La Tela di Carlotta
Episode 42

Sensi di colpa (parte 1): "Sto sbagliando tutto"

🎙 STO SBAGLIANDO TUTTO!

In questo episodio di Educare con calma parliamo di sensi di colpa, del perché se li provi non hanno motivo di esistere e di come dare quindi a questi sentimenti un'accezione positiva. Provi anche tu questi sensi di colpa? Come li gestisci? Hai altri "trucchi?" Ce lo puoi raccontare nei commenti sul mio sito → 

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Io non faccio pubblicità e non accetto sponsor, perché le pubblicità mi danno fastidio e non voglio sottoporvi a più pubblicità di quelle che già vi sommergono nella vita quotidiana. Se vi piace il mio podcast e volete aiutarmi a mantenerlo vivo, potete acquistare uno dei miei corsi:

  • Educare a lungo termine: un corso online su come educare i nostri figli (e prima noi stessi) in maniera più consapevole. Tanti genitori mi dicono che gli ha cambiato la vita.
  • Co-schooling – educare a casa: un corso online su come giocare con i bambini in maniera produttiva per affiancare il percorso scolastico e non perdere il naturale amore per il sapere.
Se non mi conoscete e questo è il primo episodio che ascoltate, io sono Carlotta e sono la scrittrice del blog trilingue di genitorialità la Tela di Carlotta e la creatrice di due corsi online per genitori che hanno come base la filosofia montessori che però mischio con moltissime nozioni di disciplina positiva, educazione dolce, disciplina rispettosa, chiamatela come volete, io lo chiamo Educare a Lungo Termine, che è anche il titolo di uno dei miei corso online. 

Oggi parliamo di senso di colpa. Ricevo veramente tantissimi messaggi di genitori che scrivono “sto sbagliando tutto”.  E allora visto che questo sentimento non è nuovo a nessun genitore, e anche se ne ho già parlato su Instagram e magari mi ripeterò, ho deciso di parlarne anche qui sul podcast che ormai è diventato davvero un mio personale faro nella tempesta, perché alla fine aiuta molto me in primis sviscerare alcuni argomenti e ricevere il vostro feedback. E quindi la prima cosa che voglio dirvi è che questo senso di inadeguatezza non è nuovo nemmeno a me. 

Perché diciamoci la verità, anche chi scrive corsi per genitori e aiuta i genitori a gestire le relazioni con se stessi e con i propri figli non ha una vita e una famiglia perfetta. Se pensate che solo perché so consigliarvi che parole usare con vostro figlio e solo perché le provate e funzionano, io riesco sempre a farlo io stessa con i miei figli, vi sbagliate. Vi assicuro che non è così. La famiglia perfetta non esiste e mi spiace che questa cultura dei social media faccia credere il contrario. Se mi seguite da un po’ saprete per esempio che ho una relazione di amore e odio con Instagram, perché in tanti aspetti lo trovo davvero deleterio per la salute mentale, c’è molta competizione malsana di fondo, ci sono foto perfette di famiglie imperfette che però non mostrano l’imperfezione e anche se sappiamo (o dovremmo sapere) razionalmente che nessuno è perfetto e che la famiglia perfetta non esiste, spesso quello che vediamo ci fa credere il contrario e ci fa sentire inadeguati. Quindi per aprire questo episodio dei sensi di colpa, voglio dirvi che io sono tutt’altro che perfetta, non sono sempre calma, non uso sempre le parole giuste, non so sempre controllare le mie emozioni e scegliere le mie reazioni, MA e attenzione perché tanti anni fa il MA non c’era, ma oggi c’è, MA ci provo sempre. Ci provo sempre. 

Dopo tanti anni, spesso ci riesco, e alcune volte non ci riesco. Quando ci provo e non ci riesco, succedono tutte le cose che vi aspettereste: urlo, ricatto, minaccio, faccio prevalere l’ego, i miei figli piangono, mi urlano…  non siamo estranei a lotte e crisi di potere. Ma la differenza tra oggi e anni fa è che quando ci provo e non ci riesco, mi accetto e mi perdono. a volte penso, ok ci hai provato, hai fatto del tuo meglio in questo momento della tua vita, mente altre volte penso, potevi fare di più. Ok, sono più le volte che penso che potevo fare di più perché per me quello fa parte dell’evoluzione. Quando sbaglio, ormai per abitudine, appena sono calma, ritorno con la mente al momento della lotta e l’analizzo. E quando l’analizzo penso a ciò che non mi è piaciuto delle mie parole e reazioni e penso a un modo per poter dire e fare meglio o diversamente la prossima volta. 

