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Carlotta: Benvenute e benvenuti a un nuovo episodio di Ragnatela in 5 minuti. Oggi vorrei parlarvi di onestà intellettuale. Mi conoscete, sapete che parlo spesso di onestà intellettuale sui miei canali e in realtà ne parliamo spesso anche in famiglia, sono due parole che i bambini ci sentono dire spesso. Quindi oggi ho deciso di raccontarvi una conversazione nella mia testa che ho avuto qualche settimana fa proprio sull'onestà intellettuale. È successo che un giorno parlando con una mamma al parco giochi in Slovenia, lei mi ha raccontato che avevano vissuto per anni a Saint Martin quando c'è stato l'uragano Irma, che ha causato moltissimi danni all'isola. Nessuna casa è stata risparmiata, compresa la loro. Mi ha raccontato di come è andata, la devastazione che ha lasciato, della paura che hanno provato soprattutto con due bambini piccoli e dopo ovviamente della profonda tristezza che provavano per la gente di lì, anche i loro amici che hanno perso tutto, ma che non potevano lasciare tutto alle spalle e trasferirsi, come hanno fatto poi loro tornando in Slovenia. E io l'ho ascoltata e poi le ho detto "oh wow, non riesco nemmeno a immaginare". È una frase innocua, molto semplice, che io dico spesso. Non so se davvero si dica anche

Carlotta: in italiano, ma in inglese è molto usata e quindi io la traduco spesso nel mio italiano e la uso parecchio. Se ci penso la uso forse di più, più che altro quando mi raccontano di una situazione spiacevole io voglio mostrare empatia, ma non so come rispondere. Quel giorno però, non so perché, appena ho detto quella frase mi è sembrata vuota, sbagliata e mi sono fatta un appunto mentale per rifletterci poi dopo. Sapete che io amo pensare alle parole, alle espressioni che usiamo nel nostro quotidiano e quindi mentre camminavo verso casa ci pensavo. E ho capito che la ragione per cui mi ha dato fastidio dire quella frase e non trovarne una migliore o diversa è perché non la sento onesta intellettualmente.

Carlotta: L'onestà intellettuale negli ultimi anni mi ha aiutato spessissimo a cambiare il linguaggio. Per esempio, ho eliminato dal mio vocabolario parole come "sempre" e "mai" soprattutto nelle discussioni perché non sono oneste intellettualmente. Per esempio, se io dico ai miei figli "non metti mai in ordine" oppure "mi dici sempre che lo fai e poi non lo fai mai". Queste frasi non sono oneste intellettualmente perché "mai" e "sempre" in questa circostanza non sono vere e non è vero che non mettono mai in ordine. Anche se lo fanno solo una volta ogni tanto, lo fanno, quindi "mai" non è vero. E allora ne ho parlato spesso con i miei figli di queste parole, mi sono spesso scusata per usarle nelle discussioni, tanto che oggi, quando ancora mi scappa perché sono arrabbiata, i miei figli mi dicono "no mamma, non è vero che è mai" e questo spesso mi aiuta a trovare un momento di umiltà dentro di me e ammettere che hanno ragione, cosa che a volte ci avvicina e ci aiuta a risolvere il conflitto.

Carlotta: Perché quando metto da parte il mio ego anche solo in una minima parte della discussione generalmente mi aiuta a ricalibrarmi nella totalità della discussione. E quindi oggi vi invito proprio a pensare ad alcune frasi e parole che dite nel vostro quotidiano e che non sono oneste intellettualmente, perché effettivamente non sono vere. E prendo ovviamente ad esempio la mia frase perché preferisco parlare di me e dei miei errori, quindi quella frase "non riesco nemmeno a immaginarlo". Questa frase è disonesta intellettualmente perché non è vera. Quando dico che non riesco nemmeno a immaginarlo, quello che in realtà sto dicendo è "non voglio immaginarlo", perché la capacità mentale per fare un lavoro di introspezione e di analisi e immaginare come una persona potrebbe essersi sentita in una determinata situazione ce l'ho. Certo che posso immaginarlo, certo che riesco a immaginarlo se faccio uno sforzo. E attenzione, non sto dicendo che sia sbagliato non voler immaginare come si sia sentita, come si sia sentita una persona. A me a volte capita che non ho la capacità emotiva di fare quell'analisi, ma allora se quello è il caso preferisco dire proprio quello. Non voglio immaginarlo, così sì che è onesto

