La Tela di Carlotta
Episode 50

Siamo tutti interconnessi!

In questo episodio rifletto su questa verità che per me ha significato un prima e un dopo nel mio percorso di evoluzione personale – perché è un realizzazione importantissima sia nell'educazione sia nella sostenibilità – e lo faccio leggendo un estratto affascinante di una lezione di Mario Montessori, il figlio di Maria.

:: Citazioni preferite: 

In particolare, questa parte modella molte delle mie conversazioni con i miei figli:

«Se stasera abbiamo la facilità di sederci qui tutti insieme, è perché molti milioni di persone stanno lavorando e hanno lavorato per renderlo possibile. E in quante terre! Ripensa al pane che hai mangiato a pranzo: chi ha macinato il grano? Chi ha cotto il pane? La realtà della società è che tutti dipendono da tutti gli altri».

E trovo che questo messaggio per gli educatori (genitori compresi) sia bellissimo:

«Qualunque sia lo sforzo che voi come insegnanti avete fatto per rendere i bambini di una volta adulti migliori di quanto sarebbero stati senza il vostro aiuto, questo giova non solo al bambino stesso, ma a molti altri che voi non conoscete».

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Benvenuti e benvenute a un nuovo episodio di educare con calma.

Oggi mettendo a posto il computer ho riaperto una cartella di uno dei miei corsi di formazione montessori e ho ritrovato uno scritto di Mario Montessori sulle tendenza umane, che è un argomento affascinante della filosofia e pedagogia montessori, e ogni volta che lo leggo, mi viene voglia di condividerlo. Perché è un argomento che mi sta molto a cuore e perché credo che parli di una mentalità che è alla base di tutto il lavoro che facciamo come genitori. Quando dico che non stiamo crescendo bambini, stiamo crescendo adulti. Quando dico che abbiamo nelle mani il futuro del nostro pianeta. Quando dico che la nostra responsabilità non è crescere i nostri figli, ma crescere noi stessi al loro fianco. Quando dico che la calma è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per fare la differenza verso noi stessi, verso i nostri figli e anche verso gli altri perché la calma ci permette di schiacciare il bottone di pausa e scegliere la nostra reazione, scegliere il rispetto, scegliere la pace. 

Tutto questo, che io sapevo già da anni, è diventato ancora più chiaro quando ho capito una verità assoluta: che siamo tutti interconnessi. Credo che questo pensiero e questa mentalità sia più importante di qualsiasi trucco, di qualsiasi insegnamento, di qualsiasi lezione che possiamo dare ai nostri figli e imparare noi stessi.

Tutto ciò che vediamo, tutto ciò che abbiamo intorno a noi – piante animali persone – tutto ciò che siamo è collegato. Questo pensiero per me è potentissimo e giuro che faccio fatica a trattenere le lacrime ogni volta che ne parlo. Perché se riuscissimo a interiorizzare questa verità, credo che avrebbe un effetto su ogni nostra scelta e ogni nostro pensiero e ogni nostra azione o almeno così è stato per me. 

Perché mi ha fatto vedere il quadro d’insieme, la Big Picture come diciamo in inglese, mi ha fatto riflettere su tanti aspetti della mia vita che io davo per scontato ma che in realtà non dovrebbero essere normali e accettati, come comprare cibo al supermercato che arriva dall’altra parte del mondo aumentando così notevolmente la nostra impronta di carbone; come comprare una cosa anche se non ne ho davvero bisogno pensando “ma magari mi servirà” nutrendo così il consumismo sfrenato in cui viviamo; come ordinare una cosa su Amazon perché così la ricevo il giorno dopo senza dover uscire di casa, mettendo così la mia comodità al di sopra di tutto il resto. 

Tutto questo non dovrebbe essere la norma. Tutte queste mie scelte possono sembrare innocue, ma hanno una conseguenza sul pianeta e suoi abitanti, perché siamo tutti interconnessi. E troppo spesso non apprezziamo abbastanza ciò che abbiamo e il pianeta che ci ospita, non ci fermiamo a riflettere sul fatto che noi non esisteremmo senza tutto ciò che vediamo intorno a noi.