Per esempio, l’altro giorno è successo proprio un episodio di ego: una domenica avevamo comprato una confezione di gelato con dei coni da mangiare a casa. Di solito noi non compriamo zucchero a casa, ma quel giorno avevamo voglia di gelato, ma non avevamo voglia di guidare fino alla gelateria dove c’è il gelato più buono. Allora l’abbiamo comprato in via del tutto eccezionale al supermercato. Non l’abbiamo finito quella stessa domenica, perché la confezione era un po’ più grande e allora martedì Oliver è arrivato alla sera prima di andare a letto e mi ha detto che voleva il gelato. 

Gli ho subito detto un no fermo e ho proceduto a dirgli perché no. Perché era tardi, perché avevamo già mangiato zucchero domenica e lunedì perché gli avevano dato un ovetto di cioccolato e che quindi non era il caso. Lui insiste. Glielo rispiego con tono pacato. Entra in modalità coccodrillo. Rimango calma per un po’, continuo a ripetergli le ragioni, ma non ne vuole sapere. A quel punto io stupidamente entro nella lotta di potere. Gli dico: Se lo dici ancora una volta lo prendo e lo butto nella spazzatura e sai che lo faccio (lui si ricorda perché effettivamente lo avevo già fatto una volta a Singapore, lo ricordo ancora e già quella volta mi ero ripromessa di non dire più stupidate del genere, ma ci sono ricaduta). Lui non dice nulla per un po’, ma poi arriva e me lo richiede. 

E a questo punto invece di ammettere il mio errore e dirgli che ho detto una cavolata, di nuovo stupidamente mi alzo, prendo il gelato e lo butto nella spazzatura. Pianti, grida, corse alla spazzatura, noi che lo fermiamo, lui che si dimena, altre corse alla spazzatura… siamo in piena crisi e la cosa più divertente è che me la sono cercata!!!!! Sono stata scema io. Se non avessi lasciato che l’ego dettasse le mie parole e le mie azioni, se non fossi caduta nell’errore di pensare “Ora l’ho detto e devo mantenerlo” sarebbe andato molto meglio. 

Che poi quel “ora l’ho detto e devo mantenerlo” è davvero un pensiero che hanno molti genitori perché è un retaggio dell’educazione tradizionale, ma è una stupidata, permettetemi, perché questa mentalità dell’autorità e dell’ego con la quale ci hanno cresciuti, a lungo termine non insegna assolutamente nulla a nessuno, e sicuramente non aiuta ad avere più credibilità agli occhi dei nostri figli. Sapete che cosa aiuta a guadagnare credibilità? La calma, la ragionevolezza, la capacità di risolvere i conflitti in maniera pacifica e di non lasciare che l’ego prenda il sopravvento. Questo dà credibilità. Non l’autorità. L’autorità è spesso a una corsia, non prevede dialogo, ed è un concetto che per me dovremmo dimenticarci nell’educazione dei nostri figli. 

Vi dico quello che avrei dovuto fare quella sera: 
1. Avrei dovuto evitare di dire subito no, perché non c’è motivo per cui la mia opinione debba prevalere sulla sua. Quando dico no subito senza dialogo e senza possibilità di appello, sto usando l’autorità perché credo di non avere altro modo, e invece un modo c’è sempre  

2. Avrei dovuto chiedere perché lo vuole così tanto, valutare la sua risposta e spiegare perché io penso sia meglio di no (ma senza dire un NO secco prima, perché quando dico un no secco prima ho già perso in partenza) 

3 avrei dovuto offrirgli di prendere un foglio, scrivere i giorni della settimana e decidere insieme che giorno avremmo mangiato il gelato (questo avrebbe funzionato perché ho accolto la sua idea di avere il gelato, non l’ho scattata a priori e abbiamo trovato un compromesso) 

4. Se tutto quello non avesse funzionato, allora avrei potuto scendere a un compromesso ancora più grande: mangi un cucchiaino di gelato, lo assaggi e poi decidiamo un giorno in cui mangiarlo nel cono. E so che avrebbe funzionato o almeno scelgo di crederlo perché mi fido dei miei figli. Ecco, questo sarebbe stato educare a lungo termine, non avrebbe creato lotte di potere inutili e sicuramente non avrebbe messo tutti di malumore. Avremmo vinto tutti.

