Episodio 48
In questo episodio di Educare con Calma, vi parlo della mia dipendenza dallo zucchero e di come sono arrivata a parlarne tranquillamente. Vi racconterò anche come trattiamo noi ...
Oggi ho deciso di parlarvi di una realtà con la quale convivo da moltissimi anni, che è quella che io chiamo dipendenza dallo zucchero, da cui negli ultimi anni mi sono un po’ liberata, anzi, sento davvero di aver raggiunto un equilibrio che per me funziona. VI racconterò anche come trattiamo noi lo zucchero in famiglia, anche credo per aiutare me con questa mia difficoltà. Parlerò anche probabilmente di peso, di peso forma, di dimagrire e ingrassare, userò parole come magro o grasso, ma sono tutte cose di cui ormai non parlo molto né sul mio account né nella vita reale. E poi vi spiegherò perché. 

Visto che è un argomento un po’ tabù, se vogliamo, soprattutto quando relazionato alla nutrizione dei bambini, ci tengo a dirvi come sempre di ascoltare le mie parole con gentilezza e accoglienza. Cercherò di essere molto rispettosa e di scegliere e filtrare le parole, ma so che alcuni pensieri potranno passare come giudizi. Se mi conoscete, sapete che non lo sono. 
Inizio con il raccontarvi di me. Quando ho conosciuto la mia amica Marisa in Spagna, dopo qualche anno una delle cose che notavo di lei, e lo notavo perché invidiavo questa sua relazione con lo zucchero, era che lei prendeva uno o due biscotti all’ora del tè ed era soddisfatta, davvero soddisfatta. 
Dopo pranzo non sentiva il bisogno di finire con un dolce, le torte, i pacchetti di biscotti, le barre di cioccolato a casa sua duravano settimane o mesi. E a me questo lasciava veramente a bocca aperta. Perché per me non era così. Quando le chiesi perché non sentisse il bisogno di un secondo biscotto o di un qualcosa di dolce, in realtà lei mie ha detto che non ci aveva mai pensato, ma che le bastava quel biscotto o due per soddisfare la voglia di qualcosa di dolce e poi mi ha anche che probabilmente è perché è sempre stato così in famiglia, sua madre dava loro due biscotti e loro probabilmente si erano abituati a sentirsi soddisfatti così.

Io crescendo non ricordo la relazione con lo zucchero nella mia infanzia, ma da che ho ricordi di questa relazione, ricordo che non avevo limiti. A pasqua mangiavo tanto cioccolato quanto ne volevo, mentre studiavo alle media o al liceo mi finivo anche un intero pacco di biscotti in una sera, di solito erano o galletti o abbracci o gocciole. 

Ecco, questo è quello che ricordo, poi anche confermato dai miei genitori, non avevo limiti. Non ricordo nemmeno che i miei genitori mi dicessero di non mangiarne così tanti, probabilmente anche perché io ho sempre avuto un corpo snello, sono sempre stata molto alta, per farvi un esempio da adolescente ero già alta 1,78cm e pesavo sui 60-62 kg. Quindi questa abitudine malsana, questa dipendenza dallo zucchero ha avuto tempo di insinuarsi in me senza vederne gli effetti collaterali, se così vogliamo chiamarli. Inoltre sono sempre stata molto attiva, ho sempre fatto nuoto, poi ho giocato a pallavolo, fatto aerobica, palestra… e tutto questo prima di iniziare a ballare, perché poi con il ballo, che era una grandissima passione, più di qualsiasi altro sport, ho intensificato le ore settimanali perché mi piaceva moltissimo. 

Quindi probabilmente tra la genetica e il tanto sport non mi sono mai nemmeno posta il problema di stare mangiando troppo, di prendere peso, di quale fosse il mio peso forma, di dover fare diete o perdere chili, o non mangiare quel pacchetto di biscotti perché ecco magari potrei definirmi fortunata perché quella è proprio una di quelle cose con le quali non ho mai dovuto fare i conti. Riguardando foto vecchie, l’unico anno pre gravidanza che sono passata oltre i 62 kg è stato quella della laurea in cui avevo conosciuto Alex e vivevo in un appartamento a Torino da sola che lui mi aiutava a pagare proprio perché lui veniva spesso da Marbella a trovarmi mentre io finivo gli studi, quindi quell’anno nelle settimane in cui ero sola ricordo proprio barattoli di nutella finiti in una sera facendo le maratone di Grey’s Anatomy e Lost, pacchetti di biscotti e tutte le ore, tanta pasta perché era semplice da cucinare  ecc ecc e anche poco esercizio, perché non ballavo ancora ed ero molto poco costante con la corsa, che allora odiavo (tra l’altro sul mio blog ci sono articoli sulla mia personale battaglia con la corsa, che poi invece ho iniziato ad amare). 

Ma vi dico questo perché nonostante questo stile di vita e alimentare davvero poco sano secondo me, anche di molto stress per finire tutti gli esami anche quelli arretrati in un anno per poi trasferirmi a Marbella, non ricordo nemmeno di averlo vissuto come un problema, l’essere in sovrappeso rispetto al mio peso normale, perché sul mio corpo 5 o addirittura 10kg (come avrei scoperto più avanti) davvero non fanno tantissimo la differenza. 

Ma qual è stato l’errore in tutto questo? L’errore, che ho scoperto poi molto più avanti, è stato concentrami sul peso e sull’aspetto fisico. Io mangiavo tanto quanto volevo e avevo sempre un corpo bello e quindi non mi ponevo nemmeno il problema di quanto fosse sano questo stile alimentare. Un po’ come se nessuno mi avesse mai fatto riflettere sul fatto che un corpo può essere bello fuori, ma magari non dentro. E che l’apparenza non riflette la salute.

Oggi, dopo tanti anni so che è il contrario, che non importa quanto il mio corpo sia bello se poi la mia mente non è sana.

E parlo di salute mentale perché queste abitudini alimentari, questo non avere limiti con i dolci si è poi trasformato in una dipendenza da zucchero quando sono andata a vivere a Marbella. Non ricordo come sia iniziato, ma sicuramente da commenti di Alex o di amici su quanti dolci mangiassi e allora per la prima volta ho cominciato a sentire un disagio: ho cominciato a riflettere sul fatto che forse finire un pacchetto di biscotti intero in una volta forse non era poi così sano, anche se il mio corpo era snello e atletico.

