Episodio 79
In occasione del lancio della mia nuova guida online per genitori + libro stampabile per bambini "È il tuo coccodrillo. Verità bomba sui capricci e come affrontarli con calma", ...

Ho da poco lanciato la mia nuova guida per genitori sui capricci. Si intitola “È il tuo coccodrillo. Verità bomba sui capricci e su come affrontarli con calma”, è ricca di spunti per i genitori per cambiare la mentalità sui capricci e include un bellissimo libro illustrato per bambini stampabile in cui succede proprio una situazione (ispirata a una storia vera con mio figlio Oliver piccolo) che verrebbe definita capriccio e in cui vi mostriamo come la affrontiamo.

In occasione del lancio della guida, oggi vorrei parlarvi proprio di capricci e inizierei dicendo che tanti dei comportamenti che oggi descriviamo come capricci in realtà non sono capricci. E lo dico con tanta sicurezza per una semplicissima ragione: i capricci, nell’accezione del termine che intendiamo noi, non esistono! Ora, sento già le vostre menti dire, non è vero, ma allora questi comportamenti che cosa sono, io ti posso descrivere mille situazioni in cui mio figlio fa i capricci.

Quindi mi spiego meglio: questi comportamenti che noi, tradizionalmente, chiamiamo capricci esistono, certo, li conosciamo tutti, li abbiamo vissuti tutti con i nostri figli, ma è come li definiamo che è sbagliato: la parola “capricci” è sbagliata! Perché ha una connotazione estremamente negativa nella mente delle persone, appena diciamo capriccio relazionato a un bambino, pensiamo che in quel momento il bambino si sta comportando “male”.

Quante volte mia nonna quando i miei figli piangono o si lamentano, mi dice “fanno i capricci, eh ”; quante volte se i bambini si comportano “male” al ristorante, il cameriere gli dice “dai, non siate capricciosi, fate i bravi”… e così via… la parola capriccio ha un’accezione negativa nella nostra mente.

In realtà, non so se ci avete mai pensato, ma la parola capriccio etimologicamente parlando (io sono un’appassionata di etimologie) non ha nulla a che vedere con un mal comportamento, deriva da capo riccio, ovvero dall’avere i capelli ricci che un tempo erano associati a un carattere un po’ stravagante. E se guardiamo la definizione di capriccio il dizionario ci dice:

Voglia o idea stravagante o bizzarra, perseguita, sia pure non a lungo, con ostinazione o cocciutaggine

E questo è esattamente il comportamento del bambino che noi definiamo capriccio. È una voglia stravagante e ostinata che passa in fretta (soprattutto se siamo in grado di accoglierla noi genitori e di questo parlo dopo).

Quindi in realtà la parola capriccio oggi ha una connotazione negativa, ma il comportamento del bambino quando fa i “capricci” non è affatto negativo! È una voglia che il bambino non riesce a soddisfare o non riesce a esprimere o non riesce a processare e quindi si trasforma in una crisi, in un pianto, in un grido di aiuto, in una manifestazione di rabbia e frustrazione.

Ma ovviamente anche se razionalmente capiamo che il comportamento che noi definiamo capriccio non è negativo, l’accezione negativa della parola è talmente intrinseca in noi, è talmente naturale pensare “capriccio=comportamento negativo” che io nel mio corso Educare a Lungo Termine invito a rimuoverla dal nostro vocabolario e usare invece la parola crisi.

Crisi a me sembra una parola molto più onesta per descrivere quel comportamento. E non solo più onesta, ma secondo me aiuta anche il genitore ad avere più empatia in quel momento. Perché? Perché tutti ci sentiamo in crisi a volte. Se io vengo da te e ti dico “Mi sento totalmente in crisi” tu ti siedi con me e mi dici “Parliamone”. Non mi dici “ecco, sei sempre la solita, ma non ti vergogni a comportarti così, smetti di piangere, calmati”… ecc ecc ecc E allora perché non pensiamo lo stesso quando i nostri figli sono in crisi?

Una domanda che faccio ai genitori nel mio corso e che ha cambiato tantissimo la mia visione personale delle crisi dei miei figli è: Quando ti senti fuori controllo, in crisi, vorresti qualcuno che ti punisse o che ti aiutasse a calmarti? Onestamente sono sicura che ognuno di voi nella sua mente ha risposto, vorrei qualcuno che mi aiutasse a calmarmi. Anche io.

