La Tela
Episode 73

73. Ragnatela in 5': non siamo soli

In questo episodio di Educare con Calma rifletto in 5 minuti su una frase che scrivete spesso dopo aver ascoltato un episodio del mio podcast o aver letto un post del mio blog: "Mi hai fatto sentire meno sola/o".

Nella trascrizione dell'episodio sul mio sito trovate la poesia che leggo in inglese. Se lo ascoltate su un'altra piattaforma, lo trovate su latela.com/podcast.

:: Come appoggiare il podcast:

Io non faccio pubblicità e non accetto sponsor, perché le pubblicità alimentano il consumismo e in più mi danno fastidio (quindi non voglio fare a voi una cosa che dà fastidio a me). Se vi piace il mio podcast e volete aiutarmi a mantenerlo vivo, potete diffonderlo lasciando una recensione sulla piattaforma dove lo ascoltate e/o acquistare uno dei miei corsi o prodotti:

  • Educare a lungo termine – un corso online su come educare i nostri figli (e prima noi stessi) in maniera più consapevole. Tanti genitori mi dicono che gli ha cambiato la vita.
  • Co-schooling: educare a casa – un corso online su come giocare con i figli in maniera produttiva e affiancare il percorso scolastico per mantenere vivo il loro naturale amore per il sapere.
  • Come si fa un bebè – una guida per il genitore + libro stampabile per i bambini per avviare l'educazione sessuale in casa.
  • Storie Arcobaleno – una guida per il genitore + libro stampabile per bambini per abbattere i tabù sulla diversità sessuale e di genere.
  • La Tela Shop – qui trovate libricini per prime letture in stile montessori, audiolibri di favole reali per bambini, materiali Montessori fatti a mano e giocattoli in stile montessoriano… e presto molto altro! 


Ebbene sì, ho cambiato il titolo. Mi sono resa conto che sempre più spesso Montessori in 5’ non parla davvero di Montessori, e va bene per me perché ormai Montessori è presente in ogni mia decisione, azione e reazione, per me è più uno stile di vita, ma non è così per tutti e quindi vorrei usare Montessori quando parlo davvero di Montessori, perché su Montessori c’è già tanta confusione e non voglio certo contribuire ad aggiungerne io. 

Quindi ho deciso che Montessori in 5’ rimarrà, sarà un titolo che userò sporadicamente, quando ne avrò l’ispirazione, ma parlerà del metodo, degli insegnamenti di Maria Montessori che possono essere applicati nella vita di tutti i giorni. Quando però, esce un episodio in 5 minuti che parla di amore, dolore, gioia, fiducia, relazioni, matrimonio, delusioni, vita, lavoro, carriera, passione, insomma, qualsiasi cosa che mi frulla per la mente… allora quello non è Montessori, è vita. E visto che Vita in 5’ mi sembrava troppo ambizioso, ho deciso che sarà Ragnatela in 5’. E come inauguare meglio la mia ragnatela in 5 minuti se non con un pensiero a ragnatela? Quindi eccolo.

L’altro giorno ho letto una breve poesia di un poeta pakistano che visse a cavallo tra il 1100 e il 1200, Baba Farid, che dice:   
“I thought I was alone who suffered. 
I went on top of the house,
And found every house on fire.”
Pensavo di essere l’unico a soffrire. Sono andato in cima alla casa e ho trovato tutte le case in fiamme.

E sapete a che cosa mi ha fatto pensare? A tutti coloro, decine e decine di persone, anzi centinaia di persone a questo punto, che mi scrivono dopo aver ascoltato un mio episodio del podcast o dopo aver letto un post sul mio blog per dirmi che “dopo aver ascoltato le mie parole si sentono meno sole”. Che pensavano di essere gli unici e le uniche a chiedersi perché non sono felici. A non avere voglia di sesso. A sentire la fatica del matrimonio. A sentirsi inadeguati come genitori. A sentirsi frantumare il mondo sotto i piedi durante la sindrome premestruale. A sentire che i figli li “sfidano” in continuazione. 