E però con questa consapevolezza è anche nato il problema. Perché in realtà io non riuscivo a smettere di mangiare un pacchetto di biscotti intero. E allora ho cominciato a nasconderlo. Ho cominciato a comprare un pacchetto di biscotti dal benzinaio e consumarlo in macchina quando ero da sola, per esempio, sulla via per andare al lavoro o addirittura a volte anche alle mie lezioni di ballo. Perché ne sentivo il bisogno e non solo il bisogno, ma era un pensiero fisso, finché non compravo e mangiavo i biscotti non facevo fatica a pensare ad altro, facevo fatica anche a concentrarmi sul lavoro. Quando ero stressata, quando ero nervosa, quando ero triste, arrabbiata… io compravo un pacchetto di biscotti e me lo finivo. Sentivo proprio che quel pacchetto avrebbe risolto i miei problemi, il mio stato d’animo. E tra l’altro parliamo di un pacchetto grande di biscotti, erano sempre i Principe, quelli con il cioccolato in mezzo, o quelli tipo cookie americano con le gocce di cioccolato. Ecco, anche solo a dirlo a me risveglia pensieri poco sani, di disagio. E poi cosa facevo con questo pacchetto? Visto che mi vergognavo di questa mia dipendenza, li nascondevo e generalmente li finivo in macchina prima di arrivare a casa così poi li buttavo nella spazzatura del garage prima di salire a casa. E nessuno lo avrebbe mai saputo. E poi arrivavo a casa, a volte anche un po’ nauseata devo dire ma neanche troppo, e se Alex magari suggeriva di mangiarci un gelato, io accettavo, perché per la dipendenza non riuscivo a dire di no, e per non destare sospetti (visto che lui sapevo che io adoro i dolci) sentire di non potere dire di no.   
Insomma, era davvero un problema. Era una dipendenza bella e buona. Forse non deleterai e rischiosa come una dipendenza da droga o da alcohol, ma a livello mentale probabilmente era molto simile.

E ora onestamente non ricordo esattamente i passaggi di come ne sono uscita, ma ricordo chiaramente che a un certo punto ho capito che questa cosa era fuori dal mio controllo e allora ho iniziato a parlarne, a piccole confessioni proprio, anche battute a volte, del tipo, “Come fai a mangiare solo due biscotti. Io potrei mangiarmi quel pacchetto intero da sola” quando prendevo il tè con Marisa. Ecco, queste frasi erano delle piccole confessioni, non ero probabilmente ancora pronta a dire la verità, ma dicevo queste frasi ad alta voce e ogni volta mi sentivo liberata.

E piano piano ho cominciato a parlarne con Alex e con Marisa (le miei due persone) in termini più concreti, tipo “sai che cos’ho fatto ieri? Ero talmente giù di morale che mi sono mangiata un intero pacchetto di biscotti” e la mettevo così, lo raccontavo come se fosse un episodio singolo mentre invece succedeva praticamente ogni giorno. E questo mi dava modo non solo di dire a voce alta una verità ma anche di vedere la loro reazione. E più loro mi accoglievano, perché mi amano, più mi liberavano, senza saperlo.

Finché un giorno che onestamente non ricordo esattamente perché è stato appunto tutto molto graduale, non è stato come ammetterlo da un giorno all’altro, è durato anni questo processo, ho cominciato a dire la mia verità, esattamente la verità com’era. E a quel punto mi sentivo già più forte, magari questi episodi succedevano ancora, anzi ricordo che è proprio successo una volta in Nuova Zelanda, quindi l’anno scorso, ma ogni volta lo ammettevo, facevo lo sforzo consapevole di raccontarlo almeno ad Alex. E oggi oltre al parlarne liberamente e tranquillamente, gli episodi sono davvero pochissimi, per esempio quella in Nuova Zelanda era la prima volta che succedeva dopo anni ed è stata solo quella volta, perché appena è successo ho fatto la mia routine di riabilitazione.

E la mia routine di riabilitazione, che è molto personale, quindi magari vi farà sorridere, ma per me è ciò che funziona:

Quando succedeva, e così anche quest’ultima volta in Nuova Zelanda, lasciavo gli ultimi 2-3 biscotti nel pacchetto e lo buttavo via. Come a dire io non più forte (che è vero solo in parte perché il pacchetto e me lo sono mangiato quasi tutto, ma è proprio un gesto simbolico che dà una sensazione di potere, di scelta). E poi ci rifletto, non mi giudico, mi perdono e inizio la riabilitazione che va avanti per settimane e settimane: che cosa intendo per riabilitazione? Anche questo è molto personale: prima di tutto cerco di non rimanere troppo sola, se vado da qualche parte vado sempre con Alex o con i bimbi, cosa che per il mio stile di vita ci riesco perfettamente perché siamo viaggiatori a tempo pieno quindi siamo sempre insieme, insomma non faccio fatica a non stare sola, la fatica è trovare momenti per stare sola. Quindi questo funziona a pennello per la mia riabilitazione.

E poi quando mi sento di nuovo forte, che è normalmente quando smetto di pensare ai dolci, allo zucchero, quando in una giornata mi dimentico del dolce o semplicemente ci penso e riesco tranquillamente a cacciare via il pensiero, non ne sento più il bisogno. E in questo aiuta moltissimo un’abitudine che noi abbiamo da tanto, forse proprio per aiutarmi in questa mia difficoltà, che è quella di non comprare dolci a casa. Noi a casa di solito non abbiamo zucchero, se non frutta. Non lo compriamo proprio, lo evitiamo al supermercato e anche i bambini è raro che ci chiedano di comprare qualcosa al supermercato perché sono abituati così, a casa non compriamo quei prodotti. Fuori, invece, mangiamo quello di cui abbiamo voglia, di solito è il gelato quando siamo in un posto che lo fa buono, raramente lo mangiamo più di una volta a settimana ma è anche successo e se succede non è un problema, non siamo così rigidi, perché sentiamo che il nostro stile alimentare è sano (per noi, per la nostra famiglia), sentiamo che non facciamo più fatica a rispettare questa abitudine nel quotidiano e quindi ci permette di essere flessibili. Perché non so se ci avete mai fatto caso, ma io ho notato che in realtà spesso le persone che non sono flessibili sono anche quelle che sentono di stare facendo ancora fatica con una determinata scelta, un determinato stile di vita o alimentare.

Ora, visto che abbiamo questa abitudine di non comprare nulla a casa, se non cioccolato minimo 85%, devo dire che i bambini sono altrettanto abituati a non mangiare zucchero, ma questo non significa che non lo vogliano e non lo chiedano. Sono bambini normali che al supermercato chiedono almeno 5 volte possiamo comprare quello, possiamo comprare questo, ma visto che io e Alex siamo molto coerenti con la nostra decisione e regola, alla fine basta spiegare loro che a casa non compriamo cose dolci e lo accettano di buon grado.

E anche quando siamo fuori, non è un’abitudine mangiare dolce. Per esempio se siamo al bar non prendiamo necessariamente la cioccolata calda o un succo per loro se noi prendiamo il caffè, un bicchiere d’acqua è perfetto, più sano e disseta di più. Credo che a volte i genitori riflettano i loro gusti e i loro desideri sui bambini: pensano, certo che a me piace tanto la cioccolata calda, allora gliela prendo perché sarà felicissimo, ma in realtà i bambini non hanno questo desiderio se noi non glielo creiamo e io trovo che non ci sia alcun bisogno di crearlo. Sono altre le cose che rendono felici al bar: per esempio, se tiriamo fuori le carte e facciamo un gioco di carte tutti insieme, Oliver ed Emily sono molto più felici di giocare con noi che di prendere una cioccolata calda. Come dicevamo con la pediatra Carla in uno degli episodi del podcast, c’è una componente genetica che fa piacere o meno il gusto dolce e quindi lo zucchero e quella è: per esempio Oliver ama di più lo zucchero e fa tendenzialmente più fatica a darsi un limite, Emily raramente finisce un dolce o un gelato, ne mangia un po’ e poi è soddisfatta. Quella io credo che sia genetica. Ma le abitudini alimentari che diamo ai nostri figli fanno una differenza grandissima: per esempio, Oliver anche se adora i dolci più di Emily, spesso è lui a ricordarci che oggi non prendiamo il gelato perché lo abbiamo già preso due giorni fa. 