Quindi credo che per cambiare questo alone di negatività che avvolge la parola “capricci” sia importante

1. Sostituire la parola capriccio con crisi: le parole che usiamo, lo dico sempre, ormai sarete stanchi di sentirmelo dire, sono potentissime, anche e sopratutto nella nostra mente. Se continuiamo a chiamarli capricci, nella nostra mente sarà molto più difficile cambiare prospettiva e smettere di vedere il comportamento come negativo.

E 2. Informarsi, essere curiosi, inquisitivi, capire che cosa c’è dietro alla crisi dei nostri figli e non mi riferisco solo a che cosa l’ha causata, perché davvero a volte non c’è ragione che noi consideriamo valida (occhio, c’è sempre una ragione, ma spesso per noi è davvero “inutile”… non posso mettermi il paio di calze che volevo perché mamma le ha lavate, avevo sete ma mio fratello ha bevuto dalla borraccia prima di me, mamma è salita in macchina prima di papà… cose che ci sembrano assurde e ci fanno girare gli occhi al cielo).

Ciò che intendo con “capire che cosa c’è dietro alla crisi” è capire chi è nostro figlio in quella determinata fase del suo sviluppo.

Vi faccio due esempi.

Mio figlio ha 2 anni e mezzo e si butta a terra piangendo, perché non gli voglio dare un terzo biscotto.

I due anni sono un periodo di fortissima transizione interiore. I bambini sono nel pieno della fase dell'auto-affermazione. E che cosa succede in questa fase dello sviluppo? Succede che si stanno rendendo conto di essere persone a se stanti, diverse da mamma e papà e con una propria capacità decisionale. E di che cosa hanno bisogno in questa fase dello sviluppo? Hanno bisogno di praticare la loro volontà e la loro indipendenza e quella crisi perché io non do il terzo biscotto non è altro che la manifestazione della loro volontà, è mio figlio che mi dice “quello che voglio io è diverso da quello che vuoi tu e la mia volontà conta tanto quanto la tua”. Il livello di confusione mentale di un bambino di due anni è "simile" a quello di un bambino che entra nell’adolescenza, ma con *molta* meno capacità di razionalizzare e comprendere ciò che gli sta succedendo. È un mix esplosivo.

Altro esempio, mia figlia ha 6 anni, provo a parlare con lei di un comportamento che non mi è piaciuto, lei mi dà una manata sul braccio, mi dice che non vuole parlare e se ne va. Anche questo comportamento nella nostra mentalità è una forma di capriccio.

Eppure, quello che non vediamo in questo comportamento, è che i 6 anni sono delicati. A 6 anni i bambini sono a cavallo tra il primo e il secondo piano dello sviluppo. In termini Montessoriani il primo piano dello sviluppo va da 0 a 6 anni e il secondo piano dello sviluppo va da 6 a 12 anni. Immaginiamo una linea per terra che divide i due piani dello sviluppo.

A 6 anni, per dire un’età indicativa, ma può averne 5 o può averne 7, nostro figlio è come se avesse un piede al di qua della linea e un piede al di là della linea. È grande, ma è ancora piccolo. Io spesso penso a un ponte, è come se i nostri bambini a questa età fossero su un ponte da soli e camminasse verso la pubertà: a volte procedono spediti e ci sembrano così grandi, cosi maturi, così autonomi e indipendenti; altre volte si guardano indietro, ci vedono ancora più lontani e si ricordano che forse non hanno così voglia di essere grandi.

E allora tornano un pochino verso di noi ed è in quel momento che magari esce un comportamento da bimbo più piccolo ed è in quel momento che ci prendono così alla sprovvista, perché fino a due minuti fa ci sembravano pronti per andare a vivere da soli, che ci escono quelle frasi tipo “ma smettila, che sei grande”, “solo i bambini piccoli si comportano così”, “ma non hai più due anni”.

E questo un po’ mi emoziona quando lo dico perché ci vedo tantissimo Oliver in questa fase e anche se non è affatto facile, quando ha una crisi, cerco di interpretare il suo comportamento, di essere il suo interprete, me lo immagino su quel ponte che si gira e mi dice: “mamma, mi sono girato e ti ho vista così lontana che mi sono spaventato e non so come attirare la tua attenzione perché tu mi vedi così grande, ma io sono ancora piccolo”.

