La Tela di Luglio: Litigi tra genitore
Sent on 31 luglio 2022

Ci vedi sui social media e io e Alex sembriamo la coppia perfetta. Tanti genitori mi scrivono chiedendomi come riesco ad avere un così bel rapporto con mio marito, come si fa a remare nella stessa direzione, come abbiamo trovato il nostro equilibrio di coppia dopo i figli. Nonostante siamo molto affiatati ed in linea su vari aspetti della genitorialità e dell'educazione — e della vita (!), non tutti fanno la pazzia di prendere e partire per viaggiare il mondo a tempo pieno — io e Alex non siamo certo immuni dalle difficoltà quotidiane della genitorialità e del matrimonio. 

Siamo una coppia normale: litighiamo, a volte ci feriamo senza volerlo mentre altre volte lo facciamo apposta, non ci capiamo, a volte non ci parliamo o vorremmo non parlarci. Vivendo e lavorando sempre insieme non è semplice risolvere i conflitti e negli anni abbiamo imparato a lasciarci scivolare addosso le incomprensioni più in fretta, siamo diventati più bravi a trovare il nostro equilibrio imperfetto, a chiedere scusa, a riconoscere quando sbagliamo, ad accettare l'errore, a fare un passo verso l'altro per avvicinarci, ad avere meno rancore e a ritrovare l'armonia più in fretta.

Ma.

È innegabile che un bambino arriva come un uragano nella relazione di coppia: ci sono tanti cambiamenti che a volte ci fanno pensare che ci siamo persi. Ma sappiamo che sta solo a noi ritrovarci — e prima ancora, ritrovare noi stessi. Ci ripetiamo che è normale. Ci ripetiamo che solo perché stiamo facendo fatica non significa che divorzieremo (questo aiuta me, che arrivo da genitori divorziati, ma anche lui, che ha perso la mamma a 6 anni — l'abbandono è un trauma dell'infanzia che riemerge quando diventi genitore). Facciamo un lavoro su noi stessi, individualmente, per curare le cicatrici dell'infanzia che non si sono mai davvero chiuse.

Ci ripetiamo che il dialogo ci salva e allora parliamo parliamo parliamo. Cerchiamo di fare una riunione a settimana in cui ci sediamo insieme con intenzione e parliamo di ciò che ci preoccupa della nostra relazione, ci mettiamo a nudo, ci regaliamo verità scomode, ci conosciamo un po' meglio. A volte non ci parliamo per due giorni, perché non crediamo nella regola del non andare a dormire arrabbiati l'uno con l'altro: crediamo sia più giusto darci i nostri spazi e ritrovarsi quando entrambi siamo pronti (questo per me è difficile perché vorrei risolvere tutto subito, ma provare a spegnere un fuoco con aria lo infiamma di più).

E poi ci ripetiamo di nuovo, all'infinito, che è tutto normale.

Siamo meno pazienti, meno tolleranti, ma anche più disillusi: è normale che ci diamo sui nervi, che perdiamo la pazienza verso l’altro — spesso sfoghiamo sull'altro per non sfogare sui bambini, non è giusto, ma è normale. È anche normale che dopo aver messo i bambini a dormire, a volte abbiamo solo voglia di goderci il silenzio guardando il telefono o leggendo un libro. È anche normale che facciamo l'amore molto meno e che a volte questo sia motivo di discussione.

È tutto normale finché se ne parla. Finché c'è dialogo.

Il matrimonio è duro lavoro. L’amore è duro lavoro. Abbiamo capito che dobbiamo lavorare sodo e continuamente per far funzionare la coppia e dobbiamo essere più razionali e meno emotivi. Ma anche con tutti questi strumenti, la nostra relazione non è facile: non fatevi ingannare, anche le relazioni che da fuori, sui social, sembrano perfette e affiatate, da dentro sono duro lavoro e infiniti compromessi. La buona notizia? Io sono convinta che se siamo entrambi disposti a fare quel lavoro, siamo sulla strada giusta. E poi dobbiamo solo accettare che anche se siamo entrambi determinati a fare il lavoro, non significa che il lavoro non pesi. Il lavoro pesa eccome!

Ma è tutto normale finché si ha voglia di fare il lavoro. Entrambi. Insieme.

Come gestiamo i conflitti davanti ai bambini

Quando si parla di come gestire un conflitto tra genitori davanti ai bambini sento spesso frasi come: "Dobbiamo proteggere i bimbi dal dolore, dalle emozioni, dalla pesantezza della vita", "dobbiamo tenerli all'oscuro di ciò che non va". Io non credo che dobbiamo offrire ai bambini il Mulino Bianco. Non sono d'accordo con queste mentalità: invece di nascondere il conflitto (che i bambini sentono comunque, perché sono esseri estremamente sensibili e ricettivi: mentirgli a lungo andare intacca la loro fiducia nei nostri confronti) è più sano lavorare sulla modalità del conflitto.

"Sono solo bambini, non capiscono" è una mentalità del passato. I bambini capiscono se si dedica loro tempo per spiegare che cosa stanno vedendo e sentendo.