E io personalmente trovo che tutte queste abitudini creino proprio una mentalità di non ossessione verso il dolce che se non portata all’estremo secondo me a sua volta sviluppa addirittura una relazione sana con lo zucchero: e questo lo noto già in molte situazioni del quotidiano, per esempio noi abbiamo un’altra abitudine che è quella di mangiare il gelato solo se è buono e possibilmente artigianale, perché visto che non lo mangiamo così spesso è meglio sceglierlo buono invece che mangiarlo proprio solo per mangiare dello zucchero che non vale nemmeno la pena e di questo concetto del “vale davvero la pena” parliamo spesso ai bambini: ricordo una volta in Nuova Zelanda che eravamo andati a prendere un gelato ma quando siamo entrati in gelateria ci siamo resi conto che il gelato, anche se su internet diceva artigianale, non aveva davvero un aspetto buono, era duro, sembrava anche un po’ congelato sopra, insomma sembrava di quelli scadenti che si comprano al supermercato e allora ci siamo seduti con i bimbi e abbiamo spiegato loro che non valeva la pena, abbiamo fatto notare loro le cose che notavamo che ci facevano credere non fosse un gelato buono (perché in questo modo educhiamo anche il loro occhio che rende tutto più facile in futuro), abbiamo detto loro che secondo noi era meglio aspettare e mangiare un gelato davvero buono appena lo trovavamo piuttosto che mangiare questo oggi. Abbiamo spiegato che noi non lo prendevamo e che secondo noi anche loro sarebbero stati molto più felici se avessero aspettato perché molto probabilmente non sarebbero rimasti soddisfatti dal gelato e poi magari l’indomani che noi l’avremmo preso in un posto davvero buono, loro non avrebbero potuto prenderlo perché lo avevano già mangiato oggi. Entrambi hanno capito e hanno deciso di mangiare poi quello buono e così siamo usciti dalla gelateria senza gelato e in quel momento io sono stata davvero felice di tutto il lavoro che stiamo facendo perché poi magari non servirà a nulla e in età adulta sceglieranno lo stesso un gelato pessimo se hanno voglia di gelato ed è l’unico che trovano, ma magari no. Noi genitori possiamo solo dare il miglior esempio che conosciamo, accettando poi che presto la vita sarà tutta nelle loro mani. Per trasparenza, perché sapete che non mi piace edulcorare la realtà, quando siamo arrivati in macchina ed Emily ha capito che il gelato buono non l’avremmo mangiato oggi ma domani, si è messa a piangere… quindi abbiamo capito che lei aveva accettato solo perché pensava di mangiarlo quel giorno comunque, ma a quel punto era troppo tardi perché eravamo già andati via. Ma devo anche dire che non è durata molto, ci siamo scusati per non esserci assicurati che avesse capito e che la prossima volta le avremmo spiegato meglio. E poi le abbiamo anche detto che tanto tutti avevamo ancora voglia di gelato e che quindi l’indomani saremmo andati a cercare un gelato davvero buono e così è stato, ed era indubbiamente mille volte più buono dell’altro. E tra l’altro visto che a noi piace molto il gelato, facciamo spesso questa cosa di entrare nelle gelaterie (soprattutto in giro per il mondo, perché in Italia si trova gelato buono quasi sempre) e guardare se il gelato è buono o no, e quindi noto che i bambini ora lo vedono come una cosa normale decidere di mangiare il gelato solo è buono e altrimenti rinunciarci.  

Tutto questo ve lo racconto, perché credo che se noi genitori sentissimo più storie come la mia, di una ragazza che all’apparenza è sempre sana, ma che sana non lo è perché nessuna dipendenza è sana, magari inizieremmo a fare più attenzione non solo alla quantità ma anche alla qualità di zucchero che diamo ai nostri figli e che mangiamo noi stessi (perché ovviamente la coerenza è importante, non posso dire di no a loro e poi mangiare io tutto lo zucchero che voglio che poi chiariamoci, per onor del vero, anche io durante la mia sindrome premestruale ho mandato spesso Alex a comprare il mezzo litro di gelato dopo che li abbiamo messi a letto prima di guardarci un film, ma a dire il vero da quando ho iniziato ad avere un rapporto più sano con la mia sindrome premestruale ho smesso, perché mi sono resa conto che in realtà non era il mio corpo che richiedeva lo zucchero, era il mio umore che richiedeva lo zucchero e io sono stata abituata o mi sono abituata, non lo so, a ricorrere al cibo e soprattutto allo zucchero quando sono giù di morale e quando 1. Ho scoperto che cos’è la sindrome premestruale e di soffrirne a volte e 2. Ho iniziato ad accogliermi e accettarmi in quei giorni, anche la mia sensazione di bisogno di zucchero è diminuita…), ecco ora non mi ricordo più che cosa stessi dicendo, ma insomma quello che vorrei trasmettere è che credo sia importante pensare alla quantità e qualità di zucchero che mangiamo in famiglia e che diamo ai nostri bambini, senza cadere nell’estremo e dire no zucchero (che personalmente penso sia altrettanto poco sano, come tutti gli estremi), ma sicuramente cercando di insegnare loro fin da piccoli a essere mindful come si dice consapevoli di che cos’è veramente lo zucchero e di come interagisce con il nostro cervello… perché il modo in cui interagisce con il nostro cervello è come quello di una droga, al di là degli effetti che spesso ha sul corpo. 

Io soffro dentro quando vedo un bambino o una bambina piccoli, dell’età dei miei, chiaramente sovrappeso, con una pancia che non è più la pancia del bambino ancora bebè, che magari fanno già un po’ di fatica a correre o piegarsi per entrare nei tunnel al parco giochi e spero che questo non arrivi come un giudizio, ma per me è importante dirlo perché questo è un podcast per genitori e spesso noto che i genitori di questi bambini sono proprio quelli che ordinano una cioccolata calda con marshmellows e un biscotto al cioccolato al bar o che usano il cibo, spesso merendine, come consolazione se i bambini o le bambini si fanno male al parco giochi, o che aspettano i bambini e le bambini fuori dalla lezione di ballo con le patatine, una barretta di cioccolato e una coca cola (storia vera, vista a Marbella) e quelli erano proprio i bambini e le bambine che erano già in sovrappeso e che probabilmente faranno fatica a uscirne perché il loro bagaglio sarà pieno di abitudini alimentari non sane. 