Ed è qui che entra in gioco l’estratto scritto da Maria Montessori di cui vi parlavo, si tratta di una bellissima lezione che Mario, il figlio di Maria, diede in inglese nel 1956 nei Paese Bassi — non so se sapete che I Paesi Bassi erano diventati una seconda casa per loro (Maria Montessori infatti è sepolta ad Noordwijk e ad Amsterdam si può ancora visitare il suo studio.

Questo estratto di Mario Montessori, tra l’altro, l’ho tradotto all’italiano per aprire il modulo di Cultura Generale nel mio corso Co-schooling, perché questo discorso a me colpì molto. Io adoro il  modo in cui Maria e Mario sapevano comunicare concetti difficili in maniera che tutti potessero capirli, a me ha sempre lasciato basita. E quindi oggi ho deciso di leggervi questo estratto, spero di non emozionarmi, come è successo invece quando ho registrato il video di questa unità del corso — chi ce l’ha lo sa perché ho deciso di non tagliare le mie emozioni quindi fanno parte del video —  ma oggi dovrei farcela perché ormai l’ho letto talmente tante volte che credo di riuscire a leggerlo senza piangere. E se no perdonatemi. 

Pronti? Ve lo leggo, vi ricordo che è solo un estratto della lezione e che è una mia traduzione, inoltre salto delle parti che sono più ripetitive. Inoltre, ricordo che Mario e Maria erano religiosi quindi Dio compare spesso nei loro scritti.

«Nel regno della vita è vero che la farfalla prende il nettare dal fiore; ma allo stesso tempo, senza accorgersene, la farfalla feconda il fiore e in questo modo le specie della pianta possono continuare ad esistere.

Questa sembra essere la caratteristica di fondo: prestare servizio senza esserne consapevoli. Questo è vero anche quando l'azione svolta può sembrare l'opposto de prestare un servizio, come nei carnivori che si nutrono di altri animali. I biologi sanno che così facendo i carnivori aiutano la specie di cui si nutrono. Eliminano i deboli e i malati e tengono vigili gli altri, in modo che quelli che sopravvivono siano i migliori della razza. 

Il servizio che prestano è dimostrato da ciò che accade quando li eliminiamo. Si manifesta una grande decadenza nella specie delle loro ex vittime. La quantità di individui aumenta, ma questi degenerano e, quando il loro numero diventa troppo grande per il territorio che occupano, ne conseguono carestie e catastrofi epidemiche, che uccidono un numero molto maggiore di quello che avrebbero ucciso i carnivori. Così anche la parte che sembra crudele sembra esistere allo scopo non solo di mantenere un adeguato standard di idoneità, ma di spronare la singola specie a raggiungere un livello superiore. 

[…]

Quando scrutiamo il passato e facciamo luce sul vero significato di ciò che la geologia ci insegna, scopriamo che ogni tipo di vita che è venuta prima, ha preparato il terreno per la vita che viene dopo. Emerge molto chiaramente che se i primi tipi di vita non fossero esistiti, non sarebbero esistiti nemmeno quelli che sono venuti dopo. Perché c’è un progresso dall'uno all'altro, l'esperienza accumulata e il cambiamento nell'ambiente provocato da coloro che sono esistiti prima, rende possibile la vita per qualcosa di superiore e che non avrebbe potuto esistere senza questa preparazione. 

E questo non avviene solo nel passato, lo stesso processo di servizio continua nel presente. Ad esempio, il primo tipo di vegetazione che compare su una roccia nuda è un lichene, chiamato "lichene della crosta". Queste piante sono le uniche che
riescono a prosperare sulla roccia. Nessun altro tipo di vita può farlo. E loro, potremmo dire, si nutrono al massimo. Mangiano più che possono. Così facendo e morendo e lasciando che la loro progenie cresca sopra di loro, gradualmente si separano sempre più dalla fonte del loro cibo: che è la roccia. Quindi alla fine muoiono del tutto. Nel frattempo un po' di polvere – portata dal vento – si è integrata con i resti accumulati dei licheni. Su questi un altro tipo di licheni può nutrirsi. Vivono di ciò che questi primi licheni hanno preparato nel corso della loro esistenza. Questi, a loro volta, seguono lo stesso processo: anche loro si godono appieno la vita; generazione dopo generazione si sviluppano nello stesso luogo e di nuovo creano condizioni che rendono loro impossibile continuare a vivere, e così anche loro muoiono. Ma quello che hanno accumulato, con l'aggiunta di altra polvere, rimane lì.

