Benvenute e benvenuti a questo nuovo episodio di educare con calma.
Oggi condivido con voi il nostro book club che è una diretta ormai menzile e
aperta a tutti e tutte, in cui vi presento un libro che trovo valido insieme
all'autrice.
E in questo caso il libro è litigare bene si può se sai come farlo di Karen
Taranto e
ve lo presento proprio insieme a lei. Karen, per chi non la conoscesse e la
nostra
figura di riferimento sulla tela, per tutto ciò che riguarda la coppia è med
iatrice
familiare specializzata proprio nell'aggestione dei conflitti. Se avete l'abbon
amento
tutta la tela nel percorso per educare a lungo termine nella categoria coppia,
Karen
vi offre una bellissima masterclass su come accorciare la distanza emotiva e
anche
varie lezioni sui litigidi coppia, partendo proprio dai bisogni della comunic
azione dei
bisogni. E ormai periodicamente, perché ci lo chiedete spessissimo, Karen
sulla tela
tiene un workshop live di due incontri per la coppia, proprio per imparare ins
ieme nella
pratica a spezzare il ciclo dell'itigio. Se vi interessa, cercatelo nei relaz
ionati di
questo episodio e iscrivetevi alla lista d'attesa così non vi perdete la pross
ima edizione.
Insomma, come vedetevi proponiamo veramente tantissimi contenuti insieme a
Karen sulla coppia
perché la genitorialità, lo diciamo sempre, non è solo crescere i figli. An
zi, come sta
la coppia, ha un impatto grandissimo sulla genitorialità. Ma non vi dì lungo
oltre e vi
catapulto direttamente nel mezzo del book club litigare bene, si può se sai
come farlo,
con Karen Taranto. Buon ascolto.
"Proprio quello che a me piaciuto tanto di questo libro è che era gruppa, conc
etti,
era gruppa, teorie e strumenti che secondo me non si leggono ancora abbastanza
nel panorama
italiano e io credo che siano fondamentali. Karen parla della teria dell'attacc
amento, parla
degli stili di attaccamento, parla di Gothman, parla di Johnson, parla di
persone e di
concetti che io ritrovo da tantissimo tempo nella mia evoluzione personale e
che secondo
me sono fondamentali per riuscire a capire queste dinamiche di coppia,
soprattutto di coppia,
ma anche della genitorialità, infatti anche nel nostro percorso per educare a
lungo termine,
troverete questi concetti in alcune delle lezioni, soprattutto nella categoria
dedicata alla
coppia, troverete tante lezioni sugli stili di attaccamento. E credo che questo
sia una delle
grandi potenze del tuo libro, proprio gli esempi che dai, e la varietà la ric
chezza degli aneddoti
che racconti. Anzi, partiamo subito perché io voglio lasciare assolutamente
tempo alle domande,
ne sono arrivate sulla tela, e la prima è questo, direi, sfatare un mito,
perché dico sfatare un mito,
perché c'è questa credenza molto limitante secondo me, che si va interapia di
coppia quando si è
in crisi, e quando è che si nota, che si è in crisi, si pensa, siamo in crisi
quando ci sono più
conflitti. E secondo me questa è una cosa che tu sfati benissimo, un mito che
tu sfati benissimo nel
tuo libro, ovvero il conflitto non è crisi. E questo credo che sia important
issimo da sfatare,
bisogna cambiare questa narrativa che litigare, significa essere in crisi. C
erto, volte significa anche
quello, ma è un po' come caprici dei bambini, no? Più continuiamo a vederli
come qualcosa di negativo e
meno sappiamo frontarli, e la stessa cosa qua è con il litigio. Se continuiamo
a pensare che litigare
significa essere in crisi e non vediamo invece il litigio come qualcosa di
naturale, in ogni relazione,
e questa frase, e tu a proprio il litigio è relazione, credo che facciamo
molto più fatica da
frontarlo. E quindi mi piacerebbe proprio iniziare da questo, poi spiegarci
secondo te con le tue parole,
perché il conflitto, se gestito bene, può diventare invece un'opportunità di
crescita per la copia e per la
famiglia, in poca parole, perché per te il litigio il conflitto non è crisi.