E lo dico davvero con il cuore in mano, perché il mio in realtà è un mezzo giudizio, so che a volte le perone sono ignoranti al riguardo (proprio nel senso che ignorano e non sanno di stare facendo danno e se lo sapessero sceglierebbero di non farlo). Altre volte hanno loro stessi una relazione molto complicata con cibo e zucchero ed è difficile insegnare diversamente ai figli, come diceva Maria Montessori è difficile dare qualcosa che non abbiamo già dentro di noi. E poi non sappiamo che storia di vita abbiano queste persone, non sappiamo quali siano le loro difficoltà, non sappiamo magari soffrono perché hanno creato l’abitudine e non sanno come uscirne, non sappiamo se magari non hanno i soldi per comprare cibo e merende sane e allora riversano sulle merendine (il papà di Alex, per esempio, che ha cresciuto lui e suo fratello da solo perché la mamma è mancata quando Alex aveva 6 anni, non aveva un lavoro che gli permettesse di comprare cibo sano, che costa indubbiamente di più, ed era sempre in cucina a fare dolci perché la farina e lo zucchero costa poco… e Alex oggi è bravissimo a fare i dolci, ma anche lui ha una relazione poco sano con lo zucchero).

Credo che ci sia poi anche un problema di fondo ed era anche un mio problema prima che lo notassi e ci riflettessi: ovvero pensare che lo zucchero sia quel qualcosa di speciale da fare con i bimbi quando li portiamo fuori, quando gli dedichiamo un pomeriggio insieme. Per esempio, andiamo al museo e per completare la giornata mangiamo un gelato. Oppure facciamo una passeggiata per arrivare al bar a prendere un croissant. Oppure per fare una cosa speciale, andiamo al bar a prendere un tè con un buon pezzo di torta. E piano piano ho cominciato a rendermi conto di quanto io collegassi i momenti speciali con i miei figli allo zucchero e allora ho smesso, perché mi sembrava quasi di stare trasmettendo loro il messaggio “lo zucchero rende tutto più speciale”. Mentre un museo è speciale di per sé, andare al parco e giocare con la palla per un bambino è più speciale che stare seduto e mangiare un pezzo di torta, una passeggiata non deve per forza avere una meta culinaria, la passeggiata è più speciale se è fine a se stessa, perché si impara davvero a godere di quello che abbiamo intorno: che sia la natura dove si possono osservare animali e piante o una strada di città, dove si può osservare la vita quotidiana delle persone.

E quindi questo episodio è proprio solo per raccontarvi la mia esperienza con lo zucchero, esperienza che nessuno si aspetta quando la racconto, perché tendiamo a pensare che le conseguenze spiacevoli dello zucchero siano il grasso del corpo o una malattia come il diabete. Mentre invece non è così, e se devo essere sincera penso di aver conosciuto più adulti che hanno un problema di dipendenza dallo zucchero che adulti sani.

Ovviamente, e ci tengo a dirlo se per caso foste capitati sul mio podcast oggi e questo è il primo episodio che ascoltate, non sono un medico, non sono un pediatra, ma quello che ho vissuto sulla mia pelle, anzi sulla mia mente, basta per farmi capire che devo avere un occhio di riguardo rispetto allo zucchero: noi abbiamo le nostre soluzioni, che non devono necessariamente essere le vostre, non sono né giuste né sbagliate, sono nostre decisioni personali che finora hanno funzionato bene per noi stessi, con i nostri figli, nella nostra famiglia. Queste soluzioni sono come dicevo prima quella di non comprare nulla di dolce a casa come abitudine, ma di mangiare il dolce solo quando siamo fuori, se ce lo chiedono i bimbi o se ne abbiamo voglia e quindi lo proponiamo noi, ma ovviamente senza abusare, quindi se oggi mangiamo un gelato magari non lo rimangiamo domani e magari nemmeno fino alla prossima settimana.

Un’altra abitudine è non consolare la tristezza con il cibo, dolce o salato che sia, non usare il dolce per far mangiare tutto il piatto di verdure e così via… 
Un’altra abitudine, e questa stiamo ancora cercando di consolidarla, è non finire sempre i pasti con qualcosa di dolce ( al ristorante o in casa con la frutta) perché è un’abitudine con la quale sono cresciuta io, ma non credo che sia sana, e visto che io ancora oggi anche se ho una relazione migliore con lo zucchero faccio ancora fatica a non finire il pasto con un dolce… e anche quella è una dipendenza, preferirei non passare questa abitudine ai miei figli. Ci stiamo lavorando tutti su.  

Un’altra abitudine che io ritengo importante è non trasmettere il messaggio che si debba dimagrire e perdere peso, per questo ho rimosso dal mio vocabolario parole come dieta, frasi come “devo perdere 2 chili” o quando parlo con gli amici “ho un po’ di chili di troppo”, faccio attenzione a non dire che faccio esercizio per dimagrire e invece il messaggi che cerco sempre di trasmettere è: mangiamo sano e facciamo esercizio per mantenere il nostro corpo sano e mostrargli amore. E attenzione, parlo per me, persona che anche con qualche chilo in più ovviamente non ha bisogno di dimagrire. Sarebbe magari diverso se fossi un genitore obeso perché allora farei una dieta e farei esercizio per dimagrire, non ci sarebbe nulla di male nel dirlo, perché dimagrire sarebbe un prendersi cura del proprio corpo, però ecco la cura del corpo, e non l’apparenza fisica, per me dovrebbe sempre essere alla base di questi messaggi.    

Poi come altra abitudine noi cerchiamo di scegliere dolci che valga la pena mangiare, un gelato artigianale, una torta fatta in casa, la marmellata del nonno. Questo lo facciamo per fare una distinzione e per capire anche la qualità dello zucchero che mangiamo, perché come dicevo prima secondo me focalizzarsi anche sulla qualità oltre che sulla quantità aiuta a creare una mentalità più sana: per esempio, noi siamo soliti leggere con i bimbi le etichette sui prodotti al supermercato (non solo dolci), proprio per far vedere loro quante schifezze extra spesso ci sono dentro; poi facciamo le comparazioni con prodotti migliori, per esempio è successo proprio da poco: qui a Barbaresco c’è un mercatino la domenica e c’è una bancarella che vende la crema di nocciola con cacao (se andate si chiama Le Bancarelle di Elisa, non perdetevelo), che è praticamente una nutella, ma gli ingredienti sono 70% nocciole, 15% cacao e 15% zucchero di canna. Ed è deliziosa. Gli ingredienti della Nutella sono zucchero come primo ingrediente (e sappiamo che il primo ingrediente sulla lista è quello di cui ce n’è di più nel prodotto), olio di palma, 13% nocciole, poi latte in polvere, cacao e vari emulsionanti. Non è difficile capire quale sia quello più sano se compariamo le due etichette, anche uno che non ne capisce nulla di alimentazione direbbe che la crema delle Bancarelle di Elisa è più sana, perché è più genuina. E certo la nutella costa di meno perché a usare ingredienti peggiori e produrre in quantità di massa i costi sono inferiori, ma a che prezzo sulla nostra salute? Siamo davvero disposti a pagare quel prezzo? Io personalmente, preferisco pagare di più e magari mangiarne di meno, meno di frequente.