La progressione dei tipi di vita che seguono e si nutrono di ciò che il precedente ha creato sono i muschi, le erbe e infine gli alberi. Ognuno ha preparato il terreno per il successivo. Non importa quando pensiamo alla vita, nel passato o nel presente, troviamo sempre questo tipo di servizio: una sorta di servizio che sembra dire: “Io offro la mia vita e do la mia energia per contribuire con qualche elemento essenziale alla vita di qualcosa che deve venire dopo di me e che è migliore di me”.

Approfondendo questa speculazione filosofica, ci si rende di una cosa strana: che in ogni caso sembra esserci un apparente egoismo, che maschera la realtà nascosta del servizio.

Prendi l'uomo per esempio. Ha bisogno di respirare, altrimenti muore. Quindi lo fa per se stesso. Eppure, ogni volta che espira, le piante se parlassero potrebbero dire: “Grazie. È proprio quello che volevamo! Che gentile da parte tua darci anidride carbonica”.
Ed è lo stesso con la pianta. La pianta, allo stesso modo, non può fare altro che rilasciare ossigeno. La pianta potrebbe anche dire: "Non posso vivere senza prendere anidride carbonica e rilasciare ossigeno". Se potesse ragionare, sentirebbe che così facendo serve solo alla sua vita. Ma in realtà sta rendendo la vita possibile per il genere animale.

Questo è il modo di operare di Dio: organizzare il tutto in modo che, anche quando si è egoisti al massimo, si è ancora al servizio del mantenimento di qualcos'altro che esiste a suo tempo; o preparare le condizioni per qualcosa di sconosciuto, che deve ancora avvenire. E questa è una bellissima realizzazione. Una volta che apriamo gli occhi a questa realtà, vediamo sempre di più questa correlazione e sentiamo ancora più profondamente la meraviglia di questo aspetto della creazione di Dio e l'armonia che questo amore inconsapevole porta con sé.

[…]

È stato commovente vedere, in India, il cambiamento di atteggiamento dei bambini che frequentavano le nostre scuole.
Prima vedevano con disgusto certi animali che si nutrono di frattaglie, o di carogne, come i corvi e gli avvoltoi. Alla fine provavano quasi riverenza per quegli uccelli e altri animali che, grazie alle loro abitudini alimentari, mantengono pulita la nostra terra. "Guarda che lavoraccio devono fare!" Dicevano. "Si assumono la responsabilità di tutto il lavoro sporco!”.

La precedente reazione di: “Ah! Che animali disgustosi", era stata sostituita da un sentimento di apprezzamento.

Sì, suona strano e, all'inizio, difficile da concepire, ma dopo un po’ si capisce quanto sia vero. La dottoressa Montessori spiego questo ai bambini per la prima volta nel 1937, quando avevamo un piccolo centro a Laren, in Olanda. È successo per caso. Da tempo lei aveva la sensazione che i bambini dovessero sapere come funziona la società. 

Oggigiorno questa tendenza è diventata quasi generale e ci sono alcuni educatori che arrivano al punto di dire che "il mondo deve entrare nella scuola" (cioè che si dovrebbero fornire a scuola le esperienze di acquisto, vendita e attività simili. In questo modo, secondo loro, il funzionamento della società può entrare nell’aula).
Ma è impossibile che il mondo entri in un’aula. È troppo grande. La dottoressa Montessori ha avuto un'idea più diretta: dare ai bambini “le chiavi del mondo”; “I bambini dovrebbero avere un'esperienza propria del mondo, in modo che imparino ad apprezzarlo insieme ai suoi abitanti”.

Così, un giorno, quando un bambino aveva bisogno di una matita, lei lo mandò a comprarla. Lui tornò arrabbiato. "Sono stato fuori così a lungo", disse, "perché la donna del negozio mi ha fatto aspettare. Ecco perché sono in ritardo”. Era risentito; pensava che la donna lo avesse respinto perché era piccolo. Quindi la dottoressa Montessori – tradotta dai suoi aiutanti – [vi ricordo che erano in Olanda] spiegò al bambino cosa aveva fatto realmente la donna. 