Ti ringrazio per essere
partita da questa che è una premissa proprio alla mia vita, alla mia vita come
essere umano, come
professionista, un po' come tutto, perché arrivo come molti di noi, non tutti,
ma molti, da proprio questa
cornice limitante, che litigare non va bene, litigare, vuol dire dolore, litig
are, famale. Non è del tutto,
come dire, sbagliato su questa parola, anche se il giusto sbagliato non sono un
parole che mi appartengono molto,
è anche questo, ma non solo, diciamo che anche la cultura da cui molti di noi
compresa, io proveniamo a
attingono a questa spiegazione, a questa narrazione, ma per anche questioni di
utilità, in questo
masmiglia ci hanno messo una grande marcia, pensiamo alle pubblicità, no? Que
lle famiglie che vengono di
pinte, proprio come un dipinto, quindi un qualcosa di statico che rimaneli a
peso sul muro che non ha nulla
che vedere con la realtà. E' quindi in realtà questa visione ci danno spacc
ato di una parte del conflitto,
ma non del tutto, perché il conflitto in realtà possiamo vederlo proprio come
un problematore all'azione per
sconfigere delle resistenze, cioè quella cosa che dovrebbe attivarci per
andare oltre e non è detto che ci
si riesca per carità, però ci induce a fare quel lavoro di crescita, interi
ore, di evoluzione personale che
quanto meno ci sposta un po' dalla condizione rigida di subire quello che acc
ade. E allora se noi già
partiamo dalla parola conflitto, io ne libro lo riporto l'etimo della parola,
ma è un giuchino che mi piace
spesso fare, vedere da dove arrivano, soprattutto quando non conosco la parola.
Allora mi assido all'etimo da dove
arriva, perché le parole hanno grande potenziale, creano anche nostri pensieri
e di conseguenza agiscono sulle
emozioni. E confligere se noi lo traducciamo proprio nella sua versione intrans
itiva, quindi quella
rigida di cui parlavamo prima, vuol dire scontro, ma se noi lo traducciamo
nella forma in movimento,
quellazione di andare a battere un po' queste resistenze, vuol dire andare in
contro. Poi, ecco, qui è
utile e curioso vedere come mai approcciamo più alla prima, che non alla
seconda versione, però di
falto, dobbiamo darci questa possibilità, perché il conflitto ci porta a far
ci delle domande, innanzitutto,
e noi viviamo di processi, non viviamo di obiettivi, le obiettivi ci orientano,
ma i processi sono quelli
che ci fanno e volvere, e quindi nello scegliere, nel porcile domande, ne
andare a ricercare, poi le risposte,
di realtà è lì che immacciniamo tutta una serie di nuove consapevo, leffe,
tutta una nuova serie di
risorse, insomma, il conflitto può darci delle se inaspettate, ma per farlo
bisogno di essere sostenuto,
quindi si è un lavoro, anche questo, ma dal tronde quello che vediamo possiamo
trasformare, ciò che non
vediamo lo possiamo solo subire, quindi tanto vale quando uno ha l'energie da
investire e delle
risorse utili in quel momento per poterlo fare, è bene fare. Tra l'altro, c'è
questa domanda che mi
è rimasta in mente, che è con quale parte di me questa persona, questa situ
azione, questo conflitto
mi sta mettendo in contatto, non dico più nulla, lascio processare questa dom
anda, perché credo che sia
potentissima, parliamo di coppia e di stili di attacchamento, nel tuo libro lo
spieghi molto bene,
oggi non entriamo nei dettagli di cosa è la teria dell'attacchamento, di che
cosa sono gli stili
di attacchamento, ma penso che sia bello ricordare o raccontare a chi non lo sa
che il partner o
la partner che scegliamo diventa nella nostra età adulta la figura primaria di
attaccamento, proprio
come lo erano i nostri genitori o uno dei genitori o uno dei caregiver nell'inf
anzia, e credo che
questo sia fondamentale da ricordare, soprattutto perché c'è un concetto che
ci dice che la terapia
individuale, le voluzione individuale, più efficace, è quella che si fa in
coppia e voi, quando magari
starete pensando, no, la terapia più efficace, è quella che si fa individuale
su di noi, perché possiamo
cambiare solo su di noi, è vero che abbiamo controllo solo sui nostri pensieri
, le nostre parole, le nostre
emozioni, il nostro linguaggio, ma se c'è una cosa che ho imparato negli ult
imi anni di fatica nella
