Preferiti dei bambini

Programma

ott
29
In diretta · giovedì 29 ott alle 21:00
«Ma allora che cos'è davvero l'ADHD?»
Dal sintomo al funzionamento.
nov
05
In diretta · giovedì 5 nov alle 21:00
«Come glielo racconto?»
Parlarne a casa, costruire alleanza a scuola.

Descrizione

«Non sta mai fermə»
«Si dimentica tutto»
«Se vuole, ci riesce»
«Non sta concentratə nemmeno per due minuti»
«Sa le cose, ma è come se dimenticasse tutto»
«Si concentra solo se quella cosa le interessa davvero»

Se sei qui, probabilmente queste frasi le hai sentite dire da qualcuno su tuə figliə. Oppure le hai pensate tu (e poi ti sei sentitə in colpa per averle pensate).

Forse hai una diagnosi in mano da poche settimane e non sai bene cosa farci. Forse è stata la scuola a dirti che «sarebbe meglio far vedere il bambino» e da lì ti si è aperto un mondo: un'avventura con tantissimi bastoni tra le ruote. Forse hai un appuntamento con la neuropsichiatria e non hai idea di come affronterai questa cosa con tuə figliə. O forse stai ancora decidendo se avviare l'iter e vuoi capire bene prima di fare i passi successivi.

Da qualunque punto tu stia guardando, questo workshop è per te.

La prima cosa che ti voglio dire

Una diagnosi ha valore se accanto c'è consapevolezza.

Nel mio lavoro incontro genitori di bambinə diagnosticatə e genitori di bambinə non diagnosticatə e so una cosa: la differenza che conta non è quella. La differenza la fa il fatto che un adulto riesca a riconoscere chi ha davanti: che cosa lo facilita, che cosa gli impedisce di stare bene, in quali contesti funziona meglio e in quali fa più fatica.

Perché se ho una diagnosi, ma non riesco a riconoscere mio figlio o mia figlia dentro quella diagnosi, allora la diagnosi mi serve a poco: resta un'etichetta che raccoglie generalizzazioni e polarizzazioni. E il rischio, quando la diagnosi rimane solo etichetta, è che sia il bambino stesso a prendersela addosso.

Mi capita spesso di parlare con genitori spiazzati davanti a frasi come «io non voglio avere l'ADHD», «sono sbagliato io», «non vado mai bene», «non sono capace di fare nulla».

È proprio da qui che nasce questo workshop.

Che cosa faremo insieme (in concreto)

Sono due incontri live da 90 minuti.

Nel primo incontro mettiamo ordine. Che cos'è davvero una diagnosi di ADHD, di cosa parliamo quando diciamo disattenzione, iperattività, impulsività. Quali sono gli stereotipi e perché sono stereotipi: non è vero che un bambino con ADHD sia per forza un bambino che non sta fermo o che si dimentica tutto. Due bambinə con la stessa diagnosi possono essere molto diversi. E lo stesso bambino può esprimere l'ADHD in modi diversi a seconda del contesto in cui si trova.

Faremo un passaggio importante, quello dal sintomo al funzionamento: che cosa vuol dire, nella pratica di tutti i giorni, questa diagnosi?

E chiuderemo con il cambio di prospettiva che secondo me è il cuore di tutto: smettere di chiederci «perché lo fa?», «che cosa abbiamo sbagliato?», «come è possibile che a 8, 9, 10 anni sia ancora così?» e iniziare a chiederci «che cosa rappresenta per lui o per lei un impedimento a riuscirci?». E anche: è davvero necessario che ci riesca o lo faccia così? Oppure possiamo modificare noi adulti alcuni schemi che abbiamo in testa, spesso retaggi culturali ed educativi, e adattarli a chi abbiamo davanti?

Nel secondo incontro partiamo da lì: ok, la diagnosi è in mano (o è in corso). Come ne parlo con miə figliə?

Vedremo che cosa succede davvero dalla neuropsichiatra, che tipo di test si fanno e che cosa possiamo aspettarci di sentirci dire, così che tu possa anticiparlo a tuə figliə oppure raccontarglielo a posteriori, se l'iter l'avete già fatto tutto.

Poi mettiamo in mano strumenti educativi concreti da usare a casa: prevedibilità, organizzazione visiva, timer, checklist, anticipazione, e la capacità di ridurre il carico esecutivo quando non è strettamente necessario.