“Sai, questa donna si alza ogni mattina molto presto; pulisce tutto il negozio e poi aspetta dietro il bancone, solo per aiutare chi ha bisogno di qualcosa. E se a chi entra non piace quello che offre, lei va in giro per il negozio scegliendo e offrendo una cosa dopo l'altra finché non ha trovato qualcosa che piace davvero a quella persona, “Che ne dice questo o quello, o quell'altro?" suggerisce con grande pazienza e gentilezza. «E lo fa per chiunque entri nel suo negozio in cerca di qualcosa; lei è sempre gentile, sempre desiderosa di servire”.

"Sì, ma lei viene pagata per questo!" rispose il bambino. 

Al che la dottoressa Montessori disse: “Come pensi che questa donna potrebbe vivere diversamente? Se dovesse andare a coltivare il campo, coltivare il grano, macinarlo; se dovesse cucirsi i propri vestiti, non sarebbe dietro il bancone a servire gli altri. Quindi deve avere quel po’ di soldi che le persone le danno, per poter vivere. Ma se ci pensi, ogni giorno della sua vita è lì per assistere te o chiunque altro entri nel suo negozio. La maggior parte dei soldi che tu e gli altri le date le serve per comprare gli oggetti che sono nel negozio, di cui voi avete bisogno. Ciò che rimane è appena sufficiente per lei per vivere. Di certo non si fa ricca con le piccole cose che vende dietro il bancone. Per tutta la sua vita, da quando ha iniziato a lavorare, è stata lì per servire persone come te. Forse andrà avanti fino alla morte e anche se per allora avrà risparmiato pochi soldi, non se li porterà con sé nella tomba. Lascerà i soldi ai parenti, o a una chiesa o a un ospedale. Anche la maggior parte dei vestiti che aveva rimarrà dietro. Questo significa che tutta la sua vita lei è stata lì in quel negozio per servire altre persone”.

[Ecco, questa è la parte che mi commuove sempre, perché noi diamo per scontato tutto questo e spesso non trasmettiamo questi messaggi ai nostri figli.]

La sua argomentazione impressionò profondamente il bambino – e anche me. Perché se consideriamo la domanda, quello che ha spiegato la dottoressa Montessori riguardo al negoziante, vale per tutti. Se oggi posso sedermi qui in questa stanza, è perché qualcuno ha cucito i miei abiti; qualcun altro ha filato i fili che sono stati usati per fare gli abiti – e se è di lana, ci devono essere state altre persone che si prendevano cura delle pecore, le tosavano ecc.
Se stasera abbiamo la facilità di sederci qui tutti insieme, è perché molti milioni di persone stanno lavorando e hanno lavorato per renderlo possibile. E in quante terre! Ripensa al pane che hai mangiato a pranzo: chi ha macinato il grano? Chi ha cotto il pane? La realtà della società è che tutti dipendono da tutti gli altri. Noi educatori abbiamo scelto semplicemente un tipo di servizio piuttosto che un altro.

[…]

Ma ancora: se queste persone che fanno la stoffa possono farla, è solo perché qualcun altro ha realizzato il macchinario e altri hanno coltivato e raccolto il cotone o il lino. Quindi ovunque guardiamo troviamo carità e servizio verso gli altri.

[…] anche noi insegnanti, se aiutiamo i bambini a diventare adulti migliori, aiutiamo la società. Probabilmente puoi continuare a fare il tuo lavoro qui nel tuo paese o nella tua città, ma i bambini, una volta diventati adulti, possono andare ovunque e dare lì il beneficio dell'educazione che hai impartito loro. […]

E qualunque sia lo sforzo che voi come insegnanti avete fatto per rendere i bambini di una volta adulti migliori di quanto sarebbero stati senza il vostro aiuto, questo giova non solo al bambino stesso, ma a molti altri che voi non conoscete.
Questa è un’altra cosa a cui vale la pena pensare, che anche la dottoressa Montessori ha sottolineato: l'anonimato di questa generosità. Perché… chi ha realizzato questa stoffa del mio vestito? Non lo so. Chi si prendeva cura delle pecore? Chi ha prodotto la lana? Non lo so. Tutti questi doni mi vengono portati in modo anonimo. Non è forse questa meravigliosa forma di carità, come ho detto, l'essenza stessa dell'umanità? Quando si prende in considerazione tutto questo in maniera più profonda, ci si rende conto che l'unità – per la realizzazione della quale sono state create le Nazioni Unite e verso la quale tutti aspirano – c'è già!
È qui! Sono solo le nostre povere menti che sono incapaci di accettare il fatto che sia già qui! Ma siamo uniti. Tutti noi! Non solo, ma se non fossimo uniti, non potremmo esistere. Non potremmo esistere!