Perché vi racconto tutto questo? Perché anni fa mi sarei sentita in colpissima per questo episodio, mi sarei vittimizzata nella mia testa, avrei pensato “sto sbagliando tutto, la teoria la so, ma non riesco a metterla in pratica” oppure “non ho un filo di autorità, mi sfida in continuazione, non so che cosa fare”. 

Oggi no. Oggi non c’è un filo di senso di colpa in me, zero. Perché ho imparato due cose importanti: 

1. a sostituire il sentimento, e con questo intendo che quando mi rendo conto di sentirmi in colpa, faccio un respiro profondo, bevo un bicchiere d’acqua, e analizzo il comportamento che mi provoca il senso di colpa. Questo mi aiuta non solo a sostituire il pensiero, a trovare un’alternativa al senso di colpa, ma anche poi a migliorare per la volta dopo (magari poi non ci riesco a la volta dopo, ma prima o poi so che ci riesco perché è proprio solo questione di pratica, sono abilità che si imparano). 

E 2. Ho imparato che il senso di colpa e controproducente e inutile quando lo viviamo in modo negativo. In realtà possiamo capovolgere la frittata e vederlo in maniera positiva per l’evoluzione personale, perché ci fa capire che effettivamente ci stiamo mettendo in dubbio. Quando stiamo facendo il lavoro su noi stessi e siamo disposti a metterci in dubbio, il senso di colpa non ha motivo di esistere. 

Il senso di colpa può esistere quando non facciamo il lavoro su noi stessi, quando non ci mettiamo in dubbio, ma la cosa divertente è che quando non ci mettiamo in dubbio, di solito non sentiamo nemmeno il senso di colpa, perché non pensiamo di stare sbagliando. È quando sentiamo il senso di colpa che sappiamo di stare effettivamente lavorando su noi stessi: se ci sentiamo in colpa è perché ci stiamo analizzando, se ci stiamo analizzando è perché ci mettiamo in dubbio, se ci mettiamo in dubbio è perché stiamo facendo il lavoro su noi stessi, e se stiamo facendo il lavoro su noi stessi, non ha senso che ci sentiamo in colpa, possiamo prendere quel senso di colpa e scacciarlo dai nostri pensieri e invece darci una pacca sulla spalla e dirci (anche a voce alta) “ok, questa volta non è proprio andata come speravo, ma posso imparare da quello che è successo oggi e magari la prossima volta andrà meglio”. 

Quindi, al bando i sensi di colpa nella loro accezione negativa, e invece accogliamoli come una manifestazione del lavoro che stiamo facendo su noi stessi! Una cosa bella che ho imparato dalla disciplina positiva è proprio questa tendenza a prendere il negativo e trasformarlo in positivo e per me è stato importantissimo perché io sono una persona di natura molto negativa e pessimista e questo “trucco” mi sta aiutando molto a cambiare questo tratto del mio carattere che non mi piace. 

Tra l’altro, poi quella sera ci siamo calmati tutti il più possibile, abbiamo parlato, abbiamo detto ad oliver che aveva due opzioni, poteva o prendere il gelato dalla spazzatura e rimetterlo nel freezer e mangiarlo un altro giorno oppure lasciarlo lì e non l’avrebbe più mangiato. E per onor del vero non sono stata io a fare la mediazione, perché io non ero ancora calma abbastanza, non ero nello stato d’animo corretto. Per quello dico sempre che è meglio quando entrambi i genitori, se si è in due, remano nella stessa direzione; perché quando uno sta annegando, l’altro gli tira un salvagente. 

Quindi Alex ha parlato con Oliver, che all’inizio non voleva accettare nessuna delle due opzioni, ma poi si è deciso che mangiarlo un altro giorno era meglio che non mangiarlo affatto e quindi lo abbiamo ripreso dalla spazzatura, abbiamo pulito la confezione e l’abbiamo rimesso nel freezer. 

Non è stato ideale, come ho detto prima, perché avremmo potuto gestire la situazione in maniera molto migliore,  mettendo da parte l’ego, trovando un compromesso e soprattutto senza imporci, senza imporre la nostra autorità così fortemente e senza possibilità d’appello (perché non è così, non è creando timore delle autorità che si coltivano menti critiche, e tra l’altro non è nemmeno così che si promuove il rispetto delle autorità, perché il rispetto viene dall’empatia, che viene dalla capacità di dare sempre il beneficio del dubbio, anche quando non siamo d’accordo). Quindi io preferisco insegnare ai miei figli a dare il beneficio del dubbio anche quando non si trovano d’accordo con me o con l’autorità di turno, ma rimanere sempre della loro opinione se dopo aver dato il beneficio del dubbio, non sono ancora d’accordo.