Parleremo di limiti con una premessa che è cara anche all'Educazione a Lungo Termine: un approccio che tiene conto di chi sei tu, e non dell'aspettativa che ho io, è quello che costruisce autonomia, autostima e la motivazione a sentirsi bene con sé stessi. Per le bambine e i bambini neurodivergenti vale la pena sottolinearlo ancora di più.

Chiuderemo con l'alleanza con la scuola: che cosa può fare concretamente un genitore per comunicare bene agli insegnanti i bisogni di suə figliə. E faremo un accenno anche al piano didattico personalizzato, perché tantissimi genitori non sanno che è un diritto, e che è uno strumento che custodisce e protegge.

È per te se…

  • hai una diagnosi in mano e non sai bene cosa farne;

  • stai iniziando l'iter, o stai decidendo se iniziarlo, e vuoi capire prima di scegliere;

  • ti accorgi di guardare tuə figliə e vedere prima le fatiche che luiə;

  • non sai come parlargliene senza farlə sentire sbagliatə;

  • con la scuola ti senti sempre sulla difensiva, e vorresti un altro tipo di conversazione;

  • vuoi strumenti che funzionino nella vita reale, non teoria.

Dopo il workshop potrai iniziare a…

  • Riconoscere il funzionamento di tuə figliə e non solo i comportamenti che ti mettono in difficoltà.

  • Capire che cosa cambia tra un contesto e l'altro – e perché.

  • Guardare una diagnosi come un approfondimento del funzionamento di quella persona e non come una sconfitta.

  • Raccontare l'ADHD a tuə figliə con parole e immagini che non lo facciano sentire sbagliatə.

  • Usare a casa strumenti concreti di prevedibilità e organizzazione.

  • Portare alla scuola richieste chiare e sapere che cosa puoi chiedere.

Un'ultima cosa

Una diagnosi non è soltanto un elenco di debolezze che qualcuno ci sottolinea. Sono anche caratteristiche e sono le caratteristiche che rendono una persona quella persona. Se le conosco, posso farne punti di forza. Se non le conosco, o le evito, tenderò sempre a leggerle come problemi, incapacità, assenza di competenza.

E se siamo noi, come famiglia, a considerarle incapacità, non possiamo aspettarci che le persone intorno a noi le considerino possibilità. Parte da come io mi vedo, da come sento che il mio funzionamento non è sbagliato, ma specifico.

Vale per le persone con ADHD. Vale per le persone autistiche, per le persone plusdotate e vale anche per le persone neurotipiche, quelle che stanno nella media statistica del funzionamento.

Ti aspetto dentro.

2 incontri

ADHD: oltre l'etichetta

Capire il funzionamento di tuə figliə, prima e dopo la diagnosi.

Prima edizione · 29 ottobre e 5 novembre
  • Adatto sia a chi ha già in mano una diagnosi, sia a chi si sta avvicinando all'iter e vuole capire di cosa si parla prima di decidere.
  • Un cambio di sguardo concreto: dal «perché lo fa» al «che cosa glielo impedisce», e a che cosa possiamo cambiare noi adulti.
  • Strumenti pratici per casa e parole pronte per parlarne con tuə figliə e con la scuola.
Ci sono 25 posti disponibili
Il workshop si terrà solo con un minimo di 15 partecipanti, per rispettare il tempo e il lavoro di chi lo conduce. Se non lo avvieremo, riceverai un rimborso totale. Grazie per la tua fiducia.
Riceverai qualche email con aggiornamenti e promemoria sulle iscrizioni.
Vorrei, ma non riesco perché...
Creato da
Educatrice montessoriana e parent coach, supervisora educativa, parent trainer per l'ADHD.

Programma

ott
29
In diretta · giovedì 29 ott alle 21:00
«Ma allora che cos'è davvero l'ADHD?»
Dal sintomo al funzionamento.
nov
05
In diretta · giovedì 5 nov alle 21:00
«Come glielo racconto?»
Parlarne a casa, costruire alleanza a scuola.

Descrizione

«Non sta mai fermə»
«Si dimentica tutto»
«Se vuole, ci riesce»
«Non sta concentratə nemmeno per due minuti»
«Sa le cose, ma è come se dimenticasse tutto»
«Si concentra solo se quella cosa le interessa davvero»

Se sei qui, probabilmente queste frasi le hai sentite dire da qualcuno su tuə figliə. Oppure le hai pensate tu (e poi ti sei sentitə in colpa per averle pensate).