Ecco, QUESTI sono i discorsi che facciamo in casa con i bambini e li abbiamo fatti fin da piccoli, perché i bambini questi discorsi li capiscono, ognuno li processa diversamente a seconda della sua età, ma se ci prendiamo il tempo di spiegarglieli, magari non subito, ma a lungo termine li capiscono. Come capiscono anche, se glielo spieghiamo, l’effetto che lo zucchero ha sia sul corpo sia sulla mente. Possiamo farglielo notare per esempio quando vanno a feste di compleanno che mangiano più zucchero e poi sono molto irrequieti prima di andare a dormire. Non c’è nulla di male ad aver mangiato tutto quello zucchero, ma è giusto notare come reagisce la nostra mente. E poi non c’è nulla di male nel far notare anche l’effetto che lo zucchero ha sul corpo. Spesso di fronte a persone grasse o obese i bimbi ci hanno chiesto perché sono così grasse? E credo sia importante spiegare che l’aumento di peso non è sempre associato al cibo, ci sono disfunzioni e malattie che lo causano, ma spesso è causato da come ci alimentiamo e gli zuccheri sono molto responsabili. Spesso noto che molti genitori ritengono questo tipo di domande dei bambini scomode e tendono a zittirli, magari se sono troppo vicini a quella persona, ma in realtà credo che sia importante parlarne con naturalezza e anche con onestà e spiegare quindi che l’obesità, per esempio, è una malattia. 

A questo proposito, qualche mese fa sulla copertina di Cosmopolitan c’erano donne obese che facevano esercizio con la scritta This is healthy (questo è sano), e anche se io ho apprezzato l’idea, credo che questo messaggio possa essere pericoloso, perché va bene il movimento del body positivity quindi riconoscere, accettare e accogliere corpi diversi, forme e taglie diverse, dovremmo essere a favore di qualsiasi tipo di inclusività, è bellissimo per esempio che ci siano marchi di abbigliamento anche sportivi che stanno cambiando per accogliere quei corpi e per mostrare più diversità di forme e taglie nelle loro pubblicità, ma questo non significa che l’obesità sia sana. È più sana una persona obesa che fa esercizio regolarmente, ma questo non significa che l’obesità sia sana, perché l’obesità comporta comporta, al di là del livello fitness, molti più rischi, tra cui un altissimo rischio di infarto. E quindi davvero credo che sia importantissimo fare attenzione ai messaggi che trasmettiamo.

Ecco, questo non era sulla mia scaletta, quindi ora mi sono persa completamente, ma non importa.

Credo di avervi detto tutto. Anzi no, mani una cosa. Non pretendo di sapere che regalerò ai miei figli una relazione migliore con lo zucchero. Lo dico sempre, noi genitori possiamo solo fare del nostro meglio ma nel bagaglio di ciò che lasciamo ai nostri figli ci sarà sempre qualcosa di negativo, qualcosa che non abbiamo saputo leggere di loro, qualche emozione nostra, m comportamento nostro che non abbiamo saputo gestire e controllare e abbiamo insegnato a loro, qualche nostro trauma che abbiamo riflesso su di loro… questo per dire che magari noi facciamo tutta questa educazione sul consumo dello zucchero e poi in età adulta i nostri figli prenderanno strade diverse e faranno esperienze diverse e magari arrivano comunque alla stessa dipendenza di cui ho sofferto e soffro io (perché purtroppo non si guarisce mai davvero da una dipendenza). Però possiamo fare solo del nostro meglio, perché in fondo noi li mettiamo al mondo, ma poi la vita è loro.
E su questa massima di vita che forse c’entrava poco mi congedo.

Vi ricordo che mi trovate anche su www.latelaidcarlotta.com, su Instagram e Facebook come La Tela di Carlotta blog e ovviamente ogni venerdì qui sul podcast. Buona giornata, buona serata o buona notte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao. 

Ti faccio compagnia per un tè o una passeggiata ogni venerdì con il mio podcast Educare con Calma.