Ma lui non dice tutto questo, magari fa come la bambina di cui parlavo prima e mi dice che non vuole parlare e se ne va in camera sua. Quel comportamento, per quanto fastidioso, non è una regressione, non è un capriccio, è un bisogno della nostra presenza, di tenerci ancora un po’ con sé, perché si rendono conto che si stanno allontanando velocemente. Dobbiamo accoglierli.

Ma più abbiamo questa mentalità del capriccio, questa visione negativa della crisi, meno possiamo accoglierli durante la crisi. E quando non li accogliamo diventa una lotta di potere.

Riprendo l’esempio della bambina che ha una crisi perché vuole il terzo biscotto: abbiamo detto 2 biscotti, mangiamo sempre solo 2 biscotti per merenda, mia figlia lo sa, eppure me ne chiede un terzo e quando me ne chiede un terzo, perché ha voglia di mangiarne tre e sta praticando la sua volontà, io dico di no, si mette a piangere disperata, inizia la crisi.

Ma il problema non è la crisi, la crisi è solo l’espressione della sua rabbia, della sensazione di impotenza di fronte alla mia decisione categorica, è un dire “guarda che questa cosa non mi piace”, ma lei tutto questo lo esprime piangendo e picchiando e buttandosi a terra perché 1. Magari non sa ancora esprimerlo a parole e 2. Anche se è un bambino o una bambina vocale, verbale, il suo cervello non è ancora in grado di processare quest’emozione forte in altro modo, non è ancora in grado di processare le emozioni.

Quindi il vero problema non è la crisi: il vero problema è come noi genitori rispondiamo alla crisi. È la nostra reazione che porta alla lotta di potere e quando entriamo nella lotta di potere, perdiamo tutti.

La differenza di un genitore che entra nella lotta di potere e uno che riesce a restarne fuori, spesso sta in quel momento, brevissimo, in cui stiamo per reagire.

Riprendiamo il nostro esempio dei biscotti: mio figlio ha una crisi fortissima perché gli ho detto di no.

Io genitore reagisco alla sua crisi, mi arrabbio, gli dico “non è possibile che ti metti a piangere così per un biscotto, te l’ho detto cento volte che piangere non serve a nulla, cosa pensi di stare risolvendo così? Smetti di piangere, tanto il biscotto non te lo do lo stesso”. Questa è una reazione. Con questa reazione nessuno impara nulla, perché la mente del bambino in quel momento non è ricettiva, quindi le nostre parole non servono a nulla, nemmeno a farci sentire meglio, tra l’altro, perché poi ci sentiamo in colpa.

Ora immaginiamo che invece di reagire, io genitore faccio una pausa e scelgo il modo in cui voglio agire. Agisco, non reagisco.

Quella pausa mi dà il tempo di ricordarmi chi ho davanti, che è spesso una persona altamente fraintesa, che conoscevamo ieri ma che oggi magari è già cambiata perché così è l’evoluzione dei bambini, e spesso è una persona che non sa ancora controllare le sue emozioni e che ha bisogno di praticare la volontà e l’indipendenza. Ho di fronte una bomba a orologeria.

Quindi quella pausa mi dà il tempo di ricordarmi che la sua crisi è del tutto normale, è una risposta totalmente e assolutamente normale. Mi dia il tempo di ricordarmi che mio figlio non mi sta sfidando. Ma sopratutto mi dà il tempo di ricordarmi che questa crisi non è un problema, e io genitore non devo risolverla, non devo aggiustare la situazione, spesso devo solo esserci, essere presente e rimanere calmo.

E quando mi ricordo tutto questo, magari invece di arrabbiarmi, di infastidirmi, di alzare gli occhi al cielo, di urlare, trovo una soluzione creativa: propongo di andare in frigo e trovare qualcosa che non abbia zucchero, magari funziona; o magari se quel biscotto è così importante perché ormai la mente del bambino è così focalizzata sul terzo biscotto, magari propongo di mangiarne un pezzettino, tagliarlo con il coltello per fare qualcosa di interessante, e lasciare il resto per domani, e magari funziona.

E se non funziona, provo qualcos’altro, perché io ho fiducia in me, sono il capitano della barca, sono l’assistente di volo, so che cosa fare durante una crisi e so che la cosa peggiore che posso fare è perdere la calma. Perché la mia calma è la calma di mio figlio, perché mio figlio si fida di me; proprio come la ciurma si fida del capitano e i passeggeri si fidano dell’assistente di volo. Se entrano in panico l’ora, tutti entrano in panico.