mia relazione di coppia, è che proprio per via degli stili di attaccamento e
per via del fatto che
Alex il nostro partner, la nostra partner e la figura primaria di attaccamento,
la nostra figura primaria
di attaccamento, la terapia individuale più efficace in alcuni contesti e
quella di coppia. E quindi
mi piacerebbe un po' parlare di questo, con te, perché c'è una domanda slash
affermazione che voglio
proporti, perché i conflitti di coppia, secondo te, sono così profondi, così
difficili da gestire,
rispetto a quelli con altre persone e ti spiego, proprio ti faccio un mini
contesto, io con i miei
figli riesco a gestire i conflitti con calma, con sicurezza, con mio marito è
molto più difficile,
Karen, perché aiutami? Ci sono grandissime analogie e tra queste mi venda dire
e risponde anche un
po' alla tua domanda. Quando noi pensiamo alle gameterà il genitore e del bamb
ino, il bambino che
ha ospicabilmente si tenne a un legame sicuro, si aspetta prevedibilità da
parte del genitore. Una
certezza, rispetto anche alla sua presenza fettiva e motiva, una stabilità cur
a che determinano quella
sicurezza di base, che permettono no poi al bambino di andare nel mondo e svil
uppare una visione del
se come essere umano accettabile, degno di attenzione, capace che è visto e r
iconosciuto. Se ora
trasliamo questi bisogni, queste necessità anche nella relazione di coppia e
ci facciamo la stessa
domanda in una relazione, non ci aspettiamo di essere riconosciuti, di essere
visti per le nostre
emozioni, prevedibilità da parte del partner, presenza, emotiva, vicinanza, e
con non sono queste le
cose che ci aspettiamo, non sono diversi dall'attaccamento di cui parlavamo
poco fa. Chiaramente quello che
cambia e che mentre nel primo caso i ruoli sono, diciamo, ordinati secondo un
criterio di complementarietà
perché, chiaramente, il bambino vive in dipendenza dell'adurto, quando si è
appunto in una relazione di
coppia siamo due adulti che vivono loro legame in una ricci prociità. Oggi ho
io bisogno di maggiore
presenza tua, domani è il contrario, e questa mobilità, questa flestibilità
dei ruoli definisce proprio
il legame della coppia. Una rigidità, e talvolta a cade, dove c'è sempre uno
dei due che ha bisogno di
più cura di essere preso per rassicurazione, eccetera, eccetera, e l'altro è
quello che, appunto, si prende
questo onere, sposta poi a delle dinamiche disconzionali. Quindi questo è una
delle differenze più importanti
che metta con fronto i due tipi di attacchamento e ci dice anche il perché
nella relazione tra adulti soffriamo,
quando non ci sentiamo visti, riconosciuti, compresi, è nell'altro che noi and
iamo a ricreare,
non è nell'altro, è con l'altro che noi, perché non ci scegliamo per caso,
andiamo a creare quella
relazione in cui ricerchiamo sicurezza, quella affidabilità. E quindi quando
noi litigiamo, e litigiamo
per le banalità, perché questa è una delle frasi che ritrovosi sempre,
sempre litigiamo per le
scioccheze, ecco, la nostra quotidianità è fatta di aspetti concreti, tang
ibile, ma è con loro che si muovono
i significati. E quando noi litigiamo, perché mani non è stata porra da fuori
la spazzatura, non c'è stata
rispettata un certo accordo rispetto ai bambini, non stiamo parlando di questo,
ma stiamo parlando
delle nostra preoccupazione, delle gamme, cioè che venga meno quella muore,
quel riconoscimento, quella
presenza, e che quindi va a amminare la base sicura. E da lo stesso motivo per
il quale si fa fatica
al lavorare sui conflitti, solo sui conflitti, se non teniamo anche conto del
tipo di legame che abbiamo. Se
il nostro legame, io non lo percepisco come una base sicura, farò fatica a
portare dentro i miei
bisogni, le mie emozioni, la mia vulnerabilità, perché la preoccupazione che
possano essere calpestati
o proprio inascoltati è troppo grande. E questo alimenta un circolo di insic
urezza che uno la
funzione di proteggermi, ma dall'altra parte, di sidratano quelle gamme, che
piano piano, proprio si secca,
si sgretola, ed ecco perché il conflitto diventa un messaggero, un porta voce,
che cosa sta succedendo,
di che cosa mi sta parlando questo conflitto, di me, di noi, di quello che
siamo vivendo, è questa la grande bellezza.