Forse hai una diagnosi in mano da poche settimane e non sai bene cosa farci. Forse è stata la scuola a dirti che «sarebbe meglio far vedere il bambino» e da lì ti si è aperto un mondo: un'avventura con tantissimi bastoni tra le ruote. Forse hai un appuntamento con la neuropsichiatria e non hai idea di come affronterai questa cosa con tuə figliə. O forse stai ancora decidendo se avviare l'iter e vuoi capire bene prima di fare i passi successivi.

Da qualunque punto tu stia guardando, questo workshop è per te.

La prima cosa che ti voglio dire

Una diagnosi ha valore se accanto c'è consapevolezza.

Nel mio lavoro incontro genitori di bambinə diagnosticatə e genitori di bambinə non diagnosticatə e so una cosa: la differenza che conta non è quella. La differenza la fa il fatto che un adulto riesca a riconoscere chi ha davanti: che cosa lo facilita, che cosa gli impedisce di stare bene, in quali contesti funziona meglio e in quali fa più fatica.

Perché se ho una diagnosi, ma non riesco a riconoscere mio figlio o mia figlia dentro quella diagnosi, allora la diagnosi mi serve a poco: resta un'etichetta che raccoglie generalizzazioni e polarizzazioni. E il rischio, quando la diagnosi rimane solo etichetta, è che sia il bambino stesso a prendersela addosso.

Mi capita spesso di parlare con genitori spiazzati davanti a frasi come «io non voglio avere l'ADHD», «sono sbagliato io», «non vado mai bene», «non sono capace di fare nulla».

È proprio da qui che nasce questo workshop.

Che cosa faremo insieme (in concreto)

Sono due incontri live da 90 minuti.

Nel primo incontro mettiamo ordine. Che cos'è davvero una diagnosi di ADHD, di cosa parliamo quando diciamo disattenzione, iperattività, impulsività. Quali sono gli stereotipi e perché sono stereotipi: non è vero che un bambino con ADHD sia per forza un bambino che non sta fermo o che si dimentica tutto. Due bambinə con la stessa diagnosi possono essere molto diversi. E lo stesso bambino può esprimere l'ADHD in modi diversi a seconda del contesto in cui si trova.

Faremo un passaggio importante, quello dal sintomo al funzionamento: che cosa vuol dire, nella pratica di tutti i giorni, questa diagnosi?

E chiuderemo con il cambio di prospettiva che secondo me è il cuore di tutto: smettere di chiederci «perché lo fa?», «che cosa abbiamo sbagliato?», «come è possibile che a 8, 9, 10 anni sia ancora così?» e iniziare a chiederci «che cosa rappresenta per lui o per lei un impedimento a riuscirci?». E anche: è davvero necessario che ci riesca o lo faccia così? Oppure possiamo modificare noi adulti alcuni schemi che abbiamo in testa, spesso retaggi culturali ed educativi, e adattarli a chi abbiamo davanti?

Nel secondo incontro partiamo da lì: ok, la diagnosi è in mano (o è in corso). Come ne parlo con miə figliə?

Vedremo che cosa succede davvero dalla neuropsichiatra, che tipo di test si fanno e che cosa possiamo aspettarci di sentirci dire, così che tu possa anticiparlo a tuə figliə oppure raccontarglielo a posteriori, se l'iter l'avete già fatto tutto.

Poi mettiamo in mano strumenti educativi concreti da usare a casa: prevedibilità, organizzazione visiva, timer, checklist, anticipazione, e la capacità di ridurre il carico esecutivo quando non è strettamente necessario.

Parleremo di limiti con una premessa che è cara anche all'Educazione a Lungo Termine: un approccio che tiene conto di chi sei tu, e non dell'aspettativa che ho io, è quello che costruisce autonomia, autostima e la motivazione a sentirsi bene con sé stessi. Per le bambine e i bambini neurodivergenti vale la pena sottolinearlo ancora di più.

Chiuderemo con l'alleanza con la scuola: che cosa può fare concretamente un genitore per comunicare bene agli insegnanti i bisogni di suə figliə. E faremo un accenno anche al piano didattico personalizzato, perché tantissimi genitori non sanno che è un diritto, e che è uno strumento che custodisce e protegge.