E essere il capitano della barca significa anche che a volte dobbiamo tornare sui nostri passi o prendere la decisione scomoda:

  1. Magari questa settimana è il primo giorno che mangiamo zucchero e allora torno sui miei passi, glielo lascio mangiare il terzo bisogno biscotto, ma prima aspetto che si calmi e gli spiego che non avevo capito quanto fosse importante il biscotto e che *per questa volta* può mangiarlo;
  2. Oppure so che questa settimana abbiamo mangiato molto zucchero e allora semplicemente non posso lasciare che ne mangi di più, e so che la mia decisone è giusta, mi fido di me, del mio buon senso perché so che non arriva dall’autorità (dal io sono il genitore e fai cosa dico io) ma dall’analisi della soluzione (questa settimana abbiamo mangiato troppo zucchero e non posso cedere), e allora aspetto che si calmi e poi ne parliamo, che può portare alla soluzione o a più lacrime, ma prima o poi passa anche questa crisi.

Vorrei quindi lasciarvi due idee per agire di fronte a una crisi:

  1. Sincronizzare il respiro

Fin da quando Emily era piccola, ho notato che potevamo sincronizzare il respiro. Spesso quando dormiva su di me, se sentivo che respirava affannosamente, facevo caso al mio respiro e puntualmente era affannato – per stress, preoccupazione, o anche sono per un film.

Negli anni l’ho testato: bastava che calmassi il mio respiro, perché lei calmasse il suo.

E ancora oggi, quando mi permette di abbracciarla durante una crisi, faccio dei respiri profondissimi, senza dire una parola, mi concentro sulla mia respirazione: lei la replica e si calma più in fretta.

Il nostro respiro è uno strumento potentissimo nella gestione delle nostre emozioni, azioni e relazioni.

  1. Mostrare empatia

Tanto del mio metodo educativo si basa sull’insegnare l’empatia ai miei figli attraverso il mio esempio. L’empatia è qualcosa che io ho dovuto imparare a mia volta nei loro confronti – soprattutto nei momenti di crisi, quando mi sembra che piangano per nulla, quando non li capisco, quando penso che mi stiano sfidando…

Quelli sono i momenti in cui se mostro io empatia a loro, loro la imparano da me. E la imparano per poi utilizzarla la prossima volta, durante la lite con il fratello, quando la sorella gli dà la manata ecc ecc.

Io devo modellare con il mio esempio, perché se io non sono un genitore che impara a fare il genitore, non posso certo aspettarmi che i miei figli siano persone che imparano a fare le persone.

Trovate altre idee concrete nel mio PDF gratuito 10 modi per educare con calma durante una crisi, divise tra focus sul genitore e focus sul bambino, vi lascio il link nelle note dell’episodio perché lo ricevete come regalo di benvenuto quando vi iscrivete alla mia newsletter.

E se volete approfondire l’argomento capricci e volete farlo insieme ai vostri figli, per avviare interessanti conversazioni con loro, allora vi invito a comprare la nuova guida È il mio coccodrillo. Io sono felicissima del risultato finale, Miriam ha fatto un bellissimo lavoro con le illustrazioni che sono dolcissime, esattamente quello che cercavamo per parlare di un tema ostico come i capricci in maniera diversa da come lo affrontano gli altri libri per bambini sulla rabbia (di cui vi parlo nelle risorse della guida) e la guida per il genitore offre spunti davvero validi, tanti dei quali non ho mai scritto altrove.

Anche di questa nuova guida vi lascio il link in nelle note dell’episodio, sono sicura che vi aiuterà a cambiare la mentalità sui capricci ed entrare in meno lotte di potere con i vostri figli, migliorando così la vostra relazione.

E con questo vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana con un altro episodio di Educare con Calma.

Buona serata, buona giornata o buona notte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao.

Penso che questi ti piaceranno

Ti faccio compagnia per un tè o una passeggiata ogni venerdì con il mio podcast Educare con Calma.