Bellissimo, mi è risposto, il conflitto non è crisi e comunicazione, e tra l'
altro, mentre parlavi,
ho rivisto tantissime similarità proprio con tutto il discorso che io faccio
nella genitorialità
sui caprici dei bambini. Più andiamo avanti, se lo prendiamo soprattutto chi
è di casa, qui sulla
tela, e conosce bene questo discorso, sulle crisi, su il capriccio, su come
gestirle, si rivedono tantissimi
aspetti nel litigio di coppia. Hai parlato di bisogni. Io credo che questo sia
un argomento fondamentale,
sono stata molto felice di vederlo così ampio nel tuo libro. Una delle cose
più importanti che ho
imparato è che la comunicazione a volte è una strategia di distanza, no? Parl
are tanto, esprimere tanto,
spiegarci di senderci, spiegare perché pensiamo di avere ragione, questo,
questo, crea distanza, non
unisce. Invece quando riusciamo a comunicare i nostri bisogni e li che entra in
gioco la vulnerabilità di
cui ha bisogno il conflitto per trovare quel ponte, invece che creare una pare
te. E questo credo che sia
uno dei messaggi più belli del tuo libro, l'importanza di esprimere i propri
bisogni invece di accusare l'altro,
o invece di difendersi e attaccare. Poi spiegarci tu proprio, come cambia la
dinamica del conflitto,
quando impariamo a dire, per esempio, ho bisogno di un abbraccio, invece di non
mi cerchi mai, ti sento
di sconnessa. C'è un'immagine che uso nel libro e anche molto nota perché
anche nelle formazioni ci
usa molto e credo che sia una di quelle più impactanti e più semplici anche
nel calare poi la
teoria, quella del iceberg, del conflitto. C'è tutta la parte che emerge dal
pelo dell'acqua e tutta la
parte sommerza e guarda un po' tutta la parte sommerza, anche quella più ampia
, quella più profonda e
da sempre più difficile anche per il sub andare sotto perché via via che si
scende le resistenze aumentano,
le fatiche aumentano, quindi questo ci dice già che per arrivare a dialogare,
che è diverso dal parlare,
ci vuole un lavoro fatto di tempo, fatto proprio di costruzione e noi non ven
iamo già imparati,
anzi al contrario, anche in un'ottica proprio di sopravvivenza mi venda dire,
non ho dico io chiaramente,
ma ce lo portano di studi, poter puntare il dito all'esterno, cioè tu non fai,
tu dici, tutu, tutu, diventa una
protezione in anzi tutto, quindi anche quel tanto parlare di cui dicevi prima
no soprattutto perché magari
anche ampi argomentazioni, quel mentalizzare diventa proprio una grandissima
barriera che non consente di
accedere alle parti più profonde e questo diventa anche una grande gabbia dor
ata ma per sempre una gabbia che
ci fa rimanere in superficie e noi quando parliamo ci esprimiamo tramite
proprio queste posizioni che sono
degli accuse, delle critiche, ma il grande lavoro è arrivare sotto, per arriv
are sotto quindi nella parte degli
interessi, nella parte delle emozioni, quindi dei bisogni, bisogna costruire
quel collegamento che ci
consente di comunque respirare, avere ossigeno anche gli sotto perché alt
rimenti non ci arriviamo e
allora cosa troviamo sopra il pelo dell'acqua sulla parte più superficiale?