Noi condividiamo con Oliver ed Emily tutte le nostre emozioni: tristezza, frustrazione, rabbia, felicità, euforia, soddisfazione… spesso tutte in un solo giorno! E ricordiamo loro che non ci sono emozioni negative o positive, ci sono solo emozioni. Io e Alex litighiamo davanti ai bambini cercando di mantenere un tono calmo per dare loro un esempio sano di risoluzione dei conflitti (quando non ci riusciamo, ne parliamo con loro e lo usiamo per riflettere su come migliorare la volta successiva). Parliamo con i bambini dei nostri giorni no, piangiamo davanti a loro, ammettiamo “oggi non sto bene” e diciamo loro di che cosa abbiamo bisogno per stare meglio (per me spesso è un semplice "mommy time"). Mostro tutta la mia vulnerabilità e debolezza, perché credo che sia l’unico modo di dare loro non solo un modello sano di gestione delle emozioni, ma un’immagine onesta di che cosa sia la vita. E anche perché voglio ricordare loro che quando parliamo di emozioni, la sensibilità è forza, l’empatia è forza, la debolezza è forza.

8 frasi da usare quando litighiamo davanti ai bambini

Facciamo un passo indietro: prima delle frasi DURANTE un litigio, dobbiamo prenderci cura del dietro le quinte.

Ricordarci che il corpo parla. Per esempio, cercare di mantenere un tono di voce basso aiuta a non ingigantire le emozione, non incrociare le braccia mostra accoglienza invece che chiusura, usare il corpo per controllare l'emozione (per esempio, massaggiarsi una mano con l'altra mentre parliamo) aiuta a mantenere la calma.

Dobbiamo anche ricordarci che il modo in cui parliamo nel quotidiano influenza il modo in cui parliamo nei conflitti. Dobbiamo fare un lavoro sulla nostra comunicazione, assumerci la responsabilità delle nostre parole (in tutte le relazioni e anche sui social media), parlare di come ci sentiamo noi e non di come la persona ci ha fatto sentire (invece di puntare il dito, rifletto sulla mia emozione), fare lunghe pause prima di parlare se ci sentiamo provocati, ascoltare attivamente per capire l'altro e non solo per rispondergli.

Proprio come i bambini imparano la gestione dei conflitti dal modello che hanno in casa (se gli adulti dedicano tempo a mostrargliela), anche noi adulti possiamo (r)imparare a gestire i conflitti se dedichiamo tempo a praticarlo. Più coinvolgiamo i bambini nella normalità della vita (con tutte le sue emozioni) e più ci sentiamo coinvolti come modelli, più impariamo ad assumerci (o almeno a cercare di assumerci) la responsabilità delle nostre azione e parole.

Queste sono alcune frasi che io e Alex usiamo con i bambini quando litighiamo (cercando di non puntare il dito, di non attribuire colpe e di assumerci entrambi la responsabilità del litigio: ricorda "It takes two to tango", il conflitto è come il tango, non lo si balla da soli).

  • "Io e mamma siamo frustrati in questo momento. Sai quando vuoi spiegarmi qualcosa e non ci riesci? Ecco, ci sentiamo così";
  • "Io e papà non riusciamo a capirci in questo momento. A volte quando le persone non si capiscono, parlano a voce più alta, anche se sanno che non aiuta";
  • "Io e mamma non siamo d'accordo (su una cosa) e stiamo facendo fatica a trovare un compromesso";
  • "Io e papà abbiamo bisogno di un momento per parlare e spiegarci. Vuoi venire in braccio ed ascoltare o preferisci andare a giocare?";
  • "Papà è arrabbiato con me perché ho detto una frase che ha ferito i suoi sentimenti. Adesso mi calmo e poi chiedo scusa";
  • "Mamma è arrabbiata con me perché ho fatto una cosa che le ha dato fastidio. Ne parleremo con calma  dopo che vai a nanna";
  • "Io e papà stiamo facendo fatica a stare insieme in questi giorni e abbiamo bisogno di darci spazio. Presto ci capiremo meglio";
  • "Abbiamo urlato. Non è bello, vero? Anche noi a volte ci dimentichiamo come controllare i nostri coccodrilli quando siamo arrabbiati".

Pensiero a ragnatela

Quando in dubbio su come parlare o mostrare ai miei figli le mie emozione o eventuali conflitti con Alex, mi chiedo: come mi sento quando un amico mi mente? Delusa, tradita, perdo fiducia. Per i miei figli è lo stesso. Se io, genitore, dico “va tutto bene”, ma mi vedono triste o mi sentono piangere, il messaggio che sto trasmettendo loro è: non puoi fidarti di quello che ti dico. Se nascondo i miei sentimenti, mento e mi mostro sempre forte "per proteggerli", il messaggio che sto trasmettendo è: questo è il modo sano di vivere le tue emozioni. Il "per proteggerli” si perde, viene sotterrato dalla delusione di rendersi conto, lentamente, che le persone di cui si fidano di più al mondo non si fidano di loro abbastanza da essere oneste. E la fiducia è a due corsie.

I bambini hanno un’enorme capacità di processare le emozioni, molto più grande di quanto crediamo, e se li ascoltiamo, li osserviamo e diamo loro la possibilità, ce lo dimostreranno; anzi, ci insegneranno loro come vogliono essere aiutati.

Buon venerdì e ci vediamo su La Tela.

Carlotta

PS. A proposito di gestione di conflitti, nella mia ultima guida online: “È il tuo coccodrillo!”, ti offro un modo costruttivo per insegnare il controllo delle emozioni (il libricino stampabile per bambini ha grande successo!) e su La Tela Shop trovi anche materiali per fare un lavoro sulle emozioni: il gioco produttivo Vocabolario delle emozioni (che include le carte della nomenclatura e altri due giochi) e la lezione di disegno di Dalila sulle emozioni. Costruire un vocabolario delle emozioni è importantissimo per iniziare il percorso verso il loro controllo.

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