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“Eh ma perché i materiali Montessori sono carissimi?”, “Io li ho trovati su Amazon alla metà del prezzo!”.  In questo episodio di Educare con calma parliamo con Eleonora di @les...
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Riflessioni sulle difficoltà dei due anni
Prima di tutto, quando dico 2 anni intendo l'età dai 18 mesi ai 3 anni, conosciuta come auto affermazione. In questo episodio parlo dei "terribili due anni", che per me è stata ...
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Perché alcuni bambini (e adulti) sanno affrontare le avversità della vita e altri no
Questo episodio di Educare con Calma è basato sul libro di Michelle Borba Thrivers: The Surprising Reason Some Kids Struggle And Others Shine (nel podcast mi sono confusa e ho d...
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Non forzare i bambini a fare ciò che non vogliono fare
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto di quando Oliver è stato forzato da un nostro amico a buttarsi in mare dagli scogli e rifletto sul perché dovremmo smetterla,...
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Siamo tutti interconnessi!
In questo episodio rifletto su questa verità che per me ha significato un prima e un dopo nel mio percorso di evoluzione personale – perché è un realizzazione importantissima si...
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Il trucco è il filtro della vita reale (?)
In questo Episodio di Educare con Calma vi racconto la MIA scelta personale di non usare filtri su Instagram e di non truccarmi nella vita reale e rifletto sul messaggio che tru...
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La mia dipendenza dalla zucchero
In questo episodio di Educare con Calma, vi parlo della mia dipendenza dallo zucchero e di come sono arrivata a parlarne tranquillamente. Vi racconterò anche come trattiamo noi ...
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Come si diventa insegnanti Montessori in Italia (e all'estero)? / con Sara Ghirelli
In questo episodio di Educare con Calma parlo con la mia cara amica Sara Ghirelli, educatrice montessoriana e parent coach preparatissima (ma davvero tanto!) e vi raccontiamo di...
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Il pannolino si lascia, non si toglie!
Il titolo la dice già lunga: secondo me è tutto più facile quando è il bambino a lasciare il pannolino e non l’adulto a toglierglielo. In questo episodio richiestissimo da tanti...
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Educare un figlio è generare un mondo nuovo / con Francesca Cavallo
L'ho riascoltata tante volte, cosa che raramente faccio con i miei episodi. In questa puntata di Educare con calma parlo con Francesca Cavallo dei suoi libri, dei messaggi nei s...
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Montessori in 5': Aspetta le sue risposte!
In questo episodio di Montessori in 5 (ehm 7) minuti, vi propongo una scena tipica tra fratelli: uno si fa male e cerca consolazione nelle braccia del genitore e questo inizia a...
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Sensi di colpa (parte 2): "Non sto facendo abbastanza"
🎙 NON STO FACENDO ABBASTANZA! Dopo lo scorso episodio su un tipo di senso di colpa (il classico "Sto sbagliando tutto"), oggi vi racconto di quest’altra frase che sento e leggo ...
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Sensi di colpa (parte 1): "Sto sbagliando tutto"
🎙 STO SBAGLIANDO TUTTO! In questo episodio di Educare con calma parliamo di sensi di colpa, del perché se li provi non hanno motivo di esistere e di come dare quindi a questi se...
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Sostenibilità: accettiamo i nostri limiti personali / con Camilla Mendini (Carotilla)
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di un argomento che mi sta molto a cuore: la sostenibilità. E questa volta ci concentriamo soprattutto sulla moda sostenibile co...
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Storia di un burnout
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto la mia esperienza con il burnout. Ne parlo questa settimana, perché ne sto superando uno, che per me non è stato il primo e c...
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Montessori in 5': lasciate che si annoino!
In questo episodio di Montessori in 5’ parliamo di noia, vedremo perché è sano che i bambini si annoino e che cosa possiamo fare quando si annoiano. Spero che lo troviate utile....
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Covid, emozioni e reazioni: mostra i tuoi veri colori
In questo episodio spontaneo di Educare con Calma, episodio che ho registrato lo stesso giorno giorno in cui l'ho pubblicato, ho sentito il bisogno di affrontare un tema di cui ...
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Genitori, a tavola godetevi lo spettacolo! / con Pediatra Carla
In questo episodio di Educare con Calma, ho invitato la Pediatra Carla a parlare di bambini a tavola e autosvezzamento, di zucchero nella dieta delle famiglie, del perché contin...