Troviamo la cusa in
corrispondenza, troviamo o il contrattacco comunque la difesa, un tiro alla f
une che da luogo a dei
cicli che noi ben conosciamo per varie ragioni che si auto alimentano, poi a
seconda dello stile che
abbiamo nel da luogo a questi cicli ci comportiamo in un modo piuttosto che in
un altro anche nel
libro se ne parla di stili, cioè quello che attacca, cioè quello che fuge,
cioè chi invece compete,
quindi stalliso stiene il conflitto, cioè chi lo evita, però poi quando si sc
opre per verso un lavoro
che difficilmente si riesce a fare da soli perché bisogna essere un po' accomp
agnati per mano, a
cercare la rota, la via e in questo cammino quando scopre che possiamo parlare
di noi e non dell'altro
scopreamo anche che non mettiamo più il partner nella condizione di dover si
difendere e allora lo aiutiamo
a seguirci a sedersi con noi su quel divano ad ascoltarci non per difendersi o
per rispondere ma
a connettersi con noi e allora non diventa più un me contro te, diventa un ti
ascolto e insieme
proviamo a farcela perché l'obiettivo si sposta, non riesco più a dover stare
su di me sulla mia difesa
manniamo oltre e quindi diventiamo una squadra. Esatto. E' proprio questo il
lavoro. Mi piaciuta questa frase,
volevo lasciarla a pesa al muro al frigo, non è io contro te e io e te contro
il conflitto. Certo,
assolutamente anche perché confligere richiede energie, richiede proprio un'
attenzione, ma quando
parlo di energie, intanto proprio energie psicofisiche, importanti e ci distog
lie poi ci fa perdere qual è davvero
la bussola e allora questo vale davvero la pena e il lavoro di chiedersi dove
vogliamo andare
perché poi oltre a quel conflitto c'è di più e non essere sapere quel di
più che cosa è. Esatto e a
volte non è possibile, non è possibile scoprirlo da soli, spesso sia bisogno
di un aiuto esterno come
può essere la figura di una media tricefamigliare come te, può essere la
figura di una psicologa,
psicoterapia, utile, eccetera, eccetera, ma al di là di questo credo che sia
importante anche perché
a un certo punto hai detto dobbiamo comunicare come ci sentiamo piuttosto che
attaccare l'altro,
uno degli strumenti che dai nel libro è proprio quello di parlare di noi
invece che dell'altro,
ecco ci potresti fare un esempio di questo perché io conosco tante persone che
all'inizio di
questo lavoro quando dicevano devi comunicare come ti senti tu, dicevano frasi
del tipo io sento che tu
non mi stai ascoltando. Questo non vale, questo non vale, questo non vale. No,
diciamo diremente cosa vale,
perché questa è una frase importante. Ecco, nell'attopratico è questo, io mi
sento arrabbiata quando
vedo che tu prendi il telefono, c'è un tu, però c'è anche un fatto neutro,
prendi il telefono che non è
quando tu stai sui social, perché lì è no, non sto sui social, sto vedendo
quella mail importante,
ecco, vedete il gansso di dove l'altro si può sentire in un qualche modo messo
in discussione e
tipo il focus diventa quello. E invece no, quando vedo che prendi il telefono,
mentre io ti parlo,
sento che mi sale la rabbia, perché ho bisogno che in quel momento tu possa
guardarmi, perché così
mi sento ascoltasa, vuoi dire, eh, va be, piano piano ci si arriva, vi garant
isco che ci si arriva,
è un grande allenamento, uno degli esercizi che faccio anche mediazione per
allenare questa modalità,
ok facciano questa prova, 20 minuti parla uno, l'altro può solo ascoltare, al
massimo. Difficilissimo,
ma rimango un po' valordita se tutto va bene al primo colpo, e anzi sono
contenta proprio del contrario,
perché in quel contrario riusciamo a vedere che cosa non ci ha permesso di
arrivare lì, perché sono
quelle, perché, se avessimo già le risorse pronte all'uso, noi abbiamo delle
risorse interiori, ma se
le avessimo già sbloccate pronte all'uso non staremo lì, allora cercare di
capire che cosa cade in quel
processo è fenomenale, è potentissimo, c'e sono i più grandi apprendimenti,
quindi uno parla per
passere venti, ma può essere anche 10 minuti, potrebbero essere interminabili
per una persona che ascolta e che
stallicche freme, quindi l'altro può solo fare domande, poi nella seconda
parte dove è l'altro che
parla, siamo chiamati a fare un altro tipo di lavoro, cioè selezionare, n'anz
itutto le informazioni che
