parole di cui avevo bisogno, o forse sono le parole di cui tutti abbiamo bisogno, perché uno dei bisogni primari, essenziali dell'essere umano è la connessione, ma non qualsiasi tipo di connessione. È una connessione sicura, dove ti senti visto, ascoltato, capito, dove senti di poter essere te stesso, autenticamente te stesso.
In quel momento ho singhiozzato ancora più forte e in realtà non ho smesso, fino alla fine della lezione, un'ora e mezza che è sembrata dieci minuti. È stata un'esperienza potentissima, non completamente piacevole, perché in un certo senso, soprattutto prima che l'insegnante arrivasse e mi dicesse che sono al sicuro, mi ha ricordato un attacco di panico, che purtroppo, proprio in quel periodo difficilissimo che stavo vivendo con Alex, avevo avuto tre volte nei mesi precedenti.
Eppure c'era una differenza fondamentale, sostanziale. Ero in un ambiente sicuro e potevo scegliere l'intensità di quell'esperienza modificando il mio respiro. E questo è trasformativo, perché impari che puoi avere un impatto sulla tua esperienza del dolore, quando non hai paura di rimanerci seduta dentro.
E puoi ricalibrare il tuo sistema nervoso per dirgli, anche nel disagio, anche nel dolore, puoi accedere a una parte di te che è capace di gestirlo. Quelle due parti convivono dentro di te. Ora, io non sono un'esperta del breathwork, chiaramente. L'ho fatto pochissime volte, perché non è così semplice da trovare in giro per il mondo.
Però mi piacerebbe dirti quello che ho imparato in queste sessioni, perché praticamente è quello che sfrutta il breathwork e la connessione tra il respiro e il sistema nervoso, proprio per creare effetti impattanti sul corpo e sulla mente. E poi ogni pratica è diversa, dipende dalla guida, dall'insegnante, ma in generale ogni pratica che io ho fatto finora funziona così.
C'è un'attivazione del sistema nervoso con specifici schemi di respirazione, per esempio una respirazione rapida e profonda attraverso la bocca può attivare il sistema nervoso simpatico, portando in superficie emozioni e liberando energia da far rifluire. Mentre una respirazione lenta e controllata, che coinvolge anche il naso, può attivare invece il sistema nervoso parasimpatico, favorendo rilassamento e calma.
Quindi c'è sempre una combinazione di questi due tipi di respirazione. Poi c'è un rilascio di emozioni, tra virgolette, bloccate, perché consente proprio di accedere a livelli più profondi del subconscio e questo aiuta a far fluire emozioni, tra virgolette, intrappolate che alcune guide, alcuni insegnanti chiamano traumi non risolti, che possono essere immagazzinati nel corpo.
E quindi appunto si sfrutta quella connessione mente-corpo perché ci si concentra sul respiro, si diventa più consapevoli delle sensazioni corporee, degli stati emotivi, favorendo quindi una connessione più profonda con te stesso. E la cosa splendida è che tutto questo dipende dal respiro. È uno strumento che abbiamo a nostra disposizione in qualsiasi momento.
E nel breathwork viene sfruttato proprio questo aumento dell'ossigenazione. La respirazione intenzionale inonda il corpo di ossigeno che altera lo stato fisiologico e crea quindi potenziali cambiamenti nella consapevolezza delle proprie emozioni. Queste sono proprio piccole cose che ho imparato nelle lezioni, nelle sessioni che ho fatto con diversi insegnanti e anche cercando un insegnante online che non ho ancora trovato.
Anzi, se avete un consiglio, mandatemelo. E in realtà dal breathwork ho portato a casa nella mia cassettina degli attrezzi, degli strumenti, due, credo, strumenti fondamentali che ho poi incorporato anche nella gestione delle crisi o del post-crisi. Perché, appunto, come vi dicevo, in un certo senso questa sessione può replicare le sensazioni di un attacco di panico ed è proprio per questo che ti insegnano dei piccoli strumenti per far fluire il calore e l'energia come, per esempio, il tapping, come rallentare la respirazione, cambiare il tipo di respirazione, eccetera, eccetera.
Quindi questa è una parte che mi sono poi portata dietro nella gestione della disregolazione per regolare il mio sistema nervoso e mi sono portata dietro anche un'altra lezione che è quella di dedicare tempo ad elaborare. Dopo un litigio molto intenso, dopo una crisi intensa, una cosa che ho capito chiaramente di me è che ho proprio bisogno di avere a disposizione del tempo, anche un'ora, per elaborare, per processare quello che è successo, per riposarmi, per riflettere.
Io sono convinta che questo non sia soltanto uno strumento utile a me, Carlotta, ma che possa essere davvero uno strumento valido. Prendersi quel tempo, ritagliarsi quel tempo, che però non significa riempirlo con qualcos'altro, con le faccende domestiche, andare a lavare i piatti, proprio un tempo intenzionale in cui ci dedichiamo a regolare il nostro sistema nervoso, a concentrarci sulle sensazioni del corpo, quindi proprio attivando i cinque sensi, la percezione sensoriale.
Questo episodio non ha assolutamente alcuno scopo, se non quello di raccontarvi l'aneddoto di questa esperienza, che spero possa magari ispirarvi per cercare voi stessi una sessione di breathwork ed esplorare questa pratica come scoperta di te e del tuo mondo interiore e se la cercate nel percorso per educare a lungo termine non troverete più questo aneddoto lì perché sto facendo spazio per creare contenuti nuovi, per rendere il percorso ancora più efficace, che è una pratica che faccio regolarmente, perché fare spazio è uno dei modi più importanti per evolvere e il percorso per educare a lungo termine evolve con te, con me e con tutta la comunità della Tela.
Questo per oggi è tutto, ci vediamo al prossimo episodio di Educare con Calma, se avete voglia di raccontarmi la vostra esperienza vi aspetto nei commenti su latela.com barra podcast, cercate il numero di questo episodio oppure andate nella lente di ricerca su latela.com, scrivete il titolo dell'episodio o scrivete anche solo breathwork e lo trovate immediatamente.
Vi aspetto nella conversazione. Non mi rimane che augurarvi buona giornata, buona serata o buonanotte, a seconda di dove siete nel mondo.
Parliamone
Mi sono riconosciuta quasi passo passo nella tua esperienza, dallo scetticismo alla potenza delle sensazioni provate.
Dopo quell'a prima volta mi sono timorosamente tenuta lontana dal breathwork, mi hai fatto venire voglia di tornarci, anche perché non è un momento facile e ogni strumento potrebbe essere prezioso. Grazie
Ho pianto con te sentendo le parole “Sei al sicuro”.
Grazie per questa condivisione e per riconoscere l’importanza del gesto vitale quale è il respiro.
Proprio ieri, forse non così casualmente, ho ascoltato un’intervista di Michele Bovo, che affronta tra gli altri temi anche la gestione del respiro (ofbreathandmind).
Un luminoso saluto
Chiara