E questa generosità dell'umanità è un altro fatto che la dottoressa Montessori raccomandava di sottolineare, che dovrebbe essere risaltata; il bambino avrebbe quindi una migliore possibilità di assorbire l'umanità e crescere, sentendo che in tutto il mondo ci sono persone che non conosce – potrebbero essere in Africa, potrebbero essere in Australia, potrebbero essere in Europa – che lavorano per lui. Stanno lavorando per lui personalmente. Il bambino svilupperebbe quindi, con la forza di un istinto, la sensazione che l'umanità abbia diritto non solo al rispetto, ma anche alla gratitudine e alla riverenza. 

[E qui inizia una bellissima riflessione sulla guerra che vi leggo perché collega così tutto ciò che ha appena letto – ovvero che siamo tutti collegati e se capiamo questa verità possiamo imparare il rispetto e la gratitudine verso l’altro – collega tutto questo al fatto che quando vediamo il mondo in questi termini siamo meno portati a seguire ciecamente un leader che non abbia questi valori e vi giuro che a me viene la pelle d’oca ogni volta che lo leggo. Dice:] 
 
Se le persone, durante la loro infanzia, avessero avuto la possibilità alcuni anni fa di capire questa realtà del mondo e della società, non avrebbero potuto essere portate così facilmente a seguire le utopie.
Perché ciò che hanno seguito è stata la loro inconscia insoddisfazione! 

Chiunque abbia una mente razionale e pensante può davvero credere che siano state poche sgargianti figure politiche a causare le due guerre mondiali? Fermati e pensa. Perché un leader diventa un leader? Perché per le ideologie che espone diventa la realizzazione di un sentimento vago, che molti (che poi diventeranno i seguaci) hanno dentro, ma di cui non sono chiaramente consapevoli. E quando qualcuno si approccia a loro, affermando chiaramente un qualcosa che risponda a quei sentimenti, diventa un leader. E una volta che è diventato un leader e si è guadagnato la fiducia e l’entusiasmo, verrà seguito anche verso i disastri se i suoi seguaci non hanno una base di realtà.

Ma se durante l'infanzia fossero stati aiutati a incarnare oltre alla realtà del funzionamento del mondo e della società, anche un sentimento di gratitudine verso quell'anonimo benefattore che lavora per loro – e che è l'intera umanità – allora, non ho dubbi, se qualche fanatico di nuove ideologie dicesse loro: "Seguimi alla gloria" (che significa seguimi in guerra), loro si fermerebbero a pensare. Probabilmente reagirebbero come me e te, se qualcuno ci dicesse: “Guarda, vedi quel balcone lì? Vedi gli uccellini che volano? Ecco, tu sei un uccellino, ma tua madre non vuole lasciarti scappare. Uccidi tua madre, salta dal balcone e inizia a volare”. Perché saprebbero esattamente come si sentirebbero se uccidessero la madre e che cosa succederebbe al loro corpo se saltassero dal balcone.

Questo è il quadro generale. Questo è ciò che intendeva la dottoressa Montessori quando disse: "Dobbiamo aiutare il bambino dopo i sei anni a soddisfare le sue tendenze. Ora quelle tendenze lo spingono a capire non più, come in precedenza, solo l'ambiente immediato, circostante, ma anche ciò che non è accessibile alla loro esplorazione sensoriale”.

E niente, che cosa posso dire, io lo trovo incredibile. 

Faccio un appunto per spiegare a chi non ha i miei corsi e non sa della filosofia Montessori, che in quest’ultima frase Mario Montessori parla del bambino dopo i 6 anni, perché è nelle scuole elementari che si inizia con quella che Maria Montessori chiamava Educazione Cosmica, che comprende questo aspetto di interconnessione di tutto ciò che esiste nel mondo e anche l’importanza del fatto che i bambini escano dall’aula e organizzino da soli escursioni nella comunità (cosa che è vero tra l’altro, le organizzano da soli).