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Montessori in 5': Non vuole chiedere scusa
In questo episodio in Educare con Calma parliamo di quando i bambini non vogliono chiedere scusa dopo aver fatto qualcosa di sbagliato o che ha ferito qualcun altro. Ti racconto...
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Allattamento: la mia visione, i miei errori, la mia esperienza
In questo episodio di Educare con Calma vi racconto la mia esperienza con l’allattamento, con lo smettere di allattare e anche come la mia visione sull’allattamento sia cambiata...
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Etichette: smettiamo di mettere le persone in scatola!
Questa settimana su Educare con Calma parliamo di etichette (parole che usiamo per definirci), del perché penso che siano nocive per conversazioni e relazioni e come sostituirle...
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Montessori in 5': cambia le frasi in positivo
Oggi su Educare con Calma vi spiego in 5 minuti perché funziona con i bambini cambiare le frasi negative in positivo e perché può aiutare non solo a rispettare i limiti, ma anch...
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Cultura Masai, Montessori, rabbia e adozione / Con Gaia Dominici @siankiki
In questo episodio di Educare con Calma ho invitato Gaia Dominici, che molti di voi conoscono su Instragam come @siankiki, a parlare di educazione dolce e Montessori. Gaia è nat...
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Insegnare ai bambini a giocare da soli
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di gioco autonomo e di quali siano i fattori (per me) essenziali per insegnare ai bambini a giocare da soli. Se cercate trucchi ...
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Avrei voluto che l’homeschooling non mi piacesse – con Mamma Superhero
In questo episodio di Educare con Calma ho invitato Silvia D’Amico, che molti di voi conoscono come Mamma Superhero, a parlare di Homeschooling (ci sono molti più tipi di homesc...
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Montessori in 5': NON va tutto bene
In questo episodio di Educare con Calma, vi spiego in 5 minuti perché secondo me, in un momento di sofferenza dei bambini o quando li vediamo in balia delle proprie emozioni, si...
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Perché non sono religiosa e cosa dico ai miei figli
In questo episodio di Educare con Calma parlo di religione, del perché non sono religiosa, del perché non sono credente e di come decido di parlarne con i miei figli. So che per...
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La pazienza va coltivata senza scorciatoie
In questo episodio di Educare con Calma parliamo della pazienza dei bambini e di come coltivarla (la pazienza non è innata, nemmeno per Oliver ed Emily che vi sembrano tanto paz...
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Montessori in 5': domanda invece di correggere
In questo episodio di Montessori in 5' ti invito a smettere di correggere i tuoi figli in continuazione e ti suggerisco una semplice domanda che ti aiuterà a farlo. È un minusco...
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Come "montessorizzare" la casa per dare indipendenza ai bambini
In questo episodio di Educare con Calma parliamo di come offrire indipendenza in casa attraverso l'ambiente. Vi parlo dell'importanza dell'ambiente (anche nelle scuole Montessor...
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Montessori in 5': Un metodo per smettere di criticare
Ho deciso di creare una piccola rubrica sul podcast in cui vi parlo di Montessori, educazione consapevole, disciplina dolce, disciplina positiva (chiamatela come volete, io la c...
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Viaggiare a tempo pieno: domande e risposte
In questo episodio di Educare con Calma rispondo alle vostre domande (più ripetute) sul nostro stile di vita di viaggiatori a tempo pieno: perché lo abbiamo scelto, come ci mant...
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Empatia: 8 modi per praticarla e insegnarla ai nostri figli
Avevo promesso un articolo sul blog su come mostrare empatia ai bambini e credo che sia un argomento talmente importante che ho deciso di trasformarlo anche in un breve episodio...
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Conflitti tra fratelli: come li risolviamo in casa
In questo episodio di Educare con Calma, vi parlo di gelosia e litigi tra fratelli e vi racconto come noi risolviamo i conflitti in casa, come scelgo di essere un mediatore inve...
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Transessualità: intervista a Ethan Caspani
In questo episodio di educare con calma ho invitato Ethan Caspani a parlare di transessualità. Ethan è nato femmina, ma a 19 anni ha capito di essere un ragazzo trans e ha inizi...
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Realtà, fantasia e immaginazione per i bambini: che si fa?
Perché in Montessori (e secondo altri studi) non si espone i bambini alla fantasia sotto i 6 anni? In questo episodio rispondo a questa domanda frequente, analizzo la differenza...