È per te se…

  • hai una diagnosi in mano e non sai bene cosa farne;

  • stai iniziando l'iter, o stai decidendo se iniziarlo, e vuoi capire prima di scegliere;

  • ti accorgi di guardare tuə figliə e vedere prima le fatiche che luiə;

  • non sai come parlargliene senza farlə sentire sbagliatə;

  • con la scuola ti senti sempre sulla difensiva, e vorresti un altro tipo di conversazione;

  • vuoi strumenti che funzionino nella vita reale, non teoria.

Dopo il workshop potrai iniziare a…

  • Riconoscere il funzionamento di tuə figliə e non solo i comportamenti che ti mettono in difficoltà.

  • Capire che cosa cambia tra un contesto e l'altro – e perché.

  • Guardare una diagnosi come un approfondimento del funzionamento di quella persona e non come una sconfitta.

  • Raccontare l'ADHD a tuə figliə con parole e immagini che non lo facciano sentire sbagliatə.

  • Usare a casa strumenti concreti di prevedibilità e organizzazione.

  • Portare alla scuola richieste chiare e sapere che cosa puoi chiedere.

Un'ultima cosa

Una diagnosi non è soltanto un elenco di debolezze che qualcuno ci sottolinea. Sono anche caratteristiche e sono le caratteristiche che rendono una persona quella persona. Se le conosco, posso farne punti di forza. Se non le conosco, o le evito, tenderò sempre a leggerle come problemi, incapacità, assenza di competenza.

E se siamo noi, come famiglia, a considerarle incapacità, non possiamo aspettarci che le persone intorno a noi le considerino possibilità. Parte da come io mi vedo, da come sento che il mio funzionamento non è sbagliato, ma specifico.

Vale per le persone con ADHD. Vale per le persone autistiche, per le persone plusdotate e vale anche per le persone neurotipiche, quelle che stanno nella media statistica del funzionamento.

Ti aspetto dentro.

Domande frequenti

Hai altre domande? Contattaci e saremo felici di aiutarti.

Si tratta di 2 incontri online da 90 minuti ciascuno. Gli incontri si terranno qui su La Tela, dove avrai accesso anche a tutte le risorse e alle registrazioni. Consigliamo vivamente la partecipazione in diretta, ma se un giorno non riuscirai a collegarti potrai accedere alla registrazione e guardarla prima dell'incontro successivo per restare in linea con il percorso.

Sì, e ci tengo a dirlo. Questo workshop è pensato sia per i genitori che hanno già fatto tutto l'iter diagnostico, sia per quelli che si stanno avvicinando e vogliono informarsi bene per capire di più e sentirsi più sicuri nei passi successivi. Se stai ancora decidendo, questo è probabilmente il momento in cui ti serve di più.

No. Non è il mio ambito e non è quello di cui abbiamo bisogno qui. Non parleremo di casi singoli né valuteremo diagnosi esistenti: lavoreremo sul funzionamento e su che cosa possiamo fare noi adulti, a casa e nella relazione con la scuola.

Certo, e lo consigliamo vivamente se entrambə avete voglia di mettervi in discussione e la possibilità di collegarvi. Il costo rimane lo stesso. Le registrazioni sono un altro buon modo per coinvolgere il o la partner.

Riceverai la registrazione dell'incontro e tutti i materiali di supporto, quindi non perderai nessun contenuto. Detto questo, se sai già che in una delle due date non potrai esserci, ti invitiamo a non comprarlo: l'aspetto live è ciò che differenzia questo lavoro da una lezione registrata.

Questo workshop parla soprattutto di casa, di famiglia e di come la famiglia costruisce alleanza con la scuola. Se sei insegnante e ti interessa il lavoro in classe, il mio workshop «Come approcciarsi a iperattività e impulsività a scuola» è pensato apposta per te. Detto questo, capire come ragiona un genitore che arriva a un colloquio con una diagnosi in mano può cambiarti molte conversazioni.

No. I workshop qui su La Tela sono un servizio diverso dal Percorso per educare a lungo termine: non sono una lezione pre-registrata né un archivio di consigli, ma uno spazio di lavoro comune, dove ognuno porta un pezzettino affinché l'esperienza di tuttə sia più ricca.