Ma tutto questo lavoro ovviamente non può iniziare solo dopo i sei anni: è nei primi anni di vita che anche se inconsapevolmente i bambini gettano le basi, le fondamenta, degli adulti che saranno, per poi usare quelle fondamenta e iniziare a costruire la loro mente con più consapevolezza, concentrandosi sul loro ruolo nella società e nel mondo.

E io mi commuovo quando leggo queste righe, perché credo che se tutti facessimo la nostra parte di evoluzione personale, se tutti ci fermassimo più spesso a riflettere sull’interconessione che esiste tra noi, le nostre azioni e tutto ciò che ci circonda, vivente o no, e iniziassimo a parlare di queste interconnessioni ai bambini e a chi amiamo, davvero potremmo lasciare un mondo migliore ai nostri figli.

Noi prendiamo spesso d’esempio le parole di Mario Montessori e ragioniamo con Oliver ed Emily sui come arrivano a noi gli oggetti, le sedie su cui ci sediamo, i giocattoli che usiamo, guardiamo sull’etichetta dove sono stati prodotti e immaginiamo le persone che li hanno realizzati, che vita hanno, avranno una famiglia, come usano i soldi che guadagnano, auranno soldi extra a fine mese per comprare qualcosa di cui non hanno bisogno come a volte facciamo noi, sono felici, sono ben pagati e così, tra l’altro diventa anche molto più facile per loro accettare che spesso non vogliamo comprare il made in China se non conosciamo le condizioni lavorative e le vite di quelle persone cinesi… 

E credetemi, queste conversazioni sulla sostenibilità possono nascere ogni giorno, con il cibo che compriamo al supermercato, con i vestiti della fast fashion che indossiamo. Ogni giorno possiamo trovare opportunità per ragionare sulle interconnessioni che ci legano a tutto il resto e a tutti gli altri, prendendoci il tempo di spiegare le frasi che ascoltiamo e che non risuonano con i nostri valori, cercando di scegliere con consapevolezza i messaggi che mandiamo, gli eventi a cui partecipiamo, i libri per bambini che leggiamo, i documentari che guardiamo insieme.

Una volta una mamma mi ha criticato per aver portato i miei figli alla marcia per la pace e aver fatto vedere loro alcuni video di Greta Thunberg e del cambiamento climatico… ma la verità, e scegli di dirlo a costo di farti sentire scomodo o scomoda: non si impara a rispettare gli altri e il pianeta girando la testa dall’altra parte quando vediamo un problema o un’ingiustizia. Non si educa alla pace, ignorando la guerra – e la guerra non è solo quella vera, e certo anche di quella dobbiamo parlare a suo tempo. Ma la guerra è anche quella che vediamo nelle nostre comunità, agli immigrati, agli omosessuali, ai trans, a chi ha la pelle di un colore diverso, a chi è diverso da noi perché ha una sindrome: forse non la chiamiamo guerra, la chiamiamo paura, diffidenza, ma il modo in cui si manifesta dentro di noi, nei nostri pensieri, è simile. 

Se vogliamo che un mondo di pace non sia solo un’utopia, dobbiamo capire noi stessi e trasmettere ai nostri figli fin da piccoli che siamo tutti interconnessi e che nella nostra vita dobbiamo con tutti noi stessi ricercare il più possibile la sostenibilità: e per sostenibilità intendo proprio uno stile di vita che miri a sostenere e appoggiare la vita che vediamo intorno a noi, non ad esaurirla.

Ok, potrei parlare per ore e la verità è che non mi stancherò di farlo, perché siamo tutti interconnessi e le mie parole e le mie azioni hanno sempre un effetto su qualcosa o qualcuno. E forse certo, tanto di tutto questo è un’utopia, ma se tutti pensassimo che non possiamo cambiare le cose, le cose non cambierebbero e invece oggi mi rendo conto che tante cose, seppure minuscole, seppure non ancora sufficienti, ma tante cose sono cambiate e stanno cambiando – nella sostenibilità del nostro pianeta come nell’educazione dei nostri figli – e le abbiamo cambiate noi, tutti insieme, ognuno nel suo piccolo.

Con questo vi saluto e se vi manco durante la settimana, mi trovate sul mio blog www.lateladicarlotta.com o su Facebook e instagram come lateladicarlottablog. 

Buona giornata, buona serata o buona notte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao.

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