E questo me l’ha insegnato la mamma di Jane Goodall: se le persone non sono d’accordo con te, la cosa più importante è che le ascolti; se poi dopo averle ascoltate con attenzione, pensi ancora e comunque di avere ragione, devi avere il coraggio delle tue convinzioni.

Quindi, non mi ricordo più che cosa vi stavo raccontando, ma comunque quella sera almeno siamo andati a letto sereni, ci siamo abbracciati e io ho imparato qualcosa per la prossima volta. Oliver onestamente credo non abbia imparato nulla di valido purtroppo perché in questa situazione non sono stata un ottimo esempio e il giorno dopo gliel’ho detto, perché credo sia importante prendersi le proprie responsabilità se vogliamo educare a lungo termine: quindi ho parlato con Oliver, gli ho chiesto scusa per aver messo il gelato nella spazzatura, gli ho spiegato che era sbagliato perché in quel modo volevo che rispettasse la mia autorità senza metterla in dubbio e invece lui dovrebbe sempre mettere in dubbio la mia autorità quando non è d’accordo con me e farmi sentire la sua voce per ciò che per lui è importante, perché oggi è un gelato, domani è un’ingiustizia subita da un amico. 

E io quando gli parlo, tra l’altro, uso proprio queste parole, e so che lui prende quello che può processare per la sua età. Quindi ecco decisamente fa rispettare la mia autorità senza se e senza ma non è proprio ciò che voglio insegnarli, piuttosto voglio insegnargli l’abilità di trovare il compromesso, e questo posso farlo in primis con il mio esempio, trovando io stessa i compromessi anche nelle situazioni scomode.

E vorrei concludere con un pensiero che mi è venuto in mente mentre parlavo. Non è vero che chi pensa “sto sbagliando tutto” in realtà non stia sbagliando. Se sento di stare sbagliando è perché sto sbagliando, magari non tutto, ma sto sbagliando. Ma non significa che non posso rimediare, possiamo sempre rimediare. Prendiamoci la responsabilità dei nostri errori, iniziamo a vedere l’errore come un amico, come un’opportunità piuttosto che una sconfitta, come un treno che posso ancora prendere, piuttosto che una barca già salpata. Riconoscere l’errore è la prima parte del lavoro. Perché così poi posso analizzare l’errore, capire dove avrei potuto fare meglio, cosa avrei potuto fare meglio, immaginare come mi sarebbe piaciuto reagire, immaginare le parole che avrei voluto dire, e imparare dall’errore: anche questo è educare a lungo termine. 

E tutto questo possiamo anche ammetterlo ai nostri figli, comunicare quando pensiamo di aver sbagliato è un’abilità che dovremmo insegnare fin da piccoli perché ci sono veramente troppi adulti che non sono in grado di farlo, che si lasciano dominare dall’ego, che non chiedono mai scusa, che quando vogliono dire scusa ci girano attorno, ma noi genitori possiamo evitare che i nostri figli diventino quegli adulti. Posso dire: “Oliver, ti chiedo scusa, ieri invece di buttare il gelato nella spazzatura, avrei dovuto suggerirti di assaggiarne un cucchiaino e lasciarlo poi per il giorno dopo. Vero che sarebbe stato molto meglio?”. Oppure “Oliver scusa invece di dirti questo avrei voluto dirti quello, sto imparando anche io, che ne dici se ci provo la prossima volta?”. 

Perché altrimenti siamo il classico “fai ciò che dico, non fare ciò che faccio”. Invece se vogliamo educare i nostri figli nel rispetto e vogliamo educarli a lungo termine dobbiamo iniziare da noi stessi, dal nostro esempio, dalle persone che siamo con loro e senza di loro. Il nostro esempio è l’insegnamento più efficace. 

E ho altre cose da dire sul senso di colpa, ma visto che ho seguito qualche filo della mia ragnatela di pensieri, farò magari una seconda parte con quello che rimane, in modo da renderlo più digeribile. Pubblicherò la seconda parte la prossima settimana e parleremo di un altro pensiero comune tra i genitori: “non sto facendo abbastanza”. 

Per ora vi saluto e vi ricordò che mi trovate anche su www.lateladicarlotta.com e su instagram e Facebook come lateladicarlottablog.

Buona serata, buona giornata o buonanotte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao ciao.

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