La Tela di Carlotta
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Metti in dubbio le autorità

ott 17, 2020

Sapete che sono molto (infinitamente) selettiva quando si tratta di medici, perché non credo che il camice bianco sia sinonimo di buon professionista.

Quando abbiamo problemi di salute, facciamo le nostre ricerche approfondite e se non corrispondono con quello che dice il medico o il pediatra, mettiamo in dubbio la sua opinione e/o ne cerchiamo una seconda. Crediamo che sia un nostro dovere mettere in dubbio l'autorità qualora non ci convinca, perché purtroppo il titolo non fa il professionista.

Questo ha risparmiato ai bambini tantissimi antibiotici non necessari.

Ha risparmiato a Oliver un catetere conficcato su per il pene, quando bastava un semplice sacchetto per l’esame dell’urina: non dimenticherò mai lo sguardo di condiscendenza del pediatra – che però dovette poi darmi ragione.

Ha risparmiato a Oliver radiazioni non necessarie quando mi rifiutai di consentire una radiografia alla mano per una semplice unghia che cadeva senza dolore alcuno al dito: “Ma signora, lo sa che tenere il cellulare vicino al bambino è più pericoloso di una radiografia?”, fu la risposta del pediatra, con tanto di risata (il peggio del peggio è un professionista con l’ego gigante, perché si passa subito ad abuso di potere).

Ha risparmiato a me ulteriori settimane di ospedale quando i medici pensavano che un antibiotico stesse funzionando – “perché non ha la febbre” – mentre mi riempivano di antidolorifico (ovviamente con un antidolorifico forte, che gtra l'altro non sapevo mi stessero somministrando ogni giorno, la febbre non c'è): rifiutai l’antidolorifico, la febbre alta tornò in un istante e i medici dovettero ritornare sui loro passi. In quel caso dovettero mettermi un drenaggio più spesso, con non poco dolore: l'antidolorifico aveva solo aumentato il periodo di dolore.

La lista potrebbe continuare, ma il punto è: avere un titolo non rende nessuno un professionista. Dovremmo sempre essere critici e inquisitivi e mettere in dubbio le autorità, specialmente quando si tratta della nostra salute o di quella dei nostri figli.

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Commenti

Giulia • dic 5, 2020

Probabilmente il mio punto di vista è viziato dal fatto di essere dall’altra parte della barricata, vale a dire che io sono il medico che cura o tenta di curare al meglio. Ed essendoci dentro so di avere dei colleghi a cui non affiderei nemmeno i miei gatti, figuriamoci i miei figli.
Però.
Però mi permetto di dire che trovo il tuo atteggiamento perlomeno rischioso. Con tutto il rispetto, a volte le ‘ricerche approfondite’ non bastano o sono controproducenti se non si è in grado di interpretare i dati o ci si affida a fonti non affidabili. E per interpretare i dati, mi spiace ma non basta essere intelligenti e critici come voi di sicuro siete, ma ci vogliono anni di studio e preparazione. Sono felice che vi sia sempre andato tutto bene e mi auguro che andrà sempre così, però più che essere selettivi e critici francamente mi sembra che anche questo approccio alla medicina faccia parte dell’atteggiamento generale che spesso avverto in questo blog, ovvero andare controcorrente per partito preso e dare retta solo a chi vi dà ragione.
Scusami se sono un po’ dura, ma l’idea di trovarmi davanti un potenziale paziente che parte già dal presupposto che io spari stronzate perché ‘ha fatto le sue ricerche’ è diventato uno dei miei incubi peggiori in questo periodo storico in cui tutti si sentono preparati su tutto solo per aver letto due articoli in croce.

🌸 Carlotta • dic 13, 2020

Mi dispiace che il mio blog ti trasmetta che andiamo corrente per partito preso: non è così. Semplicemente ci scegliamo la corrente, che io ritengo essere diversa. A volte è la stessa di tutti gli altri, a volte è diversa (un po' come tutti, spero). 🙂

Inoltre, raramente do retta solo a chi mi dà ragione, quindi mi fa starno che tu percepisca questo. Di solito è più vero il contrario, infatti, imparo molto di più da chi mi fa mettere in discussione: insomma, la criticità che uso per tutto, la uso anche per me stessa, altrimenti non credo possa esserci evoluzione.

Detto questo, provo a spiegarmi in maniera diversa: io non faccio ricerca per andare dal medico partendo con il presupposto di sapere tutto e che il medico dica solo "spari solo cavolate" (permettimi di cambiare il termine, non sono solita usarlo). Faccio le mie ricerche per parlare la lingua del medico: perché altrimenti vado lì e rischio di non capire che cosa mi sta spiegando o che cosa mi sta dando e per me questa cecità con cui la gente accetta la parola dei medici è più pericolosa, perché come scrivi tu, ci sono persone a cui non affideresti i tuoi gatti.