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Le mie frasi motivazionali per iniziare un progetto (e che cosa uso per registrare e pubblicare il podcast)
Buon 100esimo episodio di Educare con Calma a me!  Ho deciso di fare ciò che sentivo e quindi oggi ti dico le frasi che mi hanno spronata finora nella mia carriera (e anche per ...
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Competizione a scuola? NO, dovremmo insegnare la cooperazione
In questo episodio di Educare con Calma vi parlo di 6 fattori che a scuola sviluppano una competizione malsana e come questi stessi fattori vengono approcciati nella pedagogia m...
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Montessori in 5': Mio figlio morde
In questo episodio di Educare con calma dedico 5 minuti a normalizzare i morsi che danno i bambini. Perché sono normali. Punto. Ti lascio all'ascolto. :: Come appoggiare il podc...
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Parlo di sesso con Alex!
Oggi su Educare con calma ho finalmente convinto Alex a registrare un episodio sul sesso (gli ho fatto più un'imboscata, ma 🤫). È una conversazione assolutamente spontanea, non ...
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L'educazione positiva genera piccoli tiranni?
In questo episodio di Educare con Calma parlo di un articolo uscito su El Mundo (quotidiano spagnolo) dal titolo Basta con l'educazione positiva, gli studenti devono imparare a ...
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Mio figlio ha picchiato per la prima volta
In questo episodio di Educare con calma rispondo a una domanda di una mamma che nella chat privata del mio corso Educare a lungo termine mi ha raccontato un episodio che l'ha sc...
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Ragnatela in 5': come dico a mia figlia che sua zia è lesbica?
In questa edizione speciale di Educare con Calma (perché esce di martedì e non venerdì, frutto di un'ispirazione notturna causa insonnia) voglio parlarvi di una tematica che mi ...
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Bambini e animali: insegniamo a rispettare il limite | con Chiara Grasso
In questo episodio di Educare con calma parliamo di un tema a me caro: il rapporto dei bambini con gli animali selvatici e con la natura. Ho invitato Chiara Grasso, etologa, ric...
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Torno sul podcast! (E la verità sul perché mi sono presa una pausa)
Dopo una pausa necessaria sul podcast, torno su Educare con Calma con energia e con la mia verità scomoda, che mi fa sentire un po' in imbarazzo, ma che vi racconto perché dire ...
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Montessori in 5': lo gnomo dei ciucci
Oggi parliamo dello gnomo dei ciucci e di tutte le volte che, come genitori, scegliamo di manipolare i nostri figli con le bugie invece di rispettare il loro potenziale. Se avet...
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Come promuovere la lettura per bambini e adulti / con Giulia Giordano
In questo episodio di Educare con calma chiacchiero con Giulia Giordano, maestra, laureata in scienze della formazione primaria e specializzata nella promozione della lettura pe...
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Perché i bambini hanno bisogno di sentirsi in controllo della propria vita
Oggi su Educare con calma vi ho tradotto un'intervista agli autori del libro The Self-Driven Child, William Stixrub e Red Johnson. L'ho letta e ho pensato che fosse qualcosa che...
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Ragnatela in 5': concetti validi che potrebbero migliorare il sistema scolastico
In questo episodio di Ragnatela in 5', vi lascio 5 concetti che ci ha lasciato la saggezza del passato e che potrebbero essere molto validi per migliorare il sistema scolastico ...
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Sii un GPS e ricalcola il percorso
In questo episodio di Educare con Calma vi parlo di un concetto che scrissi in un vecchio post sul blog e che mi ha aiutata a modellare le mie risposte quando mi sento provocata...
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Stereotipi di genere: facciamo piccole rivoluzioni / Con Zaira
Per questo episodio di Educare con Calma ho invitato una mia ascoltatrice, Zaira, a parlare di stereotipi. Ho trovato interessante iniziare la conversazione sugli stereotipi dag...
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Ragnatela in 5': onestà intellettuale
Parlo spesso di onestà intellettuale su IG e sui miei canali (e anche nella vita di tutti i giorni con la mia famiglia). In questa Ragnatela in 5' vi racconto che cosa intendo e...
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Mio figlio è timido, come lo aiuto?
In questo episodio di Educare con calma, rispondo a una delle domande che mi arrivano di più. Sono davvero tanti i genitori che mi scrivono preoccupati per la timidezza dei prop...
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Adozione: una conversazione a cuore aperto / con Roberta
In questo episodio di Educare con Calma ho deciso di ospitare con Roberta che dopo aver ascoltato l'episodio sulla PMA si è offerta di venire a raccontarci come lei è diventata ...
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Perché non dire "bravo" a tuo figlio
In questo episodio di Educare con Calma, a grandissima richiesta, vi spiego perché tante e tante volte su Instagram e sul blog mi avete sentito dire che per crescere figli sicur...
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Ragnatela in 5': È troppo tardi?
Una domanda che mi fanno spessissimo i genitori è: è troppo tardi per passare a un'educazione a lungo termine? Mio figlio ha 3 anni, mia figlia ha 5 anni, i miei figli hanno 8 e...
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Solo biglietto di andata / con Eva Ragnoli
In questo episodio di Educare con Calma ho invitato Eva, una mamma che ho conosciuto tramite Instagram, a raccontarci la decisione della sua famiglia di ritirare la figlia di 6 ...
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I capricci non sono capricci!
In occasione del lancio della mia nuova guida online per genitori + libro stampabile per bambini "È il tuo coccodrillo. Verità bomba sui capricci e come affrontarli con calma", ...
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Riflessioni di fine/inizio anno (e di ogni giorno)
In questo episodio speciale di Educare con calma ho deciso di fare una cosa eccezionale: trasformare in podcast 5 mail che ho inviato negli ultimi 5 giorni dell'anno a coloro ch...
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Ragnatela in 5': direzione felicità
Veri e propri pensieri a ragnatela che sapevo dove iniziavano, ma non dove sarebbero finiti. La mia ragnatela di pensieri ha spesso molto più senso nella mia mente durante le mi...
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Il bullismo sui social (parte 1)
In questo episodio di Educare con calma, sciolgo le briglie. Vi racconto un episodio capitatomi mesi fa sui social, non per fare polemica, ma per contestare comportamenti e comu...
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Leggerezza e problemi non-problemi / con Marco Sacchelli
In questo episodio di Educare con Calma, parlo con Marco Sacchelli di leggerezza, di quando noi genitori seguiamo più il metodo del bambino, di lasciare andare le cose che non p...
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Natale 2021: dite i vostri no, create le vostre tradizioni
Mi sa che fare un episodio sul Natale diventerà una tradizione. In questo episodio di Educare con Calma vi racconto quello che sento quest'anno. Senza fronzoli. E mandando a pre...
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Ragnatela in 5': non siamo soli
In questo episodio di Educare con Calma rifletto in 5 minuti su una frase che scrivete spesso dopo aver ascoltato un episodio del mio podcast o aver letto un post del mio blog: ...
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Balbuzie: "Come ho sconfitto il mostro" / con Barbara Farinelli
In questo episodio di Educare con Calma parlo con Barbara Farinelli di un tema purtroppo ancora tabù: la balbuzie. È nato tutto da un messaggio su Instagram e ho sentito il desi...
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Montessori in 5': ma che società stiamo nutrendo?
In questo Montessori in 5' vi racconto un aneddoto triste che una mamma ha condiviso con me e che mi ha lasciata senza parole – quasi senza parole 😉 E vi lascio il mio augurio d...
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Foto dei bambini sui social media? Le nostre riflessioni e considerazioni
In questo episodio di Educare con Calma mi faccio portavoce delle riflessioni mie e di Alex riguardo alla decisione di pubblicare foto dei nostri figli su internet. Parlo delle ...
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PMA e FIVET: "Mi sentivo uno scrigno prezioso" / con Elisa Pella
Oggi su Educare con calma parlo con Elisa Pella di procreazione medicalmente assistita (PMA) e lei ci porta in un viaggio — che per me è stato a tratti emotivo — attraverso la s...
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Montessori in 5': Le parole che associamo alla paura
Avevo un altro argomento pronto per oggi, ma un episodio recente ha scaturito in me delle riflessioni sulla paura e visto che ci avviciniamo a Halloween ho pensato che sarebbe s...
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Sesso: pensieri a ragnatela (perché non se ne parla di più?)