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Q&A sul multilinguismo: rispondo alle vostre domande
In questo episodio rispondo alle vostre domande sul multilinguismo nate da vari sondaggi su Instagram. Ho scelto le domande che si ripetevano di più e ne ho aggiunte un paio che...
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La bugia del Natale: perché abbiamo scelto di non raccontarla
In questo episodio racconto come viviamo noi il Natale da famiglia non credente e che applica i principi Montessori e rispondo alle domande più frequenti che mi sono state fatte...
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Pene e vulva: normalizziamo le parole
Con questo episodio inizio una serie di conversazioni a tema sessuale, perché credo che in Italia se ne debba parlare di più, soprattutto tra famiglie con bambini. L'educazione ...
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"Non sono cresciuto Montessori e sono venuto su bene lo stesso!"
In questo breve episodio rifletto su una frase che ho sentito/mi è stata detta spesso per difendere l'educazione tradizionale (da genitori che crescono i propri figli con metodi...
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La rabbia, le urla dei genitori e una storia tibetana
In questo episodio sono stata ispirata da una storia tibetana a parlare di rabbia e del perché urliamo quando siamo arrabbiati. Riconoscere i perché e analizzare le mie reazioni...
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La morte spiegata ai bambini e il loro dolore
In questo episodio parliamo di un tema difficile, importante, forse un po’ tabù: il dolore e la morte. È giusto parlare della morte ai bambini? Come spiego la morte a mio fig...
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I nostri dietro le quinte del COVID in Nuova Zelanda e… dove andiamo da qui?
Lo ammetto. Ho registrato questo episodio più per me che per voi. Perché avevo bisogno di dire alcune cose a voce alta. In questo episodio ti racconto le nostre prime esperienze...
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La nostra routine con i bimbi
Mi chiedete spessissimo quale sia la nostra routine a casa con i bimbi e in questo episodio vi svelo che noi, una routine vera e propria, non ce l'abbiamo. Abbiamo una routine m...
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Sostenibilità: come sensibilizzare i bambini e i giovani adulti | Con Cristiana Cerri Gambarelli
In questa puntata a due voci di Educare con Calma – divisa a metà perché amo gli episodi corti - parliamo di sostenibilità e per farlo ho invitato mia sorella, Cristiana Cerri G...
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Intraprendere un viaggio nella sostenibilità | Con Cristiana Cerri Gambarelli
In questa puntata a due voci di Educare con Calma – divisa a metà perché amo gli episodi corti - parliamo di sostenibilità e per farlo ho invitato mia sorella, Cristiana Cerri G...
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Come aiutiamo i bimbi a sviluppare una relazione sana con il cibo
Questa puntata è stata ispirata da un’insalata buonissima che ha preparato Alex. :-D Non so come un’insalata mi possa ispirare a parlare di come, secondo me, un genitore può aiu...
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Quella volta che Oliver ha scelto di non andare a scuola
Questa puntata è nata in maniera spontanea in seguito a un episodio che ho raccontato su Instagram, ovvero la scelta di lasciare che Oliver decidesse con la sua testa anche se s...
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Quando i nonni si adattano ai principi Montessori / Con Savina Sciacqua
Questa è la seconda parte dell'intervista con la mia mamma e parliamo di un altro tipo di cambiamento nella vita di una persona: diventare nonni! Mia madre ci ha cresciute in ma...
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Reinventarsi / Con Savina Sciacqua
Con questo ospite sapevo che volevo parlare di cambiamenti di vita e di reinventarsi, perché questa persona lo ha fatto tante volte nella sua vita e continua a farlo tutt'ora. A...
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Quando i bambini non dormono…
In questo episodio (che a livello emotivo è stato più difficile da registrare di quanto mi aspettassi) vi racconto che cosa ho scoperto dal periodo in cui mi lamentavo di Oliver...
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La scuola uccide la creatività? Omaggio a Sir Ken Robinson
Il 21 agosto è morto Sir Ken Robinson, uno degli educatori che più ha influenzato il mio percorso nell'educazione dei bambini. Questo è il mio piccolo omaggio spontaneo a lui. I...
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Meglio fatto che perfetto
In questo secondo episodio "rompighiaccio" vi racconto un dietro le quinte del primo episodio e vi parlo del motto che, da quando sono mamma, mi ha aiutata a portare avanti i mi...
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Inizio un podcast! (credo)
Questa è la prima puntata del mio podcast. Non è perfetto, non è come lo volevo (cover a parte, che adoro!), ma dovevo pubblicarlo o non avrebbe mai visto la luce del sole. Alcu...