abbiamo preso, quelle per le quali decidiamo di investire il nostro tempo della
risposta, e questa
già è una scrematura che ci aiuta a gestire tutto quel flusso emotivo, quell'
onde emotiva che parte quando
sentiamo certe cose, ci sono delle strategie, giusto per dirvi che non è un
lavoro che si aprende così,
piano piano, ma in il processo che arrivano le cose migliori, quando si arriva
a certi step a sbloccare
alcune situazioni, i benefici arrivano subito, non parlo di risoluzione, parlo
proprio di
orizzonti diversi, e noi siamo in relazione come esseri umani, noi viviamo
nella relazione, ad ogni
imputto c'è un output, e quindi immagina come una cosa di questo tipo che pot
rebbe sembrare piccola,
realtà scateni, tutta una serie di conseguenze che vanno ad agire su quella
sicurezza di base di cui
parlavamo prima nelle gamme, perché è tutto lì che si va a ricondurre. Tra l
'altro, tu sei stata molto
generosa nel tuo libro ad dare degli strumenti facilmente applicabili, e la
frase initiale che
ha detto Karen in risposta questa domanda, ovvero come cambiamo quel, io sento
che tu, quella frase
iniziale è una vera e propria formula nel libro che tu dai proprio, e questo
secondo me è importantissimo,
perché aiuta proprio, oltre al riconoscere, e lì diventa tutta un altro disc
orso di cui tu parli
anche nel libro, ma riconoscere quello che è appena detto, non riconoscere,
sta iniziando il
conflitto, ed lì è importante avere quegli strumenti che ci aiutano a rallent
are, respirare, parlare di
noi, parlare dei nostri bisogni e springere le vulnerabilità, fare domande. E
devo dire nel tuo libro
ci sono veramente tanti strumenti, c'è una domanda anzi, ci sono varie domande
, ma sto cercando di
selezionare, Giorgia dice, io il mio compagno abbiamo un bel rapporto, ma ci
accorgiamo che litigiamo
spesso con le stesse modalità. Lui mi fa notare qualcosa, io rispondo di impul
so entrando subito
nella giustificazione da lì parte il litigio, e come un copione che si ripete,
quello di cui parlavamo
prima, il ciclo dell'itigio, di cui parlo anche su Johnson, come si può inter
romper questo schema e
trasformare quel momento in un confronto più costruttivo. Autoservazione, par
liamo da lì e già
vi ci sono degli spunti di osservazione, perché nel commento ci ho osservato
che ho visto che, ok,
proviamo a doservare ancora meglio e a descrivere meglio questo ciclo, quindi
che cosa cade dentro di
me innanzitutto mentre sto per entrare in quella modalità? Poi cerco di osserv
are l'altro ricordandomi
che sono comunque mie osservazioni, quindi quando descrivo non sono mai leutro,
lo faccio sempre
con i miei significati, ricordandomi però che ci ne possono essere anche altri
, quindi andranno poi
esplorati con l'altro. E poi mi metto anche da un punto di vista di un osserv
atore esterno che sta
lì ci guarda e descrive proprio quello che nota. Tutto questo con carte penna
ma sto rimandando
un esercizio che è nel libro e attraverso questo ampliamo la nostra osserv
azione, quindi questo è
già tantissimo. Poi andiamo pianopiano a scardinare quel ciclo, magari ricost
ruendo ne un altro,
c'è un altro copione che ci consente di dar spazio, nostri pezzi, quindi div
entiamo proprio una
assurta di meccanici che piano piano smontno e rimontano, ma in quel rimont
aggio c'è il lavoro di tutti
e due, non solo di uno. E bellissima questa immagine, lo sai che io sono una f
anda, i copioni, prendiamo un
copione, analizziamolo e creiamo un altro copione, perché se continuiamo a rim
anere nei copioni da
dove siamo venuti non potremmo mai arrivare ai copioni verso delle persone,
delle versioni di noi a
acquistiamo andando. Tra l'altro, grazie che l'hai ricordato, nel libro di
Karen ci sono tantissimi
esercizzi, perché gli esercizi in questo lavoro sono importantissimi e gli es
ercizi di scrittura possono
davvero aiutare a sbloccare una situazione, proprio come quella che descrive
Georgia, questa auto
osservazione, soprattutto come dice Karen, se è fatta da entrambi un esercizio
, vero l'esercizio
pratico da scrivere, da completare quasi con l'input delle frasi aiutatantiss
ime. E Carlotta mi viene
da dire stu che facente fare quelle esercizio ognuno fa il suo e poi raccontars
elo, dengono fuori della stessa
facenda, esattamente due visioni, ma delle volte proprio nascettate ed è bell
issimo, cioè è preziosissimo.