Carlotta: intellettualmente. Altrimenti provo a immaginarlo, provo a mettermi nei loro panni. Provo a pensare a che tipo di situazione che ho vissuto in prima persona potrebbe avvicinarsi anche lontanamente a quello che hanno vissuto loro. E ovviamente questo solo nella mia mente, non lo dico ad alta voce, perché sto cercando anche di fare attenzione quando qualcuno mi racconta qualcosa di non rispondere con esperienze mie personali, ma fare domande. Quindi praticare l'ascolto invece di girare la conversazione su di me, che è tipico dell'egocentrismo della nostra società. E se non ho un'esperienza personale a cui posso fare riferimento per mettermi nei panni dell'altra persona, provo a pensarmi io stessa in quella situazione con i miei figli. In quel caso ho la paura che proveremmo, come mi comporterei, che cosa farei. E queste tra l'altro a seconda della situazione possono anche essere ottime domande per il nostro interlocutore. Che cosa hai fatto? Come ti sei sentito? Per mostrare il nostro interesse e continuare a mantenere la conversazione su di loro.

Carlotta: Questo, tra l'altro, è un ottimo esercizio per capire che cosa faremmo noi in una determinata situazione. Anzi, che cosa faremmo no, ma che cosa idealmente vorremmo fare. Perché è difficile prevedere una reazione in un momento di paura, per esempio. Io poi non sono ancora brava con la paura. La paura, per esempio, quando credo che i miei figli si siano fatti male, mi fa spesso reagire in maniera eccessiva e magari urlare con i miei figli, cosa su cui sto lavorando da anni, un po' a passo di tartaruga, ma, come si dice in inglese, slow and steady wins the race. Tra l'altro, vorrei farvi notare che ho detto che la paura spesso mi fa reagire in maniera eccessiva. Non ho detto né sottinteso sempre. Perché ho imparato a offrire onestà intellettuale anche a me stessa. E credetemi, è tutt'altra conversazione con la mia testa. Perché riconosco i miei progressi, mi rispetto di più, mi accolgo di più e mi accetto di più.

Carlotta: E tutto questo, inoltre, è anche un ottimo esercizio di immaginazione che diventa quasi un ponte di empatia che ci avvicina all'altra persona. Non so se ci avete mai pensato, ma dire, per esempio, non potrei nemmeno immaginare fare una determinata cosa. In alcuni contesti è un po' come separarsi da un gruppo, come dire al nostro interlocutore non voglio che tu immagini che io potrei essere così. Oddio, questo concetto è chiaro nella mia mente, ma forse non è molto chiaro mentre lo dico. Quindi vi faccio un esempio. Se dico a una mamma, io non lo dico, ma se dicessi a una mamma, non potrei nemmeno immaginare di lasciare mio figlio di due anni all'asilo tutte quelle ore. Oppure, non potrei nemmeno immaginare di andare via un fine settimana mentre sto allattando. Che sono frasi, tra l'altro, che ho letto spesso su gruppi Facebook e anche sentito io stessa in conversazioni al parco giochi. Ma quando dico queste frasi, quello che sto davvero dicendo è, io non sono così, io non sono come te. È un modo di giudicare, è come innalzare muri invece che costruire ponti. E so che magari starete pensando "sì, vabbè, ma un episodio del podcast intero solo per dirci che lei non usa più questa o quella

Carlotta: frase, questa o quella parola". Magari è un po' esagerato, no? E invece no, perché la verità è che le parole sono importanti. Le parole portano con sé mentalità, le parole cambiano mentalità. Il linguaggio modella l'educazione e il linguaggio che uso con le persone fuori casa, a lungo andare, è il linguaggio che uso anche in casa con i miei figli. E viceversa, ovviamente, il linguaggio che uso con i miei figli in casa, a lungo andare, è quello che uso in tutte le mie relazioni fuori casa. Ed è per quello che nel mio corso "Educare a Lungo Termine" insisto tanto, tanto, tanto sul linguaggio e sulla comunicazione rispettosa, perché migliorando il linguaggio in casa, anche tutte le nostre relazioni fuori casa migliorano. E con questo, ovviamente, non sono rimasta nei cinque minuti, non importa, ormai lo sappiamo, ci conosciamo. Vi ricordo che mi trovate anche su www.latela.com e su Instagram come lateladicarlottablog.

Carlotta: E basta, non mi rimane che augurarvi buona serata, buona giornata o buonanotte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao!