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Una volta, al ristorante, ho sentito una bambina dire al papà che quello che stava guardando sull’iPad le faceva paura. Il papà le dice: “Ma dai, è un cartone per bambini! Non fa paura!”, glielo riaccende e continua a parlare con gli amici.

Non siamo noi adulti che dobbiamo decidere che cosa fa paura. Sono i nostri bambini a deciderlo.

Un bambino che sente paura e, quando lo dice, riceve il messaggio che non c’è alcun motivo per avere paura impara 1. Che la paura non è un sentimento valido e che è “stupido” avere paura e 2. Che la paura significa vulnerabilità ed è sbagliato mostrare le proprie vulnerabilità. La paura è sana e naturale, ci ha tenuti in vita e ci ha fatti evolvere per secoli.

Il messaggio che gira su internet e in alcuni film animati per bambini che essere coraggioso significa avere paura di qualcosa, ma farlo lo stesso, è un’idea fallace, che a lungo termine insegna ai bambini a ingoiare le emozioni, a non ascoltarsi, a seguire gli altri ciecamente, anche quando hanno paura.

Con Oliver ed Emily abbiamo un trucco quando provano a fare qualcosa che li spaventa ma che io penso possano fare (come scendere da una discesa in bici o saltare da un posto alto): se la paura è paura e basta, non insisto e dico loro di ascoltarla; se la paura è mista a farfalle (quelle dell’emozione nello stomaco), li incoraggio a provarci comunque. Quando provano paura e basta è come se mi dicessero: “Mi fermo qui ancora per un po’, ci riprovo più avanti”. Quando provano paura mista a farfalle è come se mi dicessero: “Sto facendo qualcosa che mi sembra difficile, mi sento vulnerabile, ho bisogno del tuo incoraggiamento”.

La prossima volta che tuo figlio ha paura, non ignorare il sentimento e le sue parole. Dai valore a quello che prova. Fermati a pensare, a parlare, a osservare, a essere presente. E così che capisci se la paura è mista a farfalle e insegni anche ai tuoi figli a riconoscerlo.

👩🎨 Illustrazioni di @miriam_negri_

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#latela