La ricerca viene prima di andare dal medico per essere informata io stessa e sapere di che cosa stiamo parlando (perché, appunto, non sono un medico e tante cose relazionate alla medicina ovviamente non le so; se non le so, devo accettare tutto quello che dice il medico come vero e/o non posso davvero fare domande valide).

Ecco, questo è ciò che intendo con "mettere in dubbio le autorità" ed essere critici intellettualmente, spero ti sia più chiaro ora.

Anzi, mi hai ispirata a fare un NB a questo post così da non creare inutili fraintendimenti.

Grazie per il tuo commento 🌸

Francesca • nov 23, 2020

Cara Carlotta, sono una madre, una Montessoriana e un'insegnante che la segue da tempo. Dopo aver letto questo suo ultimo post devo sinceramente ammettere che questo blog non fa più per noi. Ciò che scrive sottende una sua assoluta, granitica certezza: che lo stato di salute dei suoi figli non sia solo una sua responsabilità (e questo è tautologico!) ma che questo sia merito del suo atteggiamento refrettario verso la medicina cosiddetta tradizionale. È una convinzione molto discutibile, cara Carlotta. Si ricordi che la salute è una benedizione, non un merito.

🌸 Carlotta • nov 23, 2020

Cara Francesca,

mi dispiace leggere queste sue parole. E mi dispiace ancora di più leggere che questo blog (in cui parlo maggiormente di Montessori e maternità) non fa più per voi a causa di un articolo che con Montessori e maternità non ha nulla a che fare.

Io di solito cerco di non fare di tutta l'erba un fascio, quindi immagino che ci siano stati altri articoli che non siano stati in linea con le sue convinzioni, per prendere una decisione così forte.

In ogni caso, sottoscrivo ogni parola di questo articolo: per me è importante informarmi ed essere preparata (non quanto il medico, per carità, non potrei) quando entro nello studio di un dottore, perché ho avuto molte esperienze negative con medici e proprio perché la salute dei miei figli è una mia responsabilità, credo di dover essere io per prima preparata a parlarne con cognizione di causa con i medici che se ne prendono cura.

Lei non fa lo stesso con i suoi figli?

E se non le piace il discorso di mettere in discussione le autorità, in generale, visto che è una montessoriana, le chiedo: si immagina che cosa sarebbe stato del metodo Montessori se Maria Montessori non avesse messo in dubbio le autorità e non si fosse opposta a Mussolini quando lui voleva che tutti i bambini vestissero l'uniforme del fascio nelle sue scuole? Credo che mettere in dubbio le autorità attraverso l'informazione e la conoscenza (e molta umiltà, sempre) sia un insegnamento molto importante per i bambini di oggi, soprattutto nel tipo di mondo in cui viviamo.

Mi interesserebbe sapere su quale parte dell'articolo non è d'accordo, non mi è chiaro dal suo commento.

Grazie per la sua pazienza e il suo tempo,

Un abbraccio 🌸

Liliana • ott 30, 2020

Concordo in linea di principio con la sua tesi,anche se ritengo che debba essere controbilanciata da una sana umiltà,per essere del tutto condivisibile.
Oggigiorno, purtroppo, tanti di noi mettono in dubbio anche verità scientificamente provate ed incontrovertibili e tutti crediamo di poter essere più sapienti di chiunque su qualunque argomento.
Non è così, naturalmente.
A mio avviso, tutti abbiamo il sacrosanto diritto di rifiutare una terapia, possiamo decidere di non sottoporci a un'indagine che riteniamo invasiva, decidere di non assumere un farmaco con pesanti effetti indesiderati o negare il nostro consenso al protocollo di cura di una patologia,ma tutto questo non ci autorizza a mettere in dubbio la professionalità di chi ce li propone.
Se è certamente vero che un titolo di studio non rende nessuno un professionista, deve esserlo altrettanto il fatto che nessuno dovrebbe ritenersi un professionista se non ne possiede il titolo.

🌸 Carlotta • nov 4, 2020

D'accordo su tutto ciò che scrivi. 🙂Mi sono resa conto che in Italia esiste un grosso problema di persone che credono di sapere di più degli altri su chiunque argomento ma senza investire davvero il tempo a fare ricerca. Era un aspetto dell'Italia che non conoscevo (avendo vissuto fuori 15 anni) e mi fa tristezza: la mente critica di cui parlo non è sicuramente quello. 🙂

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