E questo secondo punto credo che colpira tutti nel libro ed è allenarci ad acc
ogliere l'idea che l'altro
possa avere ragione, ricordandoci che ci dice la sua verità, così come ciò
che dico io è la mia
verità non quella assoluta. E Rosalba scrive lo trovo un concetto prezioso e
revoluzionario, ma anche molto
difficile da mettere in pratica nel vivo di un litigio, soprattutto se sia uno
stile competitivo di
litigio, quindi lo schema abituale quello dell'attacco. Quando sento che la mia
amiccia sta per esplodere
qual è il primo passo concreto che posso fare per riportare la mente a questo
concetto, ovvero,
può avere ragione lui e fermarmi un attimo prima di attaccare quali copioni
posso utilizzare.
Anche qui tante risposte potrebbero esserci, mi preme far passare però alcuni
aspetti, e cioè durante
l'onda emotiva facciamo fatica a poter razzionalizzare, perché la nostra pange
prende assolutamente il
sopravvento e quindi la ragione è il ragionamento, quindi dalla parte più r
azzionale, a poco orchè fare,
quindi mettiamo in pace, mettiamo in pace con questa facenda, in quella fase
non si può, poi tu ne
parli tantissimo proprio della disregolazione e la stessa cosa che accade per i
bambini, ecco qui che
accada noi, in quel momento, cioè noi viviamo una forte disregolazione, quindi
l'onda emotiva, già preso,
la sua strada, l'unica cosa che possiamo fare è calmarci, lavorare per riusci
re a gestirle provare a
calmarci, solo quando saremo calmi, allora potremo fare, diciamo, dar spazio
alla parte più razzionale,
quindi quando c'è l'onda emotiva, dobbiamo in un qualche modo prenderci cura
di quella e non
della conversazione e lavorare affinché l'onda torni in un qualche modo ad abb
assarsi, ecco, questo è
lavoro da fare lì, il timing è fondamentale in queste cose, e l'autoserv
azione di cui parlavamo ci
consente proprio di anticipare quel l'onda e corre per ripari prima, perché
perché sarà più facile,
poi riprendere di scorso in un secondo terzo tempo, anche perché sappiamo che
durante l'onemotiva
vengono fuori anche tante altre cose, quindi la situazione poi di gestione
successiva diventa più
complessa, perché poi dentro si dicono cose, si ferisce e quindi poi bisogna
rendere conto anche di
quelli, quindi come dire, prevenire meglio che curare sì anche in questo caso,
decisamente utile,
ma c'era anche un'altra cosa nella prima parte della domanda, per assumere che
l'altro abbia ragione,
ecco, questa è una cosa rivoluzionaria che ha richiede all'enamento, e quando
l'onemotiva c'è
difficile pensare che l'altro può impede ragione, quindi riturgiamo al discor
so, tu sei generosa,
io dirai impossibile, tu dici difficile, io dirai impossibile, ma in insomma si
può. Lo è cinque
momenti, no, perché la nostra attenzione, la tutto il nostro investimento sta
su altro, quindi
il lavoro. Voglio solo spoilerare che tu ne libro parli proprio di questa vog
lia di avere ragione,
di questa di curare, questa sensazione del voglio avere ragione, ne parli
proprio a livello
personale, basta spoiler chiuso parentesi. Si, si è stato, cioè, considera
che io vengo anche da
jurisprudenza, e nella mia prima parte della vita, il contesto jurisprudenziale
è un contesto
di piccamente adversariale, binario, dove avere ragione e vuol dire avere tut
ela, vuol dire avere
il riconoscimento, vuol dire avere rutezione, quindi il zoma anche qui porta
con sé un tanti aspetti,
però siccome noi doviamo ricordarci che veniamo da una cultura fortemente bin
aria, sovianco o
il nero, è giusto, è sbagliato, è vero, è falso, è giusto o è giusto, fin
ché stiamo in queste
classificazioni, in queste tichette, non abbiamo nessun'altra possibilità che
lottare per il riconoscimento,
di cui parlavamo con la verità, con la giustizia, quindi poter uscire da