Questo episodio l'ho registrato a ruota libera. Senza nemmeno una scaletta. Riascoltandolo, tante cose le avrei dette diversamente, tanti argomenti li avrei trattati diversament...
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Punizioni, conseguenze e obbedienza: che si fa?
In questo episodio affronto di nuovo il tema delle punizione e delle conseguenze e ci butto dentro una riflessione, secondo me doverosa, sull'obbedienza. Vi racconto anche un ep...
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Montessori in 5': prima e dopo
In questo episodio di Montessori in 5 minuti, faccio una cosa un po' diversa, ma non te la anticipo qui. Spero vorrai dedicare questi 5 minuti oggi ad ascoltarmi, secondo me sar...
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Montessori in 5': il segreto per educare alle emozioni
In questo episodio di Montessori in 5 minuti ti svelo il segreto n.1 per educare alle emozioni che è niente di meno che la chiave di tutta la genitorialità (giuro!). E la cosa p...
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Regole: idee per impostare limiti sani e costruttivi
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di limiti, vediamo che cosa intendo con la parola "limiti", sfatiamo un mito sull'educazione montessoriana, vediamo perché i lim...
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Inizio della scuola: la nostra esperienza e pensieri a ragnatela
Oggi su Educare con Calma ho cambiato progetti e ho registrato last-minute questo episodio che mi frullava in mente da settimane, ma che non avevo ancora trovato la voglia o l'i...
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Non definirmi Montessori (ma amo alla follia la bussola che mi ha lasciato!)
Questo episodio di Educare con Calma era in programma per venerdì, come sempre, ma mi sono poi resa conto che cadeva proprio nella settimana del compleanno di Maria Montessori e...
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Come coinvolgo il mio compagno / la mia compagna nel mio metodo di educazione?
Oggi su Educare con Calma rispondo a una domanda che mi arriva spesso, specialmente da mamme (perché di solito sono loro che mi scrivono): "Io mi sforzo di mettere in pratica l'...
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Montessori in 5': correggi senza umiliare
In questo nuovo episodio di Montessori in 5 minuti su Educare con Calma ti racconto solo una storia che ho sentito tanti anni fa e mi ha colpita molto. Ho anche pubblicato la st...
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La fiducia in sé e l'autostima non sono la stessa cosa (Capitolo 1 di Thrivers)
In questo episodio di Educare con Calma inizio la serie dei 7 tratti caratteriali essenziali che dovremmo insegnare ai nostri figli per renderli Thrivers, ovvero persone che pro...
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Come ho trasformato il mio blog in un lavoro che può mantenere la mia famiglia
Warning: ci ho messo tutta l'onestà e la trasparenza di cui sono capace. Dico "warning" perché a volte esprimere di essere soddisfatti del proprio successo viene interpretato co...
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Coppia, amore e sesso: pensieri a ragnatela
Questo episodio di Educare con Calma è nato da molta procrastinazione e una giornata di ispirazione. È una vera e propria ragnatela di pensieri sulla mia relazione con Alex, su ...
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Sensi di colpa (parte 3): "Non mi piace giocare con mio figlio"
In questo episodio di Educare con Calma vi parlo di una confessione che mi fanno molti genitori e nella quale mi riconosco al 100%: mi sento in colpa perché non mi piace giocare...
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Perché i materiali Montessori di qualità sono cari / con Eleonora Garruto di Le Sette MM
“Eh ma perché i materiali Montessori sono carissimi?”, “Io li ho trovati su Amazon alla metà del prezzo!”.  In questo episodio di Educare con calma parliamo con Eleonora di @les...
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Riflessioni sulle difficoltà dei due anni
Prima di tutto, quando dico 2 anni intendo l'età dai 18 mesi ai 3 anni, conosciuta come auto affermazione. In questo episodio parlo dei "terribili due anni", che per me è stata ...
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Perché alcuni bambini (e adulti) sanno affrontare le avversità della vita e altri no
Questo episodio di Educare con Calma è basato sul libro di Michelle Borba Thrivers: The Surprising Reason Some Kids Struggle And Others Shine (nel podcast mi sono confusa e ho d...
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Non forzare i bambini a fare ciò che non vogliono fare
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto di quando Oliver è stato forzato da un nostro amico a buttarsi in mare dagli scogli e rifletto sul perché dovremmo smetterla,...
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Siamo tutti interconnessi!
In questo episodio rifletto su questa verità che per me ha significato un prima e un dopo nel mio percorso di evoluzione personale – perché è un realizzazione importantissima si...
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Il trucco è il filtro della vita reale (?)
In questo Episodio di Educare con Calma vi racconto la MIA scelta personale di non usare filtri su Instagram e di non truccarmi nella vita reale e rifletto sul messaggio che tru...
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La mia dipendenza dalla zucchero
In questo episodio di Educare con Calma, vi parlo della mia dipendenza dallo zucchero e di come sono arrivata a parlarne tranquillamente. Vi racconterò anche come trattiamo noi ...
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Come si diventa insegnanti Montessori in Italia (e all'estero)? / con Sara Ghirelli
In questo episodio di Educare con Calma parlo con la mia cara amica Sara Ghirelli, educatrice montessoriana e parent coach preparatissima (ma davvero tanto!) e vi raccontiamo di...
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Il pannolino si lascia, non si toglie!
Il titolo la dice già lunga: secondo me è tutto più facile quando è il bambino a lasciare il pannolino e non l’adulto a toglierglielo. In questo episodio richiestissimo da tanti...
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Educare un figlio è generare un mondo nuovo / con Francesca Cavallo
L'ho riascoltata tante volte, cosa che raramente faccio con i miei episodi. In questa puntata di Educare con calma parlo con Francesca Cavallo dei suoi libri, dei messaggi nei s...
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Montessori in 5': Aspetta le sue risposte!
In questo episodio di Montessori in 5 (ehm 7) minuti, vi propongo una scena tipica tra fratelli: uno si fa male e cerca consolazione nelle braccia del genitore e questo inizia a...
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Sensi di colpa (parte 2): "Non sto facendo abbastanza"
🎙 NON STO FACENDO ABBASTANZA! Dopo lo scorso episodio su un tipo di senso di colpa (il classico "Sto sbagliando tutto"), oggi vi racconto di quest’altra frase che sento e leggo ...
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Sensi di colpa (parte 1): "Sto sbagliando tutto"
🎙 STO SBAGLIANDO TUTTO! In questo episodio di Educare con calma parliamo di sensi di colpa, del perché se li provi non hanno motivo di esistere e di come dare quindi a questi se...
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Sostenibilità: accettiamo i nostri limiti personali / con Camilla Mendini (Carotilla)
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di un argomento che mi sta molto a cuore: la sostenibilità. E questa volta ci concentriamo soprattutto sulla moda sostenibile co...
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Storia di un burnout
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto la mia esperienza con il burnout. Ne parlo questa settimana, perché ne sto superando uno, che per me non è stato il primo e c...
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Montessori in 5': lasciate che si annoino!
In questo episodio di Montessori in 5’ parliamo di noia, vedremo perché è sano che i bambini si annoino e che cosa possiamo fare quando si annoiano. Spero che lo troviate utile....
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Covid, emozioni e reazioni: mostra i tuoi veri colori
In questo episodio spontaneo di Educare con Calma, episodio che ho registrato lo stesso giorno giorno in cui l'ho pubblicato, ho sentito il bisogno di affrontare un tema di cui ...
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Genitori, a tavola godetevi lo spettacolo! / con Pediatra Carla
In questo episodio di Educare con Calma, ho invitato la Pediatra Carla a parlare di bambini a tavola e autosvezzamento, di zucchero nella dieta delle famiglie, del perché contin...
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Montessori in 5': Non vuole chiedere scusa
In questo episodio in Educare con Calma parliamo di quando i bambini non vogliono chiedere scusa dopo aver fatto qualcosa di sbagliato o che ha ferito qualcun altro. Ti racconto...
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Allattamento: la mia visione, i miei errori, la mia esperienza
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto la mia esperienza con l’allattamento, con lo smettere di allattare e anche come la mia visione sull’allattamento sia cambiata...
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Etichette: smettiamo di mettere le persone in scatola!
