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Un contenuto pensato per continuare fuori dallo schermo.

Questa è la storia di qualcosa (ma potresti essere tu) che è caduto a pezzi, per poi rimettersi insieme e scoprire, tra quelle crepe, un tesoro di grandissimo valore.

Ma soprattutto, vedrai, è una storia sul self care materno. Dedicare del tempo al proprio benessere e alla propria crescita non è un optional: al contrario, dovrebbe essere una priorità. Spesso rinunciamo a questo tempo di cura per poter essere presenti, sì, ma per gli altri. Per nutrire le nostre relazioni. Ma le relazioni non fioriscono su un terreno arido: vivono nell’intersezione delle zone di crescita di due o più persone. Avere cura di noi stesse, quindi, è l’unico vero modo per aver cura anche degli altri, incluse le persone che amiamo.

Ecco perché ho deciso di scrivere questo racconto illustrato per adulti: non solo perché sentivo l’esigenza di togliere uno stigma pesante da questa preziosissima pratica, ma anche perché credo nel valore delle storie.

Tutti noi abbiamo bisogno di identificarci in qualcosa. E soprattutto quando si tratta di emozioni scomode, desideriamo trovare una connessione, una risposta negli stati d’animo di qualcun altro. In fondo le storie sono proprio questo: uno specchio grazie al quale possiamo osservarci e vedere dettagli che si erano nascosti da qualche parte, tra i pensieri a cui spesso preferiamo togliere la voce, per non dovercene vergognare.