questi binari ci consente anche
altre strade, noi ci doviamo ricordare che le verità assolute non ci sono, es
iste la mia verità che
assoluta per me, ma non è altrettanto per te. E quindi quando Maria Nella Scl
avi diceva guardate che
tra le regole dell'ascolto attivo provate per un attimo ad assumere che l'altro
abbia ragione,
vuol dire ricordarsi che se io doveri di città quello che dici tu, non sto to
gliendo nulla a quello che
vedo io, e che quando tu parli di me, ad esempio, non stai parlando di me, stai
parlando di quello che tu
percepisci di me, non è facile, non è assolutamente facile, però si può
fare, poi non ci riesce sempre, ma anche
fosse una volta su 10, faccia una gradissima differenza. Esatto, e tra l'altro
credo che sia un lavoro che
bisogna fare, come dicevi giustamente tu, dopo la regolazione del sistema nerv
oso, dopo la regolazione
emotiva, e un'esercizio molto banale credo anche per vedere quanto, effett
ivamente, le verità siano
diverse, e in un momento, magari in un puntamento romantico, se ci si sente,
insomma, sicuri abbastanza per
ricreare o rivivere un conflitto, si potrebbe proprio prendere due fogli e scri
vere su due fogli
diversi, la storia di quel conflitto, e usciranno due storie completamente
diverse, e una non è più
giusta dell'altra, abbiamo entrambi ragione, perché effettivamente, dal mio
punto di vista, il conflitto
è andato così, dal suo punto di vista, il conflitto è andato cos' ad al mio
punto di vista, lui ha detto X,
dal su punto di vista, lui ha detto Y, e quindi questo penso che sia un'eserciz
io difficilissimo da fare,
ovvero quello di immaginare che l'altro abbia ragione, ma sia rivoluzionario,
quindi invito a chi al
libro ad andare a leggerci quella parte che è il punto 2 del capitolo sui 10
passi per gestire il
conflitto. Karen, l'ultima cosa che vorrei dire è che tu hai mentionato spesso
che all'interno del
libro ci rimandia anche alla rota delle emozioni, eccetera, eccetera, abbiamo
proprio creato una
campagna per il libro di Karen, sulla tela, che con un codice QR all'interno
del libro vi dà accesso
ad alcune lezioni del percorso, tra cui quella sulla rota delle emozioni, ci
sono lezioni sull'istili
di attaccamento, e quindi ecco, io ci tenevo a presentarvi, ecco, presentarvi
questo libro insieme a Karen
perché credo davvero tanto nel suo potenziale, credo nel potenziale di questo
libro perché
non è solo teorico, come diceva Karen, la teoria ci porta fino a un certo
punto, poi ci saranno
uno strumenti più concreti, e Karen nuove ne dà tanto in questo libro. Spero
che la nostra
che accierata vi sia piaciuta, che sia piaciuta a voi, tanto quanto è piaciuta
a me e a Karen, saremmo
rimasta che accierare veramente molto più o lungo, anzi otagliato una parte di
questo book club che
parla di separazione, che in realtà rappresenta una sezione molto grande del
libro di Karen, ma ho
deciso di proporverla come breve episodio a parte ve lo pubblicherò nelle
prossime settimane, credo.
Nel frattempo se il tema della separazione è di come comunicarla i figli, vi
interessa e ne
sentite il bisogno, vi ricordo che Karen sulla tela ha anche una master class
veramente utile e completa
proprio su questo argomento che risponderà a moltissime domande che ci fate sp
essissimo, anche questa
come tutte le altre nostre master class e inclusa nell'abbonamento a tutta la
tela. Però oggi è tutto,
se volete unirvi alla conversazione, vi invito nei commenti sulla pagina di
questo episodio sulla tela,
andate sulla tela.com/podcast e cercate il numero dell'episodio oppure scrivete
il titolo nella
barra di ricerca, ormai sapete come si fa. Non mi rimane che augurarvi buona
giornata, buona serata o
buona notte, a seconda di dove siete nel mondo. Ciao!