E metto “sfidano” tra virgolette perché non credo che i bambini ci sfidino: non ci sfidano, esplorano i loro limiti, che è sano e necessario per crescere e l’idea di sfidarci nasce solo ed unicamente dall’idea gerarchica che abbiamo della genitorialità e… e voilà, no, taglio questo filo della ragnatela perché non volevo andare lì.

Volevo andare sulla solitudine. Su quanto mi facciano pensare tutti quei messaggi in cui le persone mi dicono “pensavo di essere l’unica”, “mi hai fatto sentire meno solo”, “grazie per aver condiviso questa parte privata della tua vita, non sai quanto mi abbia aiutato”, “nelle tue parole ogni volta trovo qualcosa che stavo cercando, un confronto che mi mancava, un punto di vista che non avevo scoperto, ma soprattutto mi sento meno sola”.
Mi sento meno sola. Mi sento meno solo.

E più leggo più penso: ma quanto ci sentiamo soli per il semplice fatto di non condividere le nostre verità scomode? Di non parlare di ciò che ci tormenta dentro. Di non raccontare ciò che ci ha fatto soffrire. Di non ammettere di sentirci vulnerabili, ammaccati, inadeguati.

E per cosa poi? Per un costrutto mentale, per lo status. Per mantenere agli occhi degli altri quell’immagine di forza, sicurezza e invincibilità che la società si aspetta da noi; per far credere al mondo che siamo felici, che siamo soddisfatti di dove siamo, che il nostro matrimonio funziona, che il nostro lavoro ci piace… per fingere di essere chi non siamo. Fingere di fare un lavoro che non facciamo da anni, fingere di avere una vita sessuale attiva quando non ci tocchiamo da mesi, fingere di essere soddisfatti della relazione con i nostri figli mentre ogni giorno ci troviamo ad urlare, fingere di non fare fatica quando siamo sull’orlo di una crisi di nervi. Sorridere e fingere fingere fingere. Come se non provassimo tutti le stesse emozioni. Come se non attraversassimo tutti sfide simili, ostacoli emotivi simili nel pezzo di mondo in cui viviamo.

Fingiamo e fingiamo e fingiamo per mantenere uno status quo, per mantenere quell’apparenza che ormai è come un’armatura, per esporci il meno possibile al giudizio della gente, alle dita puntate… e così… ci ritroviamo completamente soli nelle nostre fatiche, per il semplice fatto che non vogliamo ammetterle e parlarne e sviscerarle ed esorcizzarle.

A volte mi chiedete come faccio a parlare così naturalmente della mia vita privata, se faccio fatica a parlarne, se temo di essere giudicata.
No, o forse sì, non lo so, non importa. Quello che so è che parlarne non solo mi libera dalle catene dell’apparenza, ma mi permette di salire sul tetto di casa da cui posso vedere che anche tutte le case intorno a me sono in fiamme.

Ok, sto parlando a raffica e troppo veloce forse. Quando qualcosa mi appassiona ho la tendenza a parlare veloce. Ma per rispondere a quella domanda, prima di iniziare a registrare riflettevo e sapete che cosa ho capito? Che non credo nemmeno che tutto quello di cui parlo della mia vita privata sia poi così personale, sia poi così privato. Il sesso, lo faccio solo con mio marito, ma è un’esperienza comune. Sono madre solo di Oliver ed Emily, ma la genitorialità è un’esperienza comune. Amicizia, sofferenza, amore, gioia, passione, credo, tolleranza, rispetto, sono tutte esperienze comuni.
Sono tutte esperienze che succedono a me e dentro di me e intorno a me, ma sono anche esattamente le stesse che succedono a te, dentro di te e intorno a te.