Questa settimana su Educare con Calma parliamo di etichette (parole che usiamo per definirci), del perché penso che siano nocive per conversazioni e relazioni e come sostituirle...
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Montessori in 5': cambia le frasi in positivo
Oggi su Educare con Calma vi spiego in 5 minuti perché funziona con i bambini cambiare le frasi negative in positivo e perché può aiutare non solo a rispettare i limiti, ma anch...
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Cultura Masai, Montessori, rabbia e adozione / Con Gaia Dominici @siankiki
In questo episodio di Educare con Calma ho invitato Gaia Dominici, che molti di voi conoscono su Instragam come @siankiki, a parlare di educazione dolce e Montessori. Gaia è nat...
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Insegnare ai bambini a giocare da soli
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di gioco autonomo e di quali siano i fattori (per me) essenziali per insegnare ai bambini a giocare da soli. Se cercate trucchi ...
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Avrei voluto che l’homeschooling non mi piacesse – con Mamma Superhero
In questo episodio di Educare con Calma ho invitato Silvia D’Amico, che molti di voi conoscono come Mamma Superhero, a parlare di Homeschooling (ci sono molti più tipi di homesc...
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Montessori in 5': NON va tutto bene
In questo episodio di Educare con Calma, vi spiego in 5 minuti perché secondo me, in un momento di sofferenza dei bambini o quando li vediamo in balia delle proprie emozioni, si...
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Perché non sono religiosa e cosa dico ai miei figli
In questo episodio di Educare con Calma parlo di religione, del perché non sono religiosa, del perché non sono credente e di come decido di parlarne con i miei figli. So che per...
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La pazienza va coltivata senza scorciatoie
In questo episodio di Educare con Calma parliamo della pazienza dei bambini e di come coltivarla (la pazienza non è innata, nemmeno per Oliver ed Emily che vi sembrano tanto paz...
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Montessori in 5': domanda invece di correggere
In questo episodio di Montessori in 5' ti invito a smettere di correggere i tuoi figli in continuazione e ti suggerisco una semplice domanda che ti aiuterà a farlo. È un minusco...
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Come "montessorizzare" la casa per dare indipendenza ai bambini
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di come offrire indipendenza in casa attraverso l'ambiente. Vi parlo dell'importanza dell'ambiente (anche nelle scuole Montessor...
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Montessori in 5': Un metodo per smettere di criticare
Ho deciso di creare una piccola rubrica sul podcast in cui vi parlo di Montessori, educazione consapevole, disciplina dolce, disciplina positiva (chiamatela come volete, io la c...
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Viaggiare a tempo pieno: domande e risposte
In questo episodio di Educare con Calma rispondo alle vostre domande (più ripetute) sul nostro stile di vita di viaggiatori a tempo pieno: perché lo abbiamo scelto, come ci mant...
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Empatia: 8 modi per praticarla e insegnarla ai nostri figli
Avevo promesso un articolo sul blog su come mostrare empatia ai bambini e credo che sia un argomento talmente importante che ho deciso di trasformarlo anche in un breve episodio...
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Conflitti tra fratelli: come li risolviamo in casa
In questo episodio di Educare con Calma, vi parlo di gelosia e litigi tra fratelli e vi racconto come noi risolviamo i conflitti in casa, come scelgo di essere un mediatore inve...
20
Transessualità: intervista a Ethan Caspani
In questo episodio di educare con calma ho invitato Ethan Caspani a parlare di transessualità. Ethan è nato femmina, ma a 19 anni ha capito di essere un ragazzo trans e ha inizi...
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Realtà, fantasia e immaginazione per i bambini: che si fa?
Perché in Montessori (e secondo altri studi) non si espone i bambini alla fantasia sotto i 6 anni? In questo episodio rispondo a questa domanda frequente, analizzo la differenza...
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Q&A sul multilinguismo: rispondo alle vostre domande
In questo episodio rispondo alle vostre domande sul multilinguismo nate da vari sondaggi su Instagram. Ho scelto le domande che si ripetevano di più e ne ho aggiunte un paio che...
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La bugia del Natale: perché abbiamo scelto di non raccontarla
In questo episodio racconto come viviamo noi il Natale da famiglia non credente e che applica i principi Montessori e rispondo alle domande più frequenti che mi sono state fatte...
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Pene e vulva: normalizziamo le parole
Con questo episodio inizio una serie di conversazioni a tema sessuale, perché credo che in Italia se ne debba parlare di più, soprattutto tra famiglie con bambini. L'educazione ...
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"Non sono cresciuto Montessori e sono venuto su bene lo stesso!"
In questo breve episodio rifletto su una frase che ho sentito/mi è stata detta spesso per difendere l'educazione tradizionale (da genitori che crescono i propri figli con metodi...
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La rabbia, le urla dei genitori e una storia tibetana
In questo episodio sono stata ispirata da una storia tibetana a parlare di rabbia e del perché urliamo quando siamo arrabbiati. Riconoscere i perché e analizzare le mie reazioni...
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La morte spiegata ai bambini e il loro dolore
In questo episodio parliamo di un tema difficile, importante, forse un po’ tabù: il dolore e la morte. È giusto parlare della morte ai bambini? Come spiego la morte a mio fig...
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I nostri dietro le quinte del COVID in Nuova Zelanda e… dove andiamo da qui?
Lo ammetto. Ho registrato questo episodio più per me che per voi. Perché avevo bisogno di dire alcune cose a voce alta. In questo episodio ti racconto le nostre prime esperienze...
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La nostra routine con i bimbi
Mi chiedete spessissimo quale sia la nostra routine a casa con i bimbi e in questo episodio vi svelo che noi, una routine vera e propria, non ce l'abbiamo. Abbiamo una routine m...
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Sostenibilità: come sensibilizzare i bambini e i giovani adulti | Con Cristiana Cerri Gambarelli
In questa puntata a due voci di Educare con Calma – divisa a metà perché amo gli episodi corti - parliamo di sostenibilità e per farlo ho invitato mia sorella, Cristiana Cerri G...
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Intraprendere un viaggio nella sostenibilità | Con Cristiana Cerri Gambarelli
In questa puntata a due voci di Educare con Calma – divisa a metà perché amo gli episodi corti - parliamo di sostenibilità e per farlo ho invitato mia sorella, Cristiana Cerri G...
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Come aiutiamo i bimbi a sviluppare una relazione sana con il cibo
Questa puntata è stata ispirata da un’insalata buonissima che ha preparato Alex. :-D Non so come un’insalata mi possa ispirare a parlare di come, secondo me, un genitore può aiu...
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Quella volta che Oliver ha scelto di non andare a scuola
Questa puntata è nata in maniera spontanea in seguito a un episodio che ho raccontato su Instagram, ovvero la scelta di lasciare che Oliver decidesse con la sua testa anche se s...
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Quando i nonni si adattano ai principi Montessori / Con Savina Sciacqua
Questa è la seconda parte dell'intervista con la mia mamma e parliamo di un altro tipo di cambiamento nella vita di una persona: diventare nonni! Mia madre ci ha cresciute in ma...
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Reinventarsi / Con Savina Sciacqua
Con questo ospite sapevo che volevo parlare di cambiamenti di vita e di reinventarsi, perché questa persona lo ha fatto tante volte nella sua vita e continua a farlo tutt'ora. A...
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Quando i bambini non dormono…
In questo episodio (che a livello emotivo è stato più difficile da registrare di quanto mi aspettassi) vi racconto che cosa ho scoperto dal periodo in cui mi lamentavo di Oliver...
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La scuola uccide la creatività? Omaggio a Sir Ken Robinson
Il 21 agosto è morto Sir Ken Robinson, uno degli educatori che più ha influenzato il mio percorso nell'educazione dei bambini. Questo è il mio piccolo omaggio spontaneo a lui. I...
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Meglio fatto che perfetto
In questo secondo episodio "rompighiaccio" vi racconto un dietro le quinte del primo episodio e vi parlo del motto che, da quando sono mamma, mi ha aiutata a portare avanti i mi...
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Inizio un podcast! (credo)
Questa è la prima puntata del mio podcast. Non è perfetto, non è come lo volevo (cover a parte, che adoro!), ma dovevo pubblicarlo o non avrebbe mai visto la luce del sole. Alcu...