Forse il vero problema è che pensiamo che le cose che ci capitano e le emozioni che proviamo e le fatiche che sentiamo, in qualche modo riflettono chi siamo. E quindi pensiamo di non poter condividere che cosa ci succede e quello che proviamo dentro, perché allora ci rende un certo tipo di persona. Dico che ho urlato, sono una pessima madre. Racconto che mio figlio non mi ha ascoltata, e automaticamente ricevo giudizi sul genitore che sono. Dico che mi sono dedicata un pranzo da sola e sono egoista.  
Ma la verità è che spesso NON abbiamo il controllo di ciò che ci succede, ciò che ci succede NON è un riflesso di noi. Sarebbe molto più sano liberarci di questa mentalità. Dovremmo separare le due cose, chi siamo e ciò che ci succede, perché solo così possiamo sentirci liberi da quel fardello che ci sembra di dover portare da soli, ma che in realtà appartiene a tutti in maniera simile. Chissà se questo ha senso nella vostra mente, come nella mia…       

E quindi no, non mi vergono a parlare della mia vita privata come qualcuno mi chiede; e no, non sento di stare facendo qualcosa di coraggioso come qualcun altro mi dice… perché in realtà sto solo parlando di cose che tutti viviamo e sperimentiamo.

E più ne parlo, più ricevo quella reazione:
“No ma dai, anche tu? Sì, anche io”.
Più ricevo quella reazione più rafforzo l’idea che i miei non sono problemi o sentimenti o emozioni personali. Appartengono a tutti e tutte e in maniera più simile di quanto io possa anche solo immaginare.
E soprattutto da quando ho iniziato questo podcast sento che sempre di più questa idea la stiamo scoprendo e la stiamo rafforzando insieme. E quindi ti ringrazio, vi ringrazio uno ad uno, perché se oggi tutti questi pensieri popolano la mia mente è anche grazie alle reazioni che mi mandate quando ascoltate le mie parole.

E basta perché finisco il tempo, ma tutto questo per dire, non sono sola, non sei solo, non sei sola, non siamo soli. Le mie emozioni più spesso che no sono le tue emozioni. E se vuoi sentirti meno solo e sola nelle tue emozioni, condividile, parlane, abbassa la guardia, togliti l’armatura.
E allora vedrai che tutte le case intorno alla tua sono in fiamme, proprio come la mia e come la tua.

Come sempre, mi trovate su www.latela.com e su instagram come @lateladicarlottablog.
Ci vediamo qui venerdì prossimo per un altro episodio di Educare con Calma. Se ti piace, per piacere lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti o dimmelo con un commento sul mio sito. Anzi se ti va, scrivimi a carlotta@latela.com anche solo per dirmi ciao, ti risponderò volentieri. 
Buona serata, buona giornata, o buona notte, a seconda di dove sei nel mondo.   

Tell me what you think

Did you like it? Do you agree or disagree? I'd love to hear from you.

November 30, 2021
latela.com/long-term⁣
Read more
November 28, 2021
I recently realise that there’s a lot of confusion around sharing toys. Forcing to share toys does not teach kids generosity, but rather to be protective of their own things. From an early age, we ...
Read more
Mums, dads & kids
We don't know how to be parents, we learn it everyday as we go. This is my way of motherhood, the small victories and the bitter defeats, my inconvenient truths and the endless life lessons. And also all the baby products and toys we love the most.
Montessori
One day a few years ago my husband came home and said, "Why don't we put a mattress on the floor in the baby room? It'd be much more natural". "Never" was my reply. That's how our Montessori journey started. Since then we've been living, breathing and applying the philosophy at home day in and day out, starting from ourselves. Because educating children starts from the parents.
Living sustainably
Living sustainably for me doesn’t only mean to have a more eco-friendly lifestyle. It means to make decisions that are sustainable for our planet, the people on it, but also for our life, our lifestyle, and our happiness. It means to take any daily chance to evolve and be happier, healthier, kinder, more responsible and more caring human beings—the only sustainable way for a meaningful future.
New to La Tela?
I’ve prepared collections on various topics that I’ve written over the years. Perhaps you’ll find one that interests you